Cause dell'omosessualità
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Uno degli aspetti più interessanti del dibattito relativo all'omosessualità è la cosiddetta questione delle "cause".
Nel corso dei secoli, innumerevoli teorie sono state presentate per spiegare la ragione del comportamento omosessuale nell'essere umano. Dall'influsso astrale alla punizione divina, dalla depravazione morale alla decadenza sociale, dall'influsso diabolico alla malattia psichica, da difetti di tipo ormonale o cromosomico a difetti della crescita della personalità, non esiste praticamente aspetto della vita umana che non sia stato usato per "spiegare" l'omosessualità.
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[modifica] Il dibattito sulle cause del comportamento omosessuale
L'omoaffettività ad oggi è stata dibattuta ampiamente come questione morale, anche se si tratta in realtà di un carattere al pari dell'altezza e dell'intelligenza, infatti pretendere di scindere l'eteroaffettività da tutte le altre tipologie di affettività è impreciso e non corretto.
La domanda delle "cause delle tendenze omosessuali" riguarda anche le "cause delle tendenze sessuali" in genere. E non solo per quanto riguarda la specie umana, ma anche per quanto riguarda gli animali in genere, dato che occorre spiegare come un simile comportamento, non utile per la propagazione dei geni, si riscontri presso molti ordini di animali che usano la sessualità per la riproduzione.
In generale si possono suddividere le teorie esistenti in cinque categorie, a seconda del tipo di fattore che si ritiene determini (o predisponga) l'orientamento sessuale.
- Teorie facenti riferimento al determinismo biologico, secondo il quale sarebbero fattori biologici (in particolare ormonali e/o genetici) a determinare o predisporre l'orientamento sessuale.
- Teorie facenti riferimento al dominio della psicologia che analizzano il comportamento e l'orientamento sessuale in termini di mente o di esperienze e che ricollegano l'orientamento sessuale allo sviluppo psichico infantile.
- Teorie facenti riferimento alla omosessualità come malattia e due teorie che rifiutano il concetto di "tendenza omosessuale", e quindi la ricerca delle sue "cause".
- Da un punto di vista filosofico/antropologico, alcuni studiosi analizzano la genealogia dell'orientamento sessuale, formulando ipotesi sull'origine di tutte categorie che descrivono la sessualità e criticandone l'espressività. Da queste considerazioni e da analoghe considerazioni sulla natura del corpo e della sua rappresentazione si sviluppa la cosiddetta "teoria queer".
- Da un punto di vista di alcune religioni, esistono teorie che spiegano il comportamento omosessuale in termini di "vizio".
[modifica] Teorie genetiche biologiche e sociali
Alcuni studi hanno avanzato l'ipotesi che nella genesi dell'omosessualità possano essere coinvolti fattori genetici o biologici. In alcune vecchie ricerche sarebbero stati rinvenuti in omosessuali maschi livelli di androgeni più bassi del normale. Ma l'indirizzo recente delle più accreditate scuole di endocrinologia dimostra invece il contrario: non sussiste alcuna differenza di profilo e qualità ormonale tra i maschi omosessuali e quelli eterosessuali. In altri lavori è stata anche descritta una risposta anomala all'inoculazione di estrogeni con aumento della concentrazione di ormone luteinizzante.
Da ciò si è ipotizzato che gli estrogeni, qualora presenti in concentrazione normale durante lo sviluppo prenatale, siano capaci di determinare un orientamento sessuale caratterizzato da interesse nei confronti delle donne mentre una diminuzione di tali ormoni (od una insensibilità tissutale alla loro azione) determinerebbe la comparsa di un orientamento sessuale verso i maschi. È da riferire comunque che i dati ottenuti da questi studi non sono stati confermati da lavori successivi.
