Con gli occhi chiusi (romanzo)
| Con gli occhi chiusi | |
|---|---|
| Autore | Federigo Tozzi |
| 1ª ed. originale | 1919 |
| Genere | romanzo |
| Sottogenere | autobiografico |
| Lingua originale | italiano |
| « Con gli occhi chiusi è la storia di un amore che Pietro con tutti i mezzi porta al fallimento per punire, con la vista del proprio scacco, chi gli ha cagionato quell'impotenza psicologica di amare. » | |
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(Giacomo Debenedetti, Il romanzo del Novecento[1])
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Con gli occhi chiusi è un romanzo dello scrittore italiano Federigo Tozzi pubblicato nel 1919.
L'opera può considerarsi il progenitore del romanzo esistenzialista.
| « Senza mai perdere un contatto vitale con la realtà terragna, popolare e passionale in cui affondava le sue radici, è riuscito a trasformare la sua realtà in una figura della crisi europea con cui si apre il Novecento.Anticipò d'istinto certi affioramenti improvvisi e dolorosi dell'io profondo che sono studiati dalla psicanalisi, da lui ignorata. Espresse in modo originale, con personalissimo accento, l'angoscia del vivere che assedia il personaggio - uomo novecentesco.[2] » |
Ne è stato tratto un film, vedi Con gli occhi chiusi (film).
Indice |
[modifica] Analisi del romanzo
Con gli occhi chiusi venne scritto nel 1913 a Castagneto ed è un racconto di spunto autobiografico; nella figura di Pietro, tormentato e inquieto, viene rappresentato lo stesso scrittore; nel personaggio di Domenico, rude e avido, il padre di Federigo che veniva chiamato, alla trattoria che gestiva, Ghigio del Sasso; Ghisola è una ragazza di nome Isola che il giovane Federigo amò dal 1899 fino al 1903 e il podere di Poggio a' Meli è il Castagneto.
La vicenda autobiografica, come scrive Giacomo Debenedetti,[3] « [...] è emblematica di un disagio esistenziale che è al centro della grande narrativa e in genere della cultura novecentesca. In un mondo ove la società industriale fa sempre più affievolire i valori spirituali, il disinteresse, l'amore, la lealtà alla natura, la fedeltà all'ideale, l'uomo, nel ritratto di Tozzi, si sente estraneo, assediato dall'incomprensione, escluso da un vero dialogo umano; la sua sete di affetto si trasforma in disperata solitudine; egli è costretto, per attutire le ferite della realtà ostile, a vivere "con gli occhi chiusi".»
Nel febbraio del 1915 Tozzi inviò a Mario Puccini, che era editore della "Edizioni Puccini" di Ancona, il dattiloscritto, ma costui gli risponde che era un periodo difficile a causa della guerra imminente e che non poteva prendere alcun impegno.
Nel 1918 Tozzi consegnò all'editore Treves, che gli aveva pubblicato il romanzo Bestie nel 1917, il dattiloscritto la cui pubblicazione venne però sospesa, malgrado le lodi di Luigi Pirandello, perché l'autore aveva precedentemente scritto sul Tempo di Roma un articolo infelice contro La Beffa di Buccari di D'Annunzio al quale non si voleva fare dei torti dal momento che era lo scrittore principale di quella casa editrice e il libro finì così di uscire solamente nel 1919.
Come si può leggere dal carteggio con la casa Treves, ancora nel 1918 il romanzo era intitolato Ghisola, lieve trasformazione di Isola, la ragazza che lo scrittore aveva amato, come è riferito in "Novale"[4] soprattutto in un biglietto del 28 marzo 1900 e in una lunga lettera del 30 marzo 1903.
| « ...erasi stabilita un'amicizia forte e passionale, ed io ricordo che provavo quasi un'ebrezza quando, vincendo la mia ritrosia ingenua, riuscivo a farmi dare del tu. Ricordo anche che sono stato quasi un mese intero senza frequentare la mia scuola perché la mattina ella mi aspettava nel fondo del campo ed andavamo a braccetto lungo il torrente che serve da confine al campo. Le davo anche dei baci senza che me ne rendesse. » |
Sempre il Debenedetti[5] nel suo saggio accomuna, in chiave psicologica, il personaggio di Pietro a quello di Edipo prendendo come esempio la scena della castrazione degli animali del podere che il padre ordina e alla quale Pietro assiste innorridito.
Come Edipo per espiare l'uccisione del padre si acceca perpetrando su sé stesso la mutilazione che il padre gli aveva inflitta facendolo vivere isolato e ignaro di tutto tra i pastori con gli occhi chiusi, così Pietro, che assistendo alla mutilazione voluta dal padre capisce di essere inibito per sempre di fronte alle cose, si mette a vivere da cieco.
[modifica] Il lirismo del romanzo
Nel romanzo Con gli occhi chiusi Tozzi tocca momenti di forte lirismo che, anche quando sembra più abbandonato e commosso, è fortemente tragico.
Si può osservare questa tenerezza e violenza nello stesso tempo soffermandosi sui passi che descrivono il paesaggio in modo così intenso da giungere alla sofferenza come quando cerca di descrivere i suoi turbamenti di marzo
| « Questi soli ambigui, questi cinguettii ancora nascosti e che si dimenticano presto, queste nuvole biancheggianti che sembrano venute prima del tempo![6] » |
o come nella scena notturna, quando Ghisola è attratta e nello stesso tempo spaventata dall'ombra del pozzo
| « ...come se ti tirasse giù, dentro l'acqua, lei e tutta la luna[7]. » |
Brani nitidi che possono essere confrontati a quelli di certi autori del Trecento come a quelli di certi espressionisti del Novecento.
