Settimana Santa di Barcellona Pozzo di Gotto

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Riti della Settimana Santa di Barcellona Pozzo di Gotto
"Cristo alla Colonna" di Barcellona.
Tipo di festa religiosa locale
Periodo dal Giovedì di Passione alla Domenica in Albis
Celebrata a Barcellona Pozzo di Gotto
Religione Cattolicesimo
Oggetto della celebrazione Passione di Gesù
Tradizioni religiose Processioni
Tradizioni culinarie Cuddura cull'ova, Panini ê Cena, Calia e simenza, Picureddi di marzapane
Data d'istituzione 1621 Venerdì Santo Pasqua prima processione a Pozzo di Gotto

I riti della Settimana Santa di Barcellona Pozzo di Gotto (Sumana Santa in siciliano) sono una manifestazione religiosa popolare tipica.

Premessa[modifica | modifica wikitesto]

Il drappello dei Giudei scorta l'Urna del Cristo Morto di Pozzo di Gotto.

Nel 306 l'imperatore Costantino I, autore con Licinio dell'Editto di Milano, e la madre Flavia Giulia Elena, nota come "Sant'Elena Imperatrice", contribuiscono alla diffusione del Cristianesimo in occidente. Dopo il declino di Roma è la "Mediolanum" capitale imperiale dell'Impero romano d'Occidente governata da Massimiano, in seguito da Teodosio I prima del trasferimento della capitale a Ravenna.

Nel 380 Teodosio I è il sostenitore e il promulgatore, assieme agli altri due Cesari Augusti Graziano e Valentiniano II, dell'editto di Tessalonica, con il quale il credo niceno diviene la religione unica e obbligatoria dell'Impero.[1] L'imperatore professa il credo niceno in contrapposizione all'arianesimo, convoca nel 381 il primo concilio di Costantinopoli per condannare le eresie che si oppongono ai principi del Concilio di Nicea. Tra il 391 e il 392 sono emanati i decreti teodosiani che attuano in pieno l'editto di Tessalonica. Nel contesto s'inserisce la figura di Sant'Ambrogio vescovo di Milano precettore di imperatori spesso in contrasto con gli eccessi punitivi attuati da Teodosio I.

Sulla scia di Costantino il Grande e della madre Sant'Elena Imperatrice si inseriscono i primi pellegrinaggi presso il Santo Sepolcro in Terra Santa. Proprio la figura materna dell'imperatore è la promotrice del trasferimento a Roma di numerose reliquie, la loro autenticità non è provata quindi, non è certa. La tradizione vuole portate da Elena dalla Palestina nel 326 le reliquie attribuite a Gesù: oltre alla croce, la croce di uno dei due ladroni, la spugna imbevuta d'aceto, parte della corona di spine, un chiodo, il titulus crucis, reperti custoditi nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma, costruita sul palatium Sessorianum appartenuto ad Elena, relativamente vicini alla Scala Santa. Il sentimento popolare, la fede individuale, il moto interiore forgiato dagli insegnamenti cristiani permettono tuttavia ad ogni credente d'accostarsi a tali simboli con la convinzione e lo spirito tipici della venerazione delle autentiche reliquie.

Il possesso di molte reliquie cristiane, oltre al carattere di prestigio e grandezza politica, permetteva a moltitudini di cristiani d'accostarsi personalmente e fattivamente a luoghi e oggetti legati alla Passione, facendo assurgere Roma quale centro della Cristianità nel mondo.

Origini generali[modifica | modifica wikitesto]

Il drappello dei Giudei scorta l'Urna del Cristo Morto di Pozzo di Gotto.
Canestri Pasquali del Giovedì Santo.
"Ultima Cena", vare di Pozzo di Gotto.
Dettaglio della "Caduta", Chiesa dei Cappuccini.
"Ecce Homo", Chiesa dell'Immacolata di Barcellona.
"La Caduta e la Veronica", vare di Barcellona.
"L'Addolorata", vare di Barcellona.

In Sicilia dopo l'anno 1072, il ritorno alla sovranità di matrice cristiana e cattolica avviene con l'avvento dei Normanni grazie al contributo congiunto dei cattolicissimi, quanto guerrieri Gran Conte Ruggero e di Roberto il Guiscardo. Con l'insediamento di numerosi ordini religiosi si creano e diffondono opere permeate dal pensiero filosofico dei dottori della chiesa e ispirate dagli insegnamenti evangelici.

Come la rappresentazione della Natività riconducibile all'opera di San Francesco d'Assisi col primo presepe vivente di Greccio, anche le rievocazioni pasquali sono attribuibili al Poverello di Assisi e alla tradizione francescana. In pieno clima di campagne militari delle Crociate per la riconquista del Santo Sepolcro e di tutti i luoghi legati alla Vita e alla Passione di Gesù, quando la vera Via Crucis comportava la necessità di visitare personalmente i territori della Terra Santa. L'incontro tra Francesco e l'illuminato sultano al-Malik al-Kāmil, nipote di Saladino a Damietta durante il controverso contesto della quinta Crociata bandita dal Concilio Lateranense, sfocia in una sentita e duratura amicizia ma, l'esito del conflitto è disastroso per la baldanzosa armata cristiana. Benché la Custodia di Terra Santa sia assegnata all'Ordine dei Frati Minori, per alterne vicende seguiranno altre quattro Crociate e numerose dispute minori che caratterizzano il basso medioevo pertanto, secoli di guerre, un lungo travagliato e pericoloso viaggio, dettano la necessità di creare rappresentazioni per portare idealmente ciascun credente a Gerusalemme coinvolgendolo spiritualmente dal punto di vista religioso.

  • 1260, Riti processionali formati da figuranti che interpretano personaggi biblici, penitenti, battenti, disciplinati sono praticati a Genova dove la "Confraternita dei Disciplinanti" si riuniva per pregare in grandi case, dette «casacce» o «casazze».

Più tardi la terminologia «casazza» è presente a Catania e in tutte le città portuali dell'isola che intrattengono relazioni commerciali col capoluogo ligure. Anche nelle zone interne si diffondono i riti al punto di registrare il più altro numero di accoliti o seguaci o confratelli " .....sino a milleduecento nella casazza di Nicosia".

