Duomo di Barcellona Pozzo di Gotto

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Basilica minore di San Sebastiano in Barcellona Pozzo di Gotto
Basilica minore di San Sebastiano
Basilica minore di San Sebastiano
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Barcellona Pozzo di Gotto-Stemma.png Barcellona Pozzo di Gotto
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare San Sebastiano
Diocesi Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
Consacrazione 1936 (basilica attuale)
Stile architettonico architettura neoclassica
Inizio costruzione 1931 (basilica attuale)
Completamento 1935
Sito web Diocesi di Messina

Il Duomo di Barcellona Pozzo di Gotto o Duomo di San Sebastiano, nome esatto completo Basilica minore di San Sebastiano, sorge in piazza Duomo e il prospetto principale si affaccia su via Roma. È la più grande delle chiese di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia seconda solo alla Cattedrale protometropolitana di Santa Maria Assunta di Messina. Appartenente alla Diocesi di Messina, Vicariato di Barcellona Pozzo di Gotto sotto il Patrocinio di San Sebastiano, Arcipretura di Barcellona Pozzo di Gotto, Parrocchia di San Sebastiano. L'ingegnere Barbaro, nipote del Monsignore Barbaro dirige i lavori eseguiti dalla ditta Fratelli Cardillo, collabora alla costruzione del Sacrario di Cristo Re, opera contemporanea del Duomo di San Sebastiano.

Cenni al culto di San Sebastiano[modifica | modifica sorgente]

Cupola Basilica Minore San Sebastiano

Il nome Sebastiano deriva dal greco “Σεβαστός” col significato di “colui degno d’onore, imperiale”. Il culto di San Sebastiano in molti centri siciliani risale al 1300, quando il martire di Narbona di origini milanesi, ritenuto insieme a San Rocco, a Sant’Antonio Abate e a San Cristoforo protettore contro le epidemie di peste, favorisce la costruzione di numerose chiese. Il culto attecchisce a Barsalona, casale a ponente del torrente Longano e frazione di Castroreale attorno al 1500, soppiantando l'allora patrono San Nicola di Bari. Per le sue doti di fedeltà, lealtà e per la sua intelligenza è molto stimato dagli imperatori Massimiano e Diocleziano che per nulla sospettano della sua fede cristiana. Grazie alla sua posizione e agli incarichi affidati compie numerose azioni a favore dei cristiani, l'aiuto prestato ai segregati in carcere, ai condannati al supplizio, è scoperto e incriminato mentre assicura ai martiri e perseguitati una cristiana sepoltura. Tattiche militari in uso presso Egiziani, Persiani, Greci e Romani ricorrevano alle frecce per uccidere, inquinare, avvelenare, assediare, contagiare gli obiettivi di conquista; San Sebastiano grazie alle cure di Santa Irene di Roma sopravvive al suo primo martirio eseguito mediante le frecce sul colle Palatino, per trasposizione assurge a figura di Protettore contro tutte le epidemie di chi è infettato; allegoricamente le frecce rappresentano le epidemie che colpiscono. Il flagello della peste nera [3] imperversa nell’isola nel 1270, (13471348), 1449, (15211527), (15751578), (16241626), (16291631). L'ondata d'infezione cominciata nel 1575 al nord Italia è meglio conosciuta come Peste di San Carlo Borromeo, che insieme a quella del 1629 è citata ne I promessi sposi, epidemie sempre dovute a guerre, spostamenti e movimenti migratori, causano grandi stragi specie nella provincia e in particolar modo nella città di Messina. Le pessime condizioni igieniche, la scarsa profilassi, le inesistenti cure, costituiscono facile mezzo per la veicolazione della forma infettiva, che si manifesta in tutta la sua virulenza specie nelle città di mare per la presenza di porti e relativi traffici marittimi con le zone più esposte al rischio. Ristabilitosi affronta nuovamente l'imperatore. Diocleziano commina un secondo martirio impartito per flagellazione sui gradini del Tempio di Eliogabalo. A morte sopraggiunta, il corpo del martire è oltraggiato e buttato nella Cloaca Massima. Appare in sogno alla Matrona Lucina che sollecita ai collaboratori più vicini il temerario recupero delle spoglie. La pietosa ricomposizione e il seppellimento del corpo avviene presso le Catacombe di San Sebastiano in Roma.