Tozzi è uno scrittore di un realismo scabro e incisivo e i personaggi tozziani sono ben riconoscibili all'interno della realtà.
Quanto nella prosa si assiste ad immagini che seguono in modo lirico le sensazioni, le sofferenze e le impotenze, tanto è ben precisa e segnata con nitidezza quella realtà sociale e naturale dove si svolge il dramma.
Tozzi riesce a delineare con una raffigurazione precisa la società provinciale di fine Ottocento sullo sfondo della quale agisce la piccola borghesia padronale e la gente contadina, in modo impietoso e oggettivo.
[modifica] Le parole della critica
Tozzi non può considerarsi un autore facile e, pur avendo avuto diversi ammiratori, non ebbe nei primi tempi una critica facile. Solamente nell'ultimo decennio del Novecento, con i saggi, per citare i più famosi, di Giacomo Debenedetti, Alberto Moravia, Carlo Cassola, Luigi Baldacci, è stato ampiamente rivalutato e la sua opera è stata collocata al vertice della letteratura del secolo.
[modifica] Giacomo Debenedetti
| « Narrare, per Tozzi, è catturare quei misteriosi atti, il mistero inarticolabile di quegli atti. Non si tratterà più di una narrazione di cause e di effetti, ma di comportamenti, di modi insidacabili di apparire e di esistere. Di qui l'antinaturalismo di Tozzi. Il naturalismo narra in quanto spiega, Tozzi narra in quanto non sa spiegare.[8] » |
[modifica] Carlo Cassola
| « Il personaggio femminile è la grande riuscita del romanzo. Ghisola è un autentico polo di attrazione sessuale: fa pensare alle grandi figure femminili di Hardy, a Batdheba e a Tess. Noi viviamo la passione di Pietro per Ghisola perché sentiamo quanto la donna sia desiderabile. Ed è uno strazio assistere alla sua degradazione(...). Il terzo protagonista del romanzo è il padre. Domenico Rosi ha una straordinaria evidenza.( ...)è sorprendente l'analogia di Domenico con le figure del padre in Figli e amanti e nel Dedalus. Anche il padre di Paul Morel, cioè il padre di D. H. Lawrence, anche il padre di Stephen Dedalus, cioè il padre di Joyce, possiedono una straordinaria e quasi animalesca vitalità. E i figli ne sono atterriti e affascinati insieme.[9] » |
[modifica] Alberto Moravia
| « Tozzi ha alcuni caratteri in comune con Verga. Come Verga, ci ha dato il ritratto autentico di una provincia italiana; la Toscana di Tozzi, come la Sicilia di Verga, è in qualche modo 'magmatica', grazie ad un analogo approccio linguistico alla realtà. Ma i punti in comune tra Tozzi e Verga si fermano qui(...)tra Verga e i suoi 'vinti' ci sono una distanza , un distacco che non sono soltanto dovuti all'oggettività propria del naturalismo ma anche alla differenza sociale tra Verga e i propri personaggi. (...) Invece Tozzi sta in mezzo ai suoi personaggi, anch'essi 'vinti', come un simile tra i suoi simili.[10] » |
[modifica] Luigi Baldacci
| « I personaggi di Tozzi non sono; sentono di essere; e a volte gli sembra. Ma come non c'è chiara coscienza di percezione umana, il mondo della natura si scatena, si scuote dal giogo e diventa minaccioso. La realtà è il diavolo. Il tentatore si manifesta attraverso la deformazione diabolica della visione(...) (il primo nome che mi viene in mente qui, per analogia, è quello di Dino Campana)[11] » |
[modifica] Curiosità
Il cantautore toscano Luca Faggella ha omaggiato il romanzo di Tozzi intitolando Ghisola il nuovo album in uscita ad aprile 2010 e il brano omonimo che narra proprio le vicende della giovane protagonista.
[modifica] Edizioni
- Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, collana Capolavori della narrativa, Istituto Geografico De Agostini, 1982, pp. 159.
[modifica] Note
- ^ Giacomo Debenedetti, Il romanzo del Novecento, Garzanti, Milano, 1981
- ^ Geno Pampaloni, in introduzione a Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, Istituto geografico De Agostini, Novara, 1883, pag.IV
- ^ Giacomo Debenedetti, Con gli occhi chiusi, in "aut aut", novembre 1963 (poi in Il personaggio-uomo, Milano, Il Saggiatore, 1970)
- ^ Novale, Vallecchi, Firenze, 1984
- ^ op. cit. pag.20
- ^ Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, Istituto geografico De Agostini, Novara, 1982, pag. 26
- ^ op. cit. pag.32
- ^ Giacomo Debenedetti, Il personaggio-uomo, Milano, Il saggiatore, 1970
- ^ Carlo Cassola, saggio in I romanzi, Vallecchi, Firenze, 1973
- ^ Alberto Moravia, in prefazione, Federigo Tozzi, Novelle, Vallecchi, Firenze, 1976
- ^ Luigi Baldacci, in saggio in I romanzi, Vallecchi, Firenze, 1973
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