Attacchi di squalo del Jersey Shore del 1916

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Il Philadelphia Inquirer riporta la notizia della cattura di uno squalo dalle coste del Jersey Shore dopo gli attacchi.

Gli attacchi di squalo del Jersey Shore del 1916 avvennero lungo la costa del New Jersey tra il 1º e il 12 luglio 1916, nei quali quattro persone rimasero uccise e una ferita. Dal 1916 gli studiosi portano avanti un dibattito a proposito di quale specie di squalo fu responsabile dell'accaduto e se altri animali ne furono coinvolti. Gli attacchi avvennero in un'estate caratterizzata da un'insolita ondata di caldo e da un'epidemia di poliomielite nel nord-est degli Stati Uniti, che fece spostare migliaia di persone nei resort del Jersey Shore. Attacchi di squali lungo la costa est degli Stati Uniti fino ai semitropicali stati della Florida, Georgia e Carolina del Sud erano rari, ma gli studiosi credono che l'incremento della presenza di squali e umani in acqua ebbe come conseguenza gli attacchi del 1916.

Le reazioni locali e nazionali in seguito agli attacchi generarono un'ondata di panico e scatenarono la caccia allo squalo, che aveva come obiettivo eliminare i grandi squali predatori e salvare l'economia della comunità marittima del New Jersey. Le città marittime aggiunsero alle spiagge pubbliche delle reti di metallo per proteggere i nuotatori. La conoscenza scientifica riguardante gli squali prima del 1916 era basata solo su congetture e speculazioni. Gli attacchi portarono subito gli ittiologi a fissare, per la comunità, quali fossero le abilità degli squali e la natura dei loro attacchi. Ancora oggi non si sa con esattezza che specie di squalo fu quella che terrorizzò la costa del New Jersey. All'epoca si ipotizzò che il responsabile fosse uno squalo bianco pescato lì vicino nel cui stomaco furono rinvenuti resti umani. Tuttavia alcuni attacchi avvennero anche nel torrente lì vicino e lo squalo bianco non può vivere in acque dolci, quindi si indicò un nuovo responsabile, l'unico squalo che vive in acque dolci: lo squalo leuca. Ci sono stati numerosi dibattiti e si è giunti alla conclusione che il responsabile degli attacchi in mare fu lo squalo bianco che aveva nello stomaco resti umani, mentre nel fiume gli attacchi furono causati dallo squalo leuca. Quindi gli squali in azione furono due e non uno come si è sempre pensato[senza fonte].

Gli episodi sono immediatamente entrati nella cultura popolare statunitense, dove gli squali sono caricature nei fumetti editoriali rappresentanti il pericolo. Gli attacchi ispirarono la stesura del libro di Peter Benchley Lo squalo (1974), storia di un grande squalo bianco che terrorizza l'immaginaria città costiera di Amity. Lo squalo divenne un celebre film nel 1975 diretto da Steven Spielberg, nel quale tra l'altro l'episodio viene citato, ritenendo lo squalo bianco responsabile degli attacchi del New Jersey. Gli attacchi sono diventati anche oggetto di documentari per History Channel, Discovery Channel, e National Geographic Channel.

Retroscena[modifica | modifica sorgente]

Nel 1916 molta gente di ogni classe sociale scese lungo le spiagge di New York e del New Jersey e, secondo il ricercatore Richard G. Fernicola, gli attacchi di squalo del Jersey Shore "did not take place in a vacuum" ("non sono avvenuti in un luogo vuoto").[1] Tra il 1880 e il 1920, lo standard di vita delle classi lavoratrici statunitensi nelle aree urbane come Filadelfia e New York migliorò considerevolmente, ma le spese per alloggi, cibo, carburante e abbigliamento consumarono notevolmente il reddito delle famiglie. Gli uomini e le donne lavoratrici single spesso andavano ai cinema nickelodeon, nei bar o nei saloon, nelle sale da ballo, a fare escursioni verso convenienti parchi di divertimento e spiagge quali Coney Island e il Jersey Shore. I ricchi americani viaggiavano altresì lungo la costa durante l'estate per fuggire dal caldo e dalle città congestionate.[2][3] Durante questo periodo il bagno in mare divenne un'attività ricreativa molto popolare.

La Fourth Avenue Beach a Asbury Park, nel 1902, caratterizzata da una "passeggiata" (sinistra) e tratti di spiaggia per il tiro alla fune per "matti che si vogliono inzuppare".

L'estate del 1916 nel nordest fu mortale per i residenti di Philadelphia e New York che soffrivano per l'intensa ondata di caldo e per l'epidemia di poliomielite. Cercando sollievo, migliaia di viaggiatori si recarono alle spiagge del New Jersey quotidianamente utilizzando le linee ferroviarie che collegavano le grandi città con le cittadelle turistiche come Long Branch, Asbury Park, Ocean Grove, e Atlantic City.[4] Mentre in Europa si combatteva la Prima guerra mondiale, i vacanzieri guardavano gli U-Boot tedeschi mentre si aggiravano lontani dalle coste.[5]

La gente visitò le spiagge in numeri record. I bagnini erano preoccupati per gli squali, secondo il ricercatore Michael Capuzzo, ma non vedevano negli animali il pericolo maggiore. Capuzzo aggiunge che "molti americani non avevano mai visto uno squalo eccetto in fotografie scattate sui giornali e disegni" tratti da romanzi come Moby-Dick (1851) di Herman Melville o Ventimila leghe sotto i mari (1870) di Jules Verne.[6] Prima del 1916, gli studenti americani dubitavano che gli squali attaccassero le persone in acque temperate senza essere provocati, tanto che gli incidenti nelle acque temperate dei Caraibi, di Bombay, delle Hawaii e delle Figi vennero considerati dei casi "anomali". Gli eventi avvenuti nel Jersey Shore quell'estate del 1916 sorpresero e scioccarono turisti e accademici.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Richard G. Fernicola, Twelve Days of Terror: A Definitive Investigation of the 1916 New Jersey Shark Attacks (Guilford, Conn.: The Lyons Press, 2002), p. xvii, ISBN 1-58574-575-8.
  2. ^ Peiss, Cheap Amusements, chap. 5.
  3. ^ Gary S. Cross and John K. Walton, The Playful Crowd: Pleasure Places in the Twentieth Century (New York: Columbia University Press, 2005), chap. 1, ISBN 0-231-12724-3.
  4. ^ Fernicola, Twelve Days of Terror, pp. xxxii, xxxvii.
  5. ^ Fernicola, Twelve Days of Terror, p. 15.
  6. ^ Michael Capuzzo, Close to Shore: A True Story of Terror in an Age of Innocence (New York: Broadway Books, 2001), pp. 17, 27, ISBN 0-7679-0413-3.
  7. ^ Fernicola, Twelve Days of Terror, p. xxvi.
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