La casa dalle finestre che ridono

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La casa dalle finestre che ridono
Finestra che ride.jpg
Una delle "finestre che ridono"
Titolo originale La casa dalle finestre che ridono
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1976
Durata 106 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere giallo, thriller, orrore
Regia Pupi Avati
Soggetto Pupi Avati, Antonio Avati
Sceneggiatura Pupi Avati, Antonio Avati, Gianni Cavina, Maurizio Costanzo
Produttore Gianni Minervini, Antonio Avati
Casa di produzione A.M.A. Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Pasquale Rachini
Montaggio Giuseppe Baghdighian
Effetti speciali Giovanni Corridori, Luciano Anzellotti
Musiche Amedeo Tommasi
Scenografia Luciana Morosetti
Costumi Luciana Morosetti
Trucco Giovanni Amadei
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
  • Premio della critica al Festival du Film Fantastique di Parigi

La casa dalle finestre che ridono è un film del 1976 diretto da Pupi Avati.

La sceneggiatura fu scritta dal regista con il fratello Antonio (anche produttore), Gianni Cavina e Maurizio Costanzo. I personaggi principali sono interpretati da Lino Capolicchio, Francesca Marciano e lo stesso Cavina, che inoltre doppia il personaggio interpretato da Tonino Corazzari.

È la prima mystery story diretta da Avati, che segnala il passaggio dalla commedia all'horror: seguiranno Zeder nel 1983, L'amico d'infanzia nel 1994, L'arcano incantatore nel 1996 ed Il nascondiglio nel 2007.

Nel 1979 ha vinto il premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi[1] e dopo alcuni anni divenne un cult.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Stefano è un giovane restauratore a cui, con l'intercessione dell'amico Antonio, è stato affidato dal sindaco di un paese della provincia ferrarese l'incarico di riportare alla luce un affresco in una chiesa nella campagna circostante. L'opera è stata dipinta da un folle pittore del posto morto suicida vent'anni prima, Buono Legnani, e raffigura il martirio di San Sebastiano.

Stefano rimane molto affascinato dall'affresco, ma pochi colloqui con il parroco Don Orsi ed altre persone del posto sono sufficienti a convincerlo che tanto l'opera quanto il suo autore non godono di altrettanta stima fra la gente del paese. Alcune telefonate anonime, che lo invitano ad andarsene rinunciando al restauro, e qualche frase sibillina di Coppola, l'iracondo ed alcolizzato tassista del luogo, gli insinuano il sospetto che l'affresco e il suo autore nascondano un qualche mistero che la morbosa sonnolenza del paese non riesce completamente a celare.

La conferma ai suoi sospetti arriva proprio dall'amico Antonio, che gli preannuncia sconvolgenti scoperte riguardo ad una “casa dalle finestre che ridono” ma, prima di potergliele rivelare, muore precipitando dalla finestra della stanza d'albergo dove avrebbero dovuto incontrarsi. Il tragico evento viene frettolosamente archiviato dalle autorità del luogo come suicidio, nonostante Stefano testimoni di aver visto l'ombra del probabile assassino muoversi dietro la tenda della finestra.

Una forza oscura manovra nell'ombra per impedire che la verità venga a galla, e tanta è in paese la diffidenza nei confronti del giovane restauratore che la proprietaria dell'albergo dove risiede, con una banale scusa presto smentita dalla cameriera, lo priva della stanza lasciandolo senza alloggio.

Gli viene però in soccorso Lidio, il giovane chierichetto ottuso, che gli procura una sistemazione in una cadente villa patrizia, apparentemente abitata soltanto da una vecchia costretta a letto dall'infermità, dove casualmente trova un vetusto registratore a filo d'acciaio con incise alcune frasi deliranti. Convinto che si tratti della voce del Legnani, Stefano inizia una personale indagine sulla vita del pittore, ricavando tuttavia soltanto notizie frammentarie: noto come “il pittore delle agonie” per l'abitudine di ritrarre persone in punto di morte, aveva trascorso l'infanzia in Brasile insieme alle due sorelle, con le quali era dedito a strani riti incestuosi che l'avevano reso folle al punto da suicidarsi dandosi fuoco, ed era morto senza che il suo cadavere fosse mai stato stato ritrovato.

La vera svolta nell'indagine arriva quando, a restauro praticamente ultimato, Stefano (che nel frattempo ha iniziato una relazione con la giovane maestra Francesca, arrivando a condividere con lei il suo alloggio alla villa) entra in possesso di un ingiallito faldone che testimonia come qualcuno prima di lui avesse condotto una circostanziata indagine sulla vita del pittore. Nei documenti si sospetta che le sorelle gli procurassero cadaveri da ritrarre, ed è presente una vecchia fotografia scattata in Brasile che le ritrae insieme al fratello: Stefano coglie immediatamente la forte somiglianza tra le due donne e le figure degli erinni che nell'affresco straziano il corpo del martire. L'eccitazione per la notevole scoperta si tramuta però rapidamente in collera quando realizza che l'affresco è stato deturpato con l'acido in modo da rimuovere le figure femminili, vanificando così il suo lavoro.