La Basilica[modifica | modifica sorgente]

Basilica Minore di San Sebastiano, lato Nord
Basilica Minore di San Sebastiano, Affresco lato Nord
Basilica Minore di San Sebastiano, Facciata
Basilica Minore di San Sebastiano, lato Sud
Cupola Basilica Minore di San Sebastiano, vista da Pozzo di Gotto
Basilica Minore di San Sebastiano, Panorama dai Cappuccini
Altare Maggiore Basilica di San Sebastiano
Pala d'Altare Basilica di San Sebastiano
La statua lignea Settecentesca di San Sebastiano Barcellona Pozzo di Gotto
Madonna del Riposo di Scuola Gaginiana

In seguito all’Unione Amministrativa di Barcellona e Pozzo di Gotto del 1836, al conseguente raddoppio della popolazione, si rende necessaria la costruzione di un nuovo tempio capace di accogliere un maggior numero di fedeli, che rappresenti degnamente la comunità cristiana e che sia punto di riferimento storico, artistico e religioso del nuovo centro costituito. L’accelerazione alla realizzazione del progetto è data dal disastroso terremoto di Messina del 1908 che danneggia gravemente l'"Antico Duomo di San Sebastiano", rendendolo inagibile per alcuni anni compromettendone la stabilità, in un primo tempo demolite le parti che presentano maggiore pericolo e puntellato il tetto, per le necessità impellenti del culto è riaperto. Altre sì, non sono trascurate le motivazioni dei nascenti sviluppi urbanistici: il vecchio Duomo avrebbe impedito di tracciare l’asse viario costituito dall'odierna via Roma, naturale sbocco d’accesso alla Stazione Ferroviaria, anch'essa oggi trasferita lungo il nuovo percorso della linea a doppio binario. Il tempio primitivo completato nel 1606 costituiva con l’attigua "Chiesa degli Agonizzanti", il Teatro Placido Mandanici distrutto a causa di un incendio nel 1967, il Monte di Pietà l’antico nucleo di Barcellona fino ai primi decenni del 1900, quando è definitivamente demolito con la conclusione del nuovo Duomo. Approvazione del progetto 1º aprile 1931. La costruzione avviata il 25 gennaio 1932, conclusa il 30 ottobre 1935, inaugurata il 25 marzo 1936 dall'Arcivescovo di Messina Monsignor Angelo Paino. La sistemazione della piazza antistante conclusa con l'elevazione e la dedicazione del Duomo a Basilica minore da parte di Sua Eminenza Cardinale Angelo Sodano il 18 Settembre 1992.

Duomo antico[modifica | modifica sorgente]

Cronologia

  • XIV secolo (?), esistenza della primitiva Chiesa di San Sebastiano.
  • 1595 - 1606, fondazione del Duomo Antico di San Sebastiano.
  • 1650 circa (?), gli architetti Andrea Suppa e Nicola Francesco Maffei, quest'ultimo appartenente alla corrente d'artisti lombardo-carrarese operanti in provincia, riprogettano il Duomo Antico di San Sebastiano. Attribuzione parzialmente condivisa dai critici in mancanza di documentazione certa.
  • 1850 circa, allargamento e accorpamento con la Chiesa degli Agonizzanti. La comunicazione tra i due edifici è già documentata dall'arciprete di Castroreale Giovanni Cutrupia nel 1731.
  • 1936, demolizione di entrambi i manufatti.

Il "Duomo Antico di San Sebastiano" sorgeva nella piazza oggi intitolata a San Sebastiano, cartoline storiche post demolizione testimoniano la denominazione del sito in piazza Teodoro Roosevelt, in onore del 1º Presidente Americano a ricevere il Premio Nobel per la pace e la riconoscenza verso gli USA sempre legata agli intensi flussi migratori dalla Sicilia e dall'Italia intera. La costruzione presentava una caratteristica comune all' "Duomo Antico di Pozzo di Gotto" ovvero la Chiesa di San Vito: accorpato all'edificio principale, un secondo luogo di culto addossato al primo col quale divideva alcune parti comuni. Nello specifico, con prospetto orientato verso settentrione, si erigeva la "Chiesa degli Agonizzanti" facente nucleo col "Duomo Antico di San Sebastiano" a Barcellona, mentre a Pozzo di Gotto si erge la Chiesa delle Anime Purganti adiacente alla Chiesa di San Vito.

L’arciprete di Castroreale Giovanni Cutrupia in una cronaca del 1731 descrive in dodici il numero degli altari presenti nell'edificio sacro. Tralascia di indicare la disposizione e l'attribuzione delle opere custodite: quadri, statue e manufatti trasferiti due secoli più tardi nell'attuale Duomo. In mancanza di testimonianze fotografiche e di planimetrie è possibile solo ricostruire idealmente la collocazione delle opere all'interno del "Duomo Antico di San Sebastiano". Dei vecchi dodici altari enumerati il sunto:


<< ... il maggiore è ubicato in un cappellone sotto la cupola, disposto secondo lo schema romano innanzi al coro, in esso è collocato il quadro della Beatissima Vergine Maria riconducibile alla Madonna delle Grazie. Altri due altari posti nel transetto sotto due cupole minori: in uno è esposto il Santissimo Sacramento, nell'altro il Glorioso San Sebastiano ... >>.