  • 1262, La "Compagnia del Gonfalone" celebra simili rappresentazioni a Roma e dentro il Colosseo.

La narrazione della Passione di Cristo contenuta nei vangeli canonici: Matteo 26-27, Marco 14-15, Luca 22-23, Giovanni 18-19, ispirano la trascrizione di brani e canti orali. Da Venanzio Fortunato a San Francesco d'Assisi, dal pensiero di Sant'Ignazio di Loyola a quello di San Tommaso d'Aquino, dalle riflessioni e meditazioni Sant'Alfonso Maria de' Liguori alle monumentali composizioni musicali e pittoriche. Attraverso opere come lo Stabat Mater Dolorosa, Anima Christi, il Miserere di Gregorio Allegri si perviene alle numerose opere locali che contribuiscono alla divulgazione del Mistero della Morte e Resurrezione di Gesù Cristo.

Il benedettino Teofilo Folengo nel 1538 è invitato in Sicilia governata dal concittadino mantovano Ferrante I Gonzaga viceré di Sicilia al tempo di Carlo V di Sicilia. Destinato al Monastero di San Martino delle Scale della Congregazione Cassinese, compone la sacra rappresentazione l'"Atto della Pinta"[2],[3]. Il tema è più volte messo in scena, tratta la storia della redenzione dai tempi di Adamo fino a Cristo, opera in corretto latino liturgico, primo esempio in Italia di rappresentazione sacramentale sull'esempio spagnolo.

Come priore a Borgetto dirige fino al 1542 i monasteri benedettini di Santa Maria delle Ciambre e della Madonna del Santissimo Romitello. Dopo "L'umanità del Figliuolo di Dio" e altre opere sacre inedite, il successo, il consenso e la percezione della storia sacra come rappresentazione in palcoscenico di eventi mirabili nella loro semplicità e nel coinvolgente ritmo dell'alternarsi delle vicende bibliche, portano l'autore alla composizione dell'"Hagiomachia", una raccolta di 18 vite di martiri in esametri latini e della "Palermitana", poema sacro in terzine.

A Catania un altro mantovano Benedetto Fontanini tra il 1537 e il 1539 compone il trattato spirituale dal titolo "Beneficio di Cristo".

Fino agli inizi del XX secolo il componimento '"Atto della Pintà" di Teofilo Folengo, è ritenuto la più antica composizione drammatico - religiosa mai scritta e rappresentata in ambito liturgico in Sicilia.

Il ritrovamento nella Biblioteca Comunale di Palermo all'inizio del XX secolo di un dramma sacro scritto in lingua siciliana fra 1414 e il 1434, retrodata le fonti delle prime rievocazioni in Sicilia.

  • È posteriore la Passio figurata non recitata, rievocata con spettacoli popolari con l'utilizzo didattico e spesso drammatico, di lavori di falegnameria, con l'ausilio di immagini e di artifici realizzati in legno e carta colorata, una simile rievocazione è realizzata a Messina nel 1508 sulla piazza del Monastero Carmelitano durante la visita di Raimondo di Cardona Vicerè di Sicilia e Napoli.[5] L'evento s'inserisce storicamente nella fase di transizione del Regno d'Aragona casato dei Trastámara con Ferdinando II d'Aragona e l'impero di Carlo V d'Asburgo con la coreggenza nominale di Giovanna di Castiglia la Pazza.
    • Nel 1506 Giovanna di Castiglia come conseguenza della morte improvvisa del marito Filippo I di Castiglia, in segno di lutto adotta e impone la processione dell'"Entierro" o "Sepolcro di Cristo" durante i riti processionali della Settimana Santa in Spagna e nelle rievocazioni delle maggiori città dei territori dell'Impero.
    • L'imperatore Carlo V d'Asburgo commissiona l'esecuzione e l'esposizione di tre dipinti e simulacri per spiegare i sette dolori al popolo analfabeta, nella Cappella della Mater Dolorosa della "Chiesa di Sant'Egidio Abate" di Burgos durante i riti pasquali. Il luogo di culto è sede dell'antica "Confraternita Reale del Sangue di Cristo di Burgos e della Madonna Addolorata" ("Real Hermandad de la Sangre de Cristo de Burgos y de Nuestra Señora de los Dolores").
  • Passio cantata: È la peculiarità che contraddistingue i "riti divozionali" barcellonesi, oltre alla Passio figurata e Passio declamata. L'inno è eseguito dai Visillanti motivando il testo della Visilla nella versione cantata ("Vexilla Regis Prodeunt ....") di Venanzio Fortunato, accompagnamento canoro dal vibrante impatto emozionale, acustico, visivo, tradizione non priva di singolari aneddoti e radicate liturgie.

Lentamente si delineano e configurano i riti processionali con gruppi figurati nelle più importanti cittadine dell'isola.

Per cronologia, analogia, territorialità, emulazione, contaminazione di usi e costumi, al novero della seconda tipologia, inserita nel contesto isolano soggetto alla dominazione aragonese - spagnola rispettivamente sotto la Corona d'Aragona e Corona di Spagna, appartengono i riti della Settimana Santa di Barcellona Pozzo di Gotto.

Origini cittadine[modifica | modifica wikitesto]

"La Caduta del Cristo" di Pozzo di Gotto.
Lo "Spasimo di Sicilia" di Raffaello Sanzio.

I riti della Sumana Santa o Santa Sumana trovano fondamento nella storia della Sicilia spagnola 1516 - 1713 quando l'intera isola soggetta alla dominazione della Corona d'Aragona, unita al Regno di Napoli passa sotto la giurisdizione della Corona di Spagna, note in tempi successivi come dominazioni aragonese e spagnola.

Nel 1571 i Pozzogottesi ottengono dalla Gran Corte Arcivescovile di Messina l'autorizzazione a eleggere il loro Cappellano di stanza a San Vito senza più dipendere dall'Arcipretura di Milazzo. La prima processione è effettuata nel 1621 come moto di protesta verso i Giurati della città di Milazzo, alla cui giurisdizione Pozzo di Gotto dipendeva politicamente e fisicamente costituendone una lontana frazione, come voto e promessa per rompere il legame di subordinazione vincolo, che sarà definitivamente interrotto il 22 maggio 1639.

