Elie Hobeika

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Elie Hobeika (in arabo: إيلي حبيقة, Īliya Ḥobeyqa; Kleiat, 22 settembre 1956Beirut, 24 gennaio 2002) è stato un politico libanese, falangista e comandante delle milizie denominate Forze Libanesi nel corso della Guerra civile libanese.

Ministro filo-siriano nel periodo post-guerra civile, è meglio noto per essere stato colui che guidò nel 1982 le sue milizie all'efferato massacro di palestinesi inermi (musulmani ma anche cristiani) nei campi-profughi beirutini di Sabra e Shatila, a margine all'occupazione militare israeliana del Libano nel corso della prima guerra israelo-libanese. È stato anche accusato di altre atrocità, perpetrate in collusione con le autorità militari siriane della Forza Araba di Dissuasione, che avevano di fatto occupato una parte del Libano dal 1975 fino al 2005.

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Hobeika nacque a Kleiat (Libano) nel 1956. Finì le scuole a 16 anni e già a quell'età raggiunse le file del partito libanese della Falange e all'inizio della guerra civile era un membro delle milizie di quell'organizzazione. Nel 1976 membri della famiglia di Hobeika, inclusa la fidanzata, furono uccisi nel massacro voluto dall'OLP a Damūr. L'anno successivo Hobeika divenne comandante del settore meridionale della Falange.

Durante una fase di tregua degli scontri nel 1978 Hobeika lavorò per il Banco do Brasil, tornando alle milizie per partecipare all'incursione falangista che portò all'assassinio del comandante della milizia rivale maronita Tony Farangiyye (figlio dell'ex-Presidente della Repubblica Libanese, Sulaymān) e della sua famiglia nel giugno dell'anno dopo. In seguito fu promosso alla guida della III divisione della Falange, incaricato di condurre "operazioni speciali" e nel 1979 fu promosso capo dei servizi di sicurezza delle Forze Libanesi (che radunava varie milizie della destra politica cristiano-maronita) e capo della sua Intelligence.

Guerra civile libanese[modifica | modifica wikitesto]

Fra le prove ascoltate dalla Commissione Kahan, incaricata in Israele di condurre l'inchiesta sui fatti provenienti dal governo israeliano ci fu quella di come Hobeika avesse ricevuto per radio una richiesta di un camerata falangista che gli chiedeva cosa dovesse fare di 50 donne e fanciulli palestinesi fatti prigionieri. Hobeika rispose: "Questa è l'ultima volta che tu devi farmi una domanda come questa. Sai esattamente quello che devi fare". Il suo camerata aveva riso per tutta risposta. Nel 1985 Hobeika ordinò un attentato con una vettura imbottita di esplosivo per uccidere a Beirut Muhammad Husayn Fadlallāh: tentativo clamorosamente fallito ma in grado di provocare la morte di più di 80 persone. Secondo il libro Veil: The Secret Wars of the CIA di Bob Woodward, notissimo giornalista del Washington Post, la CIA aveva chiesto a Hobeika di uccidere Fadlallāh ma aveva chiesto anche che il sangue versato fosse minimo.

Il fallimento indusse la CIA a concludere i suoi rapporti con Hobeika. Nei pochi anni successivi il sostegno delle Forze Libanesi declinò forzatamente e nel 1985, Samir Geagea, Karim_Pakraduni ed Elie Hobeika obbligarono a dimettersi l'allora comandante delle Forze Libanesi stesse, Fu'ād Abū Nādir. Questi era considerato troppo vicino ad Amin Gemayel (di cui del resto era nipote). Amin, come il fratello Bashir non piaceva ai capi delle FL. Elie Hobeika fu nominato capo delle FL dopo l'allontanamento di Fu'ād Abū Nādir.

