Donyale Luna

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Donyale Luna, nome d'arte di Peggy Anne Freeman[1] (Detroit, 1 gennaio 1945Roma, 17 maggio 1979), è stata una modella e attrice statunitense. È stata la prima modella afroamericana e la prima ragazza copertina di colore.[2] È apparsa in diversi film fra cui, nel ruolo di Salomè, in Salomè, del 1972, diretto da Carmelo Bene. È stata una delle muse di Andy Warhol.

Nascita e infanzia[modifica | modifica sorgente]

Nata da Peggy e Nathaniel Freeman, rimase orfana del padre a diciotto anni, quando questi fu assassinato. La madre avrebbe voluto che lei diventasse un'infermiera.

Malgrado la famiglia dichiarata sul suo certificato di nascita, lei persiste nel dire che il suo vero padre biologico fosse un uomo con il soprannome Luna e che sua madre fosse messicana. Secondo la modella, una delle sue nonne era un'antica attrice irlandese che sposò un decoratore di interni nero. È incerto quale di queste origini fosse vera. Nella meta del 1960, un parente descrive Luna come "una bambina molto strana, fin dalla nascita, che viveva sognante in un paese delle meraviglie".[3]

Carriera di modella[modifica | modifica sorgente]

Dopo essere stata scoperta dal fotografo David McCabe, lei si trasferì da Detroit a New York per conseguire la carriera di modella. Nel gennaio del 1965, una immagine di Luna apparve sulla copertina di Harper's Bazaar.[4][5] Luna diventò la prima modella afroamericana ad apparire sulla copertina dell'edizione britannica di Vogue (marzo 1966); il fotografo era David Bailey. Secondo il New York Times, all'inizio della sua carriera Luna fu sotto esclusivo contratto del fotografo Richard Avedon per un anno.[3]

In un articolo del periodico Time pubblicato il 1º aprile del 1966, "The Luna Year", Nancy White - editrice di Harper's Baazar - esagerò sulla sua drammatica magrezza ("alta oltre 180 cm [in realtà quasi 190], appena sopra i 50 kg di peso [solo in seguito sarebbe dimagrita moltissimo], seno piattissimo, con le ossa visibili sotto la pelle come in una radiografia, le gambe che sembrano di una scultura di Giacometti e le dita estese come un ragno, pelle color caramello, labbra piene, faccia ovale e occhi a mandorla", con lenti a contatto multicolor e talvolta con la parrucca bionda): un nuovo corpo divino il quale, per la sua straordinaria singolarità, prometteva di rimanere in auge per molte stagioni. Donyale Luna, come si soprannominò, era certamente la modella più richiesta in Europa.

Nel 1967, il fabbricante di manichini Adel Rootstein creò un manichino con la forma a immagine di Donyale, supplementare al famoso manichino Twiggy del 1966.

Si autoconsiderava un'artista e non una modella: in realtà tutti gli eventi ai quali prendeva parte (fossero un servizio fotografico, una sfilata, la partecipazione ad un programma televisivo o anche semplicemente un happening) alimentavano il suo successo per l'inimitabile performance che sapeva offrire ogni volta. Quando le persone comuni avevano la ventura di incrociarla anche solo per strada, rimanevano letteralmente incantate dalla sua innata eleganza.

Luna apparve nuda nel 1970 su Playmen e nell'aprile del 1975, nell'edizione di Playboy (fotografata da Luigi Cazzaniga).

Carriera d'attrice[modifica | modifica sorgente]

Durante la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 Luna apparve in molti film, in ruoli più decorativi che drammatici.

Apparve in molti film prodotti da Andy Warhol, tra i quali Screen Test: Donyale Luna (1964) e il critico Wayne Koestenbaum descrisse Luna come una "diva pura, mostrando un delizioso e movimentato eccesso di manierismo";[6] Camp (1965), e Donyale Luna (1967), un film a colori di 33 minuti dove la modella è adornata come fosse Snow White (Biancaneve); e poi anche in The Rolling Stones: Rock and Roll Circus e nel documentario inglese Tonite Let's All Make Love in London. Ma sono tre le pellicole che la immortalarono perennemente.

Nel 1968, in Skidoo - commedia cinematografica per la regia di Otto Preminger ed ambientata su uno yacht in crociera - benché presentata come "la maestra di Dio" (Groucho Marx) in un ruolo secondario ma originariamente scritto nientemeno che per Faye Dunaway e che avrebbe dovuto essere di Twiggy - Donyale è per prima ed unica volta ad Hollywood: il ruolo è di una ninfomane, abbigliata con un avveniristico ed ampio vestito verde, che davanti la copriva totalmente mentre sulla schiena aveva una scollatura così profonda da giungere a pochi millimetri sopra il sedere: proprio esibendosi così disinvoltamente, Donyale conferì al personaggio la propria incontenibile sensualità.

