1.000 lire (banconota)

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« Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità... »
(ritornello della canzone Mille lire al mese di Gilberto Mazzi - 1939)
La banconota Grande M[1].
La banconota Regine del Mare[1].
La banconota AM Lire[1].
La banconota Italia ornata di perle[1].
La banconota Giuseppe Verdi primo tipo[1].
La banconota Giuseppe Verdi secondo tipo[1].
La banconota Marco Polo[1].
La banconota Maria Montessori[1].


La banconota da 1.000 lire è stata uno dei tagli di cartamoneta circolante in Italia prima dell'introduzione dell'euro.

Precedenti[modifica | modifica wikitesto]

La prima cartamoneta da 1.000 lire risale al regno di Sardegna. Ufficialmente la sua nascita viene fatta risalire al 1745-1746, sotto Carlo Emanuele III[2]. Si noti che questa cartamoneta aveva le caratteristiche sia del biglietto di banca, sia dell'obbligazione.

Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime banconote di questo valore emesse dallo Stato italiano sono quelle stampate dalla Banca Nazionale del Regno d'Italia nel 1872 e nel 1873. Erano stampate su un'unica faccia, portavano una cornice con in alto gli stemmi delle città di Genova e Torino ed in basso il busto di Colombo. Lo stemma era delle due città perché la Banca Nazionale era il nuovo nome che aveva preso la vecchia Banca Nazionale degli Stati Sardi, nata dalla fusione delle banche di Genova e Torino. La filigrana recava il valore della banconota e la scritta BANCA NAZIONALE.

Dopo questa prima serie ne fu stampata un'altra sempre della Banca Nazionale del Regno, emessa tra il 1878 ed il 1893, anno in cui la Banca Nazionale si fuse con altre dando vita alla Banca d'Italia.

Nello stesso periodo furono stampate banconote di questo valore dagli altri istituti d'emissione. Questi biglietti erano identici e recavano la dizione di BIGLIETTO CONSORZIALE e furono stampati dal 1877 al 1881.

Nel 1882 furono stampati dei biglietti con caratteristiche simili ai biglietti consorziali, ma emessi emessi dal neonato Ministero del Tesoro. Recavano la dicitura di BIGLIETTO GIÀ CONSORZIALE ed ebbero corso legale fino al 1888.

Nel 1894 nacque la prima banconota da 1.000 lire della Banca d'Italia, che aveva lo stesso disegno e testo della seconda serie della Banca Nazionale, che nel frattempo aveva cessato di esistere.

Grande "M"[modifica | modifica wikitesto]

La prima banconota da 1.000 lire emessa dalla Banca d'Italia con il proprio nome vide la luce nel 1897. Fu disegnata da Rinaldo Barbetti, un artista senese. Banconote con questo disegno, con variazioni minime, furono stampate sino al 1950. Andarono fuori corso il 30 giugno 1953.[3]. Questa banconota è comunemente denominata Grande "M".

Regine del mare[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1930 fu stampato, accanto alla banconota Grande "M", un nuovo tipo di banconota comunemente denominata Regine del Mare. Al verso presenta tre figure allegoriche, simbolo, rispettivamente, dell'Industria, dell'Agricoltura e del Commercio. Si tratta della riproduzione di un'opera marmorea che, un tempo, decorava la facciata di Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia a Roma.

Amministrazione militare alleata dei territori occupati[modifica | modifica wikitesto]

Dal 9 luglio 1943 al 3 giugno 1950 (26 ottobre 1954 per il Territorio Libero di Trieste - Zona A) in Italia circolò la Am-lira emessa dalla AMGOT. La banconota da 1.000 lire era il taglio massimo, di forma rettangolare, dello stesso formato del dollaro e di colore predominante della faccia principale d'azzurro. Ne esistono due serie, quella denominata 1943 riportante sul fronte 1000 LIRE - ISSUED IN ITALY e quella denominata 1943A riportante sul fronte MILLE 1000 ONE THOUSAND LIRE - ISSUED IN ITALY[4]

Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica Italiana stampò, in otto diverse emissioni, banconote di questo valore tra il 1946 e il 2002.

Si tratta di una delle banconote di taglio più basso stampate durante il periodo repubblicano.

Grande "M"[modifica | modifica wikitesto]

Le prime banconote stampate dalla neonata repubblica erano simili, anche per le enormi dimensioni, ai biglietti di questo valore stampati dal precedente regno d'Italia. Furono emesse, infatti, due varianti del tipo Barbetti modificato, con lo stesso disegno di quella del 1896, che con i suoi circa 243 x 147 mm è una delle più grandi banconote italiane. Rispetto alle versioni precedenti erano diverse le tonalità dei colori. Fu stampata in due versioni con diversi toni di colore e con un diverso contrassegno di stato. L'emissione del 1946-47 aveva sul fronte il contrassegno di stato chiamato "Testina d'Italia" che risaliva al 1896,[5] mentre quella del 1947-48 aveva il contrassegno denominato "Medusa" creato nel 1947, primo contrassegno repubblicano.[6]

Italia ornata di perle[modifica | modifica wikitesto]

