Gruppo di acquisto solidale

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Ortaggi provenienti da agricoltura biologica

I gruppi di acquisto solidale (GAS) sono gruppi di acquisto, organizzati spontaneamente, che partono da un approccio critico al consumo e che vogliono applicare i principi di equità, solidarietà e sostenibilità ai propri acquisti (principalmente prodotti alimentari o di largo consumo).

Premessa[modifica | modifica wikitesto]

Per poter parlare di acquisto solidale è bene fare un passo indietro e chiederci perché l’ambiente e la sopravvivenza dei viventi sia oggi un tema fondamentale. Di questo quesito se ne sono occupati tre esperti fornendo le loro risposte. Il primo è Nicola Armaroli. (<<Nicola Armaroli è dirigente di ricerca presso l’Istituto per la Sintesi organica e la Fotoreattività del CNR, si occupa di nuovi materiali per la conversione dell’energia solare e lo sviluppo di nuove tecnologie di illuminazione. Dirige progetti di ricerca internazionali e si dedica alla divulgazione scientifica.[1]

È membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze e da cinque anni dirige la storica rivista «Sapere». È autore della “Tavola periodica dell’abbondanza relativa degli elementi”>>) . Egli sostiene che siamo arrivati ai cosiddetti tipping points cioè quei punti di non ritorno che possono stravolgere l’ambiente naturale. Un esempio è dato dallo scioglimento dei ghiacciai che sta caratterizzando sempre di più l’ Artico, ma che potrebbe coinvolgere anche Antartide e Groenlandia provocando un brusco e violento innalzamento dei mari in tempi brevi.[1]

Tutto ciò ha delle importanti conseguenze sulla civiltà umana in quanto l’innalzamento dei mari comporterebbe ricollocare, nel giro di pochi anni, 2 miliardi di abitanti delle coste, portando a disequilibri sociopolitici del pianeta. Non bisogna dimenticare che le migrazioni per il clima sono già cominciate e non sarebbe semplice gestire 2 miliardi di persone fuggitive.[1]

Il secondo è Marco Davide Tonon. (<<Marco Davide Tonon è naturalista, ricercatore universitario di Paleontologia e Paleoecologia presso la Facoltà di Scienze della Forma­zione dell’Università di Torino. Docente di Didattica di Scienze della Terra e Didattica delle Scienze Naturali. Membro del Centro interuni­versitario IRIS (Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità) delle Università consorziate di Torino e di Brescia>>). L’autore afferma che i fondamenti scientifici dell’ecologia riguardano il rapporto ambiente-viventi e per questo motivo la conservazione dell’ambiente dei viventi è indispensabile per poter parlare effettivamente di sostenibilità.[1]

Infine Michela Mayer. (<<Michela Mayer svolge attività di formazione e di ricerca nel campo dell’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile, ha seguito progetti nazionali, europei e internazionali (OCSE-PISA), è stata ricercatrice presso l’INVALSI ed è attualmente responsabile per il settore educazione della IASS-Italian Association for Sustainability Science, e membro del Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità Agenda 2030 della Commissione Nazionale>>).[1]

L’esperta denuncia la mancanza di informazioni riguardo il tema della sostenibilità e collega la causa a giornalisti e scienziati che si limitano a denunciare catastrofi ambientali, senza preoccuparsi dei cambiamenti sociali che ne derivano. Partendo da questa premessa, essa ritiene che il problema non sta nell’ambente, ma nella sopravvivenza della specie umana il cui modo di vivere sta mettendo in crisi gli equilibri del pianeta. Siamo noi che con le nostre stesse mani ci stiamo estinguendo come specie, basti pensare al problema della plastica o ai cambiamenti climatici. Siamo noi che dobbiamo essere consapevoli della situazione e adottare stili di vita che rallentino la nostra fine, in quanto le risorse sono limitate.[1]

Per poter promuovere l’educazione alla sostenibilità, all’ambiente circostante si parla sempre di ecologia, ma anche su questo termine è importante soffermarsi e capire in che modo è utile studiarla. L’ecologia è strettamente legata alla questione economica: bisogna arrivare alla consapevolezza che la crescita economica, così come le risorse, non sono infinite e discutere di conseguenza del rapporto uomo-ambiente (ecologia) e come poterlo cambiare affinché nel mondo tutti abbiano le stesse possibilità di vita, senza disuguaglianze (N. Armaroli).[1]

