Teatro romano di Ostia

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Coordinate: 41°45′21.28″N 12°17′28.93″E / 41.75591°N 12.29137°E41.75591; 12.29137

Il teatro di Ostia antica

Il teatro romano di Ostia fu edificato in età augustea e rimaneggiato alla fine del II secolo.

Nella numerazione data agli edifici ostiensi dagli scavatori nel dopoguerra corrisponde al II,VII,2 (regione II, isolato VII, edificio 2).

Fu edificato nella zona che in età repubblicana era stata delimitata ad uso pubblico dal pretore urbano di Roma lungo il Tevere, ad est delle mura del castrum repubblicano.
Nella fase augustea poteva ospitare 3000 spettatori, che divennero 4000 dopo il rifacimento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione con frammenti originali dell'iscrizione dedicatoria del teatro di Settimio Severo e Caracalla

Venne costruito alla fine del I secolo a.C. da Agrippa[1], amico e genero di Augusto, in opera reticolata e opera quadrata di tufo per il portico in facciata, insieme al piazzale delle Corporazioni, posto alle spalle della scena.

Subì rimaneggiamenti all'edificio della scena, ricostruita di maggiore altezza, intorno alla metà del I secolo e in epoca adrianea[2].

Alla fine del II secolo d.C. venne restaurato e ingrandito in laterizio[3].

Alla fine del IV secolo l'edificio venne restaurato dal prefetto dell'annona Ragonio Vincenzio Celsio che vi realizzò un impianto idraulico che permetteva di allagare l'orchestra e di svolgervi rappresentazioni acquatiche.

Tra la fine del V secolo e il VI secolo le arcate del primo ordine vennero murate per trasformare il teatro in una fortezza difensiva.

Venne scavato negli anni tra il 1880 e gli inizi del Novecento e ampiamente restaurato nel 1927. Ospita oggi rappresentazioni e spettacoli.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Facciata del teatro sul decumano massimo

Era un tipico teatro romano, con cavea sostenuta da arcate, affacciate sul decumano massimo: gli spazi tra questo e la facciata curvilinea del teatro erano stati pavimentati in travertino e delimitati da cippi ugualmente in travertino, dotati di catene, e vi erano sorti due ninfei (fontane monumentali) semicircolari (II,VII,6-7).

Davanti al teatro sul decumano sorgevano due archi, di cui restano le coppie di pilastri in laterizio, che si addossarono alle arcate del teatro e al portico degli Archi trionfali, sul lato opposto della via. Si trattava dell'arco onorario dedicato a Caracalla dai cittadini di Ostia nel 216. Forse i due archi furono collegati da una copertura lignea, fungendo in questo modo da atrio di ingresso per il teatro.

Le arcate della facciata, ampiamente restaurate, poggiavano su massicci pilastri in laterizio con uno zoccolo in travertino. Sopra questo si alzavano le lesene tuscaniche che inquadravano le arcate del primo ordine, con capitelli, basi e trabeazione realizzate con mattoni appositamente sagomati. La facciata presentava in origine due ordini di arcate, sormontati da un attico con finestre; al secondo ordine le lesene laterizie erano di ordine ionico e altre lesene più piccole erano presenti ai lati delle finestre dell'attico, forse di ordine corinzio. Sopra le finestre dell'attico erano presenti mensole sporgenti, destinate a sostenere i robusti pali in legno che reggevano il velario, inseriti nel cornicione di coronamento.

All'interno delle arcate si apriva un portico-deambulatorio concentrico, che dava su una serie di sedici ambienti disposti radialmente, a cui si alternavano l'ingresso centrale verso i posti situati più in basso e le quattro scale che permettevano di raggiungere i posti al secondo e al terzo livello. I sedicii ambienti radiali ospitavano taberne (botteghe) dotate di retrobottega e di mezzanino, raggiungibile da una scala di cui restano i primi gradini in muratura. Le taberne erano decorate con semplici affreschi. Nel deambulatorio, a destra dell'ingresso principale, è presente un pozzo con puteale in travertino.

Il corridoio di accesso centrale aveva rivestimenti in marmo su pavimento e pareti e la volta decorata in stucco. Nel rifacimento del IV secolo nella parte più interna furono collocati dei sedili marmorei, che reimpiegano delle basi provenienti dal piazzale delle Corporazioni, non più in uso. La parte più esterna e gli ambienti adiacenti (taberne con retrobottega) divennero delle cisterne, con le pareti rivestite in signino: da qui l'acqua arrivava nell'orchestra attraverso due fori ricavati nei muri laterali della parte più interna del corridoio.

La cavea del teatro romano di Ostia (con deformazione grandangolare)

In origine il corridoio permetteva invece di raggiungere l'orchestra, anch'essa pavimentata in origine in marmo. I primi tre gradini della cavea, bassi e con rivestimenti in marmo tuttora conservati, erano destinati ad ospitare i seggi per i posti riservati ai personaggi più importanti. Seguivano i settori superiori e un portico in summa cavea (alla sommità della cavea) con colonne marmoree (oggi rialzate fuori posto dietro la scena).

Una di queste reca il rilievo di un genio davanti ad una edicola, vestito con un mantello che sorregge una cornucopia con la sinistra, mentre con la patera nella destra compie una libazione su un altare cilindrico. L'iscrizione sottostante dedica il rilievo al genio dei Castra peregrina da parte dei fratelli Optaziano e Pudente, appartenenti al corpo militare dei frumentarii[4].

Le parodoi, corridoi tra la cavea e l'edificio scenico, ai lati dell'orchestra) conservano resti della muratura originaria di epoca augustea.

Maschera teatrale dalla decorazione del teatro di Ostia

Il proscenio rialzato rispetto all'orchestra era decorato sulla fronte con una serie di nicchie alternativamente semicircolari e rettangolari, rivestite in marmo e inquadrate da colonnine che sorreggevano un coronamento sporgente. Vi sono collocate sopra delle mensole decorate con maschere teatrali, che dovevano appartenere alla decorazione dell'edificio nella fase severiana.

Il frontescena (frons scaenae) era privo di articolazione in nicchie, riprendendo la pianta lineare di quello di epoca augustea. Vi si addossavano pilastri e colonne in marmo, disposti su tre ordini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'attribuzione ad Agrippa si deve ai frammenti dell'iscrizione dedicatoria della prima fase rinvenuti nello scavo.
  2. ^ Pensabene 2007 (citato in bibliografia), p. 286.
  3. ^ Altri frammenti di una seconda iscrizione rinvenuta sul proscenio, datata al 196 (CIL XIV, 114), attribuiscono il rifacimento a Settimio Severo e Caracalla, sebbene i bolli laterizi indichino che i lavori fossero stati iniziati sotto Commodo.
  4. ^ (EN) Scheda sulla "colonna del genio" sul sito Ostia-antica.org.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guido Calza, Il teatro romano di Ostia, Roma 1927.
  • Carlo Pavolini, Ostia (collana Guide archeologiche Laterza), Bari 1983, pp. 64–67.
  • Patrizio Pensabene, Ostiensium marmorum decus et decor, Roma 2007, pp. 284–290.

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