Papiro di Artemidoro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Un frammento del papiro con il testo di Artemidoro

Il papiro di Artemidoro è un imponente papiro che viene fatto risalire alla fine del I secolo a.C. e che riporta il testo di un'opera attribuita al geografo antico Artemidoro di Efeso.

Sull'effettiva autenticità del papiro si dibatte da anni, a causa dei dubbi sollevati principalmente da numerosi contributi di Luciano Canfora, sconfessati però dalla maggioranza della comunità scientifica.[1]

I risultati di due recenti analisi concordano sull'improbabilità che l'inchiostro utilizzato sul papiro possa risalire a duemila anni fa, convincendo quindi il MiBAC a promuovere ulteriori indagini con la spettroscopia Raman e la spettrofotometria.[2]

Composizione materiale[modifica | modifica wikitesto]

Il papiro è alto 32,5 centimetri e lungo circa due metri e mezzo, ed è frammentato in molteplici pezzi[3]: la prima parte si compone di un frammento di cm 27,5 x cm 32,5 contenente l'agraphon (parte non scritta) e la colonna I; la seconda parte si compone di tre frammenti (a, b e c) che costituiscono le colonne II e III del testo; la terza parte, ampia oltre cm 93,5, è composta da circa venti frammenti e contiene una carta geografica, le colonne IV e V del testo e un vasto frammento con raffigurazioni di mani, piedi e volti; la quarta parte contiene un disegno. Il verso del papiro è completamente coperto di disegni. Il rotolo appare perciò mutilo all'inizio e alla fine e presenta numerose mancanze al proprio interno: delle colonne di scrittura, ad esempio, la II e la III sono molto danneggiate. Le colonne di scrittura sono di ampiezza alquanto irregolare, oscillante fra i 10 e i 16 cm; inoltre la lunghezza delle colonne varia dai 38 righi della colonna IV ai 45 righi della colonna V.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il papiro contiene un testo geografico: nelle prime due o tre colonne vi è un proemio nel quale la geografia viene messa in rapporto e a confronto con la filosofia; nelle colonne IV e V, invece, si trova un'informazione sulla divisione amministrativa della Spagna, ripartita nelle due province Tarraconese e Betica, poi un periplo della Spagna a partire dai Pirenei e dal promontorio di Afrodite Pirenaica fino al promontorio degli Artabri nell'Oceano Atlantico. La coincidenza (non perfetta) del testo relativo alla divisione amministrativa della Spagna con un frammento (fr. 21) del geografo Artemidoro di Efeso (II-I secolo a.C.) ha indotto gli studiosi Claudio Gallazzi e Bärbel Kramer a ritenere che il papiro conservasse parti del testo dei Geographoumena del geografo efesino.

Sono presenti, inoltre, nel papiro una carta geografica che, per vicinanza con il periplo della Spagna, si è ritenuto dovesse raffigurare appunto una regione della penisola iberica, la Betica secondo un'ipotesi; nonché numerosi disegni di parti anatomiche (verosimilmente copie di parti di statue) sul recto e animali, reali o fantastici, sul verso, accompagnati questi ultimi da didascalie.

Storia del papiro[modifica | modifica wikitesto]

Origine e datazione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il giudizio dei primi studiosi che l'hanno esaminato, Claudio Gallazzi, Bärbel Kramer e Salvatore Settis, il papiro sarebbe databile, su base paleografica, tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. È stato proposto il raffronto con un papiro documentario di tarda età tolemaica, il cosiddetto Papiro di Cleopatra, sebbene la scrittura del papiro sia apparsa immediatamente come caratterizzata da peculiarità senza immediati confronti con scritture già note. È stato dichiarato che il papiro sia stato trovato all'interno di una maschera funeraria di cartapesta del I secolo d.C., insieme a più di venti papiri documentari di periodo oscillante fra i regni di Nerone e di Domiziano: in assenza di riscontri oggettivi, anche questa notizia è stata messa in dubbio; la notizia che il papiro provenisse da una maschera di cartapesta è stata poi smentita.

