Carlo Gemmellaro

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« "La gloria di trasmettere ai posteri una esatta e completa storia dell'Etneo vulcano è riserbata ad un siciliano che abiti su la base di quella montagna, che la studii tutta la sua vita, che sia naturalista e fisico, e che non sia disgustato dalle fatiche dalle difficoltà" (Déodat de Dolomieu). Ebbene, o Signori, questo siciliano fu Carlo Gemmellaro! »
(Di Andrea Aradas - Elogio accademico del Prof. cav. Carlo Gemmellaro letto all' Accademia Gioenia di scienze naturali nella seduta straordinaria del di' 2. dicembre 1868[1])
Carlo Gemmellaro[2]

Carlo Gemmellaro[2] (Nicolosi, 14 novembre 1787Catania, 22 ottobre 1866) è stato un naturalista e geologo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Si distinse presto negli studi e conseguì la Laurea in medicina e chirurgia nel 1808, presso l'Università degli Studi di Catania. Come il fratello più anziano, Mario, anch'egli molto precocemente fu introdotto alle scienze naturali dallo zio Raimondo Gemmellaro (1738–1792). Sono anni importanti per la cultura catanese, nella quale si impongono gli allievi di Giovanni Agostino De Cosmi - il padre del democraticismo catanese - che, a loro volta, formano una generazione di intellettuali (naturalisti, politici, filosofi, letterati) orientata in senso democratico e giacobino. Carlo fa parte di questo nuovo ceto intellettuale nel quale si iscrivono le sue amicizie più importanti: fra tutte ricordiamo quella con Gabriello Carnazza (il futuro esponente dei democratici nel Parlamento siciliano del '48) e Agatino San Martino Pardo (attivo nella ricerca matematica, astronomica e tra i più impegnati nel rinnovamento dello studio catanese)[3].

I viaggi[modifica | modifica sorgente]

Per sette anni fu chirurgo di reggimento al seguito dell'Armata britannica[4] impegnata contro Napoleone. Insieme con ufficiali inglesi, dai quali fu probabilmente iniziato alla massoneria di rito scozzese, compì escursioni geologiche nelle Isole Eolie, in particolare a Vulcano e a Stromboli. Visitò aree della Sardegna, dell'Africa settentrionale, della Francia, delle Isole Baleari, della Corsica, i Campi Flegrei e il Vesuvio[5]. Si recò quindi in Inghilterra dove ebbe modo di venire a contatto con gli studi di geologia, vulcanologia più attenti del secolo, quali quelli degli allievi di James Hutton, John Playfair e James Hall (sostenitori del ruolo dei fenomeni vulcanici nel plasmare la superficie della terra) e del botanico sir James Edward Smith, fondatore e primo presidente della Linnean Society of London. Partecipò inoltre a un famoso ciclo di lezioni di geologia alla Royal Institution (aprile-giugno 1812), nelle quali sir Humphry Davy proponeva una teoria chimica dei fenomeni vulcanici, illustrandola con un modello di cono vulcanico in cui provocava eruzioni artificiali[6].

Viaggiando da un capo all'altro d'Europa, poté studiare, collezionare e catalogare rocce, minerali, fossili e ogni altro possibile oggetto di studio.

La carriera accademica e l'insegnamento[modifica | modifica sorgente]

Tornato a Catania nel 1817 unì l'esercizio della professione medica con un'attività di notabile colto. Si dedicò ad uno studio sistematico dell'Etna e dei territori della Sicilia orientale confinanti con il vulcano. Condivise col fratello Mario la convinzione che la Valle del Bove fosse in realtà l'antica bocca eruttiva dell'Etna, e nel 1827 contribuì allo sviluppo delle teorie geologiche di Charles Lyell al quale indicò i vulcani estinti della Val di Noto, anche se non accettò mai pienamente le deduzioni anticatastrofiste che il collega inglese ne trasse[7].

Pubblicò, attraverso l'Accademia Gioenia di Scienze Naturali, istituita nel 1824, i risultati delle sue ricerche, dando impulso alla Geologia, a quel tempo in Sicilia quasi sconosciuta, creando a Catania una scuola geologica di fama europea.

Nominato professore di Storia Naturale all'Università di Catania, poi di Geologia e Mineralogia dal 1830, e, dal 1852, solo di Geologia, vi occupò poi cariche amministrative fino a diventarne rettore nel 1847.

Con una serie di lavori, redasse uno studio della stratigrafia della Sicilia, della fauna del golfo di Catania, e dell'origine geologica di molti terreni siciliani. Elaborò una delle prime carte geologiche della Sicilia.

Isola Ferdinandea 1831

Quando nel 1831 emerse il vulcano dell'Isola Ferdinandea, si affrettò a studiarlo e ne disegnò anche delle tavole prospettiche.