Il 15 gennaio 1986, Samir Geagea guidò un colpo di mano che rimosse Elie Hobeika dal comando delle Forze Libanesi, essenzialmente per la firma apposta da Hobeika all'Accordo Tripartito con Nabih Berri e Walīd Junbulāt sotto l'egida della Siria e per l'essersi avvicinato in tal modo politicamente a Damasco. Hobeika fu assediato nei suo quartier generale della zona beirutina di Karantīnā (Quarantena) dagli uomini di Geagea (Elias al-Murr rimase intrappolato con Hobeika nello stesso edificio e fu evacuato da Michel Aoun (Michel ʿAwn) dopo forti pressioni siriane. Hobeika e i suoi seguaci si rifugiarono a Damasco e tornarono in Libano come fazione filo-siriana delle FL e furono assegnati alla zona cristiana di Zahle, sulla Montagna Libanese. Nel 1990 Hobeika appoggiò la fazione parlamentare filo-siriana e la Siria stessa nella guerra avviata da Michel Aoun.

Dopo che la guerra civile finì nel 1990, Hobeika fu amnistiato come molti altri e diventò ministro per i Profughi. Nell'ottobre del 1992 diventò ministro degli Affari Sociali e dei portatori di handicap. Gli fu quindi assegnato in una successiva fase il ministero dell'Elettricità e delle Acque nel 1996, un periodo che vide massicci tagli di corrente elettrica, in massima parte a causa dell'Operazione israeliana "Grapes of Wrath", ovvero "Acini di rabbia", (chiamata invece da Hezbollah "Guerra d'aprile"): un blitz israeliano, durato 16 giorni nel 1996, contro il Libano, mosso dalla volontà di replicare a un attentato dinamitardo condotto contro il nord d'Israele da Hezbollah. Israele in quell'occasione condusse più di 1.100 incursioni aeree e un massiccio bombardamento (25.132 bombe sganciate). Un'installazione delle Nazioni Unite fu inoltre colpita da Israele, causando la morte di 118 civili libanesi.

Nel 1998, il gen. Emile Lahoud divenne presidente del Libano e nominò Selim al-Hoss Primo Ministro. Al-Hoss non chiese a Hobeika di prender parte al suo Gabinetto. Robert Hatem, antica guardia del corpo di Hobeika, scrisse più tardi che Hobeika era dietro il tentativo d'omicidio condotto contro al-Hoss nel 1985: cosa che potrebbe spiegare la decisione di al-Hoss. Nel 2000 Hobeika perse il suo seggio parlamentare, e di conseguenza l'immunità. Nel giugno 2001, Chebli Mallat, un avvocato di sinistra maronita, intentò un'azione legale contro Hobeika in Belgio, in base alla legge che permetteva di perseguire stranieri per crimini commessi contro l'umanità. Il caso fu più tardi lasciato cadere, dal momento che in Belgio quella legge fu emendata in senso assai più restrittivo.

Assassinio di Hobeika[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1999, la vecchia guardia del corpo di Hobeika, Robert Hatem (alias Cobra), pubblicò un libro in cui accusava il suo antico datore di lavoro di aver architettato numerosi omicidi e crimini. Il libro circolò ampiamente in Libano mediante Internet. Le accuse formulate da Hatem (molte delle quali furono più tardi confermate dall'ex-capo della sicurezza delle FL, Asad Shaftari, includono quanto segue:

  • L'assassinio nel 1978 a Zgharta di Tony Farangiyye e di tutta la sua famiglia (moglie e figlioletti), in combutta con Geagea
  • L'assassinio dei rivali delle FL
  • L'esecuzione nel 1982 di 4 diplomatici iraniani rapiti dalle FL
  • Il rapimento dell'uomo d'affari Roger Tamraz e di Charles Khouri Chalouhi
  • Il tentato omicidio di Selim Hoss (poi ministro dell'Istruzione)
  • Il tentato omicidio nel 1985 di Mustafa Saʿd, vicino alle posizioni dell'ex-Presidente della Repubblica Sulaymān Farangiyye.

