San Vito

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San Vito
San Vito

San Vito martire, patrono di Regalbuto; statua lignea del 1790 di Giuseppe Picano

Martire

Nascita III secolo
Morte 15 giugno 303
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 15 giugno
Attributi palma
Patrono di danzatori

San Vito, venerato anche come san Vito martire o san Vito di Lucania (Mazara del Vallo, III secoloLucania, 15 giugno 303), fu un giovane cristiano che subì il martirio per la fede nel 303 ed è venerato come santo da tutte le chiese che ammettono il culto dei santi. La memoria liturgica è da ricordare nei giorni 15 giugno, 20 marzo.

Indice

Agiografia [modifica]

Non si hanno dati storicamente accertati sulla sua origine, ma la tradizione[1] lo vuole nato in Sicilia da padre pagano[2]. Secondo una passio del VII secolo il fanciullo siciliano Vito[3], dopo aver operato già molti miracoli, sarebbe stato fatto arrestare dal preside Valeriano su istigazione del proprio padre. Avrebbe subito torture e sarebbe stato gettato in carcere senza che però avesse rinnegato la propria fede; sarebbe stato liberato miracolosamente da un angelo e si sarebbe recato, insieme al precettore Modesto e alla nutrice Crescenzia, in Lucania per continuare il suo apostolato.

Acquistata sempre maggior fama presso il popolo dei fedeli, condotto a Roma, sarebbe stato perfino supplicato dall'imperatore Diocleziano di liberare il figlio dal demonio (forse si trattava di epilessia) ma, ottenuto il miracolo, Diocleziano gli si sarebbe scagliato contro, facendolo imprigionare e uccidere.

Un'altra leggenda devozionale lo vede protagonista sempre in Sicilia, a Regalbuto, dove, fermatosi per riposare nel luogo dove ora sorge la chiesa dei cappuccini, avrebbe incontrato dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si sarebbe fatto restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui avrebbe ridonato la vita.

Si dice che dopo il martirio le ossa di San Vito furono gettate nel fiume Sele, ma è molto probabile che sia stato seppellito accanto alla chiesa eburina di San Vito al Sele e questa ipotesi si consolida grazie ai vari ritrovamenti.[senza fonte]

Culto [modifica]

Le salme dei tre martiri sarebbero state in seguito sepolte dalla pia matrona Fiorenza in un luogo chiamato Marianus.

Nella città di Marigliano, in provincia di Napoli, identificata dagli studiosi con l'antico Marianus, presso la chiesa di San Vito, costruita su una basilica martiriale altomedievale e annessa, a partire dalla seconda metà del XV secolo, ad un convento francescano, è custodita la tomba del martire sigillata da un marmo, ricoperto un tempo da pietre preziose, sul quale è incisa la frase latina: HIC VITO MARTIRI SEPVLTVRA TRADITVR.

Presso il fiume Sele sorge un'antica chiesa dedicata al santo, nel luogo dove fu sepolto presso Eboli. Ancora oggi, presso il luogo del martirio indicato dalla tradizione, sorge la chiesa di San Vito al Sele.

Martirio dei santi Vito, Modesto e Crescenza, manoscritto francese del XIV secolo.

Molti comuni della Valle del Sele (Caposele, Calabritto, Senerchia, Oliveto Citra, Colliano, ecc.) hanno, in memoria del martire, o conservano toponimi e luoghi di culto dedicati a san Vito, testimonianza del primitivo culto che Vito ebbe in queste zone e che poi si diffuse in tutta la Cristianità.

Alcune presunte reliquie sono custodite in un corpo cerato che raffigura il Santo, custodito presso la chiesa Collegiata di Sant'Ambrogio di Omegna (VB), racchiuso in un'urna e portato solennemente in processione l'ultimo sabato di agosto, giorno in cui il vescovo di Novara Bascapè portò devotamente le reliquie ad Omegna. Altre presunte reliquie del Santo sono custodite nell'omonima chiesa di Marola (SP): in entrambe i casi si tratta di "corpi santi" provenienti dalle catacombe romane.