A sostegno dell'ipotesi descritta,è stata portata anche la constatazione che bambine sottoposte a livelli eccessivi di ormoni maschili durante la gestazione tendono ad essere più aggressive e meno femminili. [senza fonte]. Questa associazione è errata in quanto la mascolinità nelle femmine o femminilità nei maschi non si accompagna di pari passo con l'omoaffettività. Uno studio del 1977 aveva indicato una correlazione tra l'omosessualità femminile e la quota di testosterone plasmatico [1], in ciò anche sostenuto da un altro lavoro che suggeriva che i livelli di alcuni ormoni potessero essere anomali nei casi di lesbismo primario (dall'autore definito, tra l'altro, come una situazione in cui non si siano avuti mai rapporto eterosessuali) [2] ma lavori successivi non hanno dato conferma ad un tali dati. [3][4]
Studi su coppie di gemelli, separati alla nascita, di cui almeno uno dei due abbia successivamente rivelato un comportamento omosessuale, mostrano una concordanza di tale orientamento nel 20% dei casi in coppie dizigote e del 50% in quelle monozigote.[5] Pare, inoltre, che maschi omosessuali tendano ad avere un maggior numero di fratelli anch'essi omosessuali rispetto agli eterosessuali. [6][7] Altri lavori, inoltre, hanno constatato come maschi omosessuali tendano ad avere un maggior numero di fratelli più grandi. Attualmente si ritiene che l'ordine di nascita costituisca un fattore predittivo per lo sviluppo d'un comportamento omosessuale.[8][9][10][11][12][13] Sebbene all'inizio tale situazione fosse portata come sostegno a favore dell'ipotesi d'una base genetica dell'omosessualità, successivi lavori hanno proposto differenti spiegazioni (soprattutto di tipo sociale) dei fenomeni citati per cui la questione risulta ancora molto discussa. [14][15][16]
Sono stati pubblicati anche lavori che hanno ricevuto una forte attenzione dagli scienziati e dai mezzi d'informazione:
nel 1991, sulla rivista Science, apparve un articolo che riferiva che le cellule di una specifica regione dell'ipotalamo anteriore erano più piccole in maschi omosessuali e nelle donne rispetto ai maschi eterosessuali. In merito a tale articolo, comunque, è da notare che uno studio successivo non ha confermato i risultati del lavoro precedente. [17] Contestualmente, fecero notare che, sebbene le due medie si potessero considerare dal punto statistico significativamente differenti, i dati pubblicati mostravano invece che il range delle dimensioni dei due grippi erano virtualmente gli stessi, poiché si potevano riscontrare casi di omosessuali in cui l'area ipotaliamica interessata era più grande di quella di molti eterosessuali, e viceversa. Si tratta però di un comportamento frequentemente riscontrabile in campioni statistici con media differente e che avviene anche per molte altre caratteristiche biologica, per esempio la differenza di altezza fra le popolazioni africane (più alte) e quelle caucasiche (più basse) è reale, cioè in media gli individui appartenenti alla prima popolazione sono più alti di quelli della seconda, che sempre in media risultano più bassi, questo ovviamente non significa che non si possano trovare persone di origine caucasica più alte di persone di origine africana. Si può solo dedurre che, pur esistendo una differenza statisticamente significativa rilevabile fra le altezze, l'altezza dell'individuo non può essere considerata, presa a sé, un indice per dedurne l'origine etnica; infatti Hubbard and Wald rivelano che "... nonostante i gruppi mostrarono qualche differenza come gruppi, non c'era nessun modo per dire nulla sull'orientamento sessuale di un individuo guardando il suo ipotalamo." [18]
nel 1993, sempre sulla rivista Science, apparve un articolo che indicava come in un gruppo di 40 famiglie con due fratelli omosessuali venisse condivisa una regione subtelomerica del braccio lungo del cromosoma X (regione Xq28). A riguardo di questo secondo studio, invece, alcuni degli autori pubblicarono un secondo lavoro nel quale venne riconfermata la correlazione tra la regione Xq28 e l'omosessualità precedentemente descritta ma si vide ch'essa sembrava valere solo per i maschi e non per le femmine [19] Si noti, tuttavia, come nel 1999 venne pubblicato uno studio ad opera d'altri autori che fallì nel rintracciare la correlazione tra il comportamento omosessuale e la regione Xq28.[20]
Studi di genetica hanno dimostrato come l'omosessualità sia ereditata primariamente per via materna e con le caratteristiche di un carattere multifattoriale , infatti i soli geni non sono sufficienti a sviluppare un orientamento sessuale di quelli esistenti, ma l'ambiente da solo (come si evince nello studio dei gemelli seprarati alla nascita) non è in grado di determinarne lo sviluppo.
Un gruppo di ricercatori italiani composto dai professori Andrea Camperio Ciani, Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, Giovanni Zanzotto, Dipartimento di Metodi e Modelli matematici dell’Università di Padova, e Paolo Cermelli, Dipartimento di Matematica Università di Torino ha dimostrato le basi biologiche dell'omosessualità.Il modello delle “selezione sessualmente antagonista” è stato selezionato tra i tanti messi sul tavolo ad inizio della ricerca e prevede che almeno un fattore genetico deve essere contenuto nel cromosoma sessuale X, quello trasmesso ai maschi solo dalle madri. Ma i geni trasmessi devono essere due, uno appunto nel cromosoma X, e un secondo contenuto in un altro cromosoma non sessuale.
In sostanza, sembra che la natura “metta in naturale conto” alcuni casi di omosessualità maschile pur di garantirsi un alto numero di probabilità di avere femmine feconde che mantengono e diffondono la specie.
Questo tipo di evoluzione, che è uno dei fattori che contribuiscono al mantenimento di una alta variabilità genetica, era stato dimostrato negli insetti, negli uccelli e in alcuni mammiferi ma, fino ad oggi, mai nell’uomo.