Questa banconota fu stampata in due versioni, con il contrassegno di stato "Testina d'Italia"[5] nel 1947 e, l'anno, dopo con il contrassegno "Medusa".[6] La banconota aveva misura decisamente più contenute (146 x 63 mm) rispetto ai biglietti precedenti. Anche la grafica era più moderna. Sul fronte a sinistra, in una cornice ovale, la testa dell'Italia, ripresa da una delle tre grazie della Primavera di Botticelli. Nella filigrana la stessa testa volta a sinistra.[7]

Verdi I tipo[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli anni 1960 e i primi anni 1980 il protagonista della banconota fu il compositore Giuseppe Verdi che venne effigiato su due diverse banconote.
La prima (125 x 63 mm) è da un punto di vista grafico più semplice in quanto, se si esclude il ritratto del compositore, gli unici elementi decorativi sono ghirlande e bolli colorati che lasciano diversi spazi bianchi. Fu emessa dal 1962 al 1969.

Verdi II tipo[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo tipo, emesso dal 1969 al 1981, impiega una migliore tecnica per la colorazione dello sfondo. Il ritratto del compositore è più realistico di quello stampato sulla versione precedente. A fianco si trova la celebre Arpa Estense, strumento del 1558 di scuola ferrarese conservato nella Galleria Estense di Modena. Al verso c'è un’immagine del Teatro alla Scala. Se si eccettuano le prime emissioni, la carta impiegata è di colore ocra. Di questo biglietto furono autorizzati 1.972.000 pezzi.

Marco Polo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982 il biglietto fu sostituito da un banconota che raffigura sul recto il ritratto di Marco Polo da un dipinto conservato nella Galleria Doria Pamphili di Roma, sul verso uno scorcio del Palazzo Ducale di Venezia rappresentato in verticale.[8] Il biglietto ebbe corso legale fino al 30 giugno 1995[9] e fu stato stampato in 2.148.000 esemplari.[8]

Maria Montessori[modifica | modifica wikitesto]

2.000.160.000 di questi biglietti furono stampati e diffusi in otto emissioni, dal 1990 al 1998. La banconota è dedicata a Maria Montessori, il cui ritratto appare sul recto. Il verso rappresenta un particolare del quadro "Bambini allo studio" di Armando Spadini.

Simbolo della cartamoneta repubblicana[modifica | modifica wikitesto]

Le 1.000 lire sono divenute, in modo non ufficiale, il simbolo della cartamoneta italiana in quanto, a differenza delle effimere banconote da 500 000 e 20 000 lire e delle più giovani 2 000, 50 000 e 100 000 lire, sono state emesse fin dalla nascita del Regno d'Italia.

All'uscita del corso legale della lira per la sostituzione con l'euro, le mille lire erano considerate banconote di piccolissimo taglio, utili per le spese quotidiane, a seguito della progressiva svalutazione a cui era andata incontro la valuta italiana a partire dagli anni settanta, invece nella prima metà del XX secolo erano tra quelle di maggior valore così come testimonia la popolare canzone Mille lire al mese cantata da Umberto Melnati nel film omonimo del 1939.

Nel 1939 cominciò la corsa all’abisso di una banconota che tra il 1900 e il 1914 aveva conosciuto un periodo di straordinario splendore. I primi anni del novecento erano tempi in cui chi aveva la fortuna di guadagnare 250 lire al mese era considerato dalle madri “un buon partito”; non erano in molti a trovarsi in quelle condizioni. Un medico generico oltrepassava di poco le 100 lire al mese, assai meno guadagnavano i maestri, dalle 50 alle 55 lire mensili. Prima della grande guerra con 1.000 lire era possibile acquistare una carrozza; nel 1920, dopo la svalutazione del 42% avvenuta durante la guerra e dell’82% dopo, era possibile acquistare solo una bicicletta, comunque un bene di lusso. Nel 1939 un chilogrammo di pane costava 1,60 lire, 2 lire il riso, 50 centesimi un chilo di patate, 4 centesimi l’una le uova.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Le proporzioni tra le banconote rappresentate nelle figure è approssimativamente quella reale. Le dimensioni originali vanno da un massimo di 24,5x15 cm della Grande M a un minimo di 11,5x6 cm della Marco Polo e della Montessori.
  2. ^ Biglietto da tre milla lire, bancaditalia.it. URL consultato il 26-10-2009.
  3. ^ Un esemplare del 1943
  4. ^ www.numismatica2009.com, Tabelle Am-lire 500-1000 1943-45. URL consultato il 25-08-2013.
  5. ^ a b D.M. 30-luglio 1896 "Italia di profilo a sinistra, con collana di perle, un orecchino a prendente, un diadema contornato di perle ed una pezzuola a due pendagli terminanti con una perla
  6. ^ a b D.M. del 14 agosto 1947: "Un volto di giovane donna, di prospetto, raffigurante un'immagine mitologica, denominata -medusa-".
  7. ^ Un esemplare del 1948
  8. ^ a b Sito della Banca d'Italia
  9. ^ Corriere della sera, 2 luglio 1995, pag. 18 Articolo on line

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Gavello; Claudio Bugani, Cartamoneta Italiana - Banconote italiane. Varese, Edizioni Gigante, 2005.
  • Guido Crapanzano; Ermelindo Giulianini, La cartamoneta italiana. Milano, G&G Numismatica, 2005.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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