La più clamorosa rivelazione del libro fu l'accusa che Hobeika aveva cooperato con le forze siriane nell'assassinio del leader delle Forze Libanesi e Presidente eletto della Repubblica, il falangista Bashir Gemayel nel 1982 e che il massacro di Sabra e Shatila era stato concepito da Hobeika e Asad per mettere in difficoltà Israele di fronte all'opinione pubblica internazionale e araba. I lavori della Commissione Kahan in Israele decreteranno l'implausibilità di una simile ipotesi, gettando conseguentemente più che una semplice ombra sulla plausibilità del libro.

Hobeika fu grandemente imbarazzato da questo libro. Selim al-Hoss era Primo Ministro all'epoca della pubblicazione e intentò di conseguenza una causa giudiziaria. Mustafa Saʿd pure si rivolse alla magistratura sull'attentato dinamitardo del 1985 che aveva ucciso sua figlia e lo aveva lasciato inabile. Le indagini furono più tardi abbandonate ma tutto ciò danneggiò seriamente le relazioni di Hobeika con la Siria. Nel gennaio 2002, un'indagine fu aperta sui due vice di Hobeika al ministero dell'Energia (Fadi Saroufim e Rudy Baroudi) per corruzione. Dato che quell'episodio di corruzione era di dominio comune in Libano a quell'epoca, l'apertura di un'indagine era una chiara dimostrazione che le relazioni di Hobeika erano in fase di collasso.

A Capodanno del 2002, il dott. Jean Ghanem, vice di Hobeika e secondo in comando nel suo partito, si schiantò con l'autovettura contro un albero. Morì il 14 gennaio 2002. Hobeika disse a molta gente che la morte di Ghanem non era stata accidentale. Poche settimane dopo, il 24 gennaio 2002, Elie Hobeika fu ucciso, col suo autista e le guardie del corpo, da una bomba a Hazmieh (Est-Beirut) vicino a casa sua e a poche centinaia di metri dal QG dei Servizi Segreti siriani. Dieci chili di TNT furono piazzati in un'automobile berlina lì vicina che fu fatta esplodere con un telecomando; quattro serbatoi d'ossigeno nell'autovettura di Hobeika amplificarono l'esplosione.

Un gruppo mai prima d'allora conosciuto, auto-nominatosi "Libanesi per un Libano Libero e Indipendente" inviò per fax una rivendicazione in cui rivendicava l'atto, definendo Hobeika un "agente siriano". Malgrado si parlasse per questo omicidio di coinvolgimento di Israele e della CIA, ciò non ebbe mai alcuna conferma sensata, mentre più che altro si chiamarono in causa direttamente i militanti di gruppi radicali islamici. Il 7 marzo Michael ('Mike') Nassar, una figura delle ex-Forze Libanesi assai vicina a Hobeika fu assassinato nella sua vettura. Nassar era incaricato di rifornire di armi per le FL dopo il 1990 e si dice che avesse distribuito parte dei fondi a suo zio Antoine Lahad e alle ex-FL, trattenendone una buona parte per sé.

Proprio poco prima della sua morte, Elie Hobeika dichiarò pubblicamente la sua intenzione di testimoniare contro Ariel Sharon circa la sua implicazione nel massacro di Sabra e Shatila di fronte a una corte penale belga per crimini contro l'umanità. Un senatore belga, Josy Dubie, dichiarò che Hobeika gli aveva detto vari giorni prima della sua morte che aveva "rivelazioni" in grado di chiarire le circostanze del massacro e che aveva ricevuto "minacce". Quando Dubie gli aveva chiesto perché egli non avesse immediatamente rivelato tutti i fatti di cui era a conoscenza, Hobeika si dice avesse risposto: "L'ho tenuto per me in vista del processo".

Il ministro libanese degli Interni, Elias Murr, accusò Israele di essere dietro l'omicidio, citando una traccia del contrassegno di guida della berlina fatta esplodere, ma ciò fu energicamente negato dal ministro israeliano degli Esteri, Shimon Peres, e non è stata mai scoperta alcuna prova del coinvolgimento israeliano nell'assassinio. Si parlò di sparatorie di gioia nei campi-profughi palestinesi in Libano dopo la morte di Hobeika.

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