Napoleone della Torre

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Napoleone della Torre
(Napo Torriani)
Signore di Milano
Stemma
In carica 12651277
Predecessore Filippo della Torre
Successore Ottone Visconti
Altri titoli Podestà di Piacenza (1260)
Podestà di Como, Novara, Bergamo e Lodi (1265)
Morte Como, 16 agosto 1278
Luogo di sepoltura Castel Baradello, Cappella di San Nicolò, Como
Dinastia Della Torre
Padre Pagano I della Torre
Madre ?
Consorte Marguerite de Baux
Figli Corrado "Mosca"
Napoleone della Torre
? – 16 agosto 1278
SoprannomeNapo Torriani
Morto aComo
Luogo di sepolturaCastel Baradello, Cappella di San Nicolò, Como
Dati militari
Paese servitoFlag of Milan.svg Signoria di Milano
BattaglieBattaglia della Guazzera (1276)
Battaglia di Desio (21 gennaio 1277)
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Napoleone della Torre, soprannominato Napo (... – Como, 16 agosto 1278), figlio di Pagano I della Torre, fu un condottiero italiano, signore di Milano dal 1265 al 1277, e il più potente esponente della casata guelfa dei Della Torre.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone nacque da Pagano I della Torre, che fu capo della Credenza di Sant'Ambrogio a Milano fino alla sua morte nel 1241. Della sua vita non si sa nulla fino al 1260, anno in cui diviene podestà di Piacenza. Durante questo periodo, la Signoria di Milano veniva retta successivamente dai suoi cugini, Martino e Filippo della Torre, figli di Iacopo della Torre. Già in questo periodo è attivo nella politica milanese, infatti pose anche lui la firma nel 1265 per il trattato di alleanza con Carlo I d'Angiò.

Signore di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte del cugino Filippo, avvenuta nel dicembre dello stesso anno, Napoleone salì al potere succedendogli nel governo di Milano, nella carica di anziano del Popolo di Milano, e contemporaneamente in quella di podestà di Como, Novara, Bergamo e Lodi. Napoleone proseguì la linea politica tracciata dal predecessore, parteggiando sempre per i guelfi e favorendo le imprese di Carlo I d'Angiò. La vittoria angioina nella Battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266 contro i ghibellini del re Manfredi, segnò il trionfo del partito guelfo nell'Italia Settentrionale e Italia Centrale e la fine del dominio degli Hohenstaufen sul Regno di Sicilia. Mentre Napoleone regnava a Milano, suo fratello Raimondo, vescovo di Como, aveva ricevuto dalla Lega guelfa il diritto di designare i podestà di Mantova e di Ferrara tra i propri familiari, fatto che consolidò ancora di più il potere dei Della Torre in Italia. Il Fratello francesco aveva la signoria del Seprio, mentre Paganino quella di Vercelli, anche se di breve durata in quanto venne ucciso e poi vendicato da Napoleone.

Nel frattempo, l'ex re di Sicilia Corradino aveva intenzione di scendere in Italia e riappropriarsi del Regno strappato allo zio Manfredi. Il timore di una ripresa del potere ghibellino spinse il 4 aprile 1267 i rappresentanti e i signori delle città guelfe ad incontrarsi a Milano per rinnovare la Lega guelfa e ne affidarono il comando a Napoleone, al fratello Raimondo e a Guglielmo VII degli Aleramici, marchese del Monferrato. Tuttavia Napoleone, anche al comando dell'esercito guelfo, tenne in questa occasione un atteggiamento ambiguo, senza mai attaccare con efficacia Corradino, il quale si era nel frattempo insediato a Pavia alla fine del gennaio 1268, forse per contrasti con il papa Clemente IV. Dopo la sconfitta di Corradino nella Battaglia di Tagliacozzo del 23 agosto 1268, Carlo d'Angiò era intenzionato a estendere il proprio dominio su tutto il nord Italia e richiese alle città guelfe di convocare un'assemblea a Cremona, nel corso della quale sarebbe stata riconosciuta la sua signoria, ma le città partecipanti, sostenute principalmente da Napoleone, dichiararono di non essere disposte a riconoscere la sua autorità; per questo motivo la vendetta dell'angioino si scagliò principalmente contro i Della Torre e infatti sostenne molte ribellioni ai danni di quest'ultimi e il loro dominio. Napo fu quindi obbligato ad aumentare la tassazione anche perché si stava prodigando alla costruzione di opere di pubblica utilità come la pulizia e la lastricatura delle strade cittadine e il completamento del Naviglio da Abbiategrasso a Milano, terminato nel 1271. In questo stesso anno riprese il dominio su Novara e stipulò un trattato di pace con Brescia.