Nel 1970, nel finale del Satyricon di Federico Fellini, interpretò la bellissima maga Oenothea, "che per essersi presa gioco di un vecchio e bruttissimo stregone dopo averne rifiutato l'amore, fu da questi, nonostante i poteri magici di lei, condannata a custodire il fuoco fra le gambe lunghissime. Un vero fuoco, ché Fellini ci mostra una scena in cui initerrottamente, chi ha bisogno della fiamma, giunge con la torcia spenta al capezzale di Oenothea e devotamente la poggia sul suo sesso, che con una vampata la accende", tra gli spasmi e con il conforto delle sue serve.[7]

Nel 1972, infine partecipò come protagonista in Salomè, diretto da Carmelo Bene. Donyale è di una bellezza aliena: completamente depilata e con la testa rasata a zero, recita per tutto il film in italiano senza doppiaggio ed integralmente nuda (se si eccettuano un sottilissimo braccialetto d'oro ed un anello) e, nonostante il ruolo principale, mostra senza complessi il suo corpo tremendamente scheletrico in modo quasi subliminale per tutto lo svolgersi della pellicola, in un'atmosfera psichedelica ed intrisa di simbolismi blasfemi che culminano nel finale: con un cambio repentino di registro, nella danza che fa innamorare Erode (interpretato dallo stesso Carmelo Bene) e condurrà alla pena capitale Giovanni Battista, sotto un sole accecante, il geniale regista le fa semplicemente piegare e riporre i proverbiali sette veli.

La questione dell'identità razziale[modifica | modifica sorgente]

Secondo la giornalista Judy Stone, che tracciò un profilo di Luna per il New York Times nel 1968, la modella era "riservata, misteriosa, contraddittoria, evasiva, volubile, e fissata riguardo al suo lignaggio multirazziale -- esotica, un camaleonte dovuto a un intreccio fatto di messicano, nativo americano, cinese, irlandese, e infine, ma non certo meno importante, negro." Una rivista londinese la salutò come "la radicale Nuova Immagine della donna di colore. La moda trova se stessa in una posizione strumentale per un cambiamento epocale, ad ogni modo leggero, immettendo sul mercato l'adorazione, l'idolizzazione del negro ... "[8] Quando Stone al riguardo le chiese se dalle sue apparizioni nei film di Hollywood avrebbe tratto beneficio la causa delle attrici nere, Luna rispose, "Se ciò portasse molto lavoro per messicani, cinesi, indiani, neri, ben venga. Potrebbe essere buono, potrebbe essere cattivo. Non mi importerebbe molto."[8]

Relazioni amorose[modifica | modifica sorgente]

Nella metà degli anni '60 Luna si sposò con un attore; un matrimonio che durò 10 mesi.[9] Più tardi ella, a quanto viene riferito, fu fidanzata all'attore austriaco Maximilian Schell, a un ignoto fotografo danese, e a Georg Willing, un attore tedesco che appariva in film di terrore europei (come nel 1970 in "Necropolis") e con il Living Theatre.[10]

Risale al 1968, come confessò in un'intervista, la sua dipendenza dall'LSD.

Intorno al 1969 Luna fu anche legata all'attore tedesco Klaus Kinski. Entrambi posarono insieme in molte fotografie.

Sposò il fotografo italiano Luigi Cazzaniga.[11] Nel 1977 essi ebbero una bambina, Dream Cazzaniga.

Documentario sulla sua vita[modifica | modifica sorgente]

Il cineasta Jennifer Poe sta lavorando a un documentario su Luna e Pat Hartley (un'attrice che più tardi sposerà il produttore inglese Dick Fontaine), che fu la sola donna di colore a far parte dello studio di Warhol.[12]

Cinema e televisione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alcune fonti riportano il suo mome di nascita come '"Peggy Anne Donyale Aragonea Pegeon Freeman'", sebbene questo fosse apparentemente l'esotico adattamento del nome di Luna sul suo certificato di nascita, Peggy Anne Freeman.
  2. ^ http://www.vogue.co.uk/magazine/issue.aspx/Front-Cover/Year,1966/Month,March/Model,Donyale%20Luna/Editor,Beatrix%20Miller/Photographer,David%20Bailey/Search,Year/ British Vogue - Cover Search, March 1966
  3. ^ a b Judy Stone, "Luna, che sognò di essere bianca come la neve" ("Luna, Who Dreamed of Being Snow White"), The New York Times, 19 maggio 1968
  4. ^ Judy Stone, "Luna, che sognò di essere bianca come la neve", The New York Times, 19 maggio 1968
  5. ^ Fashion: The Luna Year - TIME
  6. ^ "pure diva, presenting a delicious mobile excess of mannerism"; - http://findarticles.com/p/articles/mi_m0268/is_2_42/ai_109023349/pg_1
  7. ^ David R. Ignatius, "The Moviegoer: Fellini Satyricon at the Cheri 3", The Harvard Crimson, 6 aprile 1970
  8. ^ a b Judy Stone, "Luna, Who Dreamed of Being Snow White," The New York Times, 21 maggio 1968, page D19.
  9. ^ [http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,840625,00.html The Luna Year - TIME
  10. ^ Judy Stone, "Luna, Who Dreamed of Being Snow White," The New York Times, 21 maggio 1968, pagina D19.
  11. ^ Luigi Cazzaniga:::Photographer
  12. ^ "Perché almeno una persona di questa lista sarà giustamente famosa nel 2010" ("Because at Least One Person on This List Will Be Justly Famous by 2010"), New York Magazine, 26 dicembre 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]