Nella Chiesa Madre di Santo Stefano del Sole (AV) ove San Vito è il patrono, vengono conservate le reliquie del santo, e festeggiato solennemente, oltre che il 15 giugno, l'ultima domenica di agosto nel ricordo del giorno in cui vennero lì deposte, nel 1814.

Al racconto originario della passio del martire si aggiunsero con il passare degli anni varie leggende relative alle translationes delle sue reliquie in varie città e monasteri, e vari miracula che avrebbero avuto come protagonista Vito, leggende che contribuirono ad accrescere ulteriormente la sua fama.

Se è vero che per secoli la figura di san Vito ha alimentato ed esaltato la fede popolare – si pensi per esempio alla protezione per la quale veniva invocato, in modo particolare nella speranza di ottenere guarigione da patologie quali la Corea di Sydenham, una forma di encefalite nota come ballo di San Vito (in quanto può presentare postumi come tic, tremori, etc.), dall'idrofobia, da malattie degli occhi (in slavo la parola Vid = vista fu associata al suo nome, e in quelle terre il culto di san Vito pare avesse sostituito l'antico culto di Svetovit), dalla letargia, è altrettanto vero che la nascita del suo culto e la relativa tradizione agiografica non sono stati ancora studiati in maniera ampia e approfondita.

È venerato come santo martire dalla Chiesa cattolica ed è un santo molto importante anche per la Chiesa ortodossa serba e quella bulgara. La sua ricorrenza è osservata nel giorno del 15 giugno del calendario gregoriano che corrisponde al 28 giugno del calendario giuliano.

San Vito è il patrono ed il protettore dei danzatori. Era assai venerato nel medioevo e fu inserito nel gruppo dei santi ausiliatori,[4] santi verso i quali veniva invocata una intercessione in particolari e gravi circostanze e per ottenere guarigione da malattie particolari.

Il simbolo che lo rappresenta è la palma.

Preghiere e devozioni [modifica]

(SCN)
« Santu Vitu Santu Vitu,
iu tri voti vi lu dicu
vi lu dicu pi su cani
ca mi voli muzzicari
attaccatici lu mussu
cu nu muccaturi russu
attaccatici lu sciancu
cu nu muccaturi iancu!
 »
(IT)
« San Vito San Vito
ve lo dico tre volte,
ve lo dico per quel cane
che vuole mordermi.
Legategli il muso
con un fazzoletto rosso,
legategli le gambe
con un fazzoletto bianco »
(Preghiera tradizionale siciliana contro i morsi dei cani)
(SCN)
« E gridamu, e gridamu ccu cori cuntritu:
viva Ddiu e Santu Vitu! »
(IT)
« E gridiamo, e gridiamo con cuore contrito:
viva Dio e san Vito »
(Invocazione durante la processione dell'alloro a Regalbuto)

La leggenda di San Vito a Gangi [modifica]

A Gangi, paese delle Madonie, si narra che quando fu realizzata la statua di San Vito avvenne un fatto prodigioso. Infatti la statua venne commissionata dalla chiesa di Santa Maria di Gesù ma la stessa notte che fu riposta nella nicchia sparì. Fu ritrovata alla chiesa della Madre ma fu deciso di riportarla a Santa Maria. Ciò avvenne più volte, finché un mastro del popolo non decise di scolpire due cagnolini di legno e "attaccarli" alla statua. Fu così che la sacra immagine di San Vito restò fissa a Santa Maria in cui tutt'oggi possiamo ammirarla (leggenda raccolta in loco).

Festeggiamenti [modifica]

San Vito Martire viene festeggiato in modo speciale a Burgio, provincia di Agrigento; infatti i cittadini di questo piccolo paese sono divisi da secoli in due gruppi devozionali, rispettivamente per San Vito e per San Luca Evangelista. Queste due fazioni religiose, prima confraternite, ora associazioni cattoliche culturali, si contendono il primato di festeggiare la Risurrezione di Gesù nel giorno di Pasqua. È una gara caratteristica che culmina con due spettacoli pirotecnici, ricchissima di riti, gesti e tradizioni.

Nella comunità francoprovenzale di Celle di San Vito, in provincia di Foggia, San Vito viene festeggiato con la processione dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, portati fino al Santuario di San Vito (altitudine 1030 metri), con relativa fiera del 15 giugno.