Inizialmente è portato in processione il "Catafalco col Cristo Morto", in seguito sono 5 i simulacri che raffigurano alcuni Misteri rispettivamente: l'"Orazione nell’Orto di Getsemani", il "Signore alla colonna", la "Caduta", il "Signore con la Croce", l’"Urna". Successivamente è aggiunto il simulacro dell'"Addolorata" e in seguito altre scene rappresentative delle Stazioni della Via Crucis fino a raggiungere il numero attuale.

Una prima sospensione della Sacra Rappresentazione avviene a causa di un evento sismico, conosciuto come il Terremoto della Calabria meridionale del 1783,[8],[9] in seguito al quale i gruppi statuari subiscono notevoli danneggiamenti [1]. L'interruzione si prolunga fino al 1800, nel 1801 è organizzata un'analoga processione nel nucleo di Barcellona.

La frazione a occidente del Longano a sua volta dipendente dalla giurisdizione di Castroreale, ha già seguito l'esempio della vicina comunità ribellandosi ai Giurati castrensi, facendo riconoscere in campo ecclesiale la propria indipendenza. L'autonomia del casale di Barcellona è deliberata dal Parlamento Siciliano, riconosciuta dal Re il 15 maggio 1815 e ratificata in Vienna il 28 febbraio 1823 da Re Ferdinando I delle Due Sicilie. L'unione amministrativa Decretata il 5 gennaio 1835 entra in vigore il 1º giugno 1836 per volere di Re Ferdinando II delle Due Sicilie, decidendo che il nuovo comune formato dalla fusione delle due antiche contrade, porti il nome completo di Barcellona Pozzo di Gotto.

Barcellona Pozzo di Gotto continua a possedere due Arcipreture e vanta, in occasione del Venerdì Santo, due distinte processioni, percorsi e cortei. Durante la Guerra di Crimea nel 1854 scoppia in Europa una violenta epidemia di colera che ben presto supera i confini delle Alpi, dilaga e sconvolge tutto l'arco della Penisola ma, è pure vero che due navi inglesi provenienti dall'India contagiano l'intero Nord Europa, la pandemia raggiunge tassi altissimi di mortalità nelle province di Messina e Palermo. Anche in quest'occasione non sono effettuate le celebrazioni per il timore di contagi dovuti a numerosi focolai d'infezione.

A partire dai primi anni '80 le due distinte processioni percorrono in senso inverso le corsie del tratto comune della moderna copertura del Torrente Longano, ovvero la porzione d'itinerario compreso tra il Palazzo di Città e l'Oratorio dei Salesiani. Durante la fase d'incontro è effettuata la stazione di penitenza comune.

Dell'influenza spagnola restano chiare impronte persino nella definizione etimologica: dalla spagnola "Semana Santa" alla locale "Sumana Santa". Non i fasti barocchi della Settimana Santa di Siviglia [2] o di Malaga [3] o di Cordova [4] o di Granada [5], non gli incessanti cortei processionali sempre di chiara matrice iberica di Trapani o Enna o Caltanissetta ma, una delle più suggestive e per numero di simulacri, sicuramente la più ricca e variegata.

Il calendario e gli eventi[modifica | modifica wikitesto]

"L'incontro con le Pie Donne", dettaglio.
"La Deposizione".
  • Settimana della Passione: ultima settimana di Quaresima secondo il calendario liturgico del rito romano.
    • Venerdì di Dolore o Venerdì di Passione, oggi denominato Venerdì di Concilio: Retaggio derivato dalle antiche tradizioni iberiche equivalente al Viernes de Dolores o Viernes de Pasión della Settimana di Passione, ultimo periodo di Quaresima. Corrispondente al venerdì che precede la Domenica delle Palme, giornata dedicata in passato alla celebrazione e venerazione mariana della Mater Dolorosa in tutte le accezioni e titoli, soggetta alle modifiche del calendario liturgico in seguito al Concilio Vaticano II. Assieme al Sabato di Passione è un termine ricorrente nelle cronologie di religiosi, storici, documentatori nel periodo a cavallo tra il XVI e l'inizio del XX secolo .
    • Sabato di Passione derivato dal Sábado de Pasión.
    • Domenica delle Palme.
  • Domenica in Albis: Presso la Parrocchia di Oreto si svolge la processione dell'Incontro tra il Cristo Risorto e Maria.

Le vare[modifica | modifica wikitesto]

Date del Venerdì Santo, 2015-2020
Anno giorno - mese
2015 3 aprile
2016 25 marzo
2017 14 aprile
2018 30 marzo
2019 19 aprile
2020 10 aprile

In manifestazioni similari resta ancora in uso il Cataletto o Catafalco col Cristo Morto, spesso velato coi colori del lutto. Nelle rappresentazioni dei Riti della Settimana Santa di Barcellona Pozzo di Gotto, in entrambi le Processioni il Catafalco è sostituito con urne o bare di legno e cristallo, da cui derivano gli etimi "bara" e "baretta". I termini vara, "varetta" e "varare" sono derivati dal latino e dallo spagnolo che significa condurre, trasportare con aste o assi, favorendo le soste per mezzo dell'uso di cavalletti, l'equivalente di: "mostrare pubblicamente con ufficialità". Il trasporto e le soste lungo il percorso processionale hanno seguito l'evoluzione dei tempi: il trasporto a spalla effettuato dai portatori e i cavalletti sono stati sostituiti con più comodi carri, i quali, hanno mantenuto solo le lunghe aste per il direzionamento e trascinamento dei simulacri.

In entrambi i riti processionali della Passio figurata si spazia dai personaggi singoli alle scene tratte dalle Stazioni della Via Crucis spesso ispirate a capolavori dell'arte della pittura e della scultura, dagli elementi statici a quelli amovibili, dalle opere fisse ai manichini dai panneggi intercambiabili e rinnovabili, dalle statue lignee del XVIII secolo ai gruppi compositi e integrati del XX secolo a seconda le migliorie apportate nei decenni dettate dai tempi, dagli stili e dalle correnti del momento.

