Valli di Comacchio

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Valli di Comacchio
Valle Fatibello.JPG
Tipo di areaSIC, ZPS
Class. internaz.IT4060002
StatiItalia Italia
RegioniEmilia-Romagna Emilia-Romagna
ProvinceFerrara Ferrara
Ravenna Ravenna
ComuniArgenta, Comacchio, Ravenna
Superficie a terra13.012 ha
Provvedimenti istitutivi10/1988; 06/1995
Mappa di localizzazione
Sito istituzionale

Coordinate: 44°36′55.08″N 12°10′00.84″E / 44.6153°N 12.1669°E44.6153; 12.1669

Le Valli di Comacchio sono una vasta zona umida protetta situata in Emilia-Romagna, tra le province di Ravenna e Ferrara, a sud del Delta del Po e a nord della riviera romagnola, costituendo una delle aree umide più estese d'Italia. Sono formate da 4 valli: Lido di Magnavacca, Fossa di Porto, Valle Campo e Fattibello. A nord si trova, separata da una striscia di terra, la più piccola Valle Bertuzzi. Si estendono geograficamente da Comacchio al fiume Reno[1]. L'estensione delle Valli venne ridotta nel corso del tempo a causa delle varie bonifiche effettuate, fino a comprendere i confini odierni.

Tutta la zona è classificata come sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale all'interno del Parco regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna, di cui è parte integrante. Oggi le Valli rivestono una notevole importanza biologica e conservazionistica grazie all'elevato numero di specie rare e minacciate che qui si riproducono, in particolar modo l'avifauna tra cui spicca il fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Valle Padusa.

Le Valli di Comacchio nacquero intorno al X secolo a causa dell'abbassamento del suolo (subsidenza) e dell'impaludamento della zona costiera al confine tra Emilia e Romagna. Inizialmente le Valli erano riempite di acqua dolce, che proveniva dai ricorrenti allagamenti e straripamenti dei fiumi vicini. A partire del XVI secolo vennero infiltrate progressivamente dall'acqua marina dell'Adriatico e questo fenomeno comportò la loro trasformazione, che permane tutt'ora, in valli salmastre[2].

Le Valli si formarono durante l'Alto Medioevo per paludizzazione progressiva dei territori che si trovavano tra i due rami allora principali del Delta del Po: il Po di Volano a nord (presso Ferrara) e il Po di Primaro a sud (presso Argenta, cui affluiva anche il Reno). Il disalveamento graduale del fiume Reno, sbarrato dai suoi stessi detriti, creò una vasta area paludosa anche a sud del Po di Primaro (la Valle Padusa). Al contempo, una serie di alluvioni non governate (a partire dalla rotta di Ficarolo del 1152) così come il sisma del 1570 e il Taglio di Porto Viro del 1604, spostarono il corso principale del Po verso nord, nel suo alveo attuale, diminuendo la portata d'acqua del Po di Volano e del Po di Primaro e impedendo quindi il progressivo interramento detritico delle attuali Valli di Comacchio.

Probabilmente vi contrasse la malaria Dante Alighieri durante il viaggio di ritorno da Ravenna.

L'area del delta storico ferrarese fu sottoposta dal 22 dicembre 1605 al controllo e all'operato del "Consortium di San Giorgio", un ente pubblico medievale che ne ha progressivamente bonificato il territorio. Attraverso drenaggi e accordi di intervento successivi, la suddivisione oggetto di risanamento fu estesa a circa 120.000 ettari compresi tra il fiume Po di Volano a nord, il mare Adriatico a est, il fiume Reno ed il Po di Primaro a sud e ancora il Po a ovest. Contrariamente alla parte settentrionale della provincia ferrarese, le terre che formavano un'unica grande depressione in corrispondenza del territorio di Polesine di San Giorgio (oggi frazione Marrara) non si prestavano ad un agevole drenaggio. Una più efficace gestione idraulica per queste zone arriverà in seguito con il convogliamento delle acque effluenti dai terreni più elevati nel letto delle grandi linee idrauliche di bonifica che percorrevano l'area (Fosse di Porto, dei Masi, di Voghenza), fino allo sbocco finale costituito dalle paludi di Comacchio[3].

L'attuale conformazione è il frutto di un lavoro di sistemazione idraulica e di bonifica della vastissima area paludosa delle valli emiliane e romagnole. Questo grandissimo sforzo si è sviluppato nei secoli, attraverso discussioni e contese fra le città di Bologna e Ferrara che hanno coinvolto i principali idraulici italiani. La cosiddetta “Questione del Reno” è storicamente considerata come l'evento che ha fatto nascere la scuola idraulica italiana, poiché ha visto i maggiori interpreti della scienza idraulica in Italia prendere posizione a favore di una delle due città contendenti. La questione si è prolungata fino agli inizi dell'Ottocento, quando l'ingegnere di fiducia di Napoleone, Gaspard Marie Riche De Prony, decide di collegare il Reno al Po Grande tramite il Cavo Benedettino[4]. Oggi le Valli di Comacchio sono gestite secondo moderni criteri atti alla loro protezione e conservazione, anche se l'antropizzazione dei fiumi contigui e i cambiamenti climatici ne stanno decretando una sempre maggiore salinizzazione.

In questa zona è ambientato il romanzo di Renata Viganò L'Agnese va a morire. A Comacchio e dintorni sono stati girati inoltre i film La donna del fiume con Sophia Loren, l'horror gotico La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati e Bambola con Valeria Marini.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

La quercia, l'olmo campestre, il pino domestico, la canna palustre e la tamerice sono alcune delle piante più diffuse nelle Valli. Uno dei fiori più comuni è il limonio. In questa zona dell'Emilia-Romagna si trovano inoltre numerose pinete costiere e le più importanti sono quelle vicine di Cervia e Ravenna, oltre che il Bosco della Mesola.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Le Valli ospitano la più grande varietà di avifauna d'Italia: sono presenti infatti più di 300 specie di uccelli come i fenicotteri, il cavaliere d'Italia, la garzetta, l'airone cenerino e il martin pescatore. Inoltre vi sono pesci come orate, anguille, branzini, cefali, passere e molti mammiferi quali volpi, nutrie e lontre.

Punti di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Schema di un lavoriero (1873)

Nelle Valli di Comacchio è molto praticata la pesca e troviamo ancora oggi numerosi accampamenti costruiti proprio per questo scopo. Famosa è anche la vecchia Salina, oggi abbandonata, dove veniva anticamente prodotto il sale. Tipici della zona sono i cosiddetti "Casoni da pesca", capanne fatte di pali, paglia e canne palustri. Tali strutture fungevano sia come stazioni per l'attività ittica sia come punti d'appostamento per la sorveglianza contro i prelievi illeciti.

Uno strumento tipico dei pescatori era il lavoriero, manufatto composto da bacini comunicanti per la pesca delle anguille.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: Regione Emilia-Romagna Archiviato il 27 settembre 2011 in Internet Archive.
  2. ^ Silvia Veneti, La nostra piccola Venezia, in La Voce di Romagna, Rimini, 15 marzo 2010.
  3. ^ Confronta L'epopea della bonifica nel Polesine di San Giorgio.
  4. ^ BEIC - Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, Il Reno e le Valli emiliano-romagnole, su Idraulica.BEIC.it. URL consultato il 6 agosto 2018.

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