[modifica] Teorie comportamentali
Nell'ambito delle scienze del comportamento alcuni studiosi ritenevano che l'orientamento omosessuale potesse essere dovuto a problemi nella fase di riconoscimento-identificazione con il genitore del medesimo sesso e/o con il gruppo. In quest'ottica l'omosessualità apparirebbe quindi come una alterazione del comportamento, che potrebbe essere modificata con una terapia mirata. L'OMS ha sconfessato queste teorie e l'omosessualità è stata tolta dal novero dei disturbi del comportamento, dalla metà degli anni 80 è stata corretta questa visione e quindi l'omoaffettività non appare più nel DSM IV.
La presenza e il comportamento del padre sarebbero più importanti in età infantile, per l'evoluzione del complesso di Edipo. In età adolescenziale, sarebbe invece più rilevante l'accettazione dei coetanei e del gruppo. È bene ricordare però che gli psicologi attuali tendono a negare l'esistenza di una correlazione fra l'omosessualità e il distacco o il conflitto con la figura paterna, e che la mancata accettazione da parte di un gruppo di coetanei non spiega soddisfacentemente la nascita di un orientamento omosessuale, essendo anche questo solitamente causa di un maggiore rifiuto da parte dei compagni durante l'età adolescenziale.
Per una parte della psicologia freudiana, i traumi dell'infanzia sono ferite che non rimarginano più, che creano un danno permanente, rimediabile solo accettando la condizione attuale.
L’orientamento eterosessuale, che, come quello omosessuale, si definisce nel corso dell’adolescenza, corrisponde all’attrazione per persone di sesso diverso dal proprio; le persone che hanno un orientamento omosessuale, invece, si sentono attratte emotivamente, fisicamente e sessualmente da individui dello stesso sesso. L’omosessualità è, infatti, una variante del comportamento umano che si connota con il desiderio di amare, desiderare e autoidentificarsi con persone del proprio sesso, e non quindi esclusivamente e semplicisticamente con atti sessuali.
È dunque molto importante dire che essa è una condizione esistenziale con contenuti psicologici di affettività, progettualità, relazione, e così via.
Gli studi condotti dal professor Fernàndez dell'Università di Madrid hanno portato alla stesura di uno strumento diagnostico per l'individuazione della tipologia di attrazione sessuale CAS ( cuestionario de attraction sexual. Secondo questo strumento le persone , indipendentemente dal sesso biologico o dall'identità di genere , vengono classificate come : -attratte dalle femmine -attratte dai maschi -attratte da entrambi i sessi -non attratte da nessun sesso
Questa ricerca dimostra inoltre che i meccanismi di attrazione non sono influenzati dal sesso o dal genere ma solo dall'oggetto a cui si rivolgono: un uomo eterosessuale e una donna omosessuale sono attratti secondo le medesime modalità da una donna e così via per gli altri casi.
Nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV-TR, 2000) l’omosessualità non occupa più alcuna casella diagnostica. Questa posizione è stata fatta propria anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1993, e così sul piano scientifico è stata posta fine alla criminalizzazione, colpevolizzazione e medicalizzazione di questo comportamento umano
Malgrado ciò, tutt’oggi permane, in una parte della società, un atteggiamento discriminatorio di rifiuto, condanna e patologizzazione dell’omosessualità.
Questo atteggiamento pregiudiziale e radicato nella coscienza di figure importanti di riferimento quali genitori, insegnanti, medici e così via determina sensi di colpa ed induce bassa autostima nelle persone che si scoprono omosessuali, le quali si allontanano dal proprio sentire per paura di essere rifiutate e si condannano così a vivere relazioni senza libertà purché in sintonia con le richieste di società e cultura, subendo così ripercussioni psicologiche talvolta rilevanti.
[modifica] Teorie di altro tipo
[modifica] Nel pensiero religioso
Il pensiero di tipo religioso in genere non riconosce la questione delle "cause" dell'omosessualità se non in quanto problema morale.
In altre parole, il pensiero religioso tende a non riconoscere (la parola "tende" è dovuta al fatto che all'interno delle singole chiese si riscontrano tesi spesso molto diversificate in proposito, ad esempio tra gli Anglicani) l'omosessualità come una condizione in qualche modo "innata", ne trascura il lato affettivo che prescinde dalla sessualità e quindi rifiuta di riconoscere l'orientamento omosessuale esclusivo come il frutto di una affettività, analoga a quella che induce al comportamento eterosessuale. Ignorando i dati scientifici, il pensiero religioso tende a postulare una natura umana universale, unica e uguale per tutti gli esseri umani; a causa di tale postulato, chi abbia comportamenti contrari a quelli richiesti dalla "natura", lo farà per vizio o per scelta morale "contronatura".
