Un gran bel futuro

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Un gran bel futuro
Titolo originale By His Bootstraps
Altro titolo Per qualche millennio in più
Autore Robert A. Heinlein
1ª ed. originale 1941
1ª ed. italiana 1965
Genere romanzo
Sottogenere fantascienza
Lingua originale inglese
Protagonisti Bob Wilson/Joe/Diktor

Un gran bel futuro (By His Bootstraps[1]), tradotto anche come Per qualche millennio in più, è un romanzo breve di fantascienza del 1941 dello scrittore statunitense Robert A. Heinlein sul tema dei paradossi temporali.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Scritto nel maggio del 1941, venne pubblicato per la prima volta nel numero di ottobre 1941[2] della rivista Astounding Science Fiction, con lo pseudonimo di Anson MacDonald; in seguito venne incluso nell'antologia personale The Menace From Earth del 1959[3] e in varie raccolte successive[4]. Nel 1958, col titolo The Time Gate, era stato incluso nell'antologia Race to the Stars pubblicata dalla Crest Books.

Esistono almeno due edizioni audio in lingua originale.

La prima traduzione italiana, di Gian Luigi Gonano, intitolata Un gran bel futuro, venne pubblicata nel 1965 nel primo volume della rivista Gamma e poi di nuovo nel novembre 1979 dalla Editrice Nord, nell'antologia Avventure nel tempo e nello spazio, quinto volume della collana Grandi Opere Nord. La traduzione di Giorgio Pagliaro è stata pubblicata da Armenia Editore col titolo Per qualche millennio in più, nel 1977 nello speciale 4, supplemento al n. 18 della rivista Robot e poi di nuovo nel 1979 nel n. 9 della collana Raccolta Robot[5].

Una traduzione in francese è apparsa nel 1981.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Bob Wilson è solo, si è chiuso nella sua stanza per finire la sua tesi di laurea che verte su alcuni aspetti matematici della metafisica, utilizzando il concetto di viaggio nel tempo come esempio calzante. Ad un tratto qualcuno dice "Lascia perdere, si tratta in ogni caso di un sacco di idiozie"[6], l'intruso, che sembra stranamente familiare, dice di chiamarsi "Joe" e spiega che è venuto dal futuro attraverso una Porta del Tempo: un cerchio di circa 6 piedi (1,83 m) di diametro che galleggia nell'aria alle sue spalle. Joe dice a Bob che grandi opportunità lo attendono, oltre la Porta e migliaia di anni nel futuro, a titolo di dimostrazione Joe lancia attraverso la Porta il cappello di Bob, che scompare.

Bob è riluttante, ma Joe (un estraneo dal punto di vista di Bob) inspiegabilmente sa dove è nascosta una bottiglia di gin e fa bere Bob fino a stordirlo. Quando Bob si è ormai convinto ad attraversare la Porta appare un altro uomo, che assomiglia molto Joe e che vuole impedire a Bob di andare. Ne segue un combattimento durante il quale Bob viene colpito da un pugno che lo fa volare attraverso la Porta.

Riprende i sensi in uno strano luogo dove un uomo più anziano, barbuto, gli dice che si trova 30.000 anni nel futuro. L'uomo, che si fa chiamare Diktor, offre a Bob una sontuosa colazione servita da belle donne e gli spiega che gli esseri umani nel futuro sono di bell'aspetto e hanno una cultura primitiva, ma non hanno nulla dello spirito e del coraggio dei loro antenati. Una razza aliena ha costruito la Porta e trasformato gli esseri umani in schiavi compiacenti, poi gli alieni se ne sono andati, lasciando un mondo del quale una persona aggressiva e intraprendente del XX secolo può diventare re.

Diktor gli chiede di tornare indietro attraverso la Porta e condurre da lui l'uomo che si trova dall'altra parte, Bob accetta, passa attraverso e si ritrova di nuovo nella sua stanza, a guardare se stesso che sta scrivendo la sua tesi. Senza ricordare bene quanto è accaduto prima, egli ripete la scena, questa volta dall'altro punto di vista e si fa chiamare "Joe" in modo da non confondere il suo precedente se stesso. Proprio mentre sta per spingere Bob attraverso la Porta, compare un'altra versione di se stesso, la lotta avviene come prima e Bob passa attraverso la Porta.

Il suo futuro se stesso teme che Diktor voglia in qualche modo intrappolarli in una sorta di labirinto temporale, ma Joe passa ugualmente attraverso la Porta e incontra di nuovo Diktor che gli dà un elenco di cose da comprare nel suo tempo e portare nel futuro. Un po' infastidito dai modi di Diktor, Bob discute con lui, ma alla fine torna ancora una volta nella sua stanza nel passato.