Nella cronaca l'arciprete non menziona San Nicola, inoltre indica nel lato o navata sinistra, il passaggio di comunicazione interno tra il "Duomo Antico di San Sebastiano" e la "Chiesa degli Agonizzanti", circostanza rafforzata dal fatto che su una parete delle navate laterali sono presenti quattro altari anziché i cinque presumibilmente posti sul lato destro che si affaccia su via Garibaldi. La "Chiesa degli Agonizzanti" con prospetto a settentrione, è posta quindi dietro la mole del campanile, elemento architettonico che unitamente alla facciata, è notoriamente rivolto a occidente. È ipotizzabile l'esistenza di un ingresso laterale su via Garibaldi ma, è altrettanto vero supporre per simmetria, la presenza di un varco comunicante con la sacrestia o vani accessori.


<< ... quattro cappelle e relativi altari sono disposte su un lato della navata e cinque sull'altro. L'altare dedicato al Glorioso Patriarca San Giuseppe, l'altare della Beatissima Vergine dell'Itria, l'altare della Beatissima Vergine dell’Agonizzanti, l'altare delle Anime del Santo Purgatorio, l'altare del Santissimo Crocefisso. Sul lato opposto l'altare di San Francesco, l'altare con la statua della Beatissima Vergine del Riposo, l'altare della Beatissima Vergine del Rosario, l'altare di San Cristoforo. Nell'attigua "Chiesa degli Agonizzanti" comunicante sulla sinistra sono presenti altri quattro altari: nel primo è esposto il quadro di Gesù e Maria, segue l'altare del Santissimo Crocefisso con la Beatissima Vergine della Pietà e San Giovanni Apostolo costituito da statue di stucco, l'altare di San Giovanni Battista e l'altare della Santa Croce ... >>.


Alcune opere sostituite con versioni contemporanee, con tutta probabilità, sono andate irrimediabilmente perdute nel corso degli eventi sismici dei secoli scorsi.

In seguito al Terremoto della Calabria meridionale del 1783, il vescovo vicario Guglielmo Stagno il 24 maggio 1795 giorno di Pentecoste, sotto il patrocinio di San Sebastiano e dei protomartiri Santa Restituta, Santa Reparata e San Benigno, riconsegna il Duomo ristrutturato alla cittadinanza.[1],[2].

Numerosi eventi sismici interessano il vecchio monumento fino alla demolizione determinata in parte dai danni causati dal sisma noto come Terremoto di Messina del 1908. [4],[3].

La facciata[modifica | modifica sorgente]

Collocandosi proprio di fronte alla Basilica si scopre un’impressionante analogia: la facciata richiama quella della Basilica di Sant'Andrea della Valle ubicata in Corso Vittorio Emanuele in Roma. In effetti, nella fase di presentazione del progetto, l'architetto espone chiaramente d'ispirarsi alla Basilica romana, sia nel prospetto, sia nella pianta dell'edificio. Per la Cupola, trae fonte d'ispirazione nella realizzazione del conterraneo messinese Filippo Juvara della Cupola della Basilica di Superga. Quello che per il neofita, il turista, l'ammiratore, è una pura constatazione, all'attenta lettura documentale e in conformità a semplici ragionamenti legati alla storia dell'Architettura, si rileva la giusta miscela di spunti creativi. La Cupola dai costoloni binati del Tempio torinese semplificata e alleggerita, costituisce il coronamento del Sacrario di Cristo Re totalmente derivato dall'impianto dello Juvarra, alla cui realizzazione il Barbato contestualmente collabora. Stessa cupola per il coevo Duomo di Barcellona, la quale per forma, stile e dimensioni è molto somigliante alla Cupola del Duomo Nuovo di Brescia, la quale risulta priva dei finestroni tondi posti alla base della calotta sferica. Nel monumento Barcellonese, le terrazze che ricoprono le navate laterali sono molto più ampie e ciò ha permesso la realizzazione di due ingressi anteriori minori. La facciata ricalca in chiave moderna lo stile neo classico con due ordini sovrapposti di colonne binate sormontate da capitelli corinzi che incorniciano il finestrone, l'ingresso principale e le nicchie laterali. Il corpo delle otto colonne centrali è leggermente più sporgente rispetto al gruppo laterale, del gruppo, le quattro colonne interne sono più avanzate creando la realizzazione di un timpano spezzato e a rilievo dal carattere movimentato e dinamico. All'interno del timpano del frontone, un fregio ornato da elementi cardinalizi e festoni reca scolpiti una palma tra due leoni. Lo stemma e motto "SOLUS CUM DEO SOLO" sono riconducibili all'ordine di San Paolo. Ingressi e loggia finestra sono incorniciati da colonne sormontate da timpani ad arco, ad arco spezzato e timpano a triangolo. Nicchie sormontate per ordine da timpani a triangolo e arco. Le nicchie del prospetto principale sono attualmente arricchite da quattro statue opere di Domenico Farina: (San Pietro, San Paolo, San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena), che creano un delicato contrasto luminoso tra il bianco del marmo e le pietre provenienti dalle cave di Billiemi e di Comiso.