Le tre vite[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i primi studiosi, la singolare e straordinaria compresenza di testo e disegni si spiegherebbe con una travagliata vicenda, nota come teoria delle tre vite. Il papiro, destinato ad essere una copia di lusso dei Geographoumena, doveva contenere il testo dell'opera geografica intervallato da mappe (una modalità di costruzione dei manoscritti geografici di cui non possediamo alcun altro esempio da un'antichità così remota); un errore nella realizzazione della prima mappa, che avrebbe probabilmente dovuto essere una raffigurazione dell'intera Spagna, avrebbe causato l'interruzione della copiatura. Il papiro prodotto fino a quel momento, invece di essere distrutto, sarebbe stato riutilizzato come album per schizzi e bozzetti (cahier d'artiste) per pittori che intendessero mostrare anticipatamente ai propri committenti i motivi iconografici da realizzare: di qui le raffigurazioni di animali sul verso. Infine, esaurito lo spazio sul verso, il papiro fu ancora impiegato negli spazi rimasti liberi sul recto (l'agraphon e lo spazio successivo alla colonna V), per contenere le esercitazioni grafiche dei giovani apprendisti pittori di bottega. Dopo più di un secolo di reimpieghi, il papiro sarebbe divenuto carta da macero e utilizzato, insieme ad altri papiri documentari, per farne cartapesta ad uso funerario.

In origine, era trapelata la voce, sostenuta autorevolmente, che il papiro sarebbe stato ritrovato in una maschera funeraria. Al momento della pubblicazione dell'edizione critica (marzo 2008) si è saputo che non di una maschera si trattava, bensì di un ammasso di papiro macerato, che «doveva costituire l'imbottitura di una cavità non meglio precisabile» (p. 60), come ad esempio il riempitivo per le fauci di un coccodrillo imbalsamato. Il processo di smontaggio e di salvataggio del papiro non è affatto documentato: solo a seguito della pubblicazione dell'edizione critica, è comparsa una foto che ritraeva il Konvolut, ovvero l'ammasso di papier-maché, già parzialmente smontato. Tale foto, secondo un articolo apparso su "Quaderni di Storia"[4] sarebbe però stata manipolata (vedi oltre).

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

Del papiro si è cominciato a parlare fra i papirologi nei primi anni Novanta, quando il manufatto era di proprietà di un collezionista tedesco; nel 1998 Gallazzi e Kramer pubblicarono, sull'«Archiv für Papyrusforschung», una prima dettagliata descrizione dell'oggetto. Nel 2004, quindi, il papiro è stato acquistato dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo di Torino per la somma di 2.750.000 euro. Qualche tempo dopo, esso è stato oggetto della mostra Le tre vite del papiro di Artemidoro, curata dal Settis e Gallazzi, e tenutasi a Torino, a palazzo Bricherasio, dall'8 febbraio al 7 maggio 2006. Terminata la mostra, il papiro è stato trasferito presso il Laboratorio di Papirologia dell'Università di Milano. Nel marzo 2008 è stata inaugurata una mostra all'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino[5]. Inizialmente ne era stato promesso il deposito in comodato gratuito presso il Museo Egizio di Torino. Dal 7 ottobre 2014 è esposto presso il Museo di Antichità di Torino[6].

Nel frattempo, dal settembre 2006, è sorta un'accesa discussione, poiché il filologo Luciano Canfora, dell'Università di Bari, ha dichiarato che il papiro sarebbe un falso. La polemica, sorta in sedi scientifiche, è stata poi rilanciata dai principali quotidiani nazionali e ha progressivamente coinvolto un numero crescente di studiosi[1]. Nel 2018, il procuratore torinese Armando Spataro ha chiuso le indagini sostenendo l'inautenticità dell'oggetto. Tuttavia, all'istruttoria non farà seguito alcun processo per truffa, poiché gli eventuali reati - anche qualora si rivelassero provati - sarebbero comunque prescritti.[7]

Il dibattito su autenticità o falsità[modifica | modifica wikitesto]