Ordine e nome delle Vare[modifica | modifica wikitesto]

Ordine e nome delle Vare Barcellona Pozzo di Gotto
L'Ultima Cena  Cena (bottai, agrumai e spiritari)  Cena (carpentieri, falegnami)
L'Orazione nell'Orto degli Ulivi o Getsemani Û Signuri all'Ortu (carpentieri e carrettai) Û Signuri all'Ortu (villici e sodalizi cattolici)
Il Pretorio di Pilato Û Pritoriu di Pilatu
La Flagellazione Û Signuri â Colonna (fabbri) Û Signuri â Colonna
Ecce Homo L'Accia Omu 1921 (Confraternita dell'Immacolata) L'Accia Omu 1621 (Confraternita di Sant'Eusenzio)
Il Cristo con la Croce Û Signuri câ Cruci 1911 (broccai e vasai) Û Signuri câ Cruci
L'Incontro con le Pie Donne Û Signuri 'ncontra Marta, Maria e Maddalena (circoli ricreativi)
La Caduta Û Signuri â cascata 1933 (sarti e bottegai) Û Signuri â cascata 1911
La Spoliazione delle vesti Û Signuri spugghiatu dî Giudei
La Crocefissione Û Crucifissu 1872 (Confraternita del S.S. Crocifisso, falegnami) Û Crucifissu 1870 (Confraternita del S.S. Sacramento)
La Deposizione dalla Croce  Scesa o Deposizzioni dâ Cruci 1948 (appaltatori edili)
La Pietà Â Pietà 1948 (pescivendoli) Â Pietà
La Deposizione nel Sepolcro Û Signuri puttatu 'ntô Sapuccru 1948 (macellai)
I Simboli della Passione I Simbuli dâ Passioni
Urna col Cristo Morto e Giudei Û Signuri Mottu 1929 (Confraternita di S.S. Giovanni Battista) Û Signuri Mottu 1895
L'Addolorata  'Ddulurata (Confraternita di S.S. Giovanni Battista)  'Ddulurata (Confraternita delle Anime del Purgatorio)

Processioni delle Vare[modifica | modifica wikitesto]

Vare di Pozzo di Gotto[modifica | modifica wikitesto]

Il Comandante dei Giudei di Pozzo di Gotto.
Il Manipolo dei Giudei alla Partenza.
"La Spoliazione delle vesti", dettaglio.
"Ecce Homo", dettaglio.
"Crocifissione", dettaglio.
"I Simboli della Passione" di Pozzo di Gotto.

Il sacerdote Filippo Lanza e il pittore Sacerdote Antonino Vescosi sono rispettivamente il promotore e il collaboratore per la realizzazione di alcune delle opere attorno alle quali ruotano i "riti divozionali" maturati e sfociati nelle odierne manifestazioni della "Sumana Santa", dopo il "Catafalco col Cristo Morto" sono cinque i simulacri a sfilare, rispettivamente: l'"Orazione nell’Orto di Getsemani", il "Signore alla colonna", la "Caduta", il "Signore con la Croce", l’"Urna". I manufatti sono descritti nella raccolta di "costumanze e pratiche liturgiche" registrata nel 1860 dall'arciprete monsignor Giuseppe De Luca custodita nell'archivio parrocchiale della Chiesa di Santa Maria in Pozzo di Gotto. Il Sacerdote Antonino Vescosi, figlio di Filippo Vescosi da Sambuca di Sicilia, entrambi artisti attivi dal 1773c. al 1824c. a Patti, Novara di Sicilia, Messina e in città con dipinti e affreschi nella Chiesa del Carmine, di San Giovanni Battista e di San Vito, realizza i primi gruppi statuari dei cortei processionali del Venerdì Santo di Pozzo di Gotto.

  • "L'Ultima Cena": Vara riproducente l'Ultima Cena o Cenacolo, realizzata con tredici manichini abbigliati raffiguranti Gesù e gli Apostoli. La scenografia della composizione richiama alla mente l'ambientazione e la disposizione dei personaggi raffigurata nel Cenacolo di Leonardo da Vinci, spesso l'intera prospettiva addobbata con richiami dell'epoca, ricalca nel complesso l'opera Leonardesca. Il personaggio di Giuda è riconoscibile per il volto corrucciato e dalla sacca di denari pendente al suo fianco, ogni commensale è individuabile in base agli elementi desumibili dall'iconografia classica. Sulla mensa apparecchiata fanno bella mostra le primizie ortofrutticole, le ciambelle con le uova e l'agnello pasquale elemento premonitore dell'imminente supremo sacrificio. La vara è patrocinata dalle corporazioni dei carpentieri e falegnami.
  • "L'Orazione nell'Orto degli Ulivi o Getsemani": Gruppo di manichini abbigliati raffiguranti Gesù e tre Apostoli, la scena rappresenta l'Orazione presso il Monte degli Ulivi di Getsemani. La vara è patrocinata dalle corporazioni dei villici e sodalizi cattolici.
  • "Ecce Homo": Antica statua lignea amovibile dalla drammatica figura e dalla sofferente espressione, raffigura l'Ecce Homo dopo il giudizio di Ponzio Pilato. L'opera è normalmente custodita in una teca nella Chiesa di Gesù e Maria, durante i riti devozionali la statua indossa preziosi abiti costituiti da cintola e manto regale ricamati in oro, i fianchi sostengono una fascia carica d'antichi gioielli ex-voto, sul capo cinge un'impressionante corona argentea di spine, nelle mani regge uno scettro in argento forgiato con sembianze di canna. La vara è patrocinata dalla Confraternita di Sant'Eusenzio.
  • "Il Cristo con la Croce": Statua lignea con tunica in tessuto raffigurante Gesù che porta la croce durante la Salita al Calvario.
  • "Urna col Cristo Morto e Giudei": Vara raffigurante la ricomposizione e l'ideale esposizione del corpo di Gesù Cristo nel Santo Sepolcro, è rappresentata da un'urna di legno scolpito con cristalli donata da Rosario Basilico recante la data del 4 aprile 1895. Fra decorazioni, fregi e angeli dorati è esposto il Cristo amovibile. L'urna è sormontata da una maestosa palma intrecciata. La conduzione del simulacro è affidata ai "Giudei": la Scorta dei Centurioni Romani a guisa di Guardia Pretoriana, chiamati impropriamente Giudei. Al manipolo delle guardie romane è affidato il compito della custodia del Santo Sepolcro, vestono divise rosse sgargianti, indossano corazze metalliche variamente decorate, gli avambracci ornati da un fitto numero di nastri colorati pendenti, esibiscono un candido fazzoletto plissettato al dito, coperti da mantello e armati di lancia. L'abbigliamento comprende un monumentale copricapo in penne di pavone, piume di pennuti e volatili. La guarnigione risponde agli ordini di un Comandante che si distingue per l'aspetto truce e marziale, indossa un ampio mantello con gorgiera bianca su una tunica gialla, calza in testa un elmo ornato di piume di gallo cedrone, impartisce gli ordini brandendo la spada, è l'unico a portare lo scutum rotondo. Tutti i copricapi dei soldati sono ornati con lungo codino intrecciato e fiocco rosso terminale. I sedici componenti della formazione rispondono agli ordini del comandante, sono suddivisi in due squadre composte da otto elementi ciascuna. Una guarnigione effettua la scorta, l'altra suddivisa in gruppi da quattro, trascina il simulacro conducendo e direzionando i prolungamenti delle assi anteriori e posteriori della vara. Di forte impatto coreografico il cambio per effettuare la sostituzione delle squadre che si alternano alla guida e nelle postazioni. Un rituale di ordini concitati, il fragore delle pertiche delle lance che percuotono con veemenza il selciato, il passo di corsa, lo spostamento dell'aria, l'attrito e gli ondeggiamenti provocati dai pesanti, instabili e voluminosi copricapi. Gli eccessivi paramenti, il precario equilibrio nelle veloci fasi di avvicendamento comportano una particolare attenzione verso gli elmi piumati che impongono posture e aspetti prepotentemente solenni e ieratici sovente accompagnati da arrogante, civettuola irruenza e spavalderia. Tutto ciò concorre ad alimentare quell'aurea di misticismo e di assorta contemplazione circa i personaggi più discussi che ruotano attorno all'ultima stazione dei misteri della Via Crucis.
  • "L'Addolorata": La statua in cartapesta raffigura la Madonna Addolorata, il simulacro al di fuori dei riti pasquali è conservato nella Chiesa delle Anime Purganti presso la Chiesa di San Vito. Per i riti devozionali indossa un ampio drappo di moirè broccato di seta nero bordato, trapunto e ricamato con fili d'oro che pone in risalto l'aureola d'oro, la mano destra al petto, la spada che le trafigge il cuore, sul corsetto un cuscinetto ricoperto di antichi gioielli ex-voto, il candido fazzoletto di trine pendente dalla mano sinistra. È consuetudine che il colore dell'addobbo floreale in segno di lutto sia rigorosamente bianco. La vara è patrocinata dalla Confraternita delle Anime del Purgatorio.

