Venga a prendere il caffè da noi (film 1970)

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Venga a prendere il caffè da noi
Venga a prendere il caffè da noi.jpg
Emerenziano Paronzini tra le sorelle Tettamanzi
Titolo originaleVenga a prendere il caffè da noi
Paese di produzioneItalia
Anno1970
Durata95 min
Generecommedia
RegiaAlberto Lattuada
SoggettoPiero Chiara (romanzo)
SceneggiaturaAlberto Lattuada
Adriano Baracco
Tullio Kezich
Piero Chiara
ProduttoreMaurizio Lodi Fé
Casa di produzioneMars Film Produzione
Distribuzione (Italia)Paramount
FotografiaLamberto Caimi
MontaggioSergio Montanari
ScenografiaVincenzo Del Prato
CostumiDario Cecchi
TruccoEligio Trani
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Venga a prendere il caffè da noi è un film diretto da Alberto Lattuada e interpretato da Ugo Tognazzi con Francesca Romana Coluzzi, Angela Goodwin e Milena Vukotic, tratto dal romanzo La spartizione di Piero Chiara pubblicato nel 1964. La prima proiezione in sala è avvenuta il 22 settembre 1970.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Emerenziano Paronzini è un impiegato del Ministero delle Finanze, per il quale gira varesotto e comasco. Alla fine è trasferito in qualità di vice-capufficio nell'Ufficio Imposte di Luino, sul lago Maggiore. Ferito ai glutei da una scheggia di bomba sul fronte greco-albanese durante la seconda guerra mondiale, è diviso tra l'etica del lavoro (si dimostra inflessibile con i raccomandati) e l'attrazione per le donne con qualche avventura a pagamento. A Luino si sente ormai "arrivato" e cerca di applicare alla propria vita i principi dello scrittore e biologo Paolo Mantegazza. Cioè che alla sua età un uomo, "un uomo vero come me, ha bisogno dei famosi 3 C: carezze, caldo, comodo". Si mette quindi alla ricerca di una moglie con i tre requisiti: che lo mantenga, possibilmente non bella e che non possa avere figli.

Una domenica a messa nota le tre sorelle Tettamanzi: Camilla, Fortunata e Tarsilla, bruttine e già sull'età, ma ereditiere di un bel gruzzoletto lasciato dal padre Mansueto, patrocinatore legale con la passione per la scienza e la biologia. Le tre donne sono state relegate dal padre in un’esistenza “casa e chiesa, chiesa e casa” e ormai rassegnate a restare zitelle. Paronzini le segue e si rende conto che da loro può trovare almeno due dei "3 C": caldo e comodo. Per entrare in contatto con le donne, Paronzini invia un cartella di accertamento tributario al loro indirizzo. Dopo qualche giorno incontra Tarsilla mentre entra nell'Ufficio Imposte per avere spiegazioni sulla pratica. Le fa capire di poter intervenire e la donna lo invita a prendere un caffè da loro. Paronzini accetta e comincia a frequentare casa Tettamanzi. Decide quindi di fidanzarsi con Fortunata, che sposa. Tornato dal viaggio di nozze con la moglie, la cui salute ha risentito dei rapporti coniugali, con il passare del tempo inizia a frequentare anche le camere da letto delle cognate, prima Tarsilla e poi Camilla. La situazione perdura felicemente con il Paronzini nel ruolo di "trigamo" fin quando, dopo aver raggiunto il record di tutte e tre le sorelle in una notte, mentre cerca di concupire anche la giovane cameriera Caterina viene colpito da trombosi e finisce in carrozzella: muto e immobilizzato, ma servito e riverito dal suo harem personale. Da segnalare la metamorfosi delle sorelle durante il ménage à quatre con il cognato: grazie alle attenzioni non soltanto sessuali, ma anche culinarie del Paronzini (il cibo potrebbe diventare la "quarta C"), si trasformano al punto che l'uomo durante un pranzo lo rileva in modo volgare come sua abitudine: "Però anche voi, che cambiamento! Sembrate tre p...!".

Parallela alla vicenda del Paronzini con Fortunata è quella della cognata Tarsilla. La donna, arrivata alla soglia dei quarant'anni senza aver mai avuto un uomo, vuole rifarsi. Per questo crea le condizioni per avviare una relazione con Paolino Mentasti, un giovane rigattiere dongiovanni e perditempo che ha il negozio davanti alla villa delle tre sorelle. Paolino seduce Tarsilla allo scopo di sposarla e vivere di rendita, ma viene battuto sul tempo dal Paronzini e quando chiede Tarsilla in matrimonio, la donna prende tempo. Per forzarle la mano il giovane invia una lettera anonima al parroco della chiesa chiusa al culto dove si incontrano di nascosto. Il sacerdote li sorprende sul fatto; Paolino gli dice di essere disposto a sposare Tarsilla, ma lei prende l'occasione per lasciarlo, anche perché nel frattempo ha iniziato la relazione con il cognato. A questo punto l'uomo, il cui negozio nel frattempo è fallito, per sfuggire ai creditori non ha altra soluzione che cercare di varcare di nascosto la frontiera con la Svizzera. Giunto di notte al confine, viene fermato da due guardie. Pensando di essere ancora in Italia, Paolino inveisce contro la Svizzera. Ma è sfortunato: le guardie erano elvetiche e lo arrestano per oltraggio.

