Sergej Pavlovič Djagilev

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Sergej Djagilev

Sergej Pavlovič Djagilev, detto Serge (in russo: Сергей Павлович Дягилев?; Selišči, 19 marzo 1872Venezia, 19 agosto 1929), è stato un impresario teatrale russo.

Organizzatore e direttore artistico di spettacoli di danza, è celebre soprattutto per aver fondato la compagnia dei Balletti russi (Ballets Russes) da cui hanno preso il via le carriere artistiche di molti ballerini e coreografi, nonché quella del compositore russo Igor' Stravinskij.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Selišči nell'allora governatorato di Novgorod. Proviene da un contesto nobile e benestante; la famiglia possiede una distilleria gestita dal padre, che è anche membro del reggimento delle Guardie a cavallo dello zar. I Djaghilev risiedono da generazioni in una grande casa nella città di Perm', dove organizzano serate musicali in cui il padre si esibisce come tenore. La madre muore poco dopo la sua nascita, viene quindi cresciuto dalla seconda moglie del padre, Elena Valer'janovna Panaeva, donna di grande personalità, che giocherà un ruolo essenziale nella formazione intellettuale del figliastro. La famiglia di Elena è inserita nel mondo dell'arte: il padre gestisce un teatro a San Pietroburgo e la sorella è una cantante. Questi contatti saranno per Djagilev molto utili in futuro[1].

Trasferitosi nel 1890 a San Pietroburgo, si laurea in giurisprudenza nel 1896. In questi anni viaggia per l'Europa con il cugino Dmitrij Filosofov, con l'obiettivo di visitare gli atelier dei più grandi artisti del periodo ed arricchire la collezione d'arte personale. Fanno anche visita a Lev Tolstoj[2], rimanendone fortemente impressionati. Inizialmente lavora in qualità di critico d'arte e consigliere artistico per i Teatri Imperiale di San Pietroburgo, mantenendo così uno stretto rapporto con lo zar. Nel 1896, con lo pseudonimo "Il dilettante", pubblica il suo primo resoconto di una mostra. Successivamente firma gli articoli col suo vero nome; il primo è "Un'esposizione di acquerelli".

Stringe amicizia con gli scenografi Léon Bakst e Alexandre Benois, collaboratori della rivista Mir iskusstva (Il mondo dell'arte). Nonostante la vicinanza allo zar, quando scoppia la rivoluzione del 1905 si schiera con i rivoluzionari e appoggia lo sciopero dei ballerini del Teatro Imperiale.

Sempre nel 1905 organizza a San Pietroburgo un'esposizione di ritratti russi e, l'anno successivo, un'importante mostra di arte russa al Petit Palais di Parigi, considerata la più grande e completa in Europa. Vi partecipano molti artisti del tempo, da Aleksandr Nikolaevič Benois a Kostantin Somov ai più giovani Michail Fëdorovič Larionov e Natalia Gontcharova.

Nel 1907 presenta cinque concerti di musica russa a Parigi e nel 1908 mette in scena una produzione del Boris Godunov con Fëdor Šaljapin all'Opéra di Parigi. L'organizzazione di esposizioni d'arte e di concerti di musica russa a Parigi segna l'inizio di un lungo rapporto con la Francia.

I Balletti russi[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo commemorativo dei balletti russi
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Balletti russi.

Nel 1909 a Parigi fonda la compagnia dei Ballets Russes. Léon Bakst[3] è il primo fedele collaboratore in qualità di scenografo[4].

Fin dai primi spettacoli gli aspetti decorativi e visivi delle messe in scena sono estremamente curati. L'illustrazione ha un ruolo fondamentale anche nella rivista Mir Iskusstva (Mondo dell'arte)[2] diretta da Djaghilev, che viene perciò definito "antiliterary man" (uomo antiletterario) dal musicologo Richard Taruskin.

Il primo balletto che dà grande fama alla compagnia è Danses Polovtsiennes con musiche di Borodin, messo in scena il 18 maggio 1909 al Théatre Chatelet di Parigi[5].

Fanno parte della compagnia i migliori giovani ballerini russi, quasi tutti provenienti dal Teatro Mariinskij; tra questi Anna Pavlova e Vaclav Nižinskij che si esibiscono per la prima volta il 19 maggio 1909.

Dopo la rivoluzione russa del 1917 si trasferisce a Parigi. Nel corso degli anni venti presenta balletti e opere teatrali ispirati alle favole e al folclore russo[2].

Con i Ballets Russes nasce la consuetudine di russificare i nomi degli artisti e degli impresari teatrali[2].

Il suo rivale è lo svedese Rolf de Maré, che avrà successi economici maggiori con la compagnia dei Ballets Suédois [5].

