Palazzo Como

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Coordinate: 40°50′56.07″N 14°15′38.56″E / 40.848908°N 14.260712°E40.848908; 14.260712

Palazzo Como
Como pal.JPG
Facciata principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Napoli
Indirizzo via Duomo 228
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XVI secolo
Uso museale
Realizzazione
Architetto Giuliano da Maiano
Proprietario Regione Campania
 

Il palazzo Como o palazzo Cuomo è un palazzo monumentale del Quattrocento situato nel quartiere Pendino a Napoli.

Il palazzo è sede del Museo civico Gaetano Filangieri.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Stemma della famiglia Filangieri sul soffitto di una delle volte

Il mercante napoletano Angelo Como si fece costruire la propria abitazione acquistando i suoli di un certo Francesco Scannasorice; il progetto venne affidato ai settignanesi che eseguirono il probabile disegno di Giuliano da Maiano. All'interno vi lavorarono numerosi artisti e operai addetti alla fabbrica che rivestirono le strutture con piperno e marmo.

Nel 1587 venne ceduto alla chiesa di San Severo al Pendino e venne riutilizzato come chiostro dell'omonima chiesa; successivamente, nel XIX secolo, il palazzo divenne dapprima fabbrica di birra, gestita dall'austriaco Antonio Mennel, mentre altri locali dell'edificio furono adibiti ad archivio del Regno delle due Sicilie. In seguito venne affidato agli ordini monastici, che tuttavia vennero espulsi nella seconda metà del medesimo secolo.

Tra il 1879 e il 1882 ci fu un aspro dibattito sulla demolizione del palazzo a causa della realizzazione del taglio di via Duomo: molti furono gli intellettuali che si opposero alla demolizione dell'edificio. Ciò nonostante l'edificio venne arretrato di venti metri rispetto alla posizione originaria, con lo "smontamento" e la ricostruzione dell'intera struttura affidata agli ingegneri Eduardo Cerrillo, Carlo Martinez e Alberto Pedone. Inoltre durante la ricostruzione vennero rifatti gli interni che oggi assumono un aspetto eclettico rispetto all'architettura dell'intero fabbricato.

Con lo scopo di rivalorizzare lo storico edificio, dopo la ricostruzione il palazzo divenne la sede della raccolta privata di opere d'arte di Gaetano Filangieri iunior, principe di Satriano e nipote di Gaetano Filangieri. Nacque così l'attuale Museo civico Gaetano Filangieri, inaugurato nel 1888.[1]

Architettura e arte[modifica | modifica sorgente]

Scorcio dell'interno (museo civico)

L'antico palazzo era un prezioso esempio di architettura rinascimentale. Il progetto di ricostruzione, affidato a tre architetti non napoletani, portò però alla realizzazione di un edificio in stile toscano in una terra, Napoli, dove all'epoca l'architettura spesso tendeva ad assumere connotati locali, nei quali confluivano anche tendenze importate da altre culture.

La facciata è impostata su tre livelli: il basamento, il pianterreno con bugne rustiche e il piano nobile con bugne lisce. Centrato è il portale marmoreo che rende la facciata simmetrica, mentre le finestre laterali sono poste a pendenza diversa e hanno tutte cornici in piperno. Al piano nobile, con bugne lisce, ci sono cinque aperture rettagolari, anch'esse in piperno, che hanno la forma di una croce guelfa; ai lati degli spigoli ci sono due stemmi marmorei.

L'interno ha un cortile rinascimentale dalla quale si accede alle sale del museo, restaurate nella ricostruzione con arredi ottocenteschi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D. Mazzoleni, I palazzi di Napoli, Arsenale Editrice (2007) ISBN 88-7743-269-1

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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