Terzo libro dei Maccabei

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Antico Testamento
Ebraico, Cattolico, Ortodosso, Protestante

Pentateuco:

Profeti anteriori o Libri storici:

Profeti posteriori - Profeti maggiori:

Profeti posteriori - Profeti minori:

Scritti:

Meghillot:

Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
canonici per cattolici e ortodossi,
apocrifi per protestanti)
Ortodosso
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella

Il Terzo Libro dei Maccabei è un libro dell'Antico Testamento, presente nella traduzione greca della Bibbia (Septuaginta), ma non nella versione originale in ebraico (testo masoretico): viene considerato canonico dalle Chiese ortodosse e dalla Chiesa Apostolica Armena, mentre la Chiesa Cattolica, le Chiese protestanti e l'ebraismo lo considerano apocrifo.

Il Libro venne dichiarato canonico dalle chiese orientali dal Concilio in Trullo nel 692 d.C., la cui validità fu però rigettata da Papa Sergio I e, di conseguenza, dalla Chiesa Cattolica.

Nonostante il nome, il Libro non ha nulla a che vedere con la rivolta dei Maccabei contro l'Impero Seleucide (descritta nel Primo e nel Secondo Libro dei Maccabei), narrando invece delle persecuzioni del faraone Tolomeo IV Filopatore contro gli ebrei alcuni decenni prima della rivolta maccabaica. Il nome in comune deriva forse dal fatto che alcuni elementi dei due Libri dei Macabbei sono citati in questo testo, come il martirio di Eleazaro Auaran o la figura di Simone Maccabeo.

Sinossi[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone Tolomeo IV Filopatore, dopo la sua sconfitta da parte del re seleucide Antioco III il Grande nella Battaglia di Rafah (217 a.C.), visita Gerusalemme ed il Secondo Tempio. Gli viene tuttavia miracolosamente impedito di entrare nell'edificio e questo lo porta ad odiare gli ebrei: al suo ritorno ad Alessandria d'Egitto, il sovrano fa arrestare tutti gli ebrei del regno per metterli a morte nel suo ippodromo. Gli ebrei che accettano di abbandonare la loro fede sono risparmiati.

Un tentativo di registrare tutti gli ebrei prima della loro esecuzione è ostacolato dal loro enorme numero. Tolomeo quindi tenta di far uccidere gli ebrei facendoli schiacciare da degli elefanti e ordina di drogare 500 elefanti in tal senso, ma l'esecuzione viene ostacolata da Dio, che fa addormentare Tolomeo.

Risvegliatosi, il faraone tenta infine di condurre gli elefanti e il proprio esercito nell'ippodromo per distruggere personalmente gli ebrei, ma dopo un'appassionata preghiera di Eleazaro, Dio invia due angeli che impediscono al faraone di portare a termine il suo genocidio.

In seguito all'apparizione degli angeli, Tolomeo dimentica la sua rabbia ed onora gli ebrei con vari privilegi ed un banchetto. Gli ebrei chiedono e ricevono il permesso di tornare a casa e di uccidere tutti gli ebrei che hanno scelto di abbandonare la loro fede per essere risparmiati. Il libro include una lettera, apparentemente di Tolomeo, in questo senso; terminato il massacro degli infedeli, gli ebrei fanno ritorno alle loro case.

Storicità[modifica | modifica wikitesto]

Il contenuto del libro ha un carattere leggendario, che gli studiosi non sono stati in grado di legare a eventi storici provati, e ha tutte le sembianze di un romanzo.

Alcune parti della storia (come il fatto che tutta la carta d'Egitto fosse insufficiente per scrivere i nomi degli ebrei nell'ippodromo) sono chiaramente fittizie, mentre altre non possono essere definitivamente provate o smentite; molti studiosi sono però disposti ad accettare una qualche storicità della prima sezione del Libro (che racconta delle azioni di Tolomeo IV Filopatore).

Secondo Flavio Giuseppe molti ebrei furono messi a morte ad Alessandria durante il regno del faraone Tolomeo VIII Fiscone (146-117 a.C.) perché avevano supportato la sua rivale Cleopatra II, e tale esecuzione fu effettivamente eseguita da elefanti intossicati. Questo potrebbe essere il nucleo storico alla base del Terzo Libro dei Maccabei, che l'autore avrebbe trasferito in un periodo di tempo precedente, aggiungendovi una connessione a Gerusalemme.

Un'altra ipotesi è che il Libro sia una polemica ebraica contro le politiche dell'imperatore romano Caligola.

Autore[modifica | modifica wikitesto]

Gli studiosi concordano sul fatto che l'autore di questo libro fosse un ebreo alessandrino, che scrisse in greco. Nello stile, l'autore è incline a costrutti retorici e uno stile un po' roboante, e le tematiche del libro sono molto simili a quelle della Lettera di Aristea. Il testo inizia in una maniera un po' brusca, portando diversi studiosi a pensare che esso sia in realtà un frammento di un'opera più lunga, andata poi perduta.

La data di composizione del libro non è chiara, anche se si tende a collocarlo non molto tempo dopo il 100 a.C., ma certamente prima della conquista romana del 30 a.C.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raup Johnson, p. 141.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Terzo Libro dei Maccabei, a cura di Anna Passoni Dell'Acqua, inː Apocrifi dell'Antico Testamento, sotto la direzione di Paolo Sacchi, Brescia, Paideia, 2000, vol. IV, pp. 573-664.
  • Sara Raup Joihnson, Historical Fictions and Hellenistic Jewish Identityː Third Maccabees in Its Cultural Context, Berkeley, University of California Press, 2004, ISBN 0–520–23307–7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN188293780
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