Da questo punto di vista, per semplificare con un esempio, il comportamento omosessuale può essere paragonato non a quello di un mancino, che ha agisce diversamente in base a una "natura" diversa, bensì a quello del tossicomane che, è vero, è fortemente legato al bisogno di ripetere i gesti che gli procurano piacere, ma al tempo stesso non è legato alla sua condizione di tossicodipendenza da altro che non sia una mancanza di volontà morale di rinunciare a questo comportamento. Il suo non è certo un bisogno "naturale", o anche solo "connaturato" al suo essere, ma è un bisogno "esterno", che può essere combattuto e sconfitto, se ne ha la volontà. Nello stesso modo, l'omosessualità risponde ( in questa teoria) forse ad un bisogno, ma è un bisogno falso, estraneo alla natura dell'essere umano. Al contrario, per continuare con questo esempio, l'eterosessualità risponde al bisogno di mangiare o bere o dormire, che sono bisogni "naturali" e innati.
E' doveroso precisare che la comunità medico-scientifica si discosta fortemente da questa visione e individua per la tossicodipendenza cause di natura psicologica che non hanno nulla a che fare con la mancanza di volontà. La psicologia individua, invece, nei bisogni innati oltre al bere, mangiare e dormire anche la ricerca della felicità, la socialità e l'affettività che sono le basi dell'orientamento sessuale, di qualsiasi tipo esso sia.
In base a questo ragionamento, l'omosessualità viene definita "contro natura".
A titolo di esempio di questo punto si vista si citerà qui il dottore della chiesa san Tommaso d'Aquino che affrontò il problema posto dai Problemata attribuiti ad Aristotele, che postulavano che il comportamento omosessuale potesse essere "connaturale secundum quid", cioè connaturato a una natura speciale di un individuo, ad esempio per una conformazione fisica diversa: "Contingit enim in aliquo individuo corrumpi aliquod principiorum naturalium speciei; et sic id quod est contra naturam speciei, fieri per accidens naturale huic individuo", cioè "Può accadere che in qualche individuo possa corrompersi qualcosa dei principii naturali della specie, e così ciò che è contro la natura della specie, diventi per accidente connaturale a tale individuo" (Summa theologica, I ii, 31, 7 co.). L'Aquinate risolve il dubbio affermando che ciò è comunque possibile solo nel caso di una natura corrotta. Prendiamo per esempio il caso di un malato di rabbia che provi disgusto per l'acqua, per quanta sete possa avere: il suo caso non implica affatto che sia "naturale" provare disgusto per l'acqua. Dunque, il comportamento omosessuale può essere "connaturato" solo secondo una natura malata, mai secondo la retta natura umana. L'atteggiamento di molte chiese cristiane, convinte del fatto che con la volontà e la preghiera sia possibile "guarire" dall'omosessualità (una convinzione espressa in associazioni che sono la loro emanazione, come Exodus International, Courage, e Living Waters, quest'ultima operante anche in Italia), presuppone alla sua base una spiegazione eziologica di questo tipo.
La Chiesa Cattolica e come essa molte chiese cristiane considerano l'omosessualità come peccato rifacendosi a un passo del testo biblico. In Levitico 18:22, troviamo "Non giacerai con un maschio come con una donna; tale cosa è un abominio". E' curioso che nei secoli l'interpretazione di questo passo è mutata e che ad oggi sia uno dei pochi che viene ancora citato tra i precetti del levitico.
[modifica] Nel pensiero postmoderno
Su un altro versante, frutto dell'approccio filosofico legato al postmodernismo (ad esempio nel decostruttivismo e nella sua specifica espressione legata al mondo omosessuale, la teoria queer), le categorie di omosessuale ed eterosessuale vengono postulate come mere "costruzioni sociali", frutto dei "discorsi del potere". Per questo motivo anche la teoria queer, come il pensiero religioso, ma per tutt'altri motivi, postula l'inesistenza della "tendenza sessuale" innata, ritenendo tutti gli esseri umani egualmente predisposti a tutti i comportamenti sessuali. Solo l'educazione e la "educastrazione" modellano, secondo le esigenze del Potere, la sessualità umana, che per natura è liquida e cangiante, riducendone l'espressione ad una sola espressione, etero od omosessuale.
In questa ottica la questione delle "cause" dell'omosessualità non si pone, in quanto l'omosessualità non esiste, se non in quanto costruzione sociale e culturale, destinata quindi a non avere alcuna rilevanza dopo che un grande cambiamento culturale avrà abbattuto le limitazioni, le definizioni e i limiti che sono stati creati artificialmente per normare e controllare i comportamenti sessuali.
[modifica] Problemi di metodo di ricerca
Esaminando le teorie proposte per spiegare le cause dell'omosessualità, è evidente l'assenza di un nucleo minimo di dati che riesca ad ottenere il consenso di una maggioranza dei ricercatori. Da questo punto di vista, quindi, è lecito affermare che al momento attuale la "causa" dell'omosessualità non è nota, e che a proposito abbiamo, per ora, unicamente ipotesi.
Questo non vuol dire che sia filosoficamente impossibile arrivare a dare una risposta a questa domanda. Significa solo che, al momento attuale, nessuna teoria eziologica è riuscita a raggiungere il livello minimo di verificabilità richiesto dalla scienza per definire "vera" una teoria.