Protagonista del film di Lattuada è Ugo Tognazzi, per la prima volta alle prese con un personaggio di Piero Chiara. Tognazzi infatti partecipò anche a un'altra pellicola tratta dalle opere dello scrittore luinese (La stanza del vescovo, diretta da Dino Risi nel 1977). Al film prese parte anche lo stesso Chiara nel ruolo del ragionier Pozzi, personaggio assente nel romanzo. L'opera di Lattuada, oltre al titolo (che è comunque una frase del romanzo), si discosta dal lavoro di Chiara in diversi punti, in particolare dal finale, poiché il Paronzini non muore per un infarto, ma viene colpito da un ictus e resta invalido sulla sedia a rotelle, amorosamente accudito dalle tre sorelle. Inoltre nel romanzo la serva di casa Tettamanzi si chiama Teresa ed è anziana, mentre nel film è la giovane Caterina. Anche il periodo storico viene traslato dall'epoca fascista degli anni 1928-1935 al 1969-1970.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Il film venne girato in parte a Cuvio, ma la gran parte della trama si svolge a Luino, il paese sul lago Maggiore in provincia di Varese dove Piero Chiara era nato e dove ha ambientato gran parte della sua opera narrativa a partire dal romanzo di esordio, Il piatto piange. La casa delle sorelle Tettamanzi è Villa Battaglia.[1]
  • Fra i titoli considerati da Lattuada c'erano Emerenziano Paronzini e Il trigamo. Quest'ultimo sarà poi usato da Chiara come titolo della riduzione teatrale in due atti che trarrà dalla Spartizione con la collaborazione del regista Aldo Trionfo e che sarà portata in scena nel 1970 dalla Compagnia dei Quattro, con Valeria Moriconi e Gianni Agus nel ruolo del Paronzini.[2]
  • Fu Carla Del Poggio, moglie di Lattuada, a suggerire al regista La spartizione come soggetto per un film. Lattuada accolse l'idea e il libro gli piacque tanto da farlo leggere a Lisa Gastoni nel suo film L'amica del 1969.
  • Per il ruolo di Paronzini Lattuada aveva pensato a Marcello Mastroianni. L'attore aveva accettato la parte, ma dopo numerosi contatti non se ne fece nulla a causa di impegni precedenti e il regista si rivolse a Tognazzi.[3]
  • La pellicola contiene alcune scene giudicate "spinte" per l'epoca che le valsero il divieto di visione per i minori di 14 anni.
  • Paolino e Tarsilla si incontrano in una chiesa sconsacrata. In realtà si tratta del Monastero francescano di Santa Maria della Misericordia a Missaglia.[4]
  • Alla genesi e ai retroscena del film di Lattuada LA7 ha dedicato nel 2010 una puntata del programma La valigia dei sogni condotto da Simone Annicchiarico.[5]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Venga a prendere il caffé da noi
ArtistaFred Bongusto
Tipo albumSingolo
Pubblicazione1970
GenereColonna sonora
EtichettaItaldisc
Formati7"

La colonna sonora del film, composta da Fred Bongusto, comprende il motivo conduttore Tutta tutta composta su testo di Lattuada ed eseguita da I Giganti, e poi Venga a prendere il caffè da noi. La colonna sonora non risulta sia mai stata pubblicata integralmente su Lp o altro supporto fonografico. Sono stati pubblicati solamente i due 45 giri con il tema principale del film e quello con la canzone dei Giganti.[6]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Musiche di Fred Bongusto.

  1. Tema principale [7]
  2. Preludio
  3. Tutta tutta (I Giganti) [8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ LOCATION VERIFICATE: Venga a prendere il caffè... da noi (1970), su Il Davinotti, 11 maggio 2014. URL consultato il 20 dicembre 2018.
  2. ^ lunariateatro.it, http://lunariateatro.it/archivio-trionfo/.
  3. ^ Federico Roncoroni, Mastroianni e la Spartizione - Storia mancata di un capolavoro, in La Provincia di Como, 13 febbraio 2011. URL consultato il 20 dicembre 2018.
  4. ^ Redazione Varese News, http://www.casateonline.it/articolo.php?idd=12388&origine=2&t=Missaglia%3A+La7+gira+le+scene+di+un+programma+nel+Monastero%2C+ricordando+il+film+con+Tognazzi+del+%2771.
  5. ^ https://vimeo.com/39117968/.
  6. ^ (EN) Fred Bongusto - Venga a prendere il caffé da noi, su Discogs, Zink Media.
  7. ^ [1]
  8. ^ [2]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Camerini, Venga a prendere il caffè da noi, in Alberto Lattuada, Il Castoro Cinema n. 91/92, La Nuova Italia, Firenze, luglio-agosto 1981.
  • Callisto Cosulich, Venga a prendere il caffè da noi, in I film di Alberto Lattuada, Gremese, Roma 1985 (ISBN 88-7605-187-2), pp. 96–101.
  • Domenico Meccoli (a cura di) Come un libro diventa un film in Epoca, 8 novembre 1970 [1].
  • Angelo Zanellato (a cura di), Venga a prendere il caffè... da noi, Quaderni di CinemaSud, Avellino 2016. Contiene la sceneggiatura, l'analisi filmica e storica del curatore con la sua testimonianza sulla lavorazione (fu infatti presente sul set), un'antologia critica, fotografie di scena e degli ambienti (dell'epoca o di oggi) e l'inedito carteggio tra Piero Chiara e Alberto Lattuada. Prefazione di Orio Caldiron.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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  1. ^ [3]