Discussione:Papiro di Artemidoro

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Konvolut[modifica wikitesto]

Un utente anonimo (192.167.204.160) ha inserito un'osservazione sul cosiddetto Konvolut che si presenta così:
"Questo argomento è particolarmente fragile, dal momento che a p. 61 è stata fornita l'immagine del Konvolut prima dello smontaggio: sono ben riconoscibili i frammenti del papiro e quelli degli altri documenti papiracei, che costituiscono quindi il contesto di provenienza".
È un'osservazione molto POV. La fotografia citata a p. 61 reca questa didascalia: "L'ammasso di papier-maché parzialmente smontato"; inoltre a p. 60 si legge: "Purtroppo, l'unica riproduzione disponibile per il Konvolut, stampata in fig. 1.1, lo mostra già parzialmente smontato e non consente di avere indicazioni precise né sulla parte più esterna di esso né sulla forma che presentava quando era intatto".
Infine, la tesi della falsità non viene in alcun modo toccata da questo aspetto perché chiunque, in un tempo intercorrente tra l'eventuale falsario e lo smontaggio del Konvolut, avrebbe potuto creare l'ammasso, come ha osservato Canfora sul «Corriere della Sera» del 20 marzo 2008 ("Il ragionamento, deboluccio, è che un falsario non avrebbe fatto a pezzi il suo prodotto per mascherarlo in un ammasso di cartapesta. Chi sa perché solo il falsario avrebbe dovuto o potuto fare ciò"). Philopon (msg) 15:43, 3 apr 2008 (CEST)

Ipsa[modifica wikitesto]

Un utente anonimo (192.167.204.160) ha inserito un'osservazione a proposito di Ipsa/Ipses/Ipsca che si presenta così:
"Bisogna, tuttavia, sottolineare che il riferimento a Ipsca è ben altra cosa rispetto a Ipsa/Ipse, dal momento che il primo toponimo si trova nell'entroterra a nord di Carthago Nova, mentre nel paraplous sono menzionate esclusivamente le località della costa. Per questo evidente errore, la contro argomentazione di Canfora non è valida".
Il presunto errore è di ben scarsa evidenza: le monete in questione sono state ritrovate in uno scavo a Vila Velha (Alvor) e l'archeologo Marques de Faria ha scritto che è ovvio che Ipses si identifichi con quel sito archeologico (A.J. Marques de Faria, Ipses, uma ceca hispano-romana do Sudoeste, in «Acta numismatica» 17/18, 1987-1988, pp. 101-104, citato da L. Canfora, Il papiro di Artemidoro, Roma-Bari 2008, p. 315), il che comporterebbe che Ipses non si troverebbe affatto prima della foce del fiume Anas, in Betica, dove il papiro colloca Ipsa. Gli editori del papiro osservano che le monete circolano e che quindi il fatto che siano state trovate a Vila Velha non sarebbe indizio della localizzazione della città menzionata sulle monete (C. Gallazzi, B. Kramer, S. Settis, Il papiro di Artemidoro, Milano 2008, p. 253): il problema è aperto, stante che Marques de Faria ha osservato che la circolazione delle monete di piombo è estremamente locale e quindi la localizzazione di Ipses non potrebbe distare molto dal luogo di ritrovamento delle monete.
Il fatto che Ipsca non si trovi sulla costa ma nell'entroterra sembra essere un problema, ma non certo l'unico che il paraplous presenta. Sul papiro è citata, come toponimo sulla costa, anche Mainoba che però, secondo tutte le fonti a nostra disposizione, non si trovava sulla costa e non si trovava neppure nella posizione che il papiro le attribuisce rispetto alle altre località menzionate.
Rispetto dunque ad una questione così controversa è quanto mai tendenzioso parlare di "evidente errore" e di non validità di una "contro argomentazione". Philopon (msg) 15:43, 3 apr 2008 (CEST)

Convegno di Oxford[modifica wikitesto]

In data 18 giugno 2008 un utente anonimo ha inserito la seguente notizia, del tutto priva di fonti e marcatamente di parte. Si ritiene pertanto più opportuno spostare in discussione l'intervento:

«Il 13 giugno del 2008 si è svolta a Oxford una giornata di studi dedicata interamente al Papiro, che ha visto la partecipazione dei più importanti studiosi del settore (da Peter Parsons a Richard Talbert a Margarete Billeberck). Su un articolo apparso a firma di Luciano Canfora sul Corriere della Sera il giorno stesso si dichiarava la presenza dello studioso nella prestigiosa sede del St. John's College. In realtà, diversamente da quanto riportato sulla stampa nazionale, Canfora non si è presentato all'importante appuntamento, ma ha mandato un testo scritto (su un articolo de La Stampa del 16 giugno Silvia Ronchey dichiara che Canfora è reduce dalla conferenza e dai trionfi di Oxford!). In quella sede molte sono state le obiezioni e le critiche della comunità scientifica nei confronti dell'approccio metodologico e delle ipotesi (abbastanza inconsistenti e circolari) di Canfora e del suo gruppo. La genuinità del Papiro è stata ancora una volta corroborata da evidenze testuali, da inoppugnabili analisi fisico-chimiche e da altri dati interni e sostenuta da un numeroso e autorevole gruppo di papirologi, filologi, storici dell'arte, studiosi di geografia antica.»