Amareggiato e pressato dalla terrorizzata fidanzata, decide di lasciare il paese la mattina successiva ma, proprio quando sta per partire, incontra Coppola che, per ritorsione contro le autorità del paese che gli hanno ritirato la licenza del taxi, decide di rompere il silenzio su Buono Legnani e le sue sorelle. Lo accompagna così ad un casale abbandonato, un tempo residenza del pittore, le cui finestre sono grottescamente decorate da gigantesche bocche sorridenti; gli racconta di come le sorelle, che sono ancora vive, procurassero i soggetti da ritrarre, che prima venivano torturati, poi, una volta morti, sepolti nelle adiacenze del casale e, scavando un poco, gli mostra la gran quantità di resti umani nascosta nel terreno.

Sconvolto da quanto appreso, Stefano torna di corsa a prendere Francesca per scappare da quel posto, ma la trova morta appesa per le braccia, come San Sebastiano nell'affresco. Anche Coppola è sparito, così al restauratore non resta che tornare in paese e denunciare tutto ai Carabinieri, i quali tuttavia non trovano riscontri al suo racconto perché qualcuno si è tempestivamente attivato per rimuovere tutte le prove. Invitato dal sindaco a dormire in paese per poi partire la mattina successiva, Stefano viene nottetempo attirato con l'inganno alla villa diroccata, dove trova le sorelle del Legnani che, in una macabra trasposizione dell'affresco, stanno torturando il moribondo Lidio. Una delle sorelle, che Stefano riconosce essere la paralitica padrona di casa, aprendo un armadio gli mostra un grosso contenitore dove, in una soluzione di formalina, sono conservati i resti del pittore, alla memoria del quale le due folli, con l'aiuto di Lidio, continuano ad offrire sacrifici umani. La mossa è però una trappola che permette alla ignota seconda sorella di ferire gravemente Stefano, che riesce tuttavia a fuggire e, grazie all'oscurità, a nascondersi nell'intricata vegetazione del giardino. L'indomani, sebbene debilitato dall'emorragia, riesce a tornare in paese per chiedere aiuto, ma gli abitanti, barricati dietro le finestre chiuse, fingono di non udire le sue grida disperate, così si dirige alla chiesa in cerca di Don Orsi. Qui Stefano vive il suo dramma finale: il parroco altri non è che la seconda sorella del Legnani che, insieme alla finta paralitica, incombe minacciosamente su di lui per terminare ciò che aveva iniziato la sera precedente, mentre in lontananza si odono le sirene della polizia di Ferrara, precedentemente avvisata dal sindaco Solmi.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Pupi Avati ha tratto l'idea per la realizzazione del film da un episodio della sua infanzia. Nel comune dove risiedeva fu infatti aperta la tomba di un prete, ma i resti rinvenuti appartenevano misteriosamente a una donna. La zia del futuro regista, per farlo star buono quando era bambino, lo minacciava del possibile arrivo del "prete donna", spauracchio da lei inventato sulla scorta del fatto sopracitato. Come è noto, il prete protagonista del film è una donna, situazione che viene rivelata solo nel finale[2].

Quando i fratelli Avati concepirono il soggetto de La casa dalle finestre che ridono, il film doveva essere girato negli Stati Uniti.[senza fonte]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane Lidio è interpretato da Pietro Brambilla, attore di Cremona (nipote di Ugo Tognazzi) pressoché sconosciuto; tuttavia in quello stesso anno interpretò il giovane neofascista protagonista di San Babila ore 20: un delitto inutile.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

La casa dalle finestre che ridono era un casolare, non più esistente, situato presso Malalbergo, in provincia di Bologna. La villa in cui alloggiano Stefano e Francesca è Villa Boccaccini, a Porto Garibaldi, in provincia di Ferrara. Parte del film è stata girata a pochi km di distanza, ovvero a Comacchio, dove sono visibili il loggiato della chiesa dei Frati Cappuccini (l'arrivo di Stefano e il passaggio col taxi di Coppola) e altri particolari del centro del paese della piccola cittadina, nella scena in cui Stefano di notte assiste alla caduta dalla finestra di Mazza, quando Stefano va dal droghiere (l'attore bolognese Arrigo Lucchini) per indagare sulla vendita di acido muriatico, quando, nel finale, Stefano sul sidecar di Coppola e ferito, va a chiedere aiuto, ecc. La chiesa è a San Giovanni in Triario, nel comune di Minerbio, mentre la trattoria "Poppi" si trova a San Martino in Soverzano, frazione dello stesso comune[3].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Mereghetti scrive che "l'idea vincente di Avati (...) è trasformare la Bassa padana, assolata, sonnacchiosa e con tanti scheletri nascosti negli armadi, nel teatro ideale per un horror. All'epoca venne notato dalla critica, ma solo in seguito è diventato un cult. Bellissimi il colpo di scena conclusivo (...) e il finale sospeso".[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La casa dalle finestre che ridono, mymovies.it. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  2. ^ Intervista di Antonello Piroso a Pupi Avati durante il programma televisivo Niente di personale, puntata del 25/10/2010 (22:35)
  3. ^ Le foto attuali delle location nello speciale sul film, sono visibili sul Davinotti
  4. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei film 2006, Baldini Castoldi Dalai editore, pag. 469

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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