Sulla parete interna d'ingresso dall'alto in basso e da destra verso sinistra le opere: "La Creazione", "La cacciata dall'Eden" o "Peccato Originale", "Dio e le tavole dei Comandamenti", "Il Battesimo nel Giordano" eseguite da Gino Colapietro nel 1997.

La navata principale[modifica | modifica sorgente]

L’impianto basilicale è a croce latina con ampia navata centrale con volta a botte arricchite da fregi, rosoni e stucchi. Lungo le navate laterali a cinque arcate ciascuna, sono disposti sei altari minori e due ingressi laterali.

Lo spazio interno è articolato in tre navate per mezzo di robusti pilastri sui quali si aprono grandi archi a tutto sesto abbelliti da paraste binate. La navata centrale è lunga 25 metri circa dalla controfacciata al transetto, larga 16 metri e alta circa 23 metri, visivamente e acusticamente costituisce l'elemento architettonico peculiare della costruzione.

La navata destra lato sud[modifica | modifica sorgente]

  • Nella prima campata a destra è collocata l'iscrizione marmorea riproducente il testo della Bolla Pontificia di Papa Giovanni Paolo II decretante la pubblicazione del 9 novembre 1989. Elevazione a Basilica del 9 febbraio 1991. Cerimonia di Dedicazione del 18 settembre 1992. Presso l'arcata del corridoio è collocata la statua marmorea della "Madonna del Riposo" (fine secolo XVI – inizio secolo XVII) di scuola Gaginiana. L'epigrafe della Bolla Pontificia recita in lingua latina:
« IOANNES – PAULUS – PP – II – AD PERPETUAM REI MEMORIAM – NON DESUNT ANIMARUM PASTORES QUI. CUM ALIQUA TEMPLA IN DIOECESIBUS – QUAS REGUNT CETERA PRAECELLUNT, HAC UTANTUR OPPORTUNITATE, UT AB HAC – APOSTOLICA SEDE POSTULENT ILLA PECULIARI HONORE DECORENT, SIDIQUEM NON – PARUM HOC PRODEST POPULI FREQUENTIAE ET UTILITATE FOVENDAE. UNUM EX – EIUMSODI TEMPLIS EST PAROECIALIS ECCLESIA SANCTO SEBASTIANO MARTYRI DICATA – IN OPPIDO VULGO BARCELLONA APPELLATO, INTRA FINES SITO ARCHIDIOECESIS – MESSANENSIS. EAM OB CAUSAM VENERABILIS FRATER IGNATIUS CANNAVO’. – ARCHIEPISCOPUS MESSANENSIS-LIPARENSIS-SANCTAE LUCIAE, CLERI ET POPULI VOTA – EXPROMENS INSTANTER ROGAVIT UT EA TITULO ET DIGNITATE BASILICAE MINORIS – DECORARETUR. NOS AUTEM, VOLENTES SANCTORUM CULTUM PROPAGARI. QUIPPE CUM – VARIAS OB RATIONES PERUTILIS SIT NON SOLUM AD PIETATEM CONFIRMANDAM, VERUM – ETIAM AD RECTOS MORES INCULCANDOS, EIUS ECCLESIA CONSIDERATO MOMENTO. – ADHIBITAS PRECES CENSUIMUS ESSE EHAUDIENDAS. QUA RE, CONGREGTAIONIS DE CULTU – DIVINO ET DISCIPLINA SACRAMENTORUM CONSULTIS PROBATIS. LIBENTI ANIMO TEMPLUM – QUOD SUPRA COMMEMORAVIMUS, TITULO ET DIGNITATE BASILICAE MINORIS EXORNAMUS. – OMNIBUS CUM IURIBUS ATQUE LITURGICIS CONCISSIONIBUS RITE COMPETENTIBUS. IIS – TAMEN SERVATIS. QUAE IUXTA DECRETUM DE TITULO BASILICAE MINORIS – DIE 9 – MENSIS NOVEMBRIS, ANNO 1989. EDITUM, SERVANDA SUNT. CONTRARIIS REBUS MINIME – OBSTANTIBUS, DATUM ROMAE, APUD SANCTUM PETRUM, SUB ANULO PISCATORIS, DIE – IX MENSIS FEBRUARII, ANNO MCMXCI, PONTIFICATUS NOSTRI DECIMO TERTIO. – ANGELUS SODANO ARCHIEPISCOPUS – PRO – SECRETARIUS STATUS »
  • Seconda campata: Altare dedicato alla Vergine degli Agonizzanti proveniente dalla Chiesa degli Agonizzanti (fine secolo XVI – inizio secolo XVII). Di Filippo Jannelli costituisce pala d'altare il dipinto olio su tela della "Vergine degli Agonizzanti", nella scena la Vergine è raffigurata fra San Michele Arcangelo, San Camillo de Lellis e San Giuseppe del 1655 (?). L'altare è costituito da lesene sormontate da timpani o frontoni spezzati simmetrici con stele intermedia. È presente un raffinato tabernacolo raffigurante tempietto colonnato romano sormontato da corona.
  • Terza campata: Ingresso lato sud.
  • Quarta campata: Altare dedicato al Patriarca San Giuseppe proveniente dal Vecchio Duomo (fine secolo XVI – inizio secolo XVII). Il dipinto "San Giuseppe" eseguito da Santa Rugolo nel 1942 costituisce la pala d'altare. L'altare è costituito da lesene sormontate da timpani spezzati simmetrici ad arco con stele intermedia. Sotto la mensa è incastonato un pregevolissimo paliotto marmoreo.
  • Quinta campata: Altare dedicato alla Madonna delle Grazie compatrona della città, proveniente dal Vecchio Duomo (fine secolo XVI – inizio secolo XVII). L'altare è costituito da lesene sormontate da timpani spezzati simmetrici ad arco con stele intermedia.