Vare di Barcellona[modifica | modifica wikitesto]

"La Deposizione" di Barcellona.
Pannello centrale del Trittico di Peter Paul Rubens.
"Il Trasporto al Sepolcro" di Barcellona.
"Il trasporto di Cristo al sepolcro" di Antonio Ciseri.
Comandante Giudei di Barcellona.

Per iniziativa del sacerdote Domenico Buda cappellano della Chiesa San Giovanni Battista, all'inizio del XIX secolo coll'intento di raggruppare le celebrazioni del periodo quaresimale precisamente nel 1801, avviene la prima rievocazione accorpando la processione della Croce, tipica proprio del Venerdì Santo, con il rito processionale della Vergine Addolorata istituito nel 1754, coincidente con l'anno riportato sulle due targhe corrispondente alle date d'esecuzione delle statue di Melchiorre Greco, poste nelle nicchie degli ingressi della Chiesa di San Giovanni Battista. L'incremento dei riti devozionali risale al 4 aprile 1871 promotori don Giovanni Cannavò, l'arciprete don Bernardino Duci, Puglisi Francesco di Gaetano e Bruno Sebastiano di Antonino. A ridosso dei primi anni del XX secolo è conferito l'incarico allo scultore Matteo Trovato (1870 - 1949) di eseguire nuovi gruppi statuari.

