Movimento per la decrescita felice

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«La Felicità interna lorda è più importante del Prodotto interno lordo», slogan di Jigme Singye Wangchuck, ex re del Bhutan, sulla facciata della Scuola di arti tradizionali di Thimphu, nel 2010.
« Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all'infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista. »
(Kenneth Boulding[1])

Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) è un movimento italiano nato e cresciuto informalmente dall'inizio degli anni 2000 sui temi della demitizzazione dello sviluppo fine a se stesso, e successivamente sfociato in un'associazione fondata da Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico. Il movimento, chiaramente ispirato alla decrescita teorizzata da Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia, ed in linea con il pensiero di Latouche, parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del Prodotto interno lordo (PIL) si riscontra una diminuzione della qualità della vita.[senza fonte]

Il 15 dicembre 2007 MDF si è formalmente costituita come un'associazione di promozione sociale e nello specifico la sua struttura ha una forma federale; un'associazione di associazioni coi suoi Circoli Territoriali attivi sul territorio nazionale. Ad oggi vi sono circoli, associazioni di promozione sociale regolarmente registrate, denominati Movimento per la Decrescita Felice a: Aosta, Alto Garda, Bari, Bergamo, Bolzano, Brianza Lecchese, Cagliari, Castelli Romani, Como, Cuneo, Genova, Portogruaro (VE), Mantova, Milano, Muggia (TS), Padova, Parma, Roma, Salerno, Sorrento, Torino, Urbania (PU), Venezia, Verona. In via di costituzione a Campobasso, Firenze, Ginosa (TA), Lecce, Merate-Robbiate (LC), Mira (VE), Potenza, Siracusa, Trieste.

Nell'aprile del 2013 nascono gruppi tematici nazionali: Agricoltura e alimentazione; Salute; Territorio e insediamenti umani. L'obiettivo è sviluppare specifiche tematiche teoriche inerenti alla decrescita e/o condividere materiali e portare avanti dei progetti concreti inerenti alla decrescita.

Radici culturali[modifica | modifica wikitesto]

Latouche: «L'uso del termine decrescita è comparso solo molto di recente nel dibattito economico, politico e sociale, anche se l'origine delle idee incarna una storia più o meno antica.» (in Come si esce dalla società dei consumi, Bollati Boringhieri, 2011, pag.102)

Cochet: «la teoria economica neoclassica contemporanea nasconde dietro l'eleganza matematica la sua indifferenza per le leggi fondamentali della biologia, della chimica e della fisica, e in particolare quelle della termodinamica.»

Il pensiero culturale e le radici di MDF attingono anche da riflessioni filosofiche, economiche, politiche e scientifiche iniziate nella seconda metà del XIX secolo. Il pensiero della crisi ambientale fu anticipato persino da Heidegger nel saggio Costruire abitare pensare. Kropotkin studiò le questioni economico-sociali in riferimento all'ambiente fisico e alle risorse con una sensibilità ecologica giudicando negativamente l'abbandono dell'agricoltura e l'inurbamento dei contadini. Morris era favorevole a comunità in piccola scala autogovernate e cooperanti.

Secondo Castoriadis il prezzo da pagare per la libertà è l'uscita dall'economia come valore centrale e, di fatto unico. «Non c'è soltanto la dilapidazione irreversibile dell'ambiente e delle risorse non sostituibili. C'è anche la distruzione antropologica degli esseri umani, trasformati in bestie produttrici e consumatrici, in abbrutiti zapping-dipendenti. »

Rifkin, allievo di Georgescu-Roegen, descrive le contraddizioni del "modello dominante" e propone la filosofia bioeconomica come ragionevole risposta alle contraddizioni odierne del sistema finanziario macroeconomico.

Bauman: « [...] se lei fa un incidente in macchina l'economia ci guadagna. I medici lavorano. I fornitori di medicinali incassano e così il suo meccanico. Se lei invece entra nel cortile del vicino e gli dà una mano a tagliare la siepe compie un gesto antipatriottico perché il Pil non cresce. Questo è il tipo di economia che abbiamo rilanciato all'infinito. Se un bene passa da una mano all'altra senza scambio di denaro è uno scandalo.»[2]

Idee[modifica | modifica wikitesto]

Un esempio palese di mancata correlazione tra consumi e indici utilizzati per valutare il benessere può essere quello relativo al consumo di carburante da parte di autoveicoli in coda, e a ogni altro analogo esempio di spreco evidente di risorse. Il Prodotto interno lordo non costituisce uno stimatore della crescita dei beni prodotti, ma della quantità di prodotti scambiati con denaro. Esso non misurerebbe, quindi, la crescita dei beni e del benessere, ma solo quella delle merci e degli scambi di tipo mercantile.

