Test INVALSI

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Il test INVALSI (o Prova Nazionale[1]) è una prova scritta che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento in italiano e matematica degli studenti, in modo da formulare i dati generali sull'efficienza del sistema formativo italiano e indicarne le eventuali criticità. Devono sostenere le prove INVALSI gli studenti delle classi II e V della scuola primaria, delle classi III della scuola secondaria di primo grado[2] e delle II della scuola secondaria di secondo grado. I contenuti dei test sono realizzati dall'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione (INVALSI), ente di ricerca, soggetto alla vigilanza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), che si occupa del rilevamento dell'apprendimento e dell'efficacia del percorso scolastico.

Introdotto con la legge n. 176 del 25 ottobre 2007, il test è suddiviso in due parti:

Le prove sono standard per tutto il territorio nazionale e sono costituite da domande chiuse, con risposte a scelta multipla e domande aperte, nonché da esercizi di matematica e linguistici. Le prove, che hanno caratteri di standardizzazione, sono svolte in un tempo che va dai 45 ai 90 minuti.[3]

Le domande sono redatte da docenti localizzati in tutto il territorio nazionale e preparati attraverso appositi seminari. Queste vengono sottoposte ad un’analisi qualitativa da gruppi di esperti disciplinari, al fine di selezionare e rivedere quelle da inviare al pretest. Le domande selezionate vengono, infatti, testate su campioni di alunni per verificarne la validità, stabilita sulla base di elaborazioni statistiche e caratteristiche psicometriche. I criteri secondo i quali sono preparate le prove INVALSI sono quattro: standardizzazione; corrispondenza con le indicazioni nazionali (gli obiettivi sono quelli previsti dalle Indicazioni nazionali); accessibilità (i test devono essere accessibili a tutti, in base al grado di sviluppo cognitivo dell’età); diversificazione (dei livelli di difficoltà delle domande. In questo modo, si distinguono non solo alunni bravi e non bravi, ma anche bravi e molto bravi).[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prove INVALSI sono state somministrate per la prima volta, a scopo puramente statistico, nell'Esame di Stato 2007-2008.[5] Dal 2009, la prova concorre nella valutazione finale dell'esame del primo ciclo d'istruzione. Dopo un periodo sperimentale, le prove sono entrate strutturalmente nel percorso scolastico.

La prova del 2010 è stata caratterizzata da un generale abbassamento del livello degli studenti, soprattutto nella matematica, con conseguente riduzione dei voti finali degli esaminati. La riduzione è stata in parte imputata anche alla difficoltà del Test.[6]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

#NOINVALSI #NOBUONASCUOLA, graffiti a Torino (zona Politecnico)

La reale efficacia del test è stata sottoposta a diverse critiche. La modalità delle prove ha suscitato dubbi riguardo alle abilità effettivamente valutate. Secondo alcuni, le prove misurano l'apprendimento nozionistico degli studenti, per cui si designano le prove con termini quali 'quiz' o 'quizzone', in controtendenza con gli obiettivi che si pone la scuola, cioè quelli di sviluppare un pensiero divergente e una capacità di elaborare ragionamenti critici. Luciano Canfora parla delle prove INVALSI e della loro modalità da quiz, definendole una mostruosità senza senso che premiano chi è più dotato di memoria, non chi ha spirito critico, ma dato che la scuola dovrebbe sviluppare lo spirito critico, sarebbe meglio – secondo il filologo – eliminare le prove INVALSI.[7]

Proteste contro la “quizzologia” dell’INVALSI e l'invito al boicottaggio provengono anche dal versante sindacale: il leader dei Cobas, Piero Bernocchi, sostiene che i test spingono a giudizi sommari e discriminatori, sulla base di attitudini e personalità e attua, inoltre, una rilevazione di censo.[8]

Preoccupazioni simili sono manifestate dalle associazioni di insegnanti, genitori e studenti. La tesi che sostengono è che i “quiz” INVALSI non sono in grado di valutare competenze e apprendimenti oltre la risposta mnemonica. Secondo tali associazioni, le prove riguarderebbero, infatti, solo una piccola parte dell’apprendimento, mentre restano esclusi molti altri aspetti – almeno per quanto concerne l’ambito delle competenze linguistiche. Si valutano la comprensione della lettura e le conoscenze grammaticali, ma non si considerano, ad esempio, le capacità di scrivere un testo, di esporre oralmente, di cogliere connessioni tra le varie discipline, di fare un ragionamento critico.[9]