  • "L'Ultima Cena": Vara riproducente l'Ultima Cena o Cenacolo, realizzata con tredici manichini abbigliati raffiguranti Gesù e gli Apostoli, opera di Carmelo Vanni dell'inizio XX secolo. La scenografia della composizione richiama alla mente l'ambientazione e la disposizione dei personaggi raffigurata nel Cenacolo di Leonardo da Vinci, spesso l'intera prospettiva addobbata con richiami dell'epoca, ricalca nel complesso l'opera Leonardesca. Il personaggio di Giuda è riconoscibile per il volto corrucciato e dalla sacca di denari pendente al suo fianco, ogni commensale è individuabile in base agli elementi desumibili dall'iconografia classica. Sulla mensa apparecchiata fanno bella mostra le primizie ortofrutticole, le ciambelle con le uova e l'agnello pasquale elemento premonitore dell'imminente supremo sacrificio. La vara è patrocinata dalle corporazioni dei distillatori, bottai, agrumai e spiritari.
  • "Ecce Homo": Statua dalla drammatica figura e dalla sofferente espressione, raffigura l'Ecce Homo dopo il giudizio di Ponzio Pilato. L'opera, realizzata in cartapesta nel 1921 da Matteo Trovato, è normalmente custodita in una teca nella Chiesa dell'Immacolata Concezione, durante i riti devozionali la statua indossa preziosi abiti costituiti da cintola e manto regale ricamati in oro, il capo cinge un'intricata corona argentea di spine, tra le mani regge uno scettro in argento forgiato con sembianze di canna. La vara è patrocinata dalla Confraternita dell'Immacolata.
  • "Il Cristo con la Croce": Scultura raffigurante Gesù che porta la croce durante la Salita al Calvario. La vara, realizzata in cartapesta nel 1911 da Matteo Trovato, è patrocinata dalle corporazioni dei broccai e vasai.
  • "La Pietà": Gruppo scultoreo ispirato alla Pietà opera di Michelangelo Buonarroti, eseguita dallo scultore Pietro Indino di Lecce del 1948 raffigurante il Pianto di Maria nei momenti successivi la Deposizione di Gesù dalla Croce. Rispetto all'omonima opera di Pozzo di Gotto presenta la felice contaminazione della presenza di Maria Maddalena genuflessa sul corpo semisdraiato di Gesù e di Giovanni che in posizione eretta osserva la scena. La vara è patrocinata dalla corporazione dei pescivendoli.
  • "Urna col Cristo Morto e Giudei": Vara raffigurante la ricomposizione e l'ideale esposizione del corpo di Gesù Cristo nel Santo Sepolcro, è rappresentata da un'urna di legno scolpito con cristalli eseguita dallo scultore Salvatore Crinò nel 1928 - 1929. Fra decorazioni e fregi, adagiato su un sudario e semicoperto da elaborati pizzi è esposto il Cristo amovibile, in cartapesta, attribuibile a Matteo Trovato dell'inizio XX secolo, opera che dopo i riti devozionali è conservata sotto la mensa dell'altare della Crocifissione della Chiesa di San Giovanni Battista. L'urna è sormontata da un angelo che regge una palma, ai vertici di ciascun lato, coppie di putti alati reggono in mano otto fra gli Strumenti della Passione: la Scala, la Corona di spine, i Dadi, il Mandylion, i Chiodi, la Lancia, l'Iscrizione, il Martello. La conduzione del simulacro è affidata ai "Giudei": la Scorta dei Centurioni Romani a guisa di Guardia Pretoriana, chiamati impropriamente Giudei. Al manipolo delle guardie romane è affidato il compito della custodia del Santo Sepolcro, vestono moderne divise di candide tuniche che prevedono per rango un mantello viola sagum, corazze lorica musculata di cuoio, riproduzioni di scudi scutum rettangolari, copricalzari o caligae, sono dotati di elmo con piccola cresta e armati di lancia. La guarnigione risponde agli ordini di un Comandante che si distingue per l'aspetto truce e marziale, dall'ampio mantello porpora "paludamentum cum fibula", dall'elmo con cresta verticale ad arco, che impartisce gli ordini brandendo la spada. La vara è patrocinata dalla Confraternita di S.S. Giovanni Battista.
  • "L'Addolorata": La statua in cartapesta posta sul globo dell'empireo raffigura la Madonna Addolorata, il simulacro al di fuori dei riti pasquali è conservato nella Chiesa di San Giovanni Battista. Per i riti devozionali la statua di Maria indossa un ampio drappo nero bordato e ricamato in oro che pone in risalto l'articolata aureola a raggiere sovrapposte, la spada che le trafigge il cuore, il corsetto ingemmato di antichi gioielli ex-voto, il candido fazzoletto di trine pendente tra le mani giunte. È consuetudine che il colore dell'addobbo floreale in segno di lutto sia rigorosamente bianco, con recenti contaminazioni d'incroci con screziature di tonalità di colore tendenti all'indaco e viola. La vara è patrocinata dalla Confraternita di S.S. Giovanni Battista.

Visilla[modifica | modifica wikitesto]

Inno principale della Passio cantata il cui testo risale all'alto medioevo, adottato come brano di musica sacra nella combinazione di polifonia nella liturgia cristiana del periodo pasquale, in un comprensorio soggetto alla dominazione bizantina. Nel particolare contesto storico l'intera Val Demone è sede di monasteri, cellule e comunità religiose provenienti dal medio oriente, in prevalenza di rito greco, le cui tradizioni sono influenzate fino all'avvento dei normanni, da quasi due secoli di dominazione araba.

Non un normale inno liturgico ma, nella forma locale, il canto accorato e struggente, straziante e disperato, dove il fervore e l'impeto inchiodano in senso figurato la lingua latina e da un'altra "passione", stavolta di natura linguistica, sgorga la preghiera più bella, forse agreste e ruspante, vociata e imponente ma, devota e interiore, intensa e coinvolgente, prorompente espressione di corale partecipazione.

Non la saeta, il dardo, il "grido" di dolore repentino e generalmente solitario di matrice iberica, nel quale si potrebbe configurare e/o riconoscere in alcune improvvise e veloci fasi ascendenti (crescendo) o discendenti (diminuendo) della melodia ma piuttosto, come lo definisce Melo Freni con una incisiva espressione e impressione "... un saliscendi di acuti e controcanti gutturali che perdono il senso delle stesse parole ed esaltano quello della vitalità espressiva".[10]

Il testo letterario e il testo cantato sono formati da quartine senza metrica che nella versione italiana perdono le poche rime.

Nell'esecuzione del testo cantato, l'incipit e i capovèrsi sono pervasi dalla componente araba identificabile nella chiamata salmodiante, rammentano per atteggiamenti e mimica la figura del muezzin, dove la sillabazione e intonazione melodica, richiamano lontani retaggi orientali tipici delle religioni rivelate alla nostra più vicine, elementi dei quali tutta l'isola è permeata. Rievocano l'invito alla preghiera, alla partecipazione, elementi che accomunano il canto per intonazione alle invocazioni, alle suppliche, alle acclamazioni tipiche delle celebrazioni dedicate alla venerazione di molti santi protettori e a numerosi altri canti dei riti della Settimana Santa in Sicilia. L'enfasi canora distingue le "sobrie e contenute" versioni pozzogottesi dalle "vigorose ed esibite" versioni barcellonesi riconducibili alle grida cantilenanti dei banditori delle contrattazioni dei mercati rionali.

(SCN)

« bandiata, abbanniata, vanniata - bandiaturi, abbanniaturi, vanniaturi »

(IT)

« grida - banditore »

(dialetto locale, palermitano, catanese)

Il canto a cappella come struttura musicale risponde approssimativamente allo schema composto da:

  • Introduzione: primo solista con estensioni proprie di tenore o alto, la voce prima esegue la prima parola dell'incipit o dei capovèrsi con virtuosismi, estensione e prolungamento della vocale della seconda sillaba;
  • Responso: secondo solista, voce seconda minore con tonalità diversa esegue la seconda parola e come l'esecutore precedente, indugia sull'estensione e allungamento della vocale della prima sillaba;
  • Seconda introduzione: primo solista, la voce prima effettua la ripresa sulla terza parola accentuando tonalità, estensione e vocalizzi della seconda sillaba. Tenui accenni di responso corale raccordano, rafforzano e accompagnano talune esecuzioni nelle fasi discendenti della parte solista.
  • Responso corale: accordo costituito dalla sovrapposizione delle voci con la fusione delle tonalità e dei timbri. L'alternanza dell'introduzione - responso - introduzione seconda, fatta dalle voci soliste, è sostenuta dalle variegate e scalari tonalità dei poderosi responsi corali che esaltano la drammaticità degli eventi rappresentati. Il pedale cromatico di baritoni e bassi trascina emotivamente nella commozione, nel lamento, nel pianto corale, nel compianto l'intera collettività.