La navata sinistra lato nord[modifica | modifica sorgente]

  • Nella prima campata a sinistra era posto originariamente il Fonte Battesimale adesso trasferito presso l'altare maggiore. Alle pareti la lapide commemorativa attestante la data d’intitolazione del 25 Marzo 1936 e quella di dedicazione dell'8 Giugno 1986, la lapide commemorativa attestante l'edificazione del Duomo per opera dell'Arcivescovo di Messina Monsignor Angelo Paino. Testo dell'epigrafe commemorante la consacrazione della nuova chiesa:
« "A REV.MO ET ILL.MO DOMINO ANGELO PAINO ARCHIEPISCOPO – XIX SÆCULO HUMANÆ REDEMPTIONIS – HOC TEMPLUM VOTIVUM PACIS – S. SEBASTIANO M. PATRONO PRINCIPALI DICATUM – MAGNO IN POPULUM BARCHINONENSEM STUDIO – DILIGENTER ÆDIFICATUM EST."  »
« "Questo tempio, votivo di pace, dedicato al patrono principale San Sebastiano Martire, fu costruito diligentemente con grande impegno del popolo barcellonese, dal reverendissimo e illustrissimo signor arcivescovo Angelo Paino, nel secolo diciannovesimo dell'umana redenzione."  »

Testo dell'epigrafe di dedicazione:

« "QUESTO TEMPIO DEDICATO A SAN SEBASTIANO MARTIRE – IL GIORNO 25 MARZO 1936 – ESSENDO ARCIPRETE MONS. NUNZIATO BONSIGNORE – E' STATO BENEDETTO – DALL'ARCIVESCOVO MONS. ANGELO PAINO – IL GIORNO 8 GIUGNO 1986 – ARCIPRETE MONS. FRANCESCO MENTO – E' STATO DEDICATO DALL'ARCIVESCOVO MONS. IGNAZIO CANNAVO'".  »
  • Seconda campata: Altare dedicato a Sant'Antonio da Padova di fattura moderna del 1940. L'altare è costituito da lesene sormontate da timpani spezzati e simmetrici con stele intermedia.
  • Terza campata: Ingresso lato nord.
  • Quarta campata: Altare dedicato al Trionfo della Croce fra Gesù e Maria proveniente dal Vecchio Duomo (fine secolo XVI – inizio secolo XVII). Di Filippo Jannelli costituisce pala d'altare il dipinto olio su tela raffigurante "Gesù e Maria e il Trionfo della Croce". Lesene sormontate da timpani spezzati e simmetrici ad arco con stele intermedia. Pregevolissimo paliotto marmoreo.
  • Quinta campata: Altare dedicato al Sacro Cuore di Gesù proveniente dal Vecchio Duomo (fine secolo XVI – inizio secolo XVII). Costituito da una doppia coppia di colonne, quelle interne prospetticamente più avanzate sormontate da timpani spezzati e simmetrici.