Ne seguirono innumerevoli rivolte: prima Brescia e poi Lodi abbandonarono la Lega guelfa e passarono ai ghibellini, quest'ultima venne però riconquistata da Napoleone. Dopo Lodi si rivoltò anche Como e perfino a Milano iniziavano a nascere opposizioni a causa dei continui e ingenti tribuni richiesti da Napo. Successivamente, anche Crema, Cremona e Novara insorsero e a questo punto il potere dei Della Torre iniziò a vacillare. Nel 1272 venne indetto un nuovo consiglio degli ottocento dove finalmente il Della Torre venne riconosciuto come signore di Milano e quindi riconosciuta la Signoria.

Nel 1269 il fratello Raimondo venne catturato da Corrado Venosta Von Matsch, feudatario del Castello di Boffalora in Valchiavenna, ed esposto in una gabbia al pubblico ludibrio a Sondalo in Valtellina. Venne poi liberato dalle milizie di Napoleone che distrussero il castello il 25 settembre 1273.

Nel 1273 venne eletto re dei Romani Rodolfo d’Asburgo e Napo gli si avvicinò per riequilibrare il perduto appoggio di Carlo I d'Angiò, ricevendone il vicariato imperiale nel 1274. Intanto anche Ottone Visconti, arcivescovo di Milano dal 1262 senza aver mai potuto prendere possesso della sede per l'opposizione dei Della Torre, divenuto il punto di riferimento delle famiglie nobili di Milano, dell'Alto Milanese e del Locarnese, con il loro appoggio mosse guerra ai Della Torre.

Sconfitta e morte[modifica | modifica wikitesto]

Le truppe dei Torriani, capeggiate da Napo, inflissero una pesante sconfitta a quelle di Ottone Visconti nella Battaglia della Guazzera vicino Ranco, nei pressi del Lago Maggiore, il 20 gennaio 1277. Successivamente Ottone contrattaccò e occupò Lecco e Civate, arrivando nottetempo a Desio e nella successiva battaglia attaccò Napo e i suoi familiari: Francesco della Torre, fratello di Napo, venne ucciso, mentre Napo stesso e suo nipote Guido, figlio di Francesco, furono catturati e successivamente condotti e imprigionati a Castel Baradello a Como. Ottone entrò trionfalmente in Milano, instaurando nella città il dominio dei Visconti. La vittoria fu garantita dalle alleanze che il visconti aveva fatto con Asti, Torino, Aosta, Vercelli e il marchese di Monferrato. Napo, rinchiuso in una gabbia di ferro appesa alle mura esterne del Castello, subì diciotto mesi di patimenti prima di morire di stenti il 16 agosto 1278[1]. Secondo la tradizione i resti mortali di Napo vennero sepolti nella Cappella di San Nicolò di Castel Baradello a Como.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Varese, Torriani e Visconti, scene casalinghe, pubbliche e storiche della vita milanese nel secolo XV, Milano, ved. di A. F. Stella e Giacomo figlio, 1839.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore di Milano Successore Coat of arms of the House of Visconti (1395).svg
Filippo della Torre 12651277 Ottone Visconti