Giuliano da Maiano

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Giuliano da Maiano (1432-1490)
Le Vite di Giorgio Vasari
terza parte
Palazzo Antinori, progettato da Giuliano da Maiano

Giuliano da Maiano (Maiano, 1432Napoli, 1490) è stato uno scultore, architetto e intarsiatore italiano, fratello maggiore di Benedetto da Maiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Maiano, vicino Fiesole, dove suo padre aveva una bottega da scalpellino, Giuliano venne educato dapprima come scultore e successivamente da architetto. La sua formazione avvenne, insieme al fratello, nella bottega del Francione, intagliatore, intarsiatore ed architetto militare. Come architetto inoltre subì l'influenza delle opere di Brunelleschi.

Il suo primo incarico fu quello di decorare la sagrestia del Duomo di Firenze insieme al fratello, inoltre a Firenze realizzò delle sculture e delle decorazioni a palazzo Vecchio, palazzo Pazzi e palazzo Antinori. Nel 1480 finì il tabernacolo del Duomo di Prato sempre in collaborazione col fratello, e realizzò nel corso della sua vita numorose opere architettoniche e scultoree a San Gimignano, Roma, Loreto, Siena, Faenza e Recanati.

Fu il progettista anche di opere di fortificazione come la rocca di Montepoggiolo, costruita tra il 1482 e il 1490, con pianta a losanga ed un grande bastione rotondo su uno degli spigoli.[1]

Oltre Firenze, Giuliano lavorò per molto tempo a Napoli per volontà degli Aragonesi: eresse una villa per il Duca di Calabria, il futuro Alfonso II d'Aragona a Poggioreale in classico stile rinascimentale, a pianta quadrata con cortile ed era scandita da colonne e lesene corinzie, ma oggi della villa non ci sono più tracce, salvo la denominazione Poggioreale della località. Altre opere nella capitale del Regno furono la realizzazione di Porta Capuana e di Porta Nolana, la Cappella Tolosa nella chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, l'attribuzione del Palazzo Como e probabilmente l'Arco di Trionfo al Castel Nuovo (da alcuni invece riferito alla produzione di Luciano Laurana).

Mori a Napoli nel 1490, al suo funerale il re Alfonso II di Napoli mandò cinquanta uomini vestiti di nero ad assistere alle esequie.

Tra i suoi discepoli ci furono i pittori e architetti fiorentini Pietro e Ippolito del Donzello che compirono le fabbriche lasciate incompiute a Napoli del loro maestro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D. Taddei, Giuliano e Antonio da Sangallo in "L’architettura militare nell’età di Leonardo" Atti del Convegno, 2007, pp. 231-253.

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