A giudizio di Canfora, occorre considerare due questioni. La prima è che il papiro non può essere di Artemidoro, come ritengono Gallazzi e Kramer, poiché lo impediscono una lingua greca molto lontana dagli usi e dal lessico propri del II/I secolo a.C. e diverse contraddizioni fattuali che possono essere spiegate solo alla luce di evoluzioni posteriori delle conoscenze geografiche. La seconda questione è che la cronologia del testo, qual è ricavabile dalla lingua e dalle conoscenze del testo medesimo, è molto tarda ed è incompatibile con il fatto che quel testo si trovi su un rotolo di papiro, una forma di libro che fu presto soppiantata dal codice di pergamena. Inoltre, a denunciare la modernità dell'oggetto, ci sarebbe anche la presenza nel testo di alcune congetture formulate da critici moderni, che il redattore/autore ha introdotto nel papiro senza accorgersi della loro modernità.

La ricerca di Canfora per individuare un possibile indiziato per il falso si è infine appuntata su Costantino Simonidis, un calligrafo greco della metà dell'Ottocento, celebre autore di molti falsi con cui tentò (a volte riuscendoci) di ingannare studiosi di tutta Europa. Celebre il caso del falso Uranio, con cui gabbò perfino Wilhelm Dindorf. Simonidis, di cui a Liverpool sono conservati alcuni falsi papiracei, ebbe particolare interesse per la geografia antica, come dimostra il falso periplo di Annone da lui realizzato.

L'edizione critica da parte di Gallazzi, Kramer e Salvatore Settis (con la collaborazione di A.C. Cassio, A. Soldati e G. Adornato), presentata a Berlino nel marzo 2008, in occasione di una mostra dedicata al papiro di Artemidoro, ha apportato alcuni argomenti a difesa dell'autenticità del papiro:

  1. l'analisi del carbonio 14 fornisce una datazione per il papiro fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.;
  2. la composizione degli inchiostri al nerofumo indica l'assenza di metalli e risulta puramente organica, ed è compatibile con l'epoca tolemaico-romana;
  3. l'analisi paleografica indica un'età attorno al I secolo d.C.;
  4. i papiri documentari che erano impastati insieme al papiro di Artemidoro recano date della seconda metà del I secolo d.C.
  5. nel papiro è menzionata la città di Ipsa, la cui esistenza fu rivelata soltanto dalla citazione in tre monete scoperte nel 1986, e di cui dunque non poteva essere a conoscenza un falsario dell'Ottocento[8].

A questi e ad altri argomenti di questo tipo ha risposto Canfora con un ampio articolo sul «Corriere della Sera» del 20 marzo 2008, nel quale si annunciava anche un nuovo prossimo intervento sul tema[9]:

  1. l'analisi del carbonio 14 è stata effettuata solo sul supporto papiraceo, non sull'inchiostro, ragion per cui è possibile valutare solo l'antichità del materiale di partenza ed è noto che i falsari capaci adoperano materiali antichi;
  2. la composizione degli inchiostri a base di nerofumo è nota a chiunque legga le opere di Vitruvio e Plinio ed è dunque agevole per chiunque riprodurre per i propri scopi un inchiostro del tutto identico ad uno antico;
  3. l'analisi paleografica non è così dirimente, anche perché un falsario avrebbe potuto avvalersi di molteplici spunti per imitare una scrittura antica;
  4. non è possibile documentare l'autenticità di un papiro menzionando altri papiri che sarebbero stati ritrovati con esso, stante il fatto che non vi è prova sicura del ritrovamento congiunto (l'unica fotografia addotta mostra il cosiddetto Konvolut già parzialmente smontato)[10];
  5. la menzione della città di Ipsa non è affatto significativa, dal momento che alcune iscrizioni note già dal Settecento fanno riferimento ad una città, situata nell'entroterra betico, chiamata Ipsca (odierna Castro del Río) [ovvero: CIL II, 1568-1581], mentre le monete menzionate, peraltro ritrovate a Vila Velha (Alvor) e non in Betica, recano notizia di una città chiamata Ipses (toponimo iberico), non Ipsa.