Non così per i sostenitori delle prove INVALSI, i quali affermano che esse si compongono di quesiti di varia natura e forma, per cui non ci sono solo le domande a risposta multipla, ma anche domande aperte, richieste di argomentazioni, motivazioni, dimostrazioni. Le prove INVALSI non rilevano semplicemente nozioni, ma piuttosto le capacità dell’alunno di servirsi delle nozioni stesse, attraverso la sua abilità a selezionarle, farle interagire ed elaborare le conoscenze che possiede per affrontare il lavoro cognitivo.[10] Non ci sono, quindi, domande nozionistiche, ma si creano situazioni nelle quali gli alunni devono individuare gli strumenti matematici da utilizzare.[11] Nell’ambito della lettura, le competenze richieste corrispondono alla capacità dell’alunno di elaborare informazioni scritte: viene, infatti, richiesto di “ragionare” sul testo.[12]

Similmente, sono criticati i criteri di valutazione in quanto le caratteristiche da valutare per definire soddisfacente il percorso formativo non sono misurabili con parametri oggettivi e con griglie di valutazione standard. La standardizzazione delle prove, se da un lato ha l'obiettivo di uniformare la valutazione, dall'altro non rende ragione delle diverse situazioni in cui i docenti si trovano a operare. Per alcuni, con le prove INVALSI, siamo di fronte a giochi formali passati per analisi di fatti. Sono concetti di misurazione e oggettività di ciò che non è oggettivo né misurabile, come sono, appunto, i processi in cui sono centrali le scelte umane e la libertà soggettiva. La valutazione di un alunno, scaturisce dal giudizio soggettivo dell’insegnante, o comunque da chi effettua la valutazione, e sarà un giudizio valido per tutti, ma non potrà mai essere “assolutamente indiscutibile”.[13]

I sostenitori delle prove INVALSI, invece, ritengono che l’importanza di somministrare un test standardizzato sta anche nella sua capacità di eludere condizionamenti di tipo soggettivo, originato dalla relazione insegnante-alunno. Permette di comprendere le competenze degli alunni in aree molto specifiche. La standardizzazione dei test permette inoltre, di rilevare eventuali contesti critici, come quelli legati ad ambiti socio-economici svantaggiati; gruppi di insegnanti-studenti non efficaci o a un approccio pedagogico non valido, tanto da poter, poi, intervenire e correggere.[14]

Altre obiezioni alle prove INVALSI risentono di un più ampio disappunto sull’intero sistema scolastico, che mira alla competitività, emulando logiche più aziendali che pedagogiche. Il sindacato Cobas ritiene che la modalità di “somministrazione” delle prove e “schedatura” degli alunni, corrisponda a un’idea di scuola aziendalizzata. La standardizzazione dei processi di insegnamento-apprendimento è centrale nella logica dell’istruzione-merce e della scuola-azienda. Esso è funzionale all’imposizione di un modello d’“insegnamento- infarinatura” universale, nel quale il docente è tenuto a seguire procedure prestabilite.[15] Per questi motivi, annualmente, al momento delle prove, dalle scuole italiane provengono proteste e boicottaggi appoggiati da associazioni di docenti, genitori e studenti.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ INVALSI - Area Prove
  2. ^ Invalsi.it - Chi Siamo
  3. ^ Rapporto INVALSI 2014 (PDF), su invalsi.it.
  4. ^ Maria Cristina Peccianti, Come vengono preparate le prove INVALSI?, su La vita scolastica, consultato l'8 settembre 2015.
  5. ^ Esame di stato 2007-2008 - primo ciclo
  6. ^ Esame terza media, male la prova nazionale: il test Invalsi abbassa i voti
  7. ^ Canfora: via subito la riforma Gelmini e l’Invalsi, su Il Sussidiario, 4 maggio 2013.
  8. ^ Corrado Zunino, INVALSI, battaglia contro i test nelle scuole: "Un bambino non si giudica con un quiz", su La Repubblica, 8 maggio 2013.
  9. ^ Perché siamo contro le prove Invalsi, su Educazione&Scuola, consultato l'8 settembre 2015.
  10. ^ Vivalascuola. Prove Invalsi, pro e contro, su La poesia e lo spirito, 4 novembre 2011.
  11. ^ INVALSI. Sestito a Radio 24: non vengono utilizzati “per fare alcuna graduatoria fra le scuole … Sono meno che quiz”, su orizzontescuola.it.
  12. ^ Maria Piscitelli, Sull’onda della protesta (prove Invalsi o telequiz?), su Education 2.0, 22 marzo 2011.
  13. ^ Giorgio Israel, Invalsi e altre storie. Intervista a Giorgio Israel, su Emanuela Annaloro (a cura di), laletteraturaenoi, 18 aprile 2014.
  14. ^ Giuliana Licini, Borgonovi (Ocse) in difesa delle prove Invalsi: test standardizzati utili a docenti e scuole, su Scuola 24 - Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2015.
  15. ^ Cobas Scuola, Appello contro la scuola-quiz, su cobas-scuola.it, 15 aprile 2013.
  16. ^ Prove INVALSI. Favorevole o contrario?, su proversi.it, 11 settembre 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]