Nick Cohen

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Nick Cohen (al centro) durante il lancio del "Manifesto di Euston" a Islington (Greater London) nel 2006

Nick Cohen (Manchester, 1961) è un giornalista, saggista, critico letterario e commentatore politico[1] britannico, che vive e lavora a Londra.

Columnist per The Observer, blogger per The Spectator e critico televisivo per la rivista politico-culturale Standpoint, Cohen è stato editorialista del London Evening Standard e del New Statesman e ha scritto cinque libri: Cruel Britannia: Reports on the Sinister and the Preposterous[2] (1999), raccolta di suoi articoli; Pretty Straight Guys[3] (2003), un resoconto molto critico del progetto politico laburista New Labour; What's Left?[4][5] (2007), nel quale descrive la storia di come la sinistra liberale del XX secolo è arrivata a sostenere l'estrema destra del XXI secolo;[6] e Waiting for the Etonians: Reports from the Sickbed of Liberal England[7] (2009). Il suo libro più recente, You Can't Read This Book (Non puoi leggere questo libro),[8] è stato pubblicato da HarperCollins nel 2012 e tratta della censura nell'età moderna. Il Premio Orwell per scritti politici ha presentato tra i finalisti la sua opera What's Left? nel 2008.[9]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Stockport ma cresciuto a Manchester,[10] Cohen ha frequentato la Altrincham Grammar School for Boys e lo Hertford College di Oxford, dove si è laureato in filosofia politica ed economica. Ha iniziato la sua carriera giornalistica presso il quotidiano Sutton Coldfield News, diventando in seguito un noto columnist per The Observer e The Independent.[1]

Vive nel sobborgo londinese di Islington con sua moglie e suo figlio.[11] Cohen è ateo, di discendenza ebraica laica.[12]

Opinioni[modifica | modifica wikitesto]

È stato un sostenitore dell'invasione dell'Iraq del 2003,[13][14] e ha criticato la Stop the War Coalition (Coalizione per fermare la guerra).[15] Nel 2006 è stato uno dei principali firmatari del Manifesto di Euston,[16] che ha proposto un "nuovo allineamento politico", in cui la sinistra opponga il terrorismo e l'antiamericanismo. Oppositore di quella che ha chiamato "sinistra tirannofila",[17] Cohen ha criticato figure come l'attivista Andrew Murray[15] e il politico George Galloway,[18] mentre ha espresso la sua ammirazione per i movimenti di opposizione di nazioni come la Bielorussia.[17]

Nick Cohen afferma che Papa Francesco sta ingannando coloro che desiderano rispettare la religione trascurandone i problemi. La Chiesa cattolica sotto il papato di Francesco insegna correntemente che l'omosessualità è peccaminosa e si oppone al matrimonio gay. Francesco non ha quindi revocato queste posizioni, che Cohen vede come prova che il papa non fa sul serio circa la prevenzione delle discriminazioni. Cohen sostiene inoltre che, se Francesco fosse davvero liberale, avrebbe approvato i preservativi in quanto liberatori per le donne e preventivi dell'AIDS. Cohen mantiene inoltre che se Francesco fosse un vero liberale, avrebbe risarcito le vittime della pedofilia clericale (abusi sessuali sui bambini da parte di presbiteri ecc.) Cohen rileva inoltre che la Chiesa di Papa Francesco non intende risarcire le vittime delle Case Magdalene, fatto in diretto contrasto con il liberalismo.[19]

Censura e libertà di parola[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo ultimo libro, You Can't Read This Book: Censorship in an Age of Freedom (Non puoi leggere questo libro: la censura in un'età di libertà) (2012), Cohen si confronta con la censura e l'affermazione che viviamo in un'era di totale libertà. Certo, Cohen fa notare, gli ultimi decenni hanno visto la caduta di ogni sorta di tirannia. Sono finiti i dittatori fascisti di Grecia, Portogallo e Spagna, così come i regimi degli squadroni della morte del Sudamerica, il sistema di apartheid in Sudafrica e i regimi comunisti dell'Europa orientale. Ma siamo veramente liberi? Cohen asserisce che il nostro nuovo mondo potrebbe non essere ciò che sembra e fornisce al lettore una esaustiva analisi della privacy, soffermandosi enfaticamente sul denaro, la religione e internet.[20]