Il limite di queste ricerche è stato, finora, la ricerca di una spiegazione della genesi dell'omosessualità che prescinde dalla domanda sulla genesi dell'eterosessualità. Una parte eccessiva di tali ricerche postula infatti l'eterosessualità come un dato che esiste in sé e per sé, che non ha bisogno di spiegazioni, che non ha uno sviluppo, che non ha una storia diacronica ma è un dato fisso, eterno, uguale a sé stesso da tutti i secoli e nella vita di ogni singolo individuo. Il che equivale, dal punto di vista metodologico, a voler spiegare cosa sia il ghiaccio rifiutando di sapere cosa siano l'acqua o il vapore: un approccio scientifico che postulasse, a priori, che acqua e ghiaccio sono realtà diverse, non studiabili contemporaneamente, non otterrebbe in effetti "spiegazioni" più di quante ne abbia ottenute la ricerca sulle cause dell'omosessualità. Una ricerca sulle cosiddette "cause" dell'omosessualità potrà quindi ambire ad uno status scientifico soltanto se:
- riesce a spiegare lo sviluppo della intera sessualità umana, e non solo della piccola frazione che si esprime in modo omosessuale. Da questo punto di vista, quindi, gli studi dovrebbero essere indirizzati in primo luogo a capire la genesi dell'eterosessualità, che è il comportamento sessuale prevalente nella società. Viceversa, la ricerca su questo tema non suscita alcun entusiasmo. In questa anomalia si riscontra un bias (distorsione) da parte dei ricercatori, che evitano di studiare ciò che la società giudica in-discutibile, concentrando la ricerca su ciò che invece è giudicato "controverso". In tal modo però si pretende di comprendere l'eccezione senza avere una chiara idea di quale sia la regola. Questo non è un metodo scientifico valido, e non a caso dopo un secolo e mezzo di studi non si è ancora avuto alcun risultato indiscutibile.
- riesce a spiegare la presenza della tendenza omosessuale (sarebbe più corretto dire bisessuale, visto che gli animali, comunque non hanno repulsione sessuale nei confronti di animali di sesso opposto, come invece avviene tra umani) all'interno del mondo animale. Qualunque spiegazione eziologica che si limiti al solo dato culturale ignora il fatto che l'omosessualità esclusiva è stata osservata in moltissime specie animali. Qualunque spiegazione che si limiti al solo dato biologico, invece, ignora il fatto che la sessualità è, per la razza umana, un dato niente affatto "puramente biologico", ma è fortemente plasmato dalla cultura. Dunque, una spiegazione eziologica deve essere in grado, per essere soddisfacente, di tenere presenti entrambi questi aspetti. Cosa che nessuna delle proposte presentate fino ad oggi è stata in grado di fare.
- riesce a spiegare quale sia il vantaggio riproduttivo che consente al comportamento omosessuale di non essere eliminato dalla selezione naturale. Infatti, se non esistesse un elemento vantaggioso nel fattore, qualunque esso sia, che causa l'omosessualità esclusiva, allora non si spiegherebbe la sua perpetuazione, nonostante essa incida sull'aspetto su cui la selezione naturale è massimamente sensibile: la riproduzione. Da questo punto di vista, il modello teorico della spiegazione potrebbe essere simile a quello che spiega in quale modo i difetti genetici causa delle talassemie non sono stati eliminati dal pool genetico delle popolazioni viventi nelle aree colpite dalla malaria. In forma omozigote, infatti, il gene difettoso provoca anemia e morte, ma se è presente in una sola copia, allora conferisce alla prole resistenza alla malaria. Chi invece non possedesse affatto il gene difettoso sarebbe maggiormente soggetto ad ammalarsi e morire di malaria, e quindi perpetuerebbe meno i propri geni, per quanto essi siano "sani".
Il problema epistemologico è stato espresso in modo chiaro, sia pure paradossale, da Helena Cronin, Il pavone e la formica, Il Saggiatore, Milano 1995, p. 378:
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- "Consideriamo lo sconcertante comportamento evoluzionistico dell'omosessualità. Esso potrebbe essere un adattamento, come hanno suggerito alcuni autori (per es. Trives, R.L., Parent-offspring Conflict, in "American Zoologist", 14 1974, p. 261; Wilson, E. O., Sociobiologia: la nuova sintesi, Zanichelli, Bologna 1979, pp. 561-562; Wilson, E. O., On Human nature, Harvard University Press, Cambridge 1978, pp. 142-147), o una patologia, come ha sostenuto da molto tempo la maggior parte degli esponenti della professione medica.
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- Ma (secondo Ridley, Mark e Dawkins, Richard, The natural selection of altruism, in Rushton, J.P. e Solentino, R.M. (a cura di), Altruism and helping behavoir, Lawrence Erlbaum, Hillsdale, New Jersey 1981, pp. 32-33), se esistono "geni dell'omosessualità", potrebbero essere geni che, nel nostro ambiente pleistocenico - che differiva dal nostro mondo moderno sotto alcuni aspetti cruciali (come per esempio il fatto di dormire sempre con i genitori e mai da soli) - dovettero esprimersi in modo del tutto diverso, forse come una capacità utile di percepire l'odore della preda o di arrampicarsi rapidamente su alti alberi.