Visillanti[modifica | modifica wikitesto]

  • Gruppo Visillanti "Gesù porta la Croce" di Pozzo di Gotto.
  • Gruppo Visillanti "I Simboli della Passione" di Barcellona.
  • Gruppo Visillanti "Gesù e Maria" di Pozzo di Gotto.

Testi dei canti[modifica | modifica wikitesto]

Testi dei canti della Sumana Santa


Vexilla regis prodeunt,
fulget crucis mysterium,
quo carne carnis conditor
suspensus est patibulo.
Confixa clavis viscera
tendens manus, vestigia
redemptionis gratia
hic inmolata est hostia.
Quo vulneratus insuper
mucrone diro lanceae,
ut nos lavaret crimine,
manavit unda et sanguine.
Inpleta sunt quae concinit
David fideli carmine,
dicendo nationibus:
regnavit a ligno Deus.
Arbor decora et fulgida,
ornata regis purpura,
electa, digno stipite
tam sancta membra tangere!
Beata cuius brachiis
pretium pependit saeculi!
statera facta est corporis
praedam tulitque Tartari.
Fundis aroma cortice,
vincis sapore nectare,
iucunda fructu fertili
plaudis triumpho nobili.
Salve ara, salve victima
de passionis gloria,
qua vita mortem pertulit
et morte vitam reddidit.
Lû vennardì di marzu gluriusu,
la Matri Santa si misi in 'ncamminu.
Ppî strada ci 'ncuntrò San Giuvannuzzu,
ci dissi: "O Matri, Matri Santa unni annati?"
"Vaju circandu lu me duci figghiu,
chi l'haiu persu e non l'haiu truvatu".
"Annati, annati a casa di Pilatu,
chi 'ddâ lu truviriti 'ncatinatu".
E ... "tuppi, tuppi, tuppi", "Cû è 'ddôcu?"
"jeni 'ddû cori afflittu di tô Matri".
"O Matri, Matri non vi pozzu apríri,
câ li giudei m'hannu 'ncatinatu".
"Annati, annati unni î mastri firrari,
faciti fari 'nu paruzzu î 'gghiova".
"Non tantu 'rossi e non tantu puntuti,
c'hann' à passari 'sti carnuzzi fini".
Arrispunneru li mastri firrari,
"'rossi e puntuti li sapemu fari".
"'Rossi e puntuti li sapemu fari,
c'hann' à passari 'sti carni di cani".
A Matri Santa sintennu 'sti cosi,
fici trimari lû cielu e la terra".
Ah, Si! Versate lacrime,
Angeli mesti in cielo,
Vestite il lutto velo,
L'amato ben morì. (2 vv.)
Morì, per man dei barbari,
Morì trafitto in croce,
Soffrì la pena atroce,
Il Redentor, spirò,
Il Redentor, spirò,
Il Redentor, spirò,
morì spirò, ...
morì spirò, ...
morì spirò, ...
il Redentor morì spirò.
Ah si versate lacrime,
lacrime di dolore,
tradito il buon Signore,
in cielo salì.
Mori, morì, morì. (lamento)
Morì, spirò il Redentor,
Il Redentor Spirò. (forte)

Confraternite e patrocinatori[modifica | modifica wikitesto]

"Gesù alla Colonna" Barcellona.

La confraternite e limitatamente le congregazioni, nascono per l'assolvimento delle funzioni derivanti il buon funzionamento e il mantenimento delle concessioni fatte dai prelati e o privati alla Chiesa, confermate da un'autorità ecclesiastica superiore riconducibile quasi sempre alla figura del vescovo della diocesi o al rettore capo dell'istituzione religiosa. L'osservanza dei precetti è il fondamento necessario sulla quale si basa l'impostazione dell'organizzazione della confraternita. Lasciti, donazioni, eredità, regalie comportano la gestione di una mole di lavoro che esula dalla mera attività ecclesiastica canonica. Dalle regole dei primi Statuti di Pozzo di Gotto, ai confratelli spetta la corresponsione delle spese d'affitto, per il vettovagliamento e le attrezzature del luogo deputato quale sede della confraternita. In seguito è imposto l'impegno di assistere nelle processioni, nonché l'obbligo cristiano e morale di commemorare i confratelli defunti, effettuare pii esercizi spirituali, svolgere attività di reciproco conforto e di mutuo soccorso, l'esercizio di azioni umanitarie di carità e penitenza, il sostentamento dei deboli, assolvere pratiche religiose volte all'incremento del culto pubblico, la pratica della catechesi non disgiunta dalla diffusione della cultura. L'insieme dei regolamenti comprende e disciplina l'azione di tutti gli atti non comuni al complesso dei fedeli e vieta espressamente il compimento di azioni indecorose, pena l'allontanamento o l'espulsione.

Antiche Confraternite[modifica | modifica wikitesto]

  • "Congregazione di Gesù e Maria" fondata anteriormente al 1579 presso la primitiva Chiesa dedicata a Sant'Andrea Apostolo nella frazione di Serro Sant'Andrea dell'antica Pozzo di Gotto oggi Chiesa del Carmine dei Padri Carmelitani, Pozzo di Gotto. Due atti notarili di Simone Coppolino del 3 gennaio 1622 e 16 gennaio 1626, Placido Zangla e il fratello sacerdote Giambattista, formalizzano la concessione gratuita di terreni alla "Confraternita di Santo Ausenzio sotto il titolo di Gesù e Maria" operante nella Chiesa della Madonna del Carmelo, per la costruzione della Chiesa di Gesù e Maria.
  • "Confraternita di San Filippo d'Agira" fondata approssimativamente al 1620 presso l'antico Duomo di Santa Maria Assunta ove esisteva una Cappella dedicata a San Filippo d'Agira.
  • "Confraternita del Purgatorio" fondata il 16 dicembre 1663 presso l'Oratorio, oggi Chiesa delle Anime Purganti, adiacente al Duomo Antico di San Vito, Pozzo di Gotto. Il 16 dicembre del 1663 è fondato l'Oratorio delle Anime del Purgatorio consistente in costruzioni e terreni concessi dal sacerdote Mario Catalfamo presso il Duomo Antico di San Vito che includevano già la presenza di una cappella preesistente dedicata alle Anime Sante edificata da Diego Fiorello. Contestualmente è istituita la "Confraternita del Purgatorio" oggi nota come "Confraternita delle Anime del Purgatorio sotto il titolo dell'Immacolata Concezione". La commemorazione dei defunti è l'obiettivo principale della Confraternita tra la moltitudine degli scopi previsti, il dispensare conforto durante la malattia, garantire una cristiana sepoltura, assicurare l'assistenza ai superstiti con particolare riguardo agli orfani e alle vedove, perpetuare il ricordo e la redenzione dell'anima dei defunti mediante la celebrazione di Messe di suffragio, partecipare ai riti devozionali e processionali durante le solennità previste dal calendario liturgico.

