Viktor Bout

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Viktor Bout estradato negli USA dagli agenti della DEA il 16 novembre 2010.

Viktor Anatolyevich Bout (in russo: Виктор Анатольевич Бут?; Dušanbe, 13 gennaio 1967) è un criminale russo.

Ex tenente dell'esercito russo in Angola e trafficante d'armi, è conosciuto con il soprannome di mercante della morte, coniato dal ministro degli affari esteri britannico Peter Hain.[1] Viene chiamato anche "il postino" perché consegnava sempre puntualmente le merci ai suoi clienti.[2] È stato soggetto di un libro scritto da Douglas Farah e Stephen Braun, The merchant of death.

Il 6 marzo 2008 è stato arrestato a Bangkok in Thailandia da agenti della polizia thailandese in collaborazione con la DEA. Attualmente si trova in carcere negli USA e sta scontando un ergastolo per traffico d'armi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nel 1967 a Dushanbe, capitale del Tagikistan. La madre è un contabile e il padre un meccanico. Bout cresce insieme al fratello Sergei, in una famiglia di atei, in un paese a maggioranza musulmana. Da ragazzo copia canzoni pop proibite come lavoretto e impara l'esperanto sperando che gli sia utile in futuro. Si unisce al Komsomol, in quanto era una delle poche possibilità di fare carriera.

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Si arruola nella Služba vnešnej razvedki e poi studia all'Istituto militare di lingue straniere a Mosca. Diventa poliglotta, imparando il portoghese, il francese, l'arabo, fino all'uzbeko e ad alcune lingue africane.[3] Alla fine degli anni Ottanta, viene mandato in Mozambico e in Angola come interprete militare. Qui incontra anche Igor' Secin che lavorava come traduttore e in futuro lo aiuterà e lo proteggerà.[4] Si dice che in Angola lavorasse per il KGB, ma nel 2003 Bout smentirà questo fatto in un'intervista al New York Times.[5] Viene congedato nel 1991, con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, con il grado di tenente colonnello.

Operazioni[modifica | modifica wikitesto]

Anni Novanta[modifica | modifica wikitesto]

Tornato a Mosca, incontra la moglie di un diplomatico russo, Alla. I due si innamorano, Alla divorzia e sposa Bout. Il paese intanto è disgregato e in tumulto e l'ambito militare ne risente particolarmente. Sono rimasti centinaia di aerei militari inutilizzati e Bout riesce a comprarne diversi a un prezzo irrisorio, anche grazie all'aiuto dei suoi contatti nell'ambito militare. Riesce però a trovare anche interi arsenali di armi completamente abbandonati. Tra le armi ci sono pistole, proiettili, bombe a mano e razzi, ma anche armi più sofisticate come fucili di precisione e missili guidati, che può vendere per qualsiasi conflitto.[6]

Bout inizia a registrare una propria flotta di aerei, che conta più di 40 velivoli. Riceve aiuto da Mosca, ma registra soprattutto in paesi stranieri dove le norme sono meno stringenti, come in Nuova Guinea e nell'Africa centrale. Bout diventa un grande trafficante perché riesce a vendere merce molto più difficile da acquisire, come elicotteri d'assalto, S-400, mine terrestri, fucili di precisione e visori notturni.[2]

Nel 1993 Bout sposta la sua flotta a Sharjah negli Emirati Arabi, assieme al fratello. Lì i due incontrano Richard Ammar Chichakli[7] che poi diventerà il loro contabile, ma all'epoca non presta attenzione a ciò che gli aerei di Bout trasportano. Si preoccupa solo che non partano vuoti e che gli acquirenti paghino in tempo.[4] Ufficialmente gli aerei di Bout trasportano merci come aspirapolvere, pollame surgelato e fiori.[8]

Gli aerei percorrono rotte misteriose, ma spesso i carichi vengono spediti in Bulgaria e da lì ripartono in rotta per l'Africa. Le armi sono molto richieste in Nigeria ed Angola, sia dai gruppi di liberazione che dalle forze statali, ma soprattutto per gli scontri per il controllo delle risorse minerarie. Bout fornisce armi anche al dittatore della Liberia Charles Taylor, e compra una casa vicino alla sua residenza. Il dittatore lo ripaga in diamanti, che prende in modo illecito dalla Sierra Leone[9]. I piloti che portano i carichi in Angola e Liberia coprono con vernice spray ogni segno riconoscibile sui velivoli, per non essere identificati, dato che Bout stava violando l'embargo entrando nei paesi. Il trafficante finanzia anche le guerre in Sudan, Libia e in Congo, fornendo armi alle diverse fazioni.[1]

Anni Duemila[modifica | modifica wikitesto]