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- Non si devono ovviamente prendere sul serio i particolari di questo esempio fantasioso, mentre va preso sul serio il modello di come dobbiamo concepire l'espressione fenotipica".
[modifica] La cancellazione dell'omosessualità dagli elenchi di malattie mentali dell'APA e dell'OMS
[modifica] La revisione del 1973
Nel 1973 l'autorevole American Psychiatric Association (APA) prese atto dell'assenza di prove scientifiche che giustificassero la precedente catalogazione dell'omosessualità come patologia psichiatrica, cancellandola dal suo elenco delle malattie mentali, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. La decisione arrivò solo dopo un sofferto dibattito, durato decenni, aperto dalle ricerche di Evelyn Hooker su soggetti non psichiatrici (soprattutto dal suo fondamentale "The adjustment of the male overt homosexual", del 1957), e accelerato da un'azione di contestazione da parte di psichiatri vicini alle idee del neonato movimento di liberazione omosessuale. Il capofila di questa battaglia fu lo stimato psichiatra (non gay) Judd Marmor (1910-16 dicembre 2003), autore di numerosi studi in materia di omosessualità, che sarebbe successivamente stato presidente dell'APA nel 1975-1976.
[modifica] L'opposizione alla revisione
Tuttavia alcuni psichiatri, guidati da Irving Bieber e Charles Socarides, contestarono aspramente la revisione dell'elenco, sostenendo che l'omosessualità è sempre una patologia e che è possibile (anzi, è doveroso) curarla. Allo scopo di contrastare la revisione dell'elenco delle malattie mentali avanzarono inoltre una richiesta insolita, ottenendo che la cancellazione dell'omosessualità fosse sottoposta a un vero e proprio referendum tra tutti gli iscritti all'APA. Il referendum, tenuto per posta, confermò comunque la decisione favorevole alla cancellazione. Gli oppositori della decisione continuarono comunque, dentro ed anche fuori dell'APA, la loro battaglia per il reinserimento dell'omosessualità nell'elenco delle malattie mentali, fondando a tale scopo apposite organizzazioni internazionali molto attive e molto ben finanziate, in genere d'ispirazione religiosa, quale il Narth, oggi presente anche in Italia, che lotta "perché sia garantito agli omosessuali il diritto a farsi curare". Religiosa è anche l'ispirazione dei principali studiosi che oggi criticano tale decisione, come il filosofo cattolico Joseph Nicolosi (presidente del Narth), o lo psichiatra Gerard van den Aardweg.
La cancellazione viene spesso criticata da associazioni come il sopra citato Narth obiettando che la condizione di malattia mentale non si decide in base a un voto a maggioranza. L'obiezione appare sensata, ma tace il fatto che furono gli oppositori della revisione, e non i sostenitori, a chiedere una procedura anomala quale un referendum, rifiutando le procedure normali in questi casi, basate su evidenze scientifiche e non opinioni di tipo morale.
[modifica] L'ulteriore revisione del 1987: omosessualità "ego-sintonica" ed "ego-distonica"
A tutto ciò va aggiunto il fatto che, contrariamente a quanto si crede, l'omosessualità non fu affatto cancellata in quanto tale dal manuale dell'APA, tant'è che fino al 1992 fu negata l'iscrizione delle persone dichiaratamente omosessuali all'APA. In un primo momento, infatti, dall'elenco fu depennata solo la cosiddetta "omosessualità ego-sintonica", ossia la condizione dell'omosessuale che accetta la propria tendenza e la vive con serenità. Viceversa, nell'elenco dell'APA rimase fino al 1987 la "omosessualità ego-distonica", ossia il caso della persona omosessuale che non si accetta come tale; a questa persona i terapeuti potevano continuare a proporre cure mirate all'orientamento eterosessuale.
Questa decisione, giudicata di compromesso, oltre a non soddisfare gli oppositori della cancellazione, suscitò molte critiche sia del movimento di liberazione omosessuale, sia di una parte consistente degli iscritti dall'APA, secondo i quali il compito della loro professione era aiutare l'"omosessuale ego-distonico" a diventare "sintonico", ossia ad accettarsi come tale, e non modificarne la tendenza sessuale. Tale contestazione si basava sul fatto che le ricerche compiute in quegli anni, sottoponendo a revisione critica le nozioni date per scontate nei decenni precedenti, stavano evidenziando numerosi problemi metodologici che ne mettevano in dubbio l'attendibilità scientifica.
[modifica] I motivi scientifici della cancellazione
Fra i difetti e le forme di bias più comuni nelle ricerche sull'omosessualità fino ad allora effettuate apparivano:
- limitatezza del campione studiato. Alcune teorie erano state formulate su campioni ridottissimi, anche inferiori alle dieci persone, e i risultati erano statisticamente non significativi.