Una caratteristica culturale tipica di MDF è quella di porre l'accento sulla distinzione fra beni e merci attraverso le attività dei circoli territoriali. I membri dell'Associazione impiegano molte energie nella produzioni di beni che non sono merci, sviluppando una comunità conviviale e consapevole grazie alle attività laboratoriali (pane, sapone, cibo, energia ...).

Sintesi del manifesto[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottica di un indirizzo più autarchico della società, dove l'autosufficienza e quindi l'autoproduzione giochino un forte ruolo, il manifesto del movimento sostiene che un normale prodotto alimentare commerciale coinvolga un giro sproporzionato di risorse, che vanno ad incidere non solo sullo stesso prodotto finale, e sul suo prezzo al consumo, ma ancora di più sull'intero sistema. Si fa il paragone, appunto come esempio, tra un vasetto di yogurt autoprodotto, al prezzo del solo latte, ed uno di produzione industriale. Si conteggia il costo di produzione, trasporto e smaltimento finale di contenuto, contenitore ed imballaggi, ed i costi ecologici e sociali indotti, dal consumo di carburante, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti agli aspetti sanitari ed ambientali derivati, considerando tutte le ricadute economiche collaterali, mostrando così che il prodotto fatto in casa ha un impatto ecologico minore rispetto a quello industriale e addirittura conseguenze migliori sul benessere delle persone.

Il manifesto del movimento è stato anche ripreso dalla trasmissione radiofonica Caterpillar, i cui conduttori hanno anche proclamato Santa Lucia patrona della decrescita felice, organizzando un'antifesta di Natale il 13 dicembre 2004 alla stazione centrale di Milano[3]. La manifestazione si è ripetuta con le stesse modalità anche nel 2005, con la partecipazione di ospiti e personaggi famosi, diventando poi l'evento "M'illumino di meno".

Autosufficienza e PIL[modifica | modifica wikitesto]

I sostenitori del MDF ritengono che vi siano casi piuttosto frequenti in cui attraverso processi di autoconsumo, di risparmio energetico e di relazioni di scambio che non transitino necessariamente per il mercato, si verifichi un incremento della qualità della vita materiale associata ad una diminuzione del PIL. Viene auspicato quindi l'aumento del benessere riducendo il PIL tramite autosufficienza e produzione in proprio. Un esempio classico in seno alle scienze economiche è quello paradigmatico dell'economia contadina. Un primo limite di quest'ultima sono gli effetti nefasti della mancanza di tecnologia (si pensi al servizio meteo, al pacemaker, al processo di sintesi della penicillina o alla semplice mancanza di cure e protesi dentali)[4]. Un secondo limite sarebbe la reviviscenza[4] del Modello di Malthus sui picchi e crolli demografici causati dalla disparità tra risorse prodotte da un'economia contadina e un aumento geometrico della popolazione.

Altre fonti coerenti con manifesto e scopo del movimento, comprendono il pensiero di economisti che criticano l'approccio ideologico occidentale come Serge Latouche[5][6] sia dal punto di vista economico che da quello culturale, da cui il primo discende.

Nel 2008 il Presidente francese Nicolas Sarkozy incarica una Commissione, Stiglitz-Sen-Fitoussi[7], di studiare modelli e indicatori alternativi al PIL col fine di aiutare cittadini e amministratori nell'individuare misure più corrette per la qualità della vita. Fra questi indicatori vi sono numerosi riferimenti culturali agli stili auspicati e applicati da MDF. A titolo esemplificativo si accennano alcune azioni "quotidiane" prese in considerazione: camminare, fare l'amore, fare esercizio fisico, giocare, leggere (non per lavoro), mangiare, pregare, riposarsi, cucinare, prendersi cura del proprio corpo, lavori domestici, lavorare, usare il computer (non per lavoro), prendersi cura dei figli, altri viaggi/spostamenti.

