Punto G

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Il punto G (o punto Gräfenberg in onore al ginecologo Ernst Gräfenberg ritenuto erroneamente lo scopritore di questa presunta struttura anatomica [1]) sarebbe un punto particolarmente sensibile della parete anteriore della vagina. Nonostante ricerche ed esami approfonditi, la quasi totalità degli studi condotti in questo ambito smentiscono l'ipotesi dell'esistenza del punto G [2][3][4][5].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Già nella cultura orientale era conosciuta una zona del corpo della donna che, oltre al clitoride, era determinante per il suo piacere sessuale: negli antichi testi filosofico-religiosi quest'area era definita "punto del sole" o "punto del piacere".

In occidente, nella seconda metà del XVII secolo, un medico e speziale olandese, Reigner de Graaf (1641-1693), in un suo trattato di medicina - poi andato perduto, ma ricordato negli scritti di vari autori suoi contemporanei - riferì la presenza di un'area, in prossimità della vagina, di particolare sensibilità erogena.

Il punto G venne descritto per la prima volta nel 1982 da Alice Lada e Beverly Whipple, le quali travisarono alcune frasi di un articolo di Ernst Grafenberg (che per inciso non descrisse alcun punto vaginale sensibile) per creare il mito del punto G [1] [6].

Evidenze scientifiche[modifica | modifica sorgente]

Test eseguiti su alcune donne che hanno esaminato l'innervazione della parete vaginale dimostrerebbero l'inesistenza di un'area o un punto di maggiore innervazione o di maggior densità di terminazioni nervose. Lo studio ha esaminato con metodo scientifico 110 biopsie ricavate da 21 donne concludendo che un sito di maggior innervazione o di maggior densità di innervazione è assente nella vagina umana.[7]. Per questo motivo in ambito scientifico si ritiene che il punto G non esista[4].

Altre ipotesi[modifica | modifica sorgente]

Secondo la ricercatrice australiana Helen O'Connel, il punto G sarebbe in realtà la parte terminale della struttura interna del clitoride, che può raggiungere, all'interno del corpo femminile, una complessiva lunghezza di 10 centimetri.

Nel febbraio del 2008 il professor Emmanuele Jannini, Docente di Sessuologia Medica dell'Università degli studi dell'Aquila ha pubblicato, sulla rivista The Journal of Sexual Medicine, un controverso studio teso a dimostrare, la presenza - solo in alcune donne - del punto G[8]. Questo studio però è molto criticato dagli scienziati perché dalle ecografie non si evince alcuna struttura anatomica da identificarsi con il punto G [6]. Molti ginecologi considerano questo articolo una bufala.[1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alice Kahan Ladas, Beverly Whipple, John D.Perry, Il punto G , Milano, Rizzoli Editore, 1986. ISBN 88-17-13630-1.
  • (DE) Sabine zur Nieden, Weibliche Ejakulation, Stuttgart, Ferdinand Enke Verlag, 1994. ISBN 3-432-26031-8.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Punto G: non esiste secondo alcuni esperti
  2. ^ Il punto G non esiste: scienziati Usa deludono milioni di amanti, Il Messaggero.it. URL consultato il 26/12/2012.
  3. ^ (EN) Terrence Hines, The G-spot: a modern gynecologic myth (abstract) in American Journal of Obstetrics and Gynecology, agosto 2001. URL consultato il 26/12/2012.
  4. ^ a b Anatomy and physiology of the clitoris, vestibular bulbs, and labia minora with a review of the female orgasm and the prevention of female sexual dysfunction. URL consultato il 26/12/2012.
  5. ^ Puppo V. "The G-spot does not exist. Response by V. Puppo to the article “O. Buisson: The Gspot and lack of female sexual medicine. Gynecol Obstet Fertil 2010;38,781-84”" articolo su "Gynecol Obstet Fertil 2011"; 39; 266-67
  6. ^ a b La bufala del punto G
  7. ^ Pauls, R; Mutema, G; Segal, J; Silva, WA; Kleeman, S; Dryfhout, Ma V; Karram, M., A prospective study examining the anatomic distribution of nerve density in the human vagina. in J Sex Med, vol. 3, nº 6, novembre 2006, pp. 979–87, DOI:10.1111/j.1743-6109.2006.00325.x, PMID 17100930.
  8. ^ Articolo su La Repubblica.it. URL consultato il 20 febbraio 2008.