Uno studioso tedesco, Jürgen Hammerstaedt[11] ha sostenuto la tesi dell'autenticità del papiro in base ad un'analisi filologica del testo che mostra, a suo dire, particolarità di cui un falsario dell'Ottocento non avrebbe potuto avere cognizione: tra di esse un modo di indicare le cifre (un segno chiamato sampi) che è stato oggetto di studio e pubblicazione solo ai primi del Novecento. Va però detto che quella cifra si trova in iscrizioni dell'Asia Minore, un territorio molto ben noto a Simonidis, attento studioso di epigrafi.

La querelle si è poi arricchita con l'ipotesi - di cui ha scritto sul «Corriere della Sera» del 7 aprile 2008 lo storico dell'arte Maurizio Calvesi - secondo cui l'introduzione teorica sulla natura e i compiti della geografia (colonne I e II del papiro) nient'altro sarebbe che la traduzione in greco dell'Einleitung alla Erdkunde im Verhältniss zur Natur und zur Geschichte des Menschen di Karl Ritter, celebre studioso tedesco tra i fondatori della geografia moderna (nella traduzione francese Géographie générale comparée ou Science de la Terre dans ses rapports avec la nature et l'histoire de l'homme, 1836)[12].

L'11 giugno 2008 il quotidiano romano «La Repubblica» ha pubblicato, come copertina culturale, un importante intervento di Anna Ottani Cavina, intitolato Un papiro di pieno Ottocento[13], nel quale viene affermata la natura recentissima dei disegni figuranti nel cosiddetto papiro di Artemidoro.
La rivista «Storia dell'Arte», diretta da Maurizio Calvesi, presenta nel numero 119 (2008) un'amplissima recensione al volume laterziano Il papiro di Artemidoro. La recensione affronta soprattutto gli aspetti storico-artistici del papiro di Artemidoro sostenendo che i disegni che occupano gran parte di esso non possono che essere opera di artisti moderni e fornisce ampi riscontri comparativi[14]. Ma la novità principale dell'ampia recensione consiste nella scoperta della fonte moderna del proemio: si tratta della prefazione alla Erdkunde di Karl Ritter. La «Süddeutsche Zeitung» (Monaco di Baviera) del 9 agosto 2008 dà notizia della pubblicazione avvenuta in Italia di un saggio bilingue, curato da L. Canfora e L. Bossina, intitolato Wie kann das ein Artemidor-Papyrus sein?, che fornisce ulteriori prove della falsificazione.

Il 13 giugno 2008 si è svolto a Oxford, presso il St. John's College, un convegno dedicato al reperto. Alla giornata hanno partecipato filologi (Nigel Wilson, Margarethe Billerbeck), storici (Nicholas Purcell), papirologi (Peter Parsons, Dirk Obbink), studiosi di geografia antica (Richard Talbert) e storici dell'arte (Gianfranco Adornato, Jas Elsner). Le opinioni espresse in quella sede sono state nettamente divergenti[15].

L'impossibilità di attribuire ad Artemidoro il testo contenuto nel papiro che circola sotto tale nome è stata illustrata nella seduta del 7 novembre 2008 del IV Workshop «Variantology» (5-8 novembre, Berlin-Neapel).

Secondo Canfora, lo studio dei manuali settecenteschi di pittura consente di collocare nel giusto contesto storico la genesi del papiro: tra molteplici esempi, la tavola 13 del manuale di Charles-Antoine Jombert, Nouvelle méthode pour apprendre à dessiner sans maître (1740), è identica ai disegni della parte centrale del recto del papiro[16]. La somiglianza giunge fino alla disposizione dei disegni, per cui il papiro deve essere posteriore alla pubblicazione di questa tavola.
A Mosca è inoltre stato di recente ritrovato un elenco di manoscritti antichi posseduti da Constantin Simonidis, ma evidentemente falsi confezionati dallo stesso Simonidis: fra essi ve n'è uno che s'intitola Geographia[17]. Simonidis nell'ultima fase della sua vita, dopo la diffusione della falsa notizia della sua morte, continuò a lavorare indisturbato avendo come base l'Egitto (tentò addirittura di farsi nominare vescovo in Etiopia), dov'era facile per lui procurarsi dell'autentico papiro antico.