Fonti energetiche[modifica | modifica wikitesto]

MDF ha una visione di "transizione energetica" e nell'epoca condizionata da una predominante fonte energetica come quella degli idrocarburi (petrolio e gas), i sostenitori di una "decrescita felice" ricordano che stiamo vivendo una decrescita economica causata anche dal raggiungimento del picco di Hubbert. Il petrolio condiziona maggiormente trasporti, agricoltura e pesca. Numerose istituzioni pubbliche sono consapevoli di questo passaggio epocale e pertanto è auspicabile la redazione di piani e strategie che aiutino le comunità a vivere questo "passaggio culturale" sviluppando la resilienza.

I sostenitori del movimento auspicano l'utilizzo di energia rinnovabile in sostituzione di quella non rinnovabile, questo però a condizione che prima ci sia una riduzione dello spreco energetico e che si tratti di piccoli impianti di autoproduzione diffusi, realizzando di fatto un passaggio dal sistema centralizzato (grandi centrali) alla generazione distribuita (edifici e quartieri auto sufficienti).

Misurare il benessere: indicatori integrativi, alternativi e sostitutivi al PIL[modifica | modifica wikitesto]

Riconosciuta la critica dell'indicatore economico PIL, puramente quantitativo e non qualitativo, sono sorti una serie di indicatori per comprendere meglio la società, utili a pianificare politiche più adeguate alla qualità della vita.

Nel 1972 il sovrano del Bhutan conia il Gross national happiness per misurare la qualità della vita e il progresso sociale.

Nel 1994 un'istituzione canadese, Redefining Progress, ha realizzato il Genuine Progress Indicator (GPI). La fondazione ENI Enrico Mattei col WWF, ha realizzato un indicatore macroeconomico denominato RIBES (Ricostruzione di un Indice di benessere economico sostenibile). La New Economics Foundation, nel luglio del 2006, presenta l'Happy Planet Index (HPI). L'HPI combina l'impatto ambientale con il benessere umano per misurare l'efficienza ambientale con cui, paese per paese, le persone vivono una vita lunga e felice.

Un buon indicatore ecologico aggregato di qualità delle acque fluviali è l'Indice biotico esteso (IBE). Un altro indice di sostenibilità ambientale è l'Impronta ecologica.

Il 27 dicembre 2010 l'ISTAT comunica che sarà avviato un "Gruppo di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana" per sviluppare un approccio multidimensionale del "benessere equo e sostenibile" (Bes).[8]

Decrescita, Territorio e Insediamenti Umani (DTIU)[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo DTIU elabora e propone un Manifesto circa il governo del territorio su cinque punti di indirizzo: 1) pianificare la decrescita energetica e la riduzione delle emissioni di CO2; 2) riequilibrare i rapporti tra città e campagna; 3) ricostruire il tessuto delle relazioni sociali e fisiche; 4) distinguere tra beni e merci; 5) diffondere le buone pratiche esistenti.

Pratica[modifica | modifica wikitesto]

Le azioni del Movimento si esplicano su tre filoni: stili di vita, politica e nuove tecnologie.

  • stili di vita:
consumo consapevole, autoproduzioni, "università del saper fare"
  • politica:
costituzione di Circoli Territoriali per avviare il dibattito sul cambio di paradigma culturale nella società ed azioni concrete con corsi ed autoproduzioni (pane, yogurt, orti sinergici con applicazione di agricoltura naturale ...)
  • nuove tecnologie:
usare le tecnologie che fanno ridurre l'impronta ecologica e migliorare la qualità della vita indipendentemente se il PIL aumenti o diminuisca; avviare la realizzazione di smart grid in ambito di quartiere dove i cittadini sono produttori e consumatori (prosumer) di energia partendo dall'eliminazione degli sprechi - riduzione della domanda - e l'uso di un mix tecnologico con fonti alternative.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dalla homepage di decrescita.it; citato in Massimo Gentile, Senza identità: Riflessioni e ispirazioni contro l'individualismo, Armando Editore, Roma, 2009, p. 117. ISBN 978-88-6081-460-9
  2. ^ Intervista a Zygmunt Bauman la finanza è fuori controllo e la politica non può liquidarla, 7 agosto 2011
  3. ^ Manifesto del movimento per la decrescita felice (PDF), forumenergia.net, 12 novembre 2004. URL consultato l'11 luglio 2011.
  4. ^ a b FREAKONOMICS - il calcolo dell'incalcolabile
  5. ^ La scommessa della decrescita, Feltrinelli, 2007
  6. ^ Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, Torino, 2008
  7. ^ Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi
  8. ^ Cnel e Istat misurano il benessere: entro il 2011 sarà individuato il set di indicatori

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]