L’ecologia come scienza ambientale è fondamentale, quindi, per comprendere le ragioni della sostenibilità, senza abusare del termine “sostenibile” associandogli significati inadeguati. Per poter cambiare il nostro rapporto con l’ambiente è necessario riflettere sul concetto di bisogno, senza abbandonarsi a desideri superflui: esistono bisogni primari legati alla sopravvivenza della specie, bisogni secondari o indotti dalla società nella quale si vive (ad esempio computer, cellulari, automobili) e bisogni che si potrebbero definire superflui, in quanto inventati da un sistema consumistico che attraverso, per esempio, le pubblicità, genera psicologicamente nuovi bisogni prima inesistenti (M. Tonon).[1]

L’ecologia, quindi, non è solo una disciplina ambientale, ma una disciplina della società, della mente e del pensiero ecologico che ci aiuta a comprendere che l’unica cosa infinita è la nostra conoscenza. E’ importante informarsi, informare e capire che la vita ha un senso proprio perché ci sono dei limiti, in qualsiasi cosa. Essi ci aiutano a a vivere bene, a pensare e a essere liberi. In questo senso sensibilità vuol dire democrazia e senza la democrazia la sensibilità non può esistere. (M. Mayer).[1]

Come dice M.Mayer “I concetti chiave per parlare di sostenibilità sono: interdipendenza, a livello ormai planetario, e consapevolezza che senza limiti, regole e vincoli non ci si evolve. In questo momento i limiti delle risorse ci spingono a inventare cose nuove: a smettere di usare la plastica, a inventare modi per riciclare e utilizzare senza sprecare, a emettere meno CO2. I limiti aiutano la creatività. Altri concetti importanti sono quelli di incertezza e di rischio, e la consapevolezza che non sono eliminabili.” .[1]

Economia solidale[modifica | modifica wikitesto]

L’economia solidale è il fondamento dei gruppi di acquisto solidale. Essa punta a valorizzare le relazioni tra i soggetti e a ripartire equamente le risorse con l’obiettivo di tutelare e rispettare l’ambiente. [2]

L’economia solidale comincia ad acquisire un certo rilievo a partire dagli anni ‘80 con il commercio equo e solidale per poi svilupparsi definitivamente a partire dagli anni ‘90 con la nascita dei gruppi di acquisto solidale (GAS) e con una certa maturazione legata al consumo critico e agli stili di vita.[2]

Sull'esempio di reti straniere (in particolare da Francia, Spagna e Sud America), prende avvio nel 2002 il percorso per la costruzione di una rete di economia solidale, che porterà nel 2003 alla scrittura della “Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale” (Carta RES).[2]

La carta RES definisce i tre principi dell’economia solidale in particolare: cooperazione e reciprocità, valorizzazione del territorio, sostenibilità sociale ed ecologica. Essa indica inoltre il metodo della partecipazione attiva e la strategia della costruzione di reti a partire dai territori nella proposta dei distretti di economia solidale (DES).[2]

I territori interessati hanno accolto questa proposta con entusiasmo, avviando la sperimentazione e valutando nel concreto i punti di forza e le difficoltà di questa prospettiva di trasformazione sociale. Analizzando le caratteristiche di questo fenomeno ambientale, nel 2011 sono state definite le cosiddette “colonne dell’economia solidale” che evidenziano le azioni benefiche di essa.[2]

In particolare: l’economia solidale promuove i beni comuni, si fonda sul rispetto della “Madre Terra” e sul “benvivere” di tutti, propone modelli collaborativi, si basa sulle relazioni, promuove il legame con il territorio, incorpora il senso del limite, si sviluppa nelle reti, è una trasformazione sociale, difende i diritti e ridimensiona il ruolo del mercato.[2]

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

I gruppi di acquisto solidale (GAS) si basano su due aspetti fondamentali: la collettività, attraverso la quale si favorisce lo scambio di informazioni e idee e si conferisce maggior efficacia all’azioni dei consumatori; la solidarietà, mediante cui si pongono in primo piano le valutazioni riconducibili al consumo etico senza però tralasciare gli altri driver tradizionali d’acquisto come qualità, prezzo, eccetera. Il consumo critico promuove quindi uno stile di vita ispirato ad una "controcultura del consumo” ovvero una forma di consumo responsabile coerente sotto il profilo della sostenibilità ambientale e sociale.[3]

I giudizi espressi nei confronti dei GAS sono però piuttosto discordanti. Secondo alcuni sono semplicemente frutto di tendenze isolate e quindi destinati a non assumere un rilievo tale da essere davvero efficaci. Per altri invece sono da considerare come l’espressione di una sorta di disagio diffuso nei confronti degli attuali paradigmi (forme di associazionismo dei consumatori per certi versi affini ai GAS) e di conseguenza sono potenzialmente in grado di attivare un radicale cambiamento.[3]

Nessuna delle due posizione esclude a priori l’altra perché se da un lato il volume di affari generato induce a pensare che l’incisività dell’azione dei GAS possa stabilizzarsi su livelli relativi, al polo opposto se si fa riferimento alla sempre più in aumento coscienza collettiva, rispetto a determinati valori si può affermare che i GAS possano ricoprire un ruolo significativo nel processo di modificazione dei modelli esistenti.[3]

Criteri[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "solidale" è utilizzato dai Gas per distinguerli dal gruppo d'acquisto tout-court, «...che possono non presentare connotazioni etiche, ma essere solo uno strumento di risparmio»[4].