Una conclusiva messa a punto dell'intera vicenda è nel volume apparso nel 2011 presso Sellerio: La meravigliosa storia del falso Artemidoro. Una dettagliata rassegna bibliografica è stata pubblicata nel 2011 da Federico Condello, per consentire agli studiosi di orientarsi nell'ormai fitta bibliografia sul tema[18].

Nel dicembre 2018 la Procura della Repubblica di Torino sposa la tesi della non autenticità del papiro, additandolo come un falso ottocentesco del falsario greco Costantino Simonidis[19]. Le conclusioni della magistratura sono state però oggetto di pesanti critiche da parte dell'archeologo Salvatore Settis, dato che la ricostruzione del procuratore Spataro è avvenuta senza l'ausilio di una consulenza scientifica papirologica super partes, ignorando così il punto di vista della maggior parte degli studiosi di riferimento.[1]

La foto del Konvolut[modifica | modifica wikitesto]

Sin dall'inizio della controversia sull'autenticità del papiro, era stato messo in rilievo come non esistesse nessuna documentazione del processo di smontaggio del cartonnage nel quale si asseriva che il papiro fosse stato trovato, il che contravviene alle consuetudini scientifiche del restauro archeologico e papirologico. Nell'edizione critica di Gallazzi e Kramer, dunque diversi mesi dopo l'inizio della controversia e anni dopo le prime pubblicazioni in sedi scientifiche sul papiro, comparve una singola fotografia di un ammasso di cartapesta (detto Konvolut) nella quale occhieggiavano alcune lettere, che venivano ricondotte dagli editori al testo del papiro di Artemidoro o di altri papiri documentari (non ancora pubblicati).

Nel corso del convegno «Il papiro di Artemidoro» [20], l'équipe del Gabinetto interregionale della polizia scientifica delle Marche-Abruzzo, diretta da Silio Bozzi, ha riportato i risultati di un'indagine scientifica alla quale è stata sottoposta la foto del Konvolut: questa ricerca ha messo in luce numerose eclatanti contraddizioni che inducono a ritenere ci sia stata una manipolazione dell'immagine (una «trasmigrazione di dati da un luogo a un altro»)[21]. Lo storico della fotografia Paolo Morello ha però definito quella della manipolazione fotografica "una tesi infondata"[22]. Morello critica il metodo utilizzato per analizzare la fotografia del "Konvolut", partendo non dalla stampa fotografica conservata presso il centro di Papirologia di Milano dagli anni '90, ma dalla stampa tipografica pubblicata su un libro, il che avrebbe condotto a fondare le argomentazioni su premesse false. Tuttavia, è stato precisato in seguito che l'indagine della polizia scientifica è stata condotta dapprima sulla stampa tipografica e poi, una volta messa a disposizione la stampa originale della foto conservata a Milano, i risultati sono stati confermati su quest'ultima.
Un esperto di fotografia, Salvatore Granata, ha inoltre notato una differenza di definizione fra le zone della foto prive di scrittura e quelle che riproducono il testo; quest'anomalia, unitamente al fatto che il grado di nitidezza dell'immagine sia compatibile solo con pellicole in uso negli anni Novanta, porta a ritenere, a suo giudizio, che la fotografia del Konvolut sia una manipolazione realizzata non prima del 1995[23].