Attuali Confraternite[modifica | modifica wikitesto]

  • "Confraternita di Sant'Eusenzio", essa ingloba la "Congregazione di Gesù e Maria" presso i Padri Carmelitani, Chiesa di Gesù e Maria.
  • "Confraternita delle Anime del Purgatorio sotto il titolo dell'Immacolata Concezione", Pozzo di Gotto.
  • "Confraternita di San Francesco d'Assisi all'Immacolata", Chiesa della Madonna della Concezione oggi San Francesco d'Assisi all'Immacolata o dei Cappuccini, Pozzo di Gotto.
  • "Confraternita del Santissimo Sacramento", Pozzo di Gotto.


  • "Confraternita di Maria Santissima Immacolata", Barcellona.
  • "Confraternita del Santissimo Crocifisso", Barcellona.
  • "Confraternita di San Giovanni Battista", Barcellona.


  • Corporazioni: bottai, agrumai, distillatori e spiritari, carpentieri e carrettai, broccai e vasai, fabbri, sarti e bottegai, falegnami, appaltatori edili, pescivendoli e pescatori, macellai, villici e sodalizi cattolici, circoli ricreativi.

Elenco dei nuclei familiari storici come donatori o patrocinanti, che ne hanno curato l'addobbo, il restauro, la manutenzione.

  • Vare di Pozzo di Gotto: Basilicò, Bartolone, Cambria, Caruso, Cattafi, Cutropia, D'Amico, Isgrò, Miano, Pantè, Pino, Rizzo, Romano, Stracuzzi.
  • Vare di Barcellona.......: Agri, Alosi, Bilardo, Bisignani, Calarco, Fugazzotto, Imbesi, Lo Presti, Milone, Moleti, Munafò, Porcino, Rotella, Russo, Sidoti.

Usi e costumi perduti[modifica | modifica wikitesto]

  • «Â predica ô scuru»;
  • «Â predica all'Apostuli»;
  • «Û baciu dî pedi»;
  • «Û sonu dâ traccula»;
  • «Â calata dâ tila».

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Galleria delle immagini Sumana Santa 2015

Venerdì Santo 03 aprile 2015



Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Codex Theodosianus, 16, 1.2
  2. ^ "Atto della Pinta", sacra rappresentazione. [6]
  3. ^ "Vicende della coltura nelle due Sicilie...". [7]
  4. ^ "Marco De Grandi e le origini del dramma sacro in Sicilia" [8]
  5. ^ cfr. Francesco Maurolico, "Sicanarum rerum compendium", c. 191 r.
  6. ^ Pagina 262, "La drammaturgia della settimana santa in Italia" [9]
  7. ^ Pagina 261, "La drammaturgia della settimana santa in Italia" [10]
  8. ^ In merito lo storico Giovanni Vivenzio scrive: " ..... né Barcellona, e la Città di Patti, né le Piazze di Melazzo, e di Augusta andarono esenti da danni, e da lesioni nelle loro fabbriche."
  9. ^ A pagina 263 dell'opera "Istoria e teoria de' tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria, e di Messina del MDCCLXXXIII" di Giovanni Vivenzio: "..... Barcellona, comunemente Barcellonetta. Più in là, all'W. di Melazzo trovasi Barcellonetta, la quale soffri moltissimo nelle abitazioni dal Tremuoto de' 5 Febbrajo, e susseguenti, ed in modo, che si doverono construire alcune Baracche per la celebrazione delle Messe, essendo le Chiese o fracassate, o dirute." [11]
  10. ^ Espressione e impressione estrapolata dalla pagina [12] Articolo tratto da "La Sicilia Ricercata"

Bibliografia-Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuliana Fugazzotto - "La Visilla e la tradizione musicale a Barcellona Pozzo di Gotto" - LP Albatros VPA 8495, 1989.
  • Mario Sarica - "Canti della Settimana Santa della provincia di Messina" - LP Albatros VPA 8508, 1989.
  • Giuliana Fugazzotto - "Analisi della Visilla di Barcellona e di Pozzo di Gotto"- in : Culture Musicali, n.15,Firenze,USHER,1990.
  • Giuliana Fugazzotto - "La processione delle “barette” e il canto della “Visilla” a Barcellona Pozzo di Gotto", in: Aa.Vv., Feste - Fiere - Mercati , EDAS, Messina, 1992
  • Mario Sarica e Giuliana Fugazzotto - "I doli du Signuri - Canti della settimana santa in Sicilia" - CD Ethnica n. 10, 1994.
  • Giuliana Fugazzotto - "Viaggio musicale in Sicilia", in "Journal of Musical Antropology of the Mediterranean", n.9, 2005. M&A-Music & Anthropology, 9, 2005
  • Paolo Albani, "Marco De Grandi e le origini del dramma sacro in Sicilia", Teatro Cristiano, 1966.
  • Claudio Bernardi, "La drammaturgia della settimana santa in Italia", editore Vita e Pensiero, 572 pagine, 1991.
  • Maria Pacini Fazzi, di Teofilo Folengo, "Atto della Pinta", sacra rappresentazione, 133 pagine, 1994.
  • Di Pietro Napoli Signorelli, "Vicende della coltura nelle due Sicilie...", 44 pagine.

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]