Il transetto[modifica | modifica sorgente]

Nel transetto a sud un moderno, lineare e sontuoso altare marmoreo in stile classico opera di Antonino Antonuccio, costituito da pilastri (lesene) binati e capitelli di stile corinzio sormontati da timpano spezzato e simmetrico, raccordato con due volute verso il basso reggenti un disco sormontato da un vaso (par enroulement). Agli estremi della dinamica trabeazione altri due vasi, nella nicchia incorniciata da lesene e timpano ad arco è conservata la settecentesca statua lignea di San Sebastiano che è portata in processione. Sovrasta la cantoria una tela seicentesca raffigurante scene della "Vita di San Cristoforo". Nell’affresco raffigurante la "Pesca miracolosa" di Gino Colapietro 1994 sulla parete nord del transetto, le fattezze dei personaggi richiamano i volti di cittadini fra cui spicca il viso dell’arciprete committente, il tutto sovrasta tre austeri ma, pregevoli confessionali opera dell’ebanista locale Antonio Genovese su disegni di Salvatore Crinò risalenti agli anni ‘60. In un riquadro è esposta la tela raffigurante la "Vergine con Bambino e San Francesco" di Gaspare Camarda del 1606.

Sono presenti quattro mosaici raffiguranti "L'Annunciazione", "La Natività", "L’Adorazione dei Magi" e "La Presentazione di Gesù al Tempio" opere di Claudio Traversi. Esternamente sono riprodotte le figure di San Nicola di Bari sulla parete esterna nord e San Francesco di Paola sulla parete esterna sud in prossimità della statua in bronzo di San Pio da Pietrelcina del 2001.

Transetto nord
Transetto sud
La Natività L'Annunciazione
San Nicola di Bari (Esterno) San Francesco di Paola (Esterno)
L’Adorazione dei Magi La Presentazione di Gesù al Tempio

L'altare[modifica | modifica sorgente]

L'altare maggiore è in marmi policromi, la sopraelevazione raffigura il frontone di un tempio romano con doppio timpano spezzato sovrapposto e simmetrico, con stele commemorativa centrale (frontone entrecoupé). L'insieme richiama lo stile del prospetto della facciata, fra colonne e capitelli corinzi è inserita la tela raffigurante il "Martirio di San Sebastiano" dove Santa Irene di Roma a lutto, vedova di San Castulo, recupera il corpo del Santo, con lei un’ancella e San Nicola di Bari genuflesso, precedente protettore del Casale di Barsalona, opera di Giacomo Conti del 1879. Completano la scena la Madonna in Gloria identificata con la Madonna delle Grazie coopatrona di Barcellona Pozzo di Gotto fra schiere di angeli, cherubini e serafini, troni e dominazioni. L'opera marmorea eseguita da Salvatore Manganaro diretto da Maria Mento, Angela Mento è completata nel 1960. Il Cristo Pantocratore nel catino absidale è opera del barcellonese Filippo Minolfi realizzata nel 1984. Il Duomo conserva diverse tele del Seicento e del Settecento, dietro l'altare lungo le pareti dell'abside campeggiano: il dipinto dell'Ottocento raffigurante la "Madonna del Carmelo e Santi" con San Rocco, San Paolino da Nola e Santa Caterina d'Alessandria di Cesare De Napoli; la "Madonna del Rosario"; la "Madonna delle Grazie"; la "Madonna fra Santi" con i Santi Cosma e Damiano, alcune opere attribuibite a Filippo Vescosi da Sambuca di Sicilia e al Sacerdote Antonino Vescosi, rispettivamente padre e figlio attivi dal 1773 al 1824 in città, Patti, Novara di Sicilia e Messina.

Le porte[modifica | modifica sorgente]

L'accesso anteriore in basilica è garantito da tre porte, un tempo di legno, oggi sostituite con portoni di bronzo.

Il grande portone bronzeo dell'ingresso principale è opera di Ennio Tesei, con formelle raffiguranti scene tratte dalla vita di San Sebastiano. I sei riquadri ritraggono: "Il primo martirio con frecce", "Il secondo martirio con flagellazione a morte", le palme del martirio costituiscono i maniglioni delle due ante, "Le cure di Sant'Irene", "Le Predicazioni" di San Sebastiano, "L'incontro con l'Imperatore Diocleziano", "La Cloaca Massima", eseguite nel 1990.

La porta è sormontata col fregio festonato recante i simboli del martirio: le frecce e relative corona e palma.

Il portone destro, opera di Giorgio Luzzietti, con formelle raffiguranti "La Pentecoste", "L'Ascensione", "La Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci", "La Pesca Miracolosa", "Le Nozze di Cana" e "La Resurrezione di Lazzaro".