Molto caratteristici sono anche i festeggiamenti in suo onore che si tengono a Pagani, provincia di Salerno, nel rione di Barbazzano; i festeggiamenti cominciano il 15 giugno con la Santa Messa in onore del Santo, proseguono nei giorni successivi con una sagra di prodotti locali, e si chiudono la domenica con la processione della statua del Santo per il rione; la processione termina con la benedizione dei cani e una speciale "via crucis" che narra le tappe della vita di San Vito.

Viene festeggiato anche in un piccolo borgo di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, Partignano, dove la fede per il santo è molto sentita ed è anche un vanto e orgoglio territoriale.

Anche a Monte Vidon Corrado per il 15 giugno si organizza una grande festa, dove da molti anni accorrono migliaia di persone da tutta la regione.

Molto caratteristica è la festa che si tiene il 15 giugno nei comuni di Ricigliano e di San Gregorio Magno, in provincia di Salerno. Nel corso della cosiddetta turniata, che una volta si celebrava in tutti i paesi delle valli del Sele e del Tanagro, i pastori ripetono gli ancestrali riti della benedictio super animalia e della circumambulatio, che traggono le loro lontanissime origini da un fertile humus di antichissime tradizioni precristiane, se non addirittura preistoriche.

Sentiti festeggiamenti in onore di San Vito anche a Banzi, in provincia di Potenza, dove alla funzione religiosa segue una processione per le vie del paese con la statua del santo patrono portata a spalla dai fedeli. In un contesto molto caratteristico, abbellito nella sera dalle luci, dalla musica e dal tradizionale spettacolo pirotecnico.

Patronati [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Una Passio, lo fa nascere in Sicilia a Mazara da padre pagano e lo vuole incarcerato sette anni perché cristiano (Scheda su San Vito in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it)
  2. ^ "La città di Mazara per antichissima tradizione da nessun’altra contraddetta, passa per essere stata la patria del nostro Santo, il quale nato da Hila, idolatra e di nobile stirpe, ma allevato da Crescenzia ed educato da Modesto, ambedue ferventi cristiani, ancor fanciullo si distingueva per fervore nel praticare la fede e coraggio nel professarla" (Domenico Lancia, Storia della Chiesa in Sicilia, vol. I, pag. 156
  3. ^ BHL 8711-12; per BHL 8714 nasce in Lucania; secondo il Martirologio Geronimiano, Vito sarebbe vissuto in Lucania
  4. ^ Santi, beati e testimoni- San Vito

Bibliografia [modifica]

  • Pietro Messana. San Vito. Indagine su un martire di Cristo dei primi secoli, Ed. Meeting Point, 2008.
  • Edizione della passio BHL 8711 in Acta Sanctorum Junii, 3ed. III, pp. 499–504 (Venezia, 1742, pp. 1013–42)
  • Agostino Amore. Vito, Modesto e Crescenzia in Bibliotheca Sanctorum 12. Roma 1963, pp. 1244 sg.
  • Peter Manns. I Santi. Jaca Book, Piacenza 1987, pag. 137
  • Erich Wenneker. Vitus (Veit), articolo in BBKL (Biographisch-Bibliographische Kirchenlexikon), band XII, 1997, Verlag, 1530-1533 [1]
  • Giovanni Salimbene, Qua munà! Il culto di san Vito nelle valli del Sele e del Tanagro, Salerno, Laveglia Editore, 1997.
  • Maria Rita Basta. L'iconografia di San Vito in alcuni esemplari di arti minori siciliane, in Congresso internazionale di studi su San Vito e il suo culto. Mazara del Vallo 2002.
  • Dario Ianneci. Il libro di San Vito. Storia, leggenda e culto di un santo medievale, Edizioni Gutenberg, Lancusi 2005 (2ª edizione).
  • Antonio Esposito. Il complesso monumentale di San Vito a Marigliano. Storia, arte e devozione. Edizioni Ler, Marigliano, 2006.
  • Remo d'Acierno, La leggenda del Santo Mangiatore" commedia religiosa in due atti sulla vita di san Vito a Taverna del Monaco - Edizioni LA COLLINA 2007

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