- mancanza di un gruppo di controllo. Alcune teorie erano state formulate senza verificare se le condizioni riscontrate in persone omosessuali fossero presenti anche in un gruppo di controllo di persone eterosessuali di condizione simile. In altri casi il gruppo di controllo era presente, però era stato confrontato un campione di omosessuali con disturbi psichiatrici e un campione di eterosessuali privi di disturbi.
- bias di selezione del campione di studio. La gran parte degli studi sugli omosessuali era stata compiuta su pazienti psichiatrici, e i disturbi da essi provati erano stati attribuiti all'omosessualità. Gli studi di Evelyn Hooker su omosessuali non psichiatrici, al contrario, non riscontrarono differenze sulla percentuale di persone ben integrate ("well adjusted") che era presente nel campione di omosessuali e nel campione di controllo, composto da eterosessuali non psichiatrici. Un'altra forma di bias consisteva nell'accettazione in terapia solo di pazienti bisessuali o "sessualmente confusi" (per esempio prostituti adolescenti), con l'esclusione degli omosessuali "confermati". In questi casi, la percentuali di "guarigioni" risultava altissima, ma solo per il fatto che le persone "in cura" non erano mai state omosessuali.
- bias di altro tipo. L'argomento dell'omosessualità, che è stato oggetto per secoli di pregiudizi radicati, richiede un approccio particolarmente cauto per evitare che i pregiudizi influiscano sui risultati finali. In una situazione del genere, la scienza applica il procedimento del "doppio cieco". Nel caso delle ricerche sull'omosessualità, invece, questo metodo non era stato praticamente mai usato.
- mancanza di follow-up. Alcuni terapeuti vantavano altissimi tassi di "guarigione" di omosessuali, che pubblicizzavano anche attraverso pubblicazioni dirette al grande pubblico. Molti però omettevano di riferire se col passare del tempo i pazienti fossero tornati o meno al loro comportamento precedente. Alcune ricerche in tal senso andavano rivelando percentuali significative di ritorno al comportamento omosessuale.
- non replicabilità degli studi. Semplicemente, l'elevata percentuale di "guarigioni" vantata da un certo autore non aveva luogo quando la medesima terapia veniva tentata da altri suoi colleghi.
La credibilità e l'efficacia delle terapie dell'omosessualità venne quindi messa in questione fra gli stessi iscritti all'APA da tutti questi motivi assieme, e non da un unico motivo, fosse pure un'azione di lobbying da parte del movimento gay statunitense.
Il quale effettivamente giudicava come la prova d'una discriminazione l'assenza nel manuale diagnostico di una corrispondente categoria per l'"eterosessualità ego-distonica", e chiedeva la cancellazione pura e semplice dell'omosessualità dal manuale stesso.
Tuttavia, descrivere (come fa il Narth) la decisione dell'APA quale "cedimento" di fronte alle proteste del movimento gay si può fare solo a patto di cancellare i risultati di alcuni decenni di ricerche scientifiche. La decisione dell'APA ebbe infatti basi scientifiche e non politiche, anche se è corretto affermare che la pressione politica esercitata dal movimento gay contribuì ad accelerare il processo decisionale, evitando le lungaggini burocratiche che si riscontrarono invece nel caso dell'OMS.
[modifica] Il DSM dell'OMS e le revisioni del 1974 e 1994
In questo secondo caso, l'omosessualità era stata inclusa nel primo DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) fra i “disturbi sociopatici di personalità”; nel 1968 il DSM II la classificava come “deviazione sessuale” insieme a pedofilia, necrofilia, feticismo e transessualismo, infine nel 1974 fu eliminata l'omosessualità ego-sintonica dal DSM III, ma vi fu aggiunta l'omosessualità ego-distonica.
Dal DSM, che fa testo in tutto il mondo, l'omosessualità ego-distonica sarebbe stata cancellata soltanto con decisione presa il 17 maggio 1990, destinata ad entrare in vigore a partire con la promulgazione della nuova edizione del DSM IV, il 1° gennaio 1994.
[modifica] Situazione attuale
Nella versione attuale del DSM (American Psychiatric Association, DSM-IV, 1994; American Psychiatric Association, DSM-IV-TR, 2000) è stata mantenuta, tra i Disturbi Sessuali NAS, la diagnosi che prevede un "persistente ed intenso disagio collegato al proprio orientamento sessuale" (si noti però che inquanto tale esso si applica anche alla persona eterosessuale).