Tale notizia è inficiata da molteplici inesattezze. Là dove si menziona la "stampa nazionale", il riferimento appare essere al «Corriere della Sera» del 13 giugno 2008, che ha presentato il testo destinato alla seduta oxoniense da Canfora, con la precisazione: «sintesi della relazione preparata dal professor Luciano Canfora per un convegno sulla vicenda del Papiro di Artemidoro che si tiene oggi in Inghilterra». E infatti tale relazione è stata letta dal promotore della seduta, prof. Kai Brodersen, con adeguata presentazione e commento. Dunque è comico indignarsi per il breve cenno di Silvia Ronchey, sulla «Stampa» del 16 giugno, al buon risultato dell'incontro oxoniense, che infatti ha ribadito partitamente i motivi di dubbio contro l'autenticità del papiro di Artemidoro. Notizia accurata del ribadimento di tali dubbi è stata diffusa da numerosi partecipanti alla seduta e viene qui sintetizzata:
a) gli studiosi di cartografia si sono dimostrati scettici o senz'altro negativi sull'autenticità della cosiddetta mappa della Spagna;
b) come prevedibile il giudizio dei papirologi sul tipo di scrittura presente nel papiro è stato oscillante data la assoluta unicità della grafia presente sul cosiddetto Artemidoro;
c) il massimo di scetticismo è stato espresso dai filologi classici presenti, tra cui Martin West e Nigel Wilson, in particolare non accettabile è stato considerato il cosiddetto proemio nella colonna I.
Con garbo e fermezza, è come se fosse stato pronunciato un De profundis.193.206.44.245 (msg) 13:16, 19 giu 2008 (CEST)

Non è inutile, a questo punto soggiungere che ampia discussione critica intorno al presunto Artemidoro è avvenuta il 4 marzo a Torino (Circolo dei Lettori), il 7 aprile a Parigi (École Pratique - 4ème section), il 9 aprile a Milano (Circolo della Stampa), il 10 aprile a Bologna (Sala dello Stabat Mater dell'Archiginnasio), il 26 maggio a Malaga (Facoltà di Lettere - Dipartimento di Storia), il 27 maggio a Siviglia (Facoltà di Lettere - Dipartimento di Filologia), il 28 maggio a Madrid (Università Complutense, Facoltà di Lettere, Dipartimento di Filologia). Agli incontri di Torino, Milano e Bologna sono stati invitati i residui sostenitori della autenticità ma hanno sistematicamente rifiutato. Ogni volta le discussioni hanno portato alla concorde conclusione dell'impossibilità di attribuire ad Artemidoro l'ormai troppo celebre papiro. 193.206.44.245 (msg) 13:28, 19 giu 2008 (CEST)

Chissà come se la ride quell'incorreggibile imbroglione di Simonidis... Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 79.36.127.109 (discussioni · contributi) .

Buongiorno professore![modifica wikitesto]

Mi chiedevo quanti degli interventi qui riportati (in particolare l'ultimo) siano di mano di Canfora stesso... Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 93.38.212.164 (discussioni · contributi) 01:30, 12 ago 2012.

Già, anche perchè si parla di tutto, meno che dell'argomento filologico originale, che ad un' attenta analisi si rivela inconsistente. L'unico punto apparentemente solido e convincente, la famosa inversione, è in realtà una naturale correttura (come dire, leggo "lui sa non" e copio "lui non sa"), accompagnata da una radicale modifica del testo base. Non appare alcuna dipendenza dal testo di Costantino Porfirogenito, che anzi si può escludere in base alla radicale diversità dello stesso dal testo del papiro. Indubbiamente Canfora è bravo a intorbidare le acque. Bisogna andare a controllare i testi da lui citati obliquamente per rendersi conto che il suo argomento è un giochino delle tre carte. Chiunque abbia una minima familarità col greco della koinè troverà pretestuosi gli altri argomenti di Canfora (pare che chiunque scopiazzi Artemidoro debba scrivere come Platone). Certo, dalla expertise dei poliziotti abruzzesi a quella della Ottani Cavina, la mentalità del "piatto ricco, mi ci ficco" lo ha aiutato, se non sul piano scientifico, su quello mediatico. C'è veramente da ridere, con o senza Simonidis. Quanto al convegno di Oxford, cito testualmente dalla recensione di Stefano Magnani, Nigel Wilson crede effettivamente che il papiro possa essere un falso, anche se ritiene che " l'intervento di contraffazione potrebbe avere riguardato solo una parte del papiro e non il suo complesso". L'opinione di Martin West, addotto sopra come testimone, è ben diversa: "le argomentazioni di Canfora sono però confutate puntualmente da Martin West, che ne sottolinea la disonestà dell'argomentazione". --84.73.134.206 (msg) 16:00, 16 nov 2016 (CET)
C'è un bell'articolo di Jürgen Hammerstaedt "The status quaestionis of the Artemidorus Papyrus" negli "Actes du 26e Congrès international de papyrologie" del 2010. Sono scaricabili gratuitamente online e contengono anche, per "par condicio", un articolo di Canfora in francese.--16:45, 16 nov 2016 (CET)

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