La fotografia del Konvolut è stata oggetto di un convegno tenutosi a San Marino il 5 e 6 novembre 2010. In quell'occasione gli esperti riunitisi hanno portato ulteriori possibili evidenze della manipolazione dell'immagine[24]. Nel corso della presentazione di un volume biografico su Simonidis[25], tenutasi a Bologna nella Biblioteca dell'Archiginnasio il 9 luglio 2013, il sovrintendente per i Beni archeologici dell'Emilia Romagna, Filippo Gambari, ha dichiarato pubblicamente che la fotografia del Konvolut sarebbe stata giudicata unanimemente un falso da esperti del ministero dei Beni culturali[26].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (IT) Salvatore Settis, Papiro di Artemidoro, dichiarato falso ignorando la comunità scientifica. Spataro ha sentito solo il parere di Canfora, su Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 16 dicembre 2018.
  2. ^ Torino, il Mibac chiude il caso: "Ecco perché è falso il Papiro di Artemidoro"
  3. ^ C. Gallazzi, B. Kramer, "Artemidor im Zeichensaal", in "Archiv für Papyrusforschung" n.44, 1998, pp.198-208; versione spagnola, 6-3-2005, con 17 illustrazioni commentate
  4. ^ Indagine tecnica sul Konvolut. Nuove prospettive di analisi sul Papiro di Artemidoro, Cronaca del Convegno «Il papiro di Artemidoro» (Rovereto, 29-30 aprile 2009), "Quaderni di Storia" n.70
  5. ^ Fabian Reiter, Der Artemidor-Papyrus kommt nach Berlin Archiviato il 4 luglio 2009 in Internet Archive.
  6. ^ 7 ottobre 2014 - Inaugurazione del nuovo allestimento del Papiro di Artemidoro Archiviato il 19 ottobre 2014 in Internet Archive.
  7. ^ (IT) Redazione, Il "Papiro di Artemidoro" è un falso. A confermarlo l’inchiesta della procura di Torino, ma la truffa è prescritta, su www.artemagazine.it. URL consultato il 12 dicembre 2018.
  8. ^ S. Settis, Artemidoro, ecco perché quel papiro è autentico, «la Repubblica», giovedì 13 marzo 2008
  9. ^ L. Canfora, Dietro la maschera di Artemidoro, in «Corriere della Sera» 20 marzo 2008
  10. ^ C. Gallazzi, B. Kramer, S. Settis, Il papiro di Artemidoro, Led edizioni, Milano 2008, p. 61.
  11. ^ Qui una intervista pubblicata nel 2013: Il papiro di Artemidoro? Troppo perfetto per essere falso
  12. ^ M. Calvesi, Il papiro non è di Artemidoro, in «Corriere della Sera» 7 aprile 2008
  13. ^ A. Ottani Cavina, Un papiro di pieno Ottocento, in «La Repubblica» 11 giugno 2008
  14. ^ M. Calvesi, Artemidoro? sembra proprio Dürer, in «Corriere della Sera» 22 settembre 2008, p. 35.
  15. ^ Sito Archiviato il 19 gennaio 2009 in Internet Archive. sul convegno di Oxford. Si veda anche: A Oxford il Papiro è autentico, in Italia no, «Il Giornale dell'Arte», luglio 2008, p. 7; una smentita di quest'ultimo articolo è apparsa sul successivo numero del «Giornale dell'Arte» (Il papiro a Oxford, settembre 2008, p. 8): «per i papirologi autentico è il supporto [come è ovvio!], problematica la scrittura; per i filologi il testo non può essere di Artemidoro; per i cartografi, di Spagna non è nemmeno da parlare».
  16. ^ Si vedano le tavole dell'inserto iconografico di L. Canfora, La meravigliosa storia del falso Artemidoro, Sellerio, Palermo 2011. Inoltre, 'Leonardo' - del 17-12-2010 - Terzo canale TV della Radio Televisione Italiana.
  17. ^ C. Simonidis, Opere greche, I. Eulyros di Cefalonia. Ethnika anthropina. Liste di manoscritti greci (1848-1864), edizioni di pagina, Bari 2012.
