Cratere di Chicxulub

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Coordinate: 21°24′00″N 89°31′00″W / 21.4°N 89.516667°W21.4; -89.516667

La topografia radar rivela l'ampiezza di 180 chilometri dell'anello del cratere (immagine P.D. fornita da NASA/JPL-Caltech)

Il cratere di Chicxulub è un antico cratere da impatto sepolto sotto la penisola dello Yucatan, con il suo centro localizzato approssimativamente vicino al paese di Chicxulub, nel Messico. Le ricerche suggeriscono che questa struttura d'impatto possa datarsi a circa 66,038[1] milioni di anni fa, determinando il passaggio tra il periodo Cretacico e quello detto Paleogene. Il diametro stimato dalle ricerche terminate nel 2010 del meteorite è di 12 km (paragonabile per dimensioni a Deimos satellite di Marte), equivalente alla detonazione di una potenza esplosiva pari a circa 5.0×1023 joule di energia, approssimativamente 190.000 gigatoni di TNT[2], nell'impatto. In confronto, l'ordigno esplosivo più potente che sia stato detonato nella storia, la Bomba Zar, aveva soltanto un potenza esplosiva pari ad un ventesimo di gigatone.

L'impatto provocò uno tsunami gigante che si sparse a cerchi concentrici in tutte le direzioni, colpendo specialmente l'isola caraibica di Cuba. L'emissione di polvere e particelle provocò cambi climatici simili all'inverno nucleare, che probabilmente vide la superficie della Terra totalmente coperta da una nube di polvere per molti anni. (Pope, et al., 1997) Questo calcolo dei tempi è in armonia con la teoria postulata dal fisico Luis Alvarez e da suo figlio Walter, un geologo, per spiegare l'estinzione dei dinosauri. Gli Alvarez postularono che l'estinzione dei dinosauri, approssimativamente contemporanea allo strato geologico noto come limite K-T, avrebbe potuto essere stata causata dall'impatto di un meteorite di proporzioni quasi planetesimali. Questa teoria è attualmente accettata ampiamente dalla comunità scientifica.

La prova principale a favore di questa teoria è la presenza di un sottile strato di iridio, presente in questo confine geologico, dato che l'iridio è un metallo considerato raro nella crosta terrestre, ma è un elemento abbondante nei meteoriti[3].

Scoperta[modifica | modifica sorgente]

Carta delle anomalie gravimetriche della Penisola dello Yucatán - In bianco la linea di costa (immagine fornita da NASA/JPL-Caltech)

Nei primi anni novanta, Alan R. Hildebrand, uno studente laureando dell'University of Arizona, visita il piccolo villaggio di montagna noto come Beloc, nell'isola caraibica di Haiti. Stava investigando alcuni depositi dell'epoca Estinzione del cretaceo-terziario che includevano spessi depositi di roccia frammentata e disarrangiata, che erano stati apparentemente rimossi da un certo luogo e violentemente proiettati e poi depositati ovunque da un gigantesco tsunami (costituito da onde marine colossali) che molto probabilmente erano state provocate dall'impatto di un piccolo corpo celeste contro la Terra. Questi depositi possono trovarsi in molte località attorno al globo, ma sembrano concentrarsi nel bacino dei Caraibi.

Hildebrand scoprì un tipo di ghiaia colorata in verdastro-marrone contenente un eccesso di iridio, che mostrava anche piccoli granuli di quarzo sottoposti a stress termico e pressorio e piccole sferule di silicio vetrificato che sembravano essere tectiti. Lui ed il suo tutor universitario William V. Boynton pubblicarono i risultati di una ricerca sulla stampa scientifica, suggerendo non solo che i depositi erano il risultato di un impatto asteroidale sulla Terra, ma anche che l'impatto non poteva essere stato distante più di 1.000 chilometri.

Tale circostanza, dal momento che nessun cratere di alcun tipo era noto nel bacino dei Caraibi, risultò di particolare interesse. Hildebrand e Boynton riportarono la loro scoperta ad una conferenza geologica internazionale, suscitando un vivo interesse.

Indizi basati sulla densità del materiale eiettato segnalavano la possibile ubicazione dei crateri d'impatto al largo della costa nord della Colombia oppure vicino all'angolo occidentale di Cuba. Infine Carlos Byars, un reporter del Houston Chronicle, contattava Hildebrand e gli diceva che un geofisico noto come Glen Penfield aveva scoperto quello che poteva essere il cratere da impatto nel 1978, sepolto nella parte nord della penisola dello Yucatán.

In quell'anno, Penfield aveva lavorato per la Petroleos Mexicanos (PEMEX, la compagnia petrolifera di stato messicana), come un membro dello staff per la scansione magnetica aerea della penisola dello Yucatán. Quando Penfield esaminò i dati della scansione, vi trovò anche un netto e gigantesco "arco" sotterraneo nei dati magnetici colmi di rumore di fondo che venivano elaborati. Questo arco, con i suoi estremi che puntavano a sud, presente nel fondo del mare dei Caraibi al largo dello Yucatan non era concordante con quello che ci si poteva aspettare dalla geologia nota della regione. Penfield ne fu intrigato, e riuscì ad ottenere una carta delle variazioni di campo gravitazionale nello Yucatan che era stata eseguita negli anni sessanta e che giaceva impolverata negli archivi della PEMEX. Trovò un altro arco, ma quest'ultimo era nell'entroterra della penisola dello Yucatan, ed i suoi estremi puntavano a nord. Mise a confronto le due mappe e riscontrò che i due archi si riunivano in un cerchio netto, largo 180 chilometri, con il suo centro nel villaggio di Puerto Chicxulub.