« Se l’uomo sente tremarsi sotto a’ piedi la terra, e vede una montagna eruttar dalla cima, immezzo ad enormi colonne di fumo, masse di infocate materie, ed aprire i di lei fianchi per dar uscita ad orridi torrenti di lava brucianti e desolatrici, non può non riguardare i fenomeni de’ vulcani come i più grandiosi, come i più sorprendenti della natura...[8]»

Nel 1832, presso l'Università di Catania, istituì l'Osservatorio Meteorologico, dotandolo di strumenti, come un pluviometro di sua invenzione. Dotò inoltre l'Ateneo catanese del Gabinetto di Storia Naturale.

Fu tra i primi e pochi scienziati italiani a sostenere sin dai primi anni Trenta la tesi secondo cui solo i fossili permetterebbero di distinguere e datare le varie formazioni[9]. Per poi chiarire ed ampliare la sua prospettiva negli ultimi scritti:

« (La paleontologia) non poteva appellarsi (scienza) finché limitavasi alla ricerca ed alla collezione de' resti organici (...), in oggi applicata a' rapporti che si è trovato mantenere i fossili con le rocce e co' terreni ne' quai si sono rinvenuti, ha potuto arricchir di dati più sicuri la geognosia, delle varie epoche della formazione, e della loro sovrapposizione; (...) si è resa così la più efficace cooperatrice della scienza geologica[10] »

Per contro resterà sempre un antievoluzionista. Il Gemmellaro rifiutò la tesi delle generazione spontanea e della trasformazione delle specie, e sostenne la Teoria creazionista dei germi primitivi secondo la quale Dio aveva sin dagli inizi creato i germi di tutte le forme di vita possibili sulla terra, le quali si erano poi sviluppate man mano che si verificavano condizioni geoclimatiche a esse favorevoli. Sarà negli anni successivi evidente che Gemmellaro pensava che questa teoria potesse costituire una risposta ortodossa all'evoluzionismo darwiniano in nome di un creazionismo e di una fedeltà al dettato biblico, opportunamente interpretato, che lo portò a sostenere la realtà storica del Diluvio universale[11].

Fu membro dell'Accademia Gioenia di Catania, dell'Accademia dei Lincei di Roma, del Reale Collegio dei chirurghi di Londra (Royal College of Surgeons of England), dell'Accademia Senckenbergiana di Francoforte sul Meno, dell'Istituto Colombiano di Washington e della Société géologique de France.

La "Casa Inglese o "Casa di Gemmellaro", 1910

Nei suoi settantanove anni di vita Carlo Gemmellaro viaggiò moltissimo e scrisse propugnando la necessità di realizzare il porto di Catania[12], indispensabile alla città per il suo sviluppo commerciale.

Scrisse anche sullo sviluppo dell'agricoltura in Sicilia e sul Risorgimento siciliano.

Come geologo e vulcanologo studiò l'Etna; I suoi studi sono riassunti nella monografia "Vulcanologia dell'Etna 1859-1860" che è certamente il prodotto più maturo delle ricerche del Gemmellaro, sintesi di osservazioni portate avanti per decenni e tentativo ben riuscito di una teoria vulcanica moderna. L'ultima sua opera, “Un addio al maggior vulcano d'Europa” oltre che una sintetica autobiografia, è anche un commosso saluto al principale oggetto dei suoi studi scientifici.

Il rapporto con la monarchia[modifica | modifica sorgente]

Controversa è l'interpretazione dell'atteggiamento del Gemmellaro nei confronti degli sconvolgimenti politici che si trovò ad attraversare. Il suo rapporto con le autorità borboniche fu sempre delicato ed improntato alla prudenza, come da suo carattere di tranquillo studioso e non di animoso rivoluzionario, ma anche animato da una obiettiva consapevolezza che i mali della Sicilia derivavano dal malgoverno di Napoli. A proposito della famosa rivolta del 1837 fomentata da una «provvidenziale» epidemia di colera durante la quale Catania e Siracusa,in particolare, diventarono gli epicentri del nuovo «malcontento», segnando la rottura tra una certa parte del ceto dirigente e il potere centrale, il Gemmellaro scrive tra l'altro:“...quei martoriati decenni nei quali la cecità politica, la cupidigia dei governanti, l'intolleranza del Governo di Napoli stremarono la sopportazione del popolo"[13]. Atteggiamenti per cui cadde ancora più in sospetto presso la polizia borbonica che gli impedì di partecipare nel 1839 al famoso congresso degli scienziati italiani a Pisa. Una decina di anni più tardi, in occasione della rivoluzione del '48, aprì le porte dell'Università, di cui era diventato rettore l'anno prima, al Comitato rivoluzionario che vi si insediò[14]. L'arrivo dei Garibaldini a Catania nel 1860 fu da lui approvato e compreso nella svolta risorgimentale: i figli Ferdinando e Gaetano Giorgio parteciparono nelle file garibaldine ai combattimenti alle porte di Palermo[15] garantendo in seguito alla famiglia Gemmellaro una posizione di prestigio anche nel nuovo Regno d'Italia.