Il 2001 segna un punto di svolta nella carriera di Viktor Bout. Molti dei suoi aerei e rotte vengono rintracciati e costantemente monitorati, ci sono soprattutto due persone che sono decise a trovarlo: Johan Peleman e Lee Wolosky[4]. Johan Peleman è un esperto di letteratura medievale e lavora per un'organizzazione umanitaria che opera in Africa. Egli scopre che dietro le armi fornite per le guerre in corso ci sono sempre gli aerei di Bout. Si procura informazioni e fornisce un rapporto dettagliato alle Nazioni Unite, che inizialmente non identificano il trafficante come fornitore d'armi. Nel 1999 Peleman viene assunto come ricercatore dall'ONU, e per la prima volta Viktor Bout viene collegato con il commercio illegale di armi. Lee Wolosky è un avvocato americano, e ha lavorato per la Casa Bianca per il consiglio di Sicurezza Nazionale. Nel 2000 si interessa al caso Bout, mentre fa ricerche per Bill Clinton, e scopre che il trafficante fornisce armi ai Talebani in Afghanistan. Wolosky cerca di ottenere un mandato d'arresto internazionale, ma non viene completamente appoggiato dagli Stati Uniti.[4] Solo nel 2002 dal Belgio arriva un avviso dell'interpol per riciclaggio di denaro sporco.[2]

Dopo l'attacco terroristico alle Torri Gemelle nel 2001, Wolosky critica l'amministrazione di Washington per non avere agito contro Bout e il governo di Mosca per averlo protetto.[4] Il governo degli Stati Uniti invece inizia a collaborare con il trafficante per finanziare la guerra in Iraq, sotto la presidenza di George Bush. Gli aerei di Bout atterrano a Baghdad più di mille volte tra il 2003 e il 2004, e trasportano armi di qualsiasi tipo. Nel 2009, in un'intervista, Bout negherà di aver fornito armi ai talebani o di avere contatti con Al Qaida.[10] Nel 2005 però Viktor Bout viene inserito nella lista nera del governo statunitense, che inizia a trattarlo come un nemico. Da quel momento Bout viene avvistato solo a Mosca, in ristoranti ed hotel di lusso. Vive nella sua villa sfarzosa con la moglie e la figlia. Egli possiede comunque più di cinque passaporti, sebbene sia in una lista nera di viaggi delle Nazioni Unite.[2] Il partito di Vladimir Zhirinovsky offre al trafficante un posto che gli garantisce l'ingresso nel parlamento russo. Bout rifiuta, dicendo "Cosa farei là? Posso risolvere tutti i miei problemi da solo".[4]

Nel novembre del 2007, la DEA (Drug Enforcement Administration), tende una trappola al trafficante tramite un conoscente, Andrew Smulian. Bout però è sospettoso e all'ultimo minuto non si presenta all'appuntamento.

Arresto[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 marzo del 2008, Viktor Bout vola a Bangkok per una "vacanza", convinto di non correre pericoli in Thailandia. Il giorno seguente si incontra nella sala conferenze dell'hotel per negoziare con i rappresentanti del FARC Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo, che avevano richiesto armi per 5 milioni di dollari, tra cui elicotteri, lanciamissili e AK-47.[2] I rappresentanti però sono agenti americani sotto copertura, e finite le finte negoziazioni, Bout viene arrestato dalla polizia thailandese. Non oppone resistenza.

Detenzione[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente viene messo in un carcere noto per i criminali più pericolosi. Egli si trova in cella insieme a stupratori, assassini e molestatori, che lo provocano, ma rimane in disparte. Viene trasferito in una cella singola, che misura 2x2 metri, infestata da scarafaggi e senza ricambio d'aria.[4] Durante la detenzione Bout approfitta dei 40 minuti giornalieri di esercizi in cortile,perde i chili in eccesso e impara nuove lingue dagli altri prigionieri. Inizia a leggere molto e si appassiona ai libri di Paulo Coelho. La moglie si trasferisce a Bangkok per andarlo a trovare più spesso. Bout rimane in custodia cautelare fino al 2010.[4]

Estradizione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo mesi di pressioni dagli Stati Uniti e dalla Russia, il 16 novembre 2010 il governo thailandese approva l'estradizione di Bout negli Stati Uniti. Scortato da 50 agenti, viene portato all'aeroporto senza che i diplomatici russi a Bangkok vengano informati dell'operazione. Il governo russo dichiara che la sua estradizione sia un'ingiustizia e che farà di tutto per supportare Bout come cittadino russo.[11] La corte suprema americana accusa il trafficante d'armi di terrorismo e di aver fornito armi ai ribelli colombiani. Avvocati ed esperti però spiegano che la vera ragione per cui gli USA vogliono Bout è perché egli conosce bene le operazioni militari e di intelligence russe.