Il problema con la libertà di parola è, come Socrate insegna, che le persone possono essere incoraggiate a cambiare le loro opinioni, e quindi le loro vite. Il terrore di conoscere certe verità e il desiderio di ignoranza è una passione umana centrale. La gente non vuole ascoltarsi, tantomeno ascoltare gli altri. La verità può essere così sconcertante che a volte una menzogna è preferibile. Pertanto la possibilità di un'altra visione delle cose viene esclusa dai sistemi politici, dalle aziende, dalle autorità, dai banchieri, dai mercanti del potere di tutti i tipi.[20]

Ayaan Hirsi Ali, impegnata in favore dei diritti umani e in particolare dei diritti delle donne all'interno della tradizione Islamica[21]

Come Cohen fa notare, questo però non accade solo nei regimi autoritari. Nel momento stesso in cui uno entra in ufficio, si viene spogliati della propria parola: non si risiede più all'interno di una democrazia governata, ma invece si diventa schiavi di una dittatura sistematica che "ingiunge quando mangiare, dove urinare e quali vestiti indossare".[20] Guai se uno osa denunciare "pratiche commerciali non ortodosse! La fazione della polizia segreta, conosciuta affettuosamente come "Risorse umane", vi redarguirà, multerà e infine licenzierà in un batter d'occhio,[22] veloce come la guardia di sicurezza cicciona che vi sbatte fuori dall'edificio."[23] Se, dopo la deregolamentazione, il sistema economico è crollato, non è stato perché la gente non sapeva che sarebbe successo, ma perché non potevano dirlo a nessuno per paura di essere puniti.[20] Parlare è pericoloso, e dire il vero anche peggio, come Ayaan Hirsi Ali ha scoperto nei Paesi Bassi, quando anche i suoi alleati si sono messi contro di lei.[24]

Gli argomenti che Cohen tratta sono necessari ed importanti da sentire, come il fatto che la tensione fra repressione e libertà non avrà mai fine: non è come se un giorno tutto sarà risolto, dice l'autore, ciò che è essenziale è che il litigio non si chiuda – chiudere i litigi è ciò che fanno le ideologie senza vita, le quali si comportano come se solo una visione del mondo fosse possibile, come se fosse credibile uccidere la fantasia, e che altre versioni della realtà fossero inconcepibili.[20] Cohen diventa particolarmente battagliero quando attacca la rivoluzione digitale: i primi profeti della libertà di Internet hanno abbandonato il pubblico e lo hanno tradito, perché Internet in realtà ha dato allo stato molti più poteri di sorveglianza e di censura di quanto non si sarebbe mai sognato nell'era della stampa.[25][26] Il sogno dei servizi segreti, che era stato scosso dal parziale fallimento di Echelon come strumento di sorveglianza globale, si è meravigliosamente realizzato con Facebook dove la persona inserisce addirittura volontariamente le informazioni su se stessa. Inoltre, Internet diventa uno spazio sempre più aziendale, dove la nostra privacy è diventata un asset per le grandi multinazionali il cui impegno nella libertà di parola è forte solo quanto lo permettano i "costumi locali" - ne è testimone la complicità delle aziende internet occidentali, eccetto Google, con lo Stato cinese nella sorveglianza dei propri cittadini.[27][28]

Parlando di censura, non poteva certo mancare, nel libro di Cohen una sezione su Wikileaks, ma non ci si sofferma troppo, forse perché il tema è già ampiamente trattato altrove. In conclusione, You Can't Read This Book è stato ricevuto favorevolmente dalla critica giornalistica e si è diffuso con successo,[29] grazie anche al fatto che l'autore affronta con competenza numerosi importanti avvenimenti recenti – Salman Rushdie, le vignette danesi, Simon Singh, Julian Assange, le leggi sulla diffamazione, e anche le nuove forme di ingegnosità per raccontare la verità, come Twitter: è inoltre un libro utile, dato che raccoglie tutto questo materiale sulla censura e la libertà di parola in un'unica presentazione critica, in particolare a beneficio dei giovani, che devono conoscere le controversie del passato sulla libera espressione:[20]