Si spense a Catania per un tumore alla gola il 22 ottobre 1866.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • La vulcanologia dell'Etna, rist. anastatica a c. di Salvatore Cucuzza Silvestri, Giuseppe Maimone Editore, Catania 1989
  • Un addio al maggior vulcano di Europa, ibid. 1865.
  • Sommi capi di una storia della geologia sino a tutto il secolo XVIII pei quali si detegge che le vere basi di questa scienza sono state fondate dagli Italiani, Catania 1862
  • Saggio sulla costituzione fisica dell'Etna, Catania 1847
  • Sulla costituzione fisica della Valle del Bove, ibid., XII (1837)
  • De Vallis de Bove in monte Aetna geognostica constitutione, ibid., XI (1836)
  • Relazione del viaggio del prof. C. G. all'assemblea dei fisici tedeschi in Stuttgard, in Atti dell'Acc. Gioenia in Catania, IX (1834)
  • Sopra la origine ed i progressi delle scienze naturali in Sicilia. Prolusione, Catania 1833;
  • Su i vulcani estinti della Val di Noto, in Atti dell'Acc. Gioenia in Catania, III (1829),
  • Sopra alcuni pezzi di granito e di lave antiche trovati presso alla cima dell'Etna. Osservazioni fisiche, Catania 1823, passim

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Elogio accademico del Prof. cav. Carlo Gemmellaro letto all' Accademia Gioenia di scienze naturali nella seduta straordinaria del di' 2. dicembre 1868, Catania, Stabilimento Tipografico Galatola, 1869, p. 29.
  2. ^ Da alcuni contemporanei talvolta indicato come "Gemellaro".
  3. ^ Dal riformismo muratoriano alle filosofie del Risorgimento: contributi alla storia intellettuale della Sicilia, Giuseppe Bentivegna
  4. ^ L'arruolamento fu propiziato dal fratello Mario, amico di Lord Forbes, comandante delle truppe inglesi a Messina
  5. ^ Elogio accademico del Prof. cav. Carlo Gemmellaro letto all' Accademia Gioenia di scienze naturali nella seduta straordinaria del di' 2. dicembre 1868, pag. 12
  6. ^ (EN) Species, Serpents, Spirits, and Skulls: Science at the Margins in the Victorian Age
  7. ^ (EN) Letter to Sir Charles Lyell from Carlo Gemmellaro
  8. ^ Carlo Gemmellaro, "Relazione dei fenomeni del nuovo vulcano sorto dal mare fra la costadi Sicilia e l’isola di Pantelleria nel mese di luglio 1831”, Edizioni dell'Università di Catania, 1831
  9. ^ Cenno sopra le conchiglie fossili dell'argilla terziaria di Cifali presso Catania, Catania 1833
  10. ^ La Creazione. Quadro filosofico, Catania, Galàtola 1864
  11. ^ Sul diluvio. Prove geologiche, Catania 1857
  12. ^ Brevi cenni sulla topografia dell'antico Porto di Ulisse del dott. Carlo Gemmellaro, Torchi dei f.lli Sciuto, Catania 1835
  13. ^ Catania e il Risorgimento politico nazionale nelle Memorie inedite di Carlo Gemmellaro, V. Finocchiaro, in «A.S.S.O.», a. XIX, fasc. I-II, 1922-23, pp. 167-202
  14. ^ Cenni storici di la rivoluzioni siciliana l'annu MDCCCXLVIII, scritti in lingua patria, a cura di C. Naselli, ibid., s. 4, I (1948), 3, pp. 1-91
  15. ^ Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 53 (2000)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Aradas - Elogio accademico del Prof. cav. Carlo Gemmellaro letto all' Accademia Gioenia di scienze naturali nella seduta straordinaria del di' 2. dicembre 1868, Galatola, 1869
  • G.A. Boltshauser - Elogio di C. Gemellaro, Catania 1870
  • S. Di Franco, I primi geologi siciliani e i Gemmellaro, in Arch. stor. per la Sicilia orient., XXIX (1933)
  • G. Bentivegna, Dal riformismo muratoriano alle filosofie del Risorgimento: contributi alla storia intellettuale della Sicilia, Guida Editori, 1999
  • Pietro Corsi, GEMMELLARO, Carlo in Dizionario Biografico degli Italiani, LIII volume, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1999-2000. URL consultato il 23-06-2013.
Predecessore Rettore dell'Università di Catania Successore Unict2.gif
sconosciuto 1847 - ? Mario Zurria (1862-1869)