Il portone sinistro, opera di Claudio Traversi, con formelle raffiguranti scene del "Diluvio Universale", "Le Tavole della Legge e il Roveto Ardente", "La Chiesa dei Basiliani", "L'antico Duomo di San Sebastiano", "La Nuova Basilica" e una formella dedicata a Monsignor Angelo Paino, detto "Il Ricostruttore", eseguito nel 1991.

La cupola[modifica | modifica sorgente]

Con i suoi 16 metri circa di diametro, 8 m d'altezza e con la lanterna, la cupola è l'emblema della stessa basilica e uno dei simboli dell'intera città.

La cupola su pianta ottagonale si erge di proporzioni contenute ed è illuminata da otto finestre disposte nel tamburo e da otto occhialoni disposti nella parte curva ed è coronata da un lanternino anch'esso a pianta ottagonale.

Poggia su un alto tamburo aperto da otto finestroni rettangolari sormontati alternativamente da timpani ad arco e timpani a triangolo, separati da altrettanti costoloni definiti all'esterno da una teoria di colonne binate.

Nei tondi dei pennacchi posti alla base del tamburo sono riprodotti i quattro Evangelisti opere di Filippo Minolfi eseguite nel 1986, le otto vetrate rettangolari sul tamburo della cupola realizzate nei primi anni '90 da Salvatore Gervasi.

Le dimensioni della basilica[modifica | modifica sorgente]

La basilica di San Sebastiano è la seconda chiesa cattolica più grande della provincia di Messina.

Lunghezza massima esterna: 72 m
Altezza della navata: circa 23 m
Altezza della cupola: 20 m circa + 10 m il tamburo + 8 m emisfero cupola + lanterna + croce
Altezza navate laterali: 12 m
Altezza della facciata: 25 m
Altezza del campanile: 32 m
Larghezza massima esterna: 39 m
Larghezza del tamburo della cupola: 15 m
Larghezza della navata centrale: 16 m
Larghezza delle cappelle: 5 m
Superficie dell'edificio: 2.000 m² circa comprensivi dei locali accessori

Diversi rimaneggiamenti hanno comportato modifiche, specie per l’elevazione a Basilica. Scomparsa la primitiva scalinata anteriore, la balaustra e cancellata che divideva il transetto dall’altare maggiore, la “mensa” posta sotto la cupola ripristinata con la mensa altare “coram populo”. La sistemazione di alcune opere esposte: le tele che fanno corona all’altare. Sostituiti i vecchi vetri con vetrate artistiche istoriate. Nel 2000, sono state realizzate la nuova "Cappella delle Confessioni", la "Cappella del S.S. Sacramento", riorganizzati completamente gli ambienti della canonica, degli uffici parrocchiali e dei disimpegni, ristrutturata integralmente la sagrestia con un nuovo pavimento di marmo e nuovi armadi, modificata la disposizione del presbiterio con un nuovo ambone, spostati il fonte battesimale e la consolle dell'organo, realizzato il palco ligneo per il coro nel transetto destro.

  • "San Sebastiano" sul finestrone loggia del prospetto principale, opera dei fratelli Grassi.
  • Finestre tonde cappelle. "Sacro Cuore di Gesù", "Madonna di Fatima", "San Giuseppe", "Anime del Purgatorio", "Trionfo della Croce", "Sant'Antonio di Padova", "Lo Spirito Santo", "San Cristoforo", opere di Claudio Traversi anno 1992.
  • Finestre tamburo Cupola. Sono presenti otto vetrate rettangolari nel tamburo della cupola ad opera di Salvatore Gervasi.

Vetrate[modifica | modifica sorgente]

Finestre navata nord
Tondi Altari nord
Tondi Altari sud
Finestre navata sud
"Cuore Immacolato di Maria" (Abside) "Sacro Cuore di Gesù" (Abside)
"La Resurrezione" (Transetto) "La Crocifissione" (Transetto)
"San Paolo e San Pietro" "Sacro Cuore di Gesù" "La Madonna di Fatima" "San Giovanni e San Mattia"
"San Simone e San Matteo" "Lo Spirito Santo" "San Giuseppe" "San Tommaso e San Giuda"
"San Giacomo e San Bartolomeo" "San Filippo e Sant'Andrea"
"Sant'Agata e Santa Lucia" "Sant'Antonio di Padova" "Le Anime del Purgatorio" "Santa Eustochia e Santa Chiara"
"San Nicola e San Basilio" "San Cristoforo" "Trionfo della Croce" "San Domenico e San Francesco d'Assisi"
"Martirio di San Sebastiano" (Loggia)

Il coro[modifica | modifica sorgente]

Affresco Basilica di San Sebastiano

Il presbiterio ligneo composto da seggi di gusto classico, realizzato nel mese di settembre del 1985 da Santi Diletti, su disegno di Angela e Maria Mento.

