Capitolium (Ostia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Coordinate: 41°45′15.98″N 12°17′16.76″E / 41.75444°N 12.28799°E41.75444; 12.28799

Il Capitolium di Ostia antica

Il Capitolium è un tempio romano che si trova nell'area archeologica di Ostia, a Roma. L'edificio è ben visibile, poiché si erge al di sopra di tutte le altre rovine ed è posizionato all'area anticamente occupata dal foro, all'incrocio del cardo e del decumano massimo. Era inoltre il tempio più grande di Ostia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Capitolium fu eretto nel 120, sotto il regno dell'imperatore Adriano, durante i lavori di ampliamento di Ostia e di sistemazione del foro, come dimostrano i bolli laterizi presenti sui mattoni utilizzati per la costruzione del tempio. L'edificio fu dedicato alla Triade Capitolina, composta da Giove, Giunone e Minerva, come era in uso presso le colonie romane.

Chiuso e abbandonato dopo il 394, quando il Cristianesimo venne adottato come religione ufficiale dell'Impero romano, il tempio divenne ben presto preda di razzie per via dei marmi di pregiata qualità di cui era rivestito. La distruzione della città avvenne in maniera sistematica dal IX secolo, fino a quando non fu ricoperta di detriti dalle inondazioni del Tevere. Il Capitolium rimase, insieme al teatro, uno dei pochi resti visibili. Il tempio fu trasformato in un ovile, e assunse il nome di "casa rossa", per via della sua struttura in laterizio.

Con l'inizio degli scavi ad Ostia Antica, nel 1854, il Capitolium fu dapprima identificato come un tempio dedicato a Vulcano, il cui culto era molto diffuso nella città, per poi essere riconosciuto effettivamente come un edificio consacrato alla Triade Capitolina grazie alla scoperta di una lapide votiva.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'altare davanti al tempio
Le nicchie interne, sul lato sinistro della cella

Il tempio si affacciava sul foro cittadino, di fronte al tempio di Augusto e Roma, innalzato su un alto podio a imitazione del tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio di Roma, a cui si accedeva con 21 gradini, parzialmente ricostruiti con i materiali originali. Era un tempio prostilo esastilo, ossia con sei colonne in facciata, ma senza colonne sui lati della cella. Due colonne erano sui lati del pronao, di ordine corinzio. Misurava 35 m di lunghezza, 15,5 m di larghezza e raggiungeva in origine i 20 m di altezza (attualmente 17 m in seguito alla perdita del tetto).

È preceduto da un altare in muratura, rivestito da lastre di marmo decorate a rilievo con armi.

Sotto il podio erano state ricavati tre ambienti, accessibili dal retro, probabilmente utilizzati come sede dell'erario cittadino.

A differenza di altri capitolia, l'ampia cella a pianta rettangolare, costruita in opera laterizia, non era tripartita: le statue delle tre divinità erano allocate in tre nicchie sul fondo, quella centrale semicircolare e le altre due rettangolari. Altre tre nicchie si aprivano su ognuna delle due pareti laterali. La cella era in passato ricoperta da lastre di marmo bianco e colorato, di cui rimangono scarsi resti, ma la cui disposizione è riconoscibile in base alle tracce dei fori per le grappe di sostegno rimasti sulla parete. Il portale di ingresso della cella doveva avere una grande porta in bronzo, simile a quelle preservatesi del Pantheon e del cosiddetto tempio di Romolo a Roma.

La spoliazione del rivestimento marmoreo subita dalle pareti della cella ha però messo in vista gli archi di scarico inseriti nelle pareti in laterizio, con una tecnica visibile anche sulla muratura del Pantheon, destinati a deviare il peso dei muri sui punti più resistenti delle fondazioni.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]