Chiesa di San Francesco alle Scale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 43°37′17″N 13°30′43″E / 43.621389°N 13.511944°E43.621389; 13.511944

Chiesa di San Francesco alle Scale
Chiesa di San Francesco alle Scale
Stato Italia Italia
Regione Marche Marche
Località Ancona-Stemma.png Ancona
Religione cristiana cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Ancona-Osimo
Stile architettonico Gotico e Tardo barocco
Inizio costruzione XIV secolo

La chiesa di San Francesco alle Scale è una chiesa di Ancona, costruita lungo la storica via Pizzecolli (o del Comune) come molti altri importanti edifici storico-artistici della città.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origine

La chiesa sorge all'apice di una scalinata in Piazza San Francesco. Fondata il 14 agosto 1323 dai Francescani e dal vescovo Nicola degli Ungari, fu in origine dedicata a Santa Maria Maggiore e soltanto nel 1447 venne costruita la scalinata da cui prese la denominazione. La scala fu realizzata da mastro Domenico con due rampe da 30 gradini ciascuna[senza fonte].

Interventi di Giorgio Orsini da Sebenico

Nel 1454, Giorgio Orsini da Sebenico realizzò sulla facciata il portale presente ancora oggi, che riecheggia l'impianto architettonico gotico fiorito della Porta della Carta del Palazzo Ducale di Venezia, alla quale aveva precedentemente lavorato l'artista dalmata[1]. Rispetto alla porta veneziana, però, gli elementi gotici hanno perso gran parte della loro funzione strutturale, per divenire semplici elementi decorativi; lo spirito rinascimentale è evidente sia nelle sculture, sia nel portale architravato, sia nello straordinario fregio di venti ritratti scolpiti che emergono dalla pietra, simili a quelli realizzati dallo stesso autore nella cattedrale di Sebenico.

Sui pilieri l'Orsini ricavò quattro edicole per le quali scolpì altrettante statue di santi francescani: Santa Chiara, San Bernardino da Siena, Sant'Antonio da Padova e San Ludovico d'Angiò. Sopra al portale, chiuso da un arco gotico senza più alcuna funzione strutturale, si ammira il bassorilievo di San Francesco che riceve le stimmate; sopra ad esso spicca un conchiglione emiciclico che sostiene un monumentale baldacchino semiesagonale. Giorgio da Sebenico progettò inoltre una monumentale scalinata d'accesso, che occupava tutto lo spazio della piazza attuale e mostrava la sua attenzione per l'inserimento urbanistico delle opere architettoniche.

L'interno accoglieva un dipinto considerato uno dei capolavori del pittore rinascimentale Nicola di Maestro Antonio d'Ancona, ora esposto al Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, negli Stati Uniti. Intorno al 1450 Lorenzo Lotto lasciò a San Francesco un'Assunzione, che ancora domina l'interno della chiesa da dietro l'altar maggiore.

Manomissioni successive

Tra il 1777 ed il 1790 venne sopraelevata ed ingrandita, alterando le proporzioni quattrocentesche ed eliminando le trecentesche cappelle minori. Ancor oggi è visibile in facciata lo stacco tra l'altezza originaria (in intonaco chiaro) e la sopraelevazione settecentesca (in mattoni). L'architetto Francesco Maria Ciaraffoni ricostruì anche il convento annesso con i due chiostri. Nel 1798 il complesso chiesa-convento venne chiuso ed adibito, dopo la parentesi napoleonica, a civico ospedale; alcuni anni dopo, nel 1802, viene sciaguratamente eliminata la scalinata monumentale quattrocentesca nella speranza di trovare una vena d'acqua; fu così che ebbe origine la piazza attuale.

Dopo il 1860, conseguentemente alla secolarizzazione del complesso chiesa-convento, questa venne internamente suddivisa in piani e locali ad opera dell'architetto militare Giuseppe Morando con l'apertura in facciata di tre piani di finestre a sesto acuto per dare luce ai nuovi vani, dopodiché il complesso venne adibito a Civico Ospedale fino all'apertura del nuovo Ospedale Civile Umberto I nella nuova zona di espansione urbana fuori Porta Cavour.

Dal 1927 fino al 1944 fu sede della Pinacoteca civica Francesco Podesti e del Museo archeologico nazionale delle Marche; per l'occasione l'originale rampa d'accesso semicircolare venne ricostruita in forme più "moderne" su progetto dell'architetto Italo Garlatti[2]. Il campanile del XVIII secolo crollò nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, a causa di un bombardamento che distrusse anche il convento adiacente.

Ripristino e riapertura

Dopo la Seconda guerra mondiale, venne dapprima ricostruito il campanile in forme riecheggianti le settecentesche di quello crollato e, demolendo i piani in cui era stato suddiviso lo spazio dell'aula, l'intera chiesa venne ripristinata; furono anche chiuse le finestre aperte dopo il 1860.

Nel 1953, finalmente, San Francesco alle Scale fu riaperta al culto, e divenne sede della parrocchia del Rione di San Pietro, in sostituzione della vicina chiesa di San Pietro, distrutta durante i bombardamenti. Tuttora è officiata dai Frati Minori Conventuali. Dal 1994 al 1997 fu effettuato un accurato intervento di restauro del portale, che ora è tornato a mostrare nuovamente il bianco caldo della pietra d'Istria usata da Giorgio da Sebenico.

L'interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno, a navata unica e di aspetto settecentesco, è stato liberamente ripristinato nel secondo dopoguerra in occasione della riapertura al culto della chiesa. Conserva il Battesimo di Cristo di Pellegrino Tibaldi, la Gloria in gesso di Gioacchino Varlè, gli Angeli che trasportano la Santa Casa di Loreto di Andrea Lilli e soprattutto la grande pala dell'Assunzione di Lorenzo Lotto (1550), uno dei capolavori dell'artista. L'altare maggiore in legno dorato proviene dalla soppressa chiesa di San Francesco ad Alto.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mariano Fabio, La Loggia dei Mercanti in Ancona e l'opera di Giorgio di Matteo da Sebenico, Ancona, Ed. Il lavoro editoriale, 2003.
  2. ^ Michele Polverari, Ancona pontificia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mariano Fabio,Giorgio di Matteo da Sebenico e il “Rinascimento alternativo” nel ‘400 adriatico, in “Critica d’Arte”, Anno LXXIII, n.45-46, gennaio-giugno 2011( 2012), Casa editrice Le Lettere, Firenze 2012, pp.7-34.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]