Penfield era un astronomo amatoriale ed aveva una buona idea di quello che cercava. Anche se la PEMEX non gli permise di pubblicare dati specifici, consentì sia a lui che al collega Antonio Camargo di presentare i loro risultati in una conferenza geologica del 1981. Sfortunatamente, la conferenza quell'anno fu disertata, ironicamente, perché molti geologi seguivano un "workshop" sugli impatti cometari sulla Terra, e il loro rapporto attirò poca attenzione, anche se riuscì alla fine a giungere a Byars.

Penfield non si arrese. Sapeva che la PEMEX aveva perforato pozzi esplorativi in zona nel 1951. Uno dei pozzi aveva bucato uno spesso strato di roccia ignea nota come "andesite" a circa 1,3 chilometri di profondità. Quella struttura poteva essere stata creata dall'intenso calore e pressioni di un impatto asteroidale sulla Terra, ma ai tempi delle perforazioni era stato liquidato come un "domo vulcanico", anche se una caratteristica del genere risultava fuori posto nella geologia della regione.

Ulteriori studi dei "core" di roccia immagazzinati avrebbero risolto la questione, ma sfortunatamente molti di questi erano andati perduti nell'incendio di un magazzino nel 1979. Penfield prese un aereo per lo Yucatan per vedere se trovava qualcosa delle "tailing" (code) lasciate dalle teste di perforazione. Questa sua idea non risultò proficua, ed in un caso Penfield scavò dentro una porcilaia comunale che era stata ubicata in un sito di deposito delle teste di perforazione, compito da lui stesso raccontato come "spiacevole e infruttuoso".

Comunque, dopo che Hildebrand ebbe contattato Penfield, i due riuscirono a recuperare due campioni separati estratti dai pozzi perforati dalla PEMEX nel 1951. Le analisi mostrarono chiaramente materiali risultanti dallo shock e dal metamorfismo. Gli studi eseguiti da altri geologi dei frammenti trovati a Beloc (Haiti) mostrarono chiaramente che erano il risultato di un impatto asteroidale.

I dati raccolti cominciavano ad essere convincenti, e le ricerche riguardo al cratere d'impatto ricevettero un ulteriore impulso quando un gruppo di ricercatori californiani, comprendente Kevin O. Pope, Adriana C. Ocampo, e Charles E. Duller, iniziò a studiare accuratamente le immagini satellitari della regione. Si scoprì che esisteva un anello quasi perfetto di sinkhole (doline) o "cenotes" (depressioni da subsidenza) centrati sulla località di Puerto Chicxulub che combaciavano perfettamente con l'anello che Penfield aveva trovato nei suoi dati. Questi "sinkholes" erano stati probabilmente causati dalla subsidenza delle pareti del cratere. (Pope, et al., 1996)

L'ammontare dell'evidenza era sufficiente per far salire la maggior parte della comunità scientifica dei geologi sul carro di Penfield, ed ulteriori studi hanno rafforzato il consenso. Infatti, si sono accumulati molti indizi che indicano che in effetti il cratere abbia un diametro di 300 chilometri, e che l'anello di 180 km sia soltanto una "parete interna". (Sharpton & Marin, 1997)

Chicxulub era soltanto parte di un impatto asteroidale multiplo?[modifica | modifica sorgente]

In anni recenti, sono stati scoperti alcuni altri crateri, aventi approssimativamente la stessa età di Chicxulub, tutti tra le latitudini di 20°N e 70°N. Alcuni esempi includono il cratere Silverpit nel Mare del Nord, ed il Cratere Boltysh in Ucraina, entrambi molto più piccoli rispetto a Chicxulub; più probabilmente sembrano essere stati causati da oggetti con una gamma di dimensioni dell'ordine di misura del centinaio di metri. Questo ha portato all'ipotesi che l'impatto di Chicxulub possa essere stato soltanto uno di una serie di impatti consecutivi che possono essere avvenuti in un tempo alquanto ristretto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comet or asteroid impact wiped out dinosaurs 66,038,000 years ago. URL consultato il 09-02-2013.
  2. ^ Timothy J. Bralower, Charles K. Paull and R. Mark Leckie, The Cretaceous-Tertiary boundary cocktail: Chicxulub impact triggers margin collapse and extensive sediment gravity flows, 1998.
  3. ^ The Chicxulub Debate

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pope KO, Baines KH, Ocampo AC, Ivanov BA, Energy, volatile production, and climatic effects of the Chicxulub Cretaceous/Tertiary impact in Journal of Geophysical Research, vol. 102, E9, 1997, pp. 21645-64, PMID 11541145.
  • Pope KO, Ocampo AC, Kinsland GL, Smith R, Surface expression of the Chicxulub crater in Geology, vol. 24, nº 6, 1996, pp. 527-30, PMID 11539331.
  • Rojas-Consuegra, R., M. A. Iturralde-Vinent, C. Díaz-Otero y D. García-Delgado, Significación paleogeográfica de la brecha basal del Límite K/T en Loma Dos Hermanas (Loma Capiro), en Santa Clara, provincia de Villa Clara. I Convención Cubana de Ciencias de la Tierra. in GEOCIENCIAS, vol. 8, nº 6, 2005, pp. 1-9, ISBN 959-7117-03-7.
  • Sharpton VL, Marin LE, The Cretaceous-Tertiary impact crater and the cosmic projectile that produced it in Annals of the New York Academy of Sciences, vol. 822, 1997, pp. 353-80, PMID 11543120.
  • The Chixulub Debate

Walter Alvarez, T. Rex e il cratere dell'apocalisse, Milano: Mondadori, 1998.

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