Francisco de Vitoria

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« Totus mundus est quasi una res publica.[1] »
(Francisco de Vitoria)
Una statua dedicata a Francisco de Vitoria.

Francisco de Vitoria (Burgos o Vitoria, 1483/1486Salamanca, 12 gennaio 1546)  fu un domenicano spagnolo. È considerato uno dei padri fondatori del diritto internazionale e uno dei maggiori rappresentanti della scuola filosofica di Salamanca.

Dette un contributo alla riflessione teologica sul tema della guerra giusta, già affrontato, tra gli altri, da Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino. Accettò sostanzialmente la dottrina dell'Aquinate, introducendo però il concetto di proporzionalità, per cui i mali che una guerra provoca non devono essere maggiori di quelli a cui intende portare rimedio.

Insieme a Bartolomé de Las Casas, fu anche il primo teologo ad affrontare la questione della conquista spagnola delle terre americane da poco scoperte ed il problema del rispetto dei diritti degli indios, cioè dei nativi di quelle regioni.

A differenza di Las Casas, egli affermava che il papa non può concedere al re cattolico il cosiddetto "patronato" (e cioè il mandato di evangelizzare le popolazioni indigene, assumendo anche il potere temporale su di esse) in quanto il papa non è “dominus orbis”, né ha potestà in campo temporale sugli infedeli. Vitoria dunque contesta le giustificazioni in base alle quali si legittima la conquista, anche negli argomenti più accreditati, come la bolla Inter Caetera e il Trattato di Tordesillas. Anche le argomentazioni basate sul concetto aristotelico della naturale schiavitù introdotte da John Mair sono contestate da Vitoria, convinto del fatto che gli indigeni, prima dell'arrivo degli spagnoli, governavano legittimamente le loro terre ed era quindi esclusa la schiavitù naturale.

Di fronte a questi principi vengono consolidati i diritti degli indios, tra i quali la nativa libertà, la loro dignità umana, la capacità giuridica.

De Vitoria costruisce anche il nuovo concetto di diritto internazionale, ove la cristianità medievale è sostituita dalla comunità universale del genere umano, nella quale sono conviventi stati cristiani e gli altri popoli del mondo in una situazione di parità. È così rotto per sempre l'incantesimo della società cristiana universale tipico del medioevo.

Il suo pensiero è però contraddittorio. È proprio sulla base dell'universalizzazione dei diritti che Vitoria definisce una serie di “titoli legittimi” della conquista, come il diritto di evangelizzare, di commerciare e di diventare cittadini. Se questi diritti venissero negati, allora la guerra sarebbe legittima, in assenza di alternative. Anche nel caso vigano usanze disumane, come i sacrifici umani e il cannibalismo la guerra sarebbe legittima. Egli dunque inquadrava teologicamente e giuridicamente la conquista delle Americhe nella trama concettuale della "guerra giusta", che tale era solo in presenza di una "giusta causa".

Francesco de Vitoria è onorato di una statua posta davanti alla sede della Nazioni Unite de New Jork e di un grande ritratto collocato nel Salone della Pace di Ginevra, perché considerato precursore dell’idea di “Nazioni Unite”.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il principio-persona - Vittorio Possenti - Google Libri

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jan Władysław Woś, Un débat ouvert: Paulus Wladimiri et Francisco De Vitoria, “Mediaevalia Philosophica Polonorum”, nr. 21 (1975), pp. 85-88.
  • Marinoni-Cassinotti, La domanda dell'uomo (triennio), Marietti, Roma 2006 (p. 325);
  • A. Galuzzi, La Chiesa dal sec. XIV al sec. XX. Temi scelti di storia della Chiesa, PUL, Roma 1996, pp. 209-210

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