« Poeti e scrittori di tutti i generi sono, giustamente, i custodi della lingua ed è il loro impegno quotidiano di mantenere il linguaggio pulito e preciso, come è impegno della stampa di Murdoch di fare il contrario. Ma parliamo tanto e da un sacco di tempo, lo sa Iddio, e potrebbe essere una buona idea che ci venga ricordato che le libertà di cui godiamo sono state duramente combattute e in gran parte del mondo non sono ancora godute. Inoltre ci potrebbero esser levate all'improvviso. Tuttavia, quando qualcuno parla sinceramente, il futuro può sempre essere diverso.[30] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Nick Cohen, presseurop.eu. URL consultato il 4 settembre 2013.
  2. ^ Cruel Britannia: Reports on the Sinister and the Preposterous - Nick Cohen - Google Books, Books.google.co.uk. URL consultato il 04/09/2013.
  3. ^ Pretty Straight Guys, books.google.co.uk. URL consultato il 04/09/2013.
  4. ^ Titolo con gioco di parole: si può tradurre sia come Cosa resta? sia Cos'è la Sinistra? e quindi Cosa resta della Sinistra?
  5. ^ What's Left?: How the Left Lost Its Way, books.google.co.uk. URL consultato il 04/09/2013.
  6. ^ (EN) Recensione di Christopher Hitchens, su nickcohen.net
  7. ^ Nick Cohen, Waiting for the Etonians: Reports from the Sickbed of Liberal England by Nick Cohen, Harpercollins.com.au. URL consultato il 04/09/2013.
  8. ^ You Can’t Read This Book : Nick Cohen, HarperCollins. URL consultato il 04/09/2013.
  9. ^ "Shortlist 2008", The Orwell Prize Archiviato il 14 marzo 2008 in Internet Archive..
  10. ^ Nick Cohen, Waiting for the Etonians, p. 23.
  11. ^ "Law without Order", New Statesman 2004, "Waiting for the Etonians", p. 99
  12. ^ Nick Cohen "Hatred is turning me into a Jew", The Jewish Chronicle, 12 febbraio 2009
  13. ^ Personal View, The Left betrays the Iraqi people by opposing war, Telegraph, 14 gennaio 2003. URL consultato il 04/09/2013.
  14. ^ Nick Cohen, Nick Cohen: The Left isn't listening, Guardian, 16 febbraio 2003. URL consultato il 04/09/2013.
  15. ^ a b Nick Cohen "Strange bedfellows", New Statesman, 7 aprile 2003
  16. ^ The Euston Manifesto, eustonmanifesto.org, 11/09/2001. URL consultato il 04/09/2013.
  17. ^ a b Nick Cohen "The Pope's unholy alliance with the dictator", The Observer, 16 gennaio 2011
  18. ^ Nick Cohen "Following Mosley's East End footsteps", The Observer, 17 aprile 2005
  19. ^ "Don't be fooled. Pope by name, pope by nature (Non fatevi illusioni: papa di nome, papa di fattura)", articolo di Nick Cohen, su The Guardian del 10/08/2013.URL consultato 04/09/2013
  20. ^ a b c d e f Per i contenuti dell'opera trattati in questa sezione, cfr. Nick Cohen, You Can't Read This Book: Censorship in an Age of Freedom, Fourth Estate, 2013, passim & ss.vv. ISBN 978-0007518500
  21. ^ ". lotta contro l'islam
  22. ^ Cohen fa notare come i recenti contratti di collaborazione permettano al datore di lavoro di liberarsi del dipendente in maniera veloce e netta.
  23. ^ "Corporate codes of silence", su nickcohen.net 27/03/2013.
  24. ^ Recensione di You Can't Read This Book, di Robert Bradley, su Huffingtonpost 25/08/2013.
  25. ^ Per non parlare poi dei telefoni cellulari, insiste Cohen, che sono il perfetto sistema di controllo globale: se hai un telefonino, sei sotto controllo, non c'è scampo. Rintracciabile ovunque, sorvegliato da qualsiasi entità che abbia le "attrezzature" appropriate - ascoltabile, pedinabile, spiabile, invadibile, indagabile, perseguibile, dominabile. Il problema ulteriore è che lo possono fare anche le organizzazioni private (con tali "attrezzature", appunto) , come ha dimostrato il recente scandalo dei giornali di Rupert Murdoch, che origliavano su personalità, attori, politici e vittime di criminalità ecc. Cfr. You Can't Read This Book, cit., pp. 183-186 & passim, ref. News of the World e hacking scandal.
  26. ^ You Can't Read This Book: Censorship in an Age of Freedom - recensione su Evening Standard 12/01/2012.
  27. ^ Recensione del libro di Cohen su Huffingtonpost del 25/08/2013, di Robert Bradley.URL consultato 04/09/2013
  28. ^ "Censorship In An Age Of Freedom" su The Independent.URL consultato 04/09/2013
  29. ^ Articolo su The Telegraph del 08/03/2012.
  30. ^ Hanif Kureishi, Recensione del libro di Cohen, su The Independent del 27/01/2012.URL consultato 04/09/2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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