L'organo[modifica | modifica sorgente]

L'organo della basilica è stato costruito dalla Tamburini di Crema nel 1967. I corpi d'organo sono due, situati nei transetti di coro della Basilica rispettivamente in "Cornu Epistulae" e in "Cornu Evangelii", composto da 2760 canne (ubicate nei due locali ad angolo tra abside (canne d'organo) e transetto (trombe)), una consolle da tre tastiere, 61 tasti, una pedaliera da 32 pedali e 41 registri sonori reali. Dopo lo strumento della Cattedrale di Messina, era all'epoca dell'installazione il secondo organo più grande dell'intera provincia.

Le campane[modifica | modifica sorgente]

Nel 1989 nove nuove campane della fonderia Capanni di Catania, la più grande delle quali di 109 cm di diametro e perfettamente accordate in toni graduali decrescenti sostituiscono le campane dell'antico Duomo; dotate di martelletto a percussione, le prime tre anche di distesa. A completamento è stato finalmente realizzato un orologio a carillon completo con quattro quadranti di 169 cm di diametro l'uno.

La sagrestia[modifica | modifica sorgente]

Vetrata Basilica di San Sebastiano

Nella sagrestia ubicata dietro l'abside, comunicante con deambulatorio e transetto da entrambi i lati sono custoditi: il sarcofago del filantropo Giovanni Spagnolo del 1791; dieci tele a cornice quadrilobata del XVIII sevolo con scene della vita di San Sebastiano di possibile attribuzione a Giovanni Andrea Jannelli; un reliquiario del XVIII secolo, un involucro di organo a intagli lignei dei primi del XVIII secolo, diverse targhe marmoree elogianti Raimondo de Moncada, vescovo della confinante Diocesi di Patti dal 25 febbraio 1782 - 1813, commemorato nella Concattedrale di Santa Maria Assunta in Santa Lucia del Mela.

Arcipreti della Basilica[modifica | modifica sorgente]

L'arciprete è il decano fra i presbiteri di una parrocchia, responsabile per la corretta esecuzione dei doveri ecclesiastici e per lo stile di vita dei curati a lui sottoposti.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Fino ai primi anni del 1900 durante le processioni del 20 gennaio era costume lanciare ceci contro il simulacro del Santo quale forma devozionale e come atto liberatorio dai peccati, usanza non più permessa dalle autorità ecclesiastiche. Altro aspetto antropologico intrinseco al gesto è la forma di ringraziamento per aver sfamato prigionieri e poveri di Roma, nondimeno per l'opera evangelizzatrice condotta a costo del supremo sacrificio. [5].
  • La Ciaurrina, la caramella stirata al chiodo tipica Barcellonese confezionata durante i festeggiamenti di San Sebastiano, la cui preparazione o meglio, l'iniziale stiratura manuale della pasta di miele ricorda la tensione dell'arco e lo scoccare delle frecce. Legato ai ceci il consumo consueto durante i festeggiamenti paesani di calia, simenza e dolciumi vari.
  • U Brazzu di San Bastianu locuzione. In Duomo è custodita un inestimabile reliquia che consiste nell'osso dell'avambraccio del santo martire detto "u Brazzu di San Bastianu", spesso citato in detti del luogo come "Ci voli u Brazzu di San Bastianu!", il quale s’invoca in un momento dove sarebbe propizio un ausilio importante e determinante.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In merito lo storico Giovanni Vivenzio scrive: " ..... né Barcellona, e la Città di Patti, né le Piazze di Melazzo, e di Augusta andarono esenti da danni, e da lesioni nelle loro fabbriche."
  2. ^ A pagina 263 dell'opera "Istoria e teoria de' tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria, e di Messina del MDCCLXXXIII" di Giovanni Vivenzio: "..... Barcellona, comunemente Barcellonetta. Più in là, all'W. di Melazzo trovasi Barcellonetta, la quale soffri moltissimo nelle abitazioni dal Tremuoto de' 5 Febbrajo, e susseguenti, ed in modo, che si doverono construire alcune Baracche per la celebrazione delle Messe, essendo le Chiese o fracassate, o dirute." [1]
  3. ^ A pagina 137 e seguenti dell'opera "Ficarra. Identità urbana e architettonica. Ricerche e materiali per la valorizzazione e restauro" di Silvio Van Riel: [2] si descrive in provincia dei danni causati dal sisma con le forti e ripetute scosse telluriche ondulatorie e sussultorie, che danneggiano a Barcellona Pozzo di Gotto la maggior parte dei fabbricati. Le chiese cittadine subiscono rilevanti danni, in particolar modo il Duomo.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]