Nella versione del 2007 dell’ICD (International Classification of Deseases), la classificazione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le patologie correlate all’orientamento sessuale (etero od omosessuale che sia) sono incluse nella categoria “Disorders of adult personality and behaviour” nella sottocategoria “Psychological and behavioural disorders associated with sexual development and orientation”, all’interno della quale possiamo trovare, dopo la seguente nota “Sexual orientation by itself is not to be regarded as a disorder”, quanto segue:
- F66.0 Sexual maturation disorder: The patient suffers from uncertainty about his or her gender identity or sexual orientation, which causes anxiety or depression. Most commonly this occurs in adolescents who are not certain whether they are homosexual, heterosexual or bisexual in orientation, or in individuals who, after a period of apparently stable sexual orientation (often within a longstanding relationship), find that their sexual orientation is changing.
- F66.1: Egodystonic sexual orientation: The gender identity or sexual preference (heterosexual, homosexual, bisexual, or prepubertal) is not in doubt, but the individual wishes it were different because of associated psychological and behavioural disorders, and may seek treatment in order to change it.
- F66.2: Sexual relationship disorder: The gender identity or sexual orientation (heterosexual, homosexual, or bisexual) is responsible for difficulties in forming or maintaining a relationship with a sexual partner. (World Health Organization, 2007)
Come si nota, tutto questo settore si applica indifferentemente sia a persone con tendenza eterosessuale, che a persone con tendenza omosessuale, senza più fare riferimento specifico alla sola omosessualità.
Dopo la cancellazione dell'omosessualità ego-distonica dalla lista dell'OMS, la posizione ufficiale del mondo scientifico, sia negli Usa, sia negli altri Paesi occidentali, ivi inclusa l'Italia, è che l'omosessualità di per sè costituisce "una variante del comportamento sessuale umano" e che nessuna terapia può essere effettuata per cambiare un orientamento omosessuale a priori.
Il compito dell'operatore della salute mentale (psicologo, psichiatra, psicoterapeuta) di fronte a un caso di omosessualità ego-distonica è pertanto aiutare il paziente ad armonizzare la sua tendenza con il resto della personalità in modo ego-sintonico, e non quello di modificarne la tendenza.
Posizioni in contrasto con questo enunciato sono contrarie alla posizione ufficiale degli albi professionali degli operatori della salute mentale.[senza fonte]
Esiste tuttavia una posizione minoritaria a sostengono della cosiddetta "libertà di scelta" della persone ad aderire ugualmente a terapie per la modificazione del loro orientamento sessuale; sostenitori di questa visione sono l'ex Presidente della American Psychological Association, Robert Perloff (già contestato per alcune sue idee a sostegno della relazione tra razza e intelligenza) che si è espresso a favore in una conferenza tenuta il 14 dicembre 2004 a Washington DC.
Tali prese di posizione sono state contestate, sostenendo che allo stato attuale non esiste alcun un approccio scientificamente rigoroso nel trattamento dell'omosessualità egodistonica volta a una "conversione" del soggetto e né a risultati, non vi sarebbe anzi alcuno studio che dimostri l'efficacia dei variegati approcci seguiti in passato.
[modifica] Note
- ^ Gartrell NK, Loriaux DL, Chase TN. Plasma testosterone in homosexual and heterosexual women. [1] Am J Psychiatry. 1977 Oct;134(10):1117-8.
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[modifica] Bibliografia
- Evelyn Hooker, "The adjustment of the male overt homosexual," in: Journal of Projective Techniques, vol. 21 (1957), pp. 18-31
- Roselli CE.1; Resko J.A.2; Stormshak F.3 "Hormonal Influences on Sexual Partner Preference in Rams" Archives of Sexual Behavior, Volume 31, Number 1, February 2002 , pp. 43-49(7)
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- D.H. Hamer, S. Hu, V.L. Magnuson, N. Hu, A.M. Pattatucci, A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation, Science, 16 luglio 1993, 261(5119):321-7.
- Simon LeVay and Elisabeth Nonas, City of Friends: A Portrait of the Gay and Lesbian Community in America, 1995, p. 5
- Dean Hamer, Interview with Rebecca Bryant, Science & Spirit Magazine, December 1998
[modifica] Voci correlate
- Bisessualità
- Eterosessualità
- Gay
- Lesbismo
- LGBT
- Omosessualità e religione cattolica
- Omosessualità e Testimoni di Geova
- Omosessualità negli animali
- Teoria queer
- Transessualismo
- Uranismo
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) APA statement (1973). Il testo originale della dichiarazione dell'APA.
- (EN) [16]. Estratto dal fondamentale articolo di E. Hooker "The adjustment of the male overt homosexual".
- (EN) La posizione ufficiale dell'APA oggi sull'omosessualità.
- (EN) Homosexuality and mental health. Articolato saggio su "Omosessualità e salute mentale", favorevole alla decisione della cancellazione.
- (EN) Studies of reparative and similar therapies an overview. Sunto degli studi sulle terapia riparative e simili approcci.
- [17] Intervento del Prof. Paolo Cruciani in rappresentanza dell'ordine degli psicologi del Lazio al Convegno "ORIENTAMENTO SESSUALE EGODISTONICO: le problematiche terapeutiche" Roma, 11 ottobre 2008.