  18. ^ F. Condello, "Artemidoro" 2006-2011: l'ultima vita, in breve, «Quaderni di storia» 74, luglio-dicembre 2011, pp. 161-248.
  19. ^ Il Papiro di Artemidoro è un falso. Venne pagato quasi tre milioni di euro, su Repubblica.it, 10 dicembre 2018. URL consultato il 16 dicembre 2018.
  20. ^ Accademia Roveretana degli Agiati, Il papiro di Artemidoro[collegamento interrotto], 29-30 aprile 2009. URL consultato il 16 novembre 2016.
  21. ^ D. Messina, E la polizia scientifica risolve il caso, «Corriere della Sera» 29 aprile 2009, p. 34.
  22. ^ Paolo Morello, "Osservazioni in margine ad una fotografia del Konvolut", in Intorno al Papiro di Artemidoro. Vol. 1: Contesto Culturale, Lingua, Stile e Tradizione, Edizioni LED, Milano, 2010, pp. 259-272; un estratto di questo saggio è apparso anche con il titolo Artemidoro, quella foto è vera, in «Il Sole 24 Ore - Domenica», 24 marzo 2010, pag. 40.
  23. ^ A. Carioti, Artemidoro, la foto impossibile, in «Corriere della Sera» 5 luglio 2010, p. 25.
  24. ^ L. Canfora, G. Bottiroli, C. De Simoni, S. Granata, S. Namias, A. Cottignoli, S. Bozzi, Fotografia e falsificazione, Scuola Superiore di Studi Storici, Università degli Studi della Repubblica di San Marino, 2011.
  25. ^ Rüdiger Schaper, L'odissea del falsario. Storia avventurosa di Costantino Simonidis, Bologna, Bup, 2013.
  26. ^ F. Condello, Il papiro di Artemidoro e l'enigma della «falsa foto», in «Corriere della Sera» 13 luglio 2013, p. 51.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Gallazzi, B. Kramer, Artemidor im Zeichensaal: eine Papyrusrolle mit Text, Landkarte und Skizzenbüchern aus späthellenistischer Zeit, «Archiv für Papyrusforschung» 44, 1998, pp. 198–208, Taf. XXI, Abb. 1-4.
  • B. Kramer-J. Kramer, Iberia, Hispania und das neue Artemidor-Fragment, in Hortus litterarum antiquarum: Festschrift für Hans Armin Gärtner zum 70. Geburtstag, hrsg. A. Haltenhoff, F.-H. Mutschler. Heidelberg, Winter, 2000, pp. 309–322.
  • G. Arias Bonet, Artemidoro en clase de dibujo: un papiro con texto, mapa y dibujos de tiempo helenístico tardío, por Claudio Gallazzi y Bärbel Kramer (informe sobre el papiro que podría contener parte de un mapa de España), «El Miliario Extravagante. Boletín trimestral para el estudio de las vias romanas y otros temas de Geografia Histórica» 72, 2000, 2-11 (versione on-line da A. M. Canto, 6-3-2005, con 17 illustrazioni commentate e la bibliografia fino al 2005, ora in pdf).
  • G. Arias Bonet, Del Ravenate a Artemidoro pasando por tintas y colorantes, «El Miliario Extravagante» 73, junio de 2000, 2-3.
  • B. Kramer, The earliest known map of Spain (?) and the Geography of Artemidorus of Ephesus on papyrus, «Imago Mundi» 53, 2001, pp. 115–120.
  • P. Moret, À propos du papyrus d'Artémidore et de la ‘plus ancienne carte d'Espagne’, «Mélanges de la Casa de Velázquez» 33.1, 2003, pp. 350–354.
  • R.C. Knapp, The New Artemidorus fragment and the cartography of ancient Iberia, in Historia y mito: el pasado legendario como fuente de autoridad, ed. J.M. Candau Morón, F.J. Gonzáles Ponce, G. Cruz Andreotti. Málaga, Servicio de publicaciones, 2004.
  • B. Kramer, El nuevo papiro de Artemidoro, in New approaches to Celtic place-names in Ptolemy's Geography, ed. J. de Hoz, E.R. Luján, P. Sims-Williams. Madrid, Ediciones Clásicas, 2005, pp. 19–31.