I compositori[modifica | modifica wikitesto]

Commissiona musica da balletto a compositori quali Claude Debussy (Jeux, 1913), Maurice Ravel (Daphnis et Chloé, 1912), Erik Satie (Parade, 1917), Richard Strauss (Josephs-Legende, 1914), Sergej Prokof'ev (Scythian Suite, e Chout), Ottorino Respighi (La boutique fantasque, 1918), Francis Poulenc (Les Biches, 1923), Manuel de Falla e altri ancora.

La collaborazione forse più importante è quella con Igor' Stravinskij di cui ascolta i primi lavori per orchestra, Feu d'artifice e Scherzo Fantastique, rimanendone impressionato, al punto di chiedergli di arrangiare alcuni brani di Fryderyk Chopin per i Balletti russi. Nel 1910 gli commissiona la prima partitura originale per i balletti: L'uccello di fuoco. Seguono Petruška (1911) e La sagra della primavera (1913); i due lavoreranno insieme anche per Pulcinella (1920) e Le nozze (1923).

Collaborazioni artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Estremamente interessato alle avanguardie artistiche e al modernismo, si serve della collaborazione di artisti suoi contemporanei per aggiornare il repertorio del balletto. Nel caso del Pulcinella è Pablo Picasso a disegnare i costumi e le scene. In particolare, il fondale, che rappresenta la notte, è in stile cubista. In Feu d'artifice, del 1917, commissiona a Giacomo Balla le scenografie in stile futurista[2].

Sergej Diaghilev (1872-1929) ritratto da Valentin Aleksandrovich Serov

Nel 1906 affida all'artista russa Natalia Goncharova, che si farà così conoscere a livello internazionale, di curare la sezione russa del Salon d'Automne al Grand Palais di Parigi.

Dal 1917 collaborano con i Balletti russi artisti come: Andrè Derain, Henri Matisse, Juan Gris, Georges Braque, Maurice Utrillo, Max Ernst, Joan Mirò e Pierre Bonnard [4].

Nel 1927 viene messo in scena Le Bal di Vittorio Rieti, su scene e costumi di Giorgio de Chirico (quindici acquerelli che oggi appartengono al Wadsworth Atheneum di Hartford). Gerges Rouault, cura i costumi e le scene de Le fils prodigue di Serge Prokofiev nel 1929[4].

Novità musicali[modifica | modifica wikitesto]

E' stato un pioniere nell'adattare gli stili musicali del primo Novecento al balletto moderno senza preoccuparsi di suscitare scandalo o indifferenza. Ha contribuito in modo determinante al superamento del balletto romantico, conciliando i più forme d'arte e collaborando con gli artisti più innovativi in ogni campo.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Djagilev al cimitero di San Michele a Venezia

Gli ultimi anni dei Balletti russi ebbero raramente il successo incondizionato delle prime stagioni.
Djagilev muore il 19 agosto 1929 all'Hotel des Bains al Lido di Venezia e viene sepolto nel settore ortodosso del cimitero monumentale dell'isola di San Michele. Coco Chanel, sua amica, si occupa di tutte le spese delle esequie. La compagnia di danza si scioglie. Il suo repertorio viene portato nel mondo da alcuni ballerini: George Balanchine e Ruth Page negli Stati Uniti, Ninette de Valois e Marie Rambert in Gran Bretagna, Serge Lifar a Parigi presso l'Opéra[6][7][8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jane Pritchard, Diaghilev and the Ballets Russes 1909-1929: When Art Danced With Music, Victoria & Albert Pubns, 2013.
  2. ^ a b c d e (IT) Patrizia Veroli e Gianfranco Vinay (a cura di), I Ballets Russes di Diaghilev tra storia e mito, Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, 2013.
  3. ^ Il Wadsworth Atheneum di Hartford conserva un suo ritratto del 1917, firmato da Amedeo Modigliani.
  4. ^ a b c Lo Duca Giuseppe Maria, Diaghilev e i balletti russi (JPG), in Emporium, vol. 90, luglio 1939, pp. 93-103.
  5. ^ a b Belli G., Guzzo Vaccarino E., La danza delle avanguardie: dipinti, scene e costumi, da Degas a Picasso, da Matisse a Keith Haring, Milano, Skira, 2005.
  6. ^ (EN) Joellen A. Meglin, Ruth Page - Early Architect of the American Ballet (PDF), su danceheritage.org. URL consultato il 21 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2013).
  7. ^ (EN) Ruth Page, Dancer, Is Dead at 92; Proudly American Choreographer, The New York Times, 9 aprile 1991. URL consultato il 21 marzo 2018.
  8. ^ (EN) Jerome Robbins, New York Public Library Archives - Ruth Page Collection 1918-70, su archives.nypl.org. URL consultato il 21 marzo 2018.

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