Processo[modifica | modifica wikitesto]

La pubblica accusa del tribunale di New York chiede l'ergastolo per Viktor Bout ad inizio aprile, mentre i suoi avvocati chiedono il ritiro delle accuse per la mancanza di prove.[12] Il 6 aprile 2012, alla corte suprema di New York, il giudice Shira Scheindlin condanna Viktor Bout a 25 anni di carcere e al pagamento di 15 milioni di dollari. I 25 anni sono per un capo d'imputazione, e 15 anni per ciascuno degli altri tre, ma il giudice decide di accorpare le pene, così gli viene comminato il minimo della pena.[13] La condanna riguarda il finanziamento del FARC, che cospirava per uccidere cittadini americani. Nei documenti dell'accusa si legge testualmente "sebbene Bout voglia farsi passare per un semplice imprenditore è in realtà un uomo d'affari tra i più pericolosi, capace di trasformare i propri clienti da ideologi intolleranti a criminali letali."[14]

Proteste[modifica | modifica wikitesto]

Viktor Bout si è sempre dichiarato innocente di fronte alle accuse, dicendo di essere un semplice imprenditore e che le sue attività di trasporto internazionale sono del tutto legali. A fine processo Bout dichiara al giudice che "Dio sa la verità" e che "Non ho mai voluto uccidere nessuno".[15] Dopo la sentenza del 6 aprile il Ministro degli esteri russo, con un comunicato stampa, annuncia che la condanna del tribunale statunitense è "infondata e di parte" e che cercherà di far tornare in patria il cittadino russo.[12] Gli avvocati di Bout sono intenzionati ad andare in appello per portarlo in Russia e chiedere un processo giusto.[13] Secondo Mosca questo processo porta punti di scontro nell'ambito dei rapporti diplomatici tra Russia e Stati Uniti. A fine luglio 2012, la Russia chiede ufficialmente l'estradizione dagli Stati Uniti di Bout, affinché egli sconti la pena in madre patria. L'estradizione non viene approvata. Ad oggi il trafficante si trova ancora negli USA a scontare la sua pena.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il film Lord of war è parzialmente basato sulla figura di Viktor Bout.[16][senza fonte]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

È citato come Vladimir Bout nel romanzo Il vendicatore di Frederick Forsyth.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Profile: Viktor Bout, su bbc.com. URL consultato il 18 giugno 2019.
  2. ^ a b c d e Meet Viktor Bout, the Real-Life ‘Lord of War’, su motherjones.com. URL consultato il 19 giugno 2019.
  3. ^ 'Lord of war' arms trafficker arrested, su theguardian.com. URL consultato il 19 giugno 2019..
  4. ^ a b c d e f g h The Rise and Fall of Viktor Bout, su spiegel.de. URL consultato il 19 giugno 2019.
  5. ^ Chiesta l'estradizione per Viktor Bout, su it.rbth.com. URL consultato il 19 giugno 2019.
  6. ^ 'Lord of war' arms trafficker arrested, su theguardian.com. URL consultato il 19 giugno 2019.
  7. ^ Le gesta del presunto “ragioniere” del Mercante della morte, su formiche.net. URL consultato il 19 giugno 2019.
  8. ^ RUSSIA: Il Cremlino contesta la condanna di Viktor Bout, il trafficante di morte. Storia di un mito criminale, su eastjournal.net. URL consultato il 19 giugno 2019.
  9. ^ Profile: Viktor Bout, su bbc.com. URL consultato il 19 giugno 2019.
  10. ^ “Vendute armi alle Farc”: 25 anni di carcere per Viktor Bout, il ‘mercante della morte’, su ilfattoquotidiano.it. URL consultato il 19 giugno 2019.
  11. ^ Viktor Bout extradited to US, su rt.com. URL consultato il 19 giugno 2019.
  12. ^ a b Le reazioni alla condanna di Viktor Bout, su it.rbth.com. URL consultato il 19 giugno 2019.
  13. ^ a b Russia, sentenza contro Viktor Bout: il “mercante della morte”, su formiche.net. URL consultato il 19 giugno 2019.
  14. ^ “Vendute armi alle Farc”: 25 anni di carcere per Viktor Bout, il ‘mercante della morte’, su ilfattoquotidiano.it. URL consultato il 19 giugno 2019.
  15. ^ 'Merchant of Death' Viktor Bout sentenced to 25 years, su bbc.com. URL consultato il 19 giugno 2019.
  16. ^ Meet Viktor Bout, the Real-Life ‘Lord of War’, su motherjones.com. URL consultato il 19 giugno 2019.

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