Distretto di economia solidale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ortaggi provenienti da agricoltura biologica

Un Distretto di Economia Solidale (DES) è una rete in cui i soggetti partecipanti si aiutano a vicenda per soddisfare quanto più possibile le proprie necessità di acquisto, vendita, scambio e dono di beni, servizi e informazioni, secondo principi ispirati da un'economia locale, equa, solidale e sostenibile.[1][2]
In Italia, i DES spesso riuniscono al proprio interno dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), inclusi i produttori.[3] Normalmente, un DES raggruppa realtà territoriali di una o più province; su scale più grandi, invece, si parla spesso di Reti di Economia Solidale.[4]

Origine e definizione[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione "Distretto di economia solidale" è nata il 19 ottobre 2002 quando la Rete italiana di Economia Solidale (RES) si riunì per la prima volta a Verona realizzando una carta di principi, che fu poi presentata pubblicamente a Padova nel maggio 2003. In tale carta si definisce un DES come:

« una realtà territoriale, economica e sociale che persegue la realizzazione dei seguenti tre principi: cooperazione e reciprocità, valorizzazione del territorio, sostenibilità sociale ed ecologica [...] attraverso il metodo della partecipazione attiva dei soggetti alla definizione delle modalità concrete di gestione dei processi economici propri del distretto stesso.[1] »

I DES locali hanno una struttura nazionale di coordinamento, il Tavolo RES, che a sua volta fa riferimento a RIPESS Europa, nodo della Rete Intercontinentale per la Promozione dell'Economia Sociale e Solidale.[5]

Elenco DES in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In questa sezione viene proposto un elenco provvisorio dei Distretti costituiti o in formazione sul territorio italiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Carta per la Rete italiana di Economia Solidale (RES) (PDF), retecosol.org. URL consultato il 5 febbraio 2013 (archiviato il 5 febbraio 2013).
  2. ^ Redazione, Imperia, la scommessa verde l'agricoltura conquista i giovani, in la Repubblica online - Sez. Genova, 16 giugno 2011. URL consultato il 7 febbraio 2013 (archiviato il 7 febbraio 2013).
  3. ^ Ad esempio, al 2013, 17 GAS partecipano al DES della Brianza, 14 alla RES di Pesaro e Urbino, 14 al DES di Parma, 10 al DES di Modena e 7 al DES di Macerata.
  4. ^ In tale categoria rientrano la nascente RES Abruzzo, RES Puglia, CRESER (Emilia Romagna), RESSUD (Sud Italia), REES Marche, RES "Utopie Sorridenti" (Calabria), RES "Siqillyàh" (Sicilia), RESFVG (Friuli Venezia Giulia) e la Rete GAS del Lazio.
  5. ^ Si espande la Rete dell'Economia Sociale e Solidale, naturalmenteverona.org. URL consultato l'11 febbraio 2013 (archiviato l'11 febbraio 2013).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Biolghini, Davide, "Il popolo dell'economia solidale", Bologna, EMI, 2007, pp. 157, ISBN 978-88-307-1620-9
  • Orazi, Francesco (a cura di), "aDESso. Economie solidali e cittadini consapevoli", Ancona, Ed. Cattedrale, 2011.
  • Tavolo per la Rete italiana di economia solidale, "Il capitale delle relazioni. Come creare e organizzare gruppi d'acquisto e altre reti di economia solidale, in cinquanta storie esemplari", Roma, Altreconomia, 2010, pp. 200. ISBN 978-88-6516-017-6
  • Magnaghi, Alberto (a cura di), "Il territorio bene comune", Firenze, Firenze University Press, 2012, pp. 160. ISBN 978-88-6655-131-7
  • Saroldi, Andrea, "Costruire economie solidali", Bologna, EMI, 2003, pp. 128. ISBN 978-88-307-1256-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]