L'aspetto etico, o solidale, di tali gruppi è quindi l'aspetto ritenuto più importante, che li connota come esperienze nel campo del consumo critico. Secondario, ma altrettanto fondante, è il richiamo all'importanza delle relazioni sociali ed umane o del legame con l'ambiente circostante o con le tradizioni agricole e gastronomiche.

I criteri che guidano la scelta dei fornitori (pur differenti da gruppo a gruppo) in genere sono: qualità del prodotto, dignità del lavoro, rispetto dell'ambiente. In genere i gruppi pongono anche grande attenzione ai prodotti locali, agli alimenti da agricoltura biologica od equivalenti e agli imballaggi a rendere. Il Documento base dei GAS[5] fa riferimento a quattro filoni per indicare motivazioni e linee guida per gli acquisti:

  • sviluppare e mettere in pratica il consumo critico
  • sviluppare e creare solidarietà e consapevolezza
  • socializzare
  • l'unione fa la forza

I principi di equità e solidarietà si estendono quindi:

  • ai membri del GAS;
  • ai produttori e loro lavoratori;
  • ai popoli del sud del mondo;
  • al rispetto dell'ambiente.

Strutturazione[modifica | modifica wikitesto]

La struttura dei GAS è altamente flessibile e articolata. Nel vasto panorama dei GAS si trovano associazioni riconosciute, associazioni non riconosciute (fra cui numerosi sono i gruppi informali), cooperative del settore (botteghe del mondo) che trovano in questa forma un modo intelligente per acquistare quei prodotti che servono ai soci, possono essere organizzate territorialmente nei distretti di economia solidale. L'organizzazione degli acquisti e delle comunicazioni interne è altrettanto variabile, correlata ad esempio al numero o alla tipologia dei partecipanti, al luogo o alle scelte del Gruppo. Spesso i Gas utilizzano software creati appositamente per gestire gli ordini collettivi (software gestionale GAS).[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

È un fenomeno tipicamente italiano. Un GAS è un’associazione libera di persone, le quali mettono in comune prodotti di largo e generale consumo, in particolare fanno riferimento ai prodotti alimentari (“gruppo d’acquisto”). La scelta dei fornitori (distributori, ma soprattutto produttori, ed in particolare locali) non è guidata da criteri esclusivamente economici. Acquisire vantaggi di costo è l’obiettivo primario dei GAS, i quali hanno come filosofia una forma egoistica di economia tradizionale, incentrata maggiormente sul risparmio.[7]

Attualmente i GAS assumono una certa diffusione territoriale, compongono un fenomeno da non trascurare. L’obiettivo dei GAS è quello di presentare una ricerca empirica (2005) sul fenomeno italiano per cercare di presentare le realtà e sviluppare qualche considerazione sul tipo di comportamento del consumatore.[7]

Essi affrontano una molteplicità di temi, infatti implicano lo svolgimento di “azioni concrete” da parte dei partecipanti, ovvero coloro che aderiscono all’iniziativa. I GAS non utilizzano movimenti di protesta per diffondere il “verbo”, invece costituiscono una iniziativa con una sequenza precisa di azioni.[7]

La nascita dei GAS italiani ha del “teatrale” perché il concepimento è avvenuto proprio all’Arena di Verona con un incontro dal titolo “Quando l’economia uccide…bisogna cambiare” del settembre 1993.[7]

Poco dopo, nel 1994, nasce il primo gruppo: le diverse famiglie di Fidenza (in provincia di Parma) decidono di impiegare il loro tempo libero per conoscere sul campo i produttori di cibi sani e biologici, per poi acquistarli e distribuirli all’interno del gruppo. L’idea diventa esemplare: il passaparola porta alla nascita di esperienze simili, una a Reggio Emilia e una a Piacenza.[7]

La pratica si diffonde molto velocemente, ogni gruppo nascente prende spunto da quelli pre-esistenti, ma ognuno diverso dall’altro per la loro storia. Il vero boom di nascite si registra nel 2001Il filone dei GAS assume un “consumo critico”, ovvero una ricerca esplorativa sulla dimensione sociale del comportamento del consumatore. La prospettiva dell’attività del consumo è vista in luce tendenzialmente negativa. La storia dei gruppi di acquisto inizia nel 1994 a Fