Giovanni il Buono (santo)

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San Giovanni il Buono (San Giovanni Bono)
San Giovanni il Buono. Altare nel Duomo di Milano (1763).
San Giovanni il Buono. Altare nel Duomo di Milano (1763).

Vescovo

Nascita  ?, Recco
Morte 651?[1], Milano
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione pre canonizzazione
Santuario principale Duomo di Milano
Ricorrenza 24 maggio
Attributi pastorale, mitria
Patrono di Milano
Giovanni il Buono
arcivescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti Arcivescovo di Milano
Nato  ?
Deceduto 651?[1], Milano

Giovanni il Buono (Recco, ... – Milano, 651?[1]) fu il 36º vescovo di Milano ed il 15º di Genova ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Esiste una sola attestazione storica riguardo alla sua vita, che consiste nella sottoscrizione degli atti risolutivi prodotti dal Concilio Lateranense del 649, convocato da papa Martino I. Tutte le altre notizie sulla sua vita ci vengono da un componimento poetico: il testo è un ritmo di epoca molto più tarda (circa 5 o 6 secoli successiva), composto probabilmente tra l'XI e il XIII secolo e, comunque, non prima dell'XI secolo[1]. L'attendibilità di tale fonte è discussa dagli storici e le informazioni in essa contenuta vanno maneggiate "con cautela dagli storici"[1].

In un versetto di tale opera, si legge Villa Camuli, nascitor Joannes, Valle Rechi: la frase è ambigua e può significare che è nato a Camogli, così come a Recco, entrambe cittadine della Riviera ligure di levante. Ancora bambino sarebbe stato condotto a Milano, dove studiò e dove venne fatto chierico della Chiesa metropolitana. Successivamente, essendosi fatto apprezzare per le sue doti umane e per la sua intelligenza, sarebbe stato acclamato vescovo della città.

Di fatto, dal 573 i vescovi di Milano risiedevano in esilio volontario a Genova[1] a causa delle persecuzioni di matrice ariana. Quando Rotari conquistò nel 641 la Liguria fino a Ventimiglia, il vescovo Forte fuggì probabilmente dalla città e si rifugiò presso il Papa. Giovanni assunse l'episcopato al suo posto, probabilmente nel 641[1], e riportò la sede a Milano nel 649. Secondo la fonte poetica, lo stesso anno Giovanni avrebbe fondato la pieve dei santi Siro e Materno di Desio[1].

Durante il Sinodo del Laterano (ottobre 649), convocato da papa Martino I contro il monotelismo e il monoergismo, combattuti soprattutto da Massimo il Confessore, Giovanni sottoscrisse le risoluzioni conciliari, ma giunse a Roma a lavori conclusi.

Il carme onorifico indica la sua morte al 669[1]. Una tradizione ritiene[senza fonte] che Giovanni sarebbe morto nel 653 e che sarebbe stato sepolto nella cappella funeraria della chiesa (oggi scomparsa) di San Michele subtus domum (San Michele in Duomo), cioè annessa all'episcopio, da lui fondata. Altre fonti propendono per una data di morte al 651, ritenendo la datazione del testo poetico una forzatura dell'autore per conciliare la cronotassi episcopale con le lacune delle fonti disponibili[1].

Il carme di cui sopra fa dipendere l'appellativo "Bono" dalla sua umiltà e generosità proverbiali:

« Era solito confortare e consolare i miseri, dava da mangiare agli affamati, vestiva i nudi, dava da bere agli assetati, visitava gli ammalati e i prigionieri, offriva ospitalità ai viandanti. Pieno di Grazia, di Fede e di buoni costumi, gradito a Dio e agli uomini, rifulse nelle sue azioni. Giovanni si mostrò tanto umile dinanzi a tutti, che, grazie alla sua umiltà, era difficile discernere se veramente egli fosse il Pontefice. »

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Il vescovo Ariberto, quasi quattro secoli più tardi, ne ravvivò il culto nella diocesi di Milano dopo che ne ebbe ritrovato il corpo (che si credeva perduto). Fu poi Carlo Borromeo, il 24 maggio 1582, a trasferire solennemente le reliquie di Giovanni dall'ormai cadente San Michele in Duomo, in un altare che fu poi eretto in suo onore. Più recentemente, nel 1951, il cardinale Ildefonso Schuster dispose una nuova ricognizione dei resti del santo (che misurano 190 cm d'altezza), e li ricompose quindi in un'urna metallica.

Esiste un gemellaggio tra la cittadina di Recco e la città di Milano: tutti gli anni a Milano alla vigilia della domenica delle Palme, una delegazione di fedeli e di cittadini di Recco giunge nel capoluogo lombardo per donare all'arcivescovo e alla città di Milano fronde di ulivo e rami di palma per la solenne celebrazione liturgica che rievoca l'entrata di Gesù in Gerusalemme. Guidata dal parroco e dal sindaco, la delegazione si reca innanzitutto in Duomo, raccogliendosi in preghiera davanti all'altare dedicato a san Giovanni il Buono.

Nel quartiere Sant'Ambrogio I di Milano (Zona 6, Via San Paolino) c'è la chiesa parrocchiale a forma di tenda dedicata a San Giovanni Bono, che ha lo stesso parroco (stessa unità pastorale) della chiesa di Santa Bernardetta, situata circa 500 metri più a est (Via Boffalora/Via Barona), con gli oratori uniti denominati "Berni & Bono".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Vasco La Salvia, GIOVANNI (Giovanni Bono, Giovanni il Buono), santo, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 55 (2001)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Vescovo di Genova Successore BishopCoA PioM.svg
Forte 641 - 649 Giovanni I
Predecessore Arcivescovo di Milano Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Forte 649-651 Sant'Antonino Fontana