  • M. Donderer, Und es gab sie doch! Ein neuer Papyrus und das Zeugnis des Mosaiken belegen die Verwendung antiker "Musterbücher", «Antike Welt» 36, 2005, pp. 59–68.
  • S. Settis, C. Gallazzi (a cura di), Il papiro di Artemidoro: voci e sguardi dall'Egitto greco-romano, Milano, Electa, 2006.
  • B. Kramer, La península ibérica en la Geografía de Artemidoro de Éfeso, in La invención de una geografía de la Península Ibérica, I: La época republicana, ed. G. Cruz Andreotti, P. Le Roux, P. Moret. Madrid, Casa de Velázquez, 2006, pp. 97–114.
  • B. Kramer, J. Kramer, Topónimos e hidrónimos de Portugal y Galicia en una nueva fuente antigua: el papiro de Artemidoro, in D. Kremer (ed.), Onomástica galega: con especial consideración da situación prerromana. Actas do primeiro Coloquio de Trier (19 e 20 de maio de 2006), «Verba: anuario galego de filoloxía» 58, 2007, pp. 99–106.
  • F. Farinelli, Sulla tradizione romana dei segni cartografici, «Quaderni di Storia» 66, 2007, pp. 353–370.
  • L. Canfora, The true history of the co-called Artemidorus papyrus: with an interim text, Bari, Edizioni di Pagina, 2007.
  • L. Canfora, Il papiro di Artemidoro, con contributi di Luciano Bossina, Livia Capponi, Giuseppe Carlucci, Vanna Maraglino, Stefano Micunco, Rosa Otranto, Claudio Schiano, e un saggio del nuovo papiro, Roma-Bari, Laterza, 2008.
  • P. Parsons, Forging ahead: has Simonides struck again?, «Times Literary Supplement», 22 febbraio 2008, p. 14.
  • C. Gallazzi, B. Kramer, S. Settis, Il papiro di Artemidoro, con la collaborazione di G. Adornato, A.C. Cassio, A. Soldati, Milano, LED Edizioni, 2008 (presentazione sul sito della LED).
  • L. Canfora, Wie kann das ein Artemidor-Papyrus sein? Ma come fa a essere un papiro di Artemidoro?, Bari, Edizioni di Pagina, 2008.
  • L. Canfora, The true history of the so-called Artemidorus papyrus, 2nd ed. with a supplement, Bari, Edizioni di Pagina, 2008.
  • S. Settis, Artemidoro: un papiro dal I al XXI secolo, Torino, Einaudi, 2008.
  • Artemidorus Ephesius, P. Artemid. sive Artemidorus personatus, cur. L. Canfora, Bari, Edizioni di Pagina, 2009.
  • Images and texts on the "Artemidorus papyrus", ed. by K. Brodersern and J. Elsner, Stuttgart, Steiner, 2009.
  • L. Canfora, Il viaggio di Artemidoro: vita e avventure di un grande esploratore dell'antichità, Milano, Rizzoli, 2010.
  • Intorno al papiro di Artemidoro, I. Contesto culturale, lingua, stile e tradizione: atti del Convegno internazionale del 15 novembre 2008 presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ed. C. Gallazzi, B. Kramer, S. Settis con A. Soldati, Milano, LED Edizioni, 2010.
  • L. Canfora, La meravigliosa storia del falso Artemidoro, Palermo, Sellerio, 2011.
  • L. Canfora, G. Bottiroli, C. De Simoni, S. Granata, S. Namias, A. Cottignoli, S. Bozzi, Fotografia e falsificazione, Scuola Superiore di Studi Storici, Università degli Studi della Repubblica di San Marino, 2011.
  • Intorno al papiro di Artemidoro, II. Geografia e Cartografia. Atti del Convegno internazionale del 27 novembre 2009 presso la Società Geografica Italiana, Villa Celimontana, Roma, ed. C. Gallazzi, B. Kramer, S. Settis, Milano, LED Edizioni, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Antica Grecia Portale Antica Grecia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di antica Grecia