Egli rivive la stessa scena per la terza volta, poi si rende conto che ora è libero. Decide che gli oggetti sulla lista di Diktor[7] potrebbero essere utili ad un uomo del XX secolo che vuole diventare re, quindi se li procura. Dopo essere tornato nel futuro, regola la Porta per inviare se stesso dieci anni nel passato, così egli spera di avere il tempo di affermarsi come capo nel mondo del futuro prima che Diktor possa intervenire per ostacolarlo. Vicino ai comandi della Porta egli trova il suo cappello e un quaderno contenente un vocabolario di parole inglesi tradotte nella lingua degli schiavi di Diktor.

Il suo piano riesce, diviene il capo del popolo del futuro e prende precauzioni contro l'arrivo di Diktor, inoltre ne adotta il nome, che è semplicemente la parola locale per "capo"[8]. Sperimenta la Porta del Tempo, tentato di vedere gli alieni che l'hanno costruita ma, quando riesca ad intravederne uno, ha un breve contatto mentale con esso e l'esperienza è così traumatizzante che corre via urlando, si costringe a tornare solo il tempo di spegnere la Porta, poi rimane lontano da essa per più di due anni. Egli non si accorge che i capelli hanno cominciato a sbiancare prematuramente a causa dello shock e dello stress derivante dalle sue responsabilità di governo.

Frattanto il suo vocabolario si è usurato e lui ne copia il contenuto su uno nuovo quaderno.

Un giorno, mentre usa la Porta per guardare nella sua vecchia stanza nel passato, vede tre versioni di se stesso in una situazione familiare, poco dopo il suo primo se stesso passa attraverso la Porta. Il cerchio si è chiuso, lui stesso è Diktor, l'unico che sia mai esistito. Chiedendosi chi in effetti abbia compilato il quaderno, si prepara a dare istruzioni a "Bob": deve orchestrare gli eventi al fine di garantire il proprio futuro.

Temi[modifica | modifica wikitesto]

Il tema dei paradossi temporali di questo romanzo è stato ulteriormente sviluppato da Heinlein nel racconto Tutti voi zombie, scritto diciassette anni dopo.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il filosofo David Lewis considera Un gran bel futuro e Tutti voi zombie esempi di storie "perfettamente coerenti" sui di viaggi nel tempo[9].

Secondo Alexei Panshin questo romanzo è la prova convincente che Heinlein aveva imparato l'arte di progettare le sue storie: l'intrico dei paradossi è logico e ben elaborato, il finale è convincente e la storia è divertente[10].

Secondo Sam Moskowitz è uno dei migliori esempi sui paradossi del viaggio nel tempo, con una narrazione affascinante[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si riferisce alla frase idiomatica americana "to pull yourself up by your bootstraps" la cui traduzione letterale è "tirarsi su dai tiranti dei propri stivali".
  2. ^ Gifford 2000, p. 259
  3. ^ Gifford 2004. Vedi collegamenti esterni.
  4. ^ (EN) OPUS 025, By His Bootstraps, su The Robert A. and Virginia Heinlein Archives. URL consultato il 27 dicembre 2015.
  5. ^ Catalogo Vegetti. Vedi collegamenti esterni.
  6. ^ Heinlein 1977
  7. ^ Tra essi i libri:
  8. ^ Heinlein non spiega l'etimologia di "diktor": Bob White, in Fictional Languages (capitolo 3), fa notare che il titolo potrebbe derivare da una convergenza di "doctor", "director" e "dictator", poiché le funzioni di un "diktor" includono un po' di tutti e tre.
  9. ^ (EN) David Lewis, The Paradoxes of Time Travel, in American Philosophical Quarterly, vol. 13, nº 2, University of Illinois Press, aprile 1976, pp. 145-152.
  10. ^ Panshin
  11. ^ Moskowitz, p. 312

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert A. Heinlein, Per qualche millennio in più, in Oltre il tempo (antologia), Robot, traduzione di Giorgio Pagliaro, copertina e illustrazioni interne di Giuseppe Festino, Speciale 4, supplemento al n. 18, Armenia Editore, 1977, pp. 6 - 51.

Fonti critiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Sam Moskowitz, Robert A. Heinlein, in Starman Jones (appendice), Cosmo Oro, nº 103, Editrice Nord, luglio 1989 [1967], pp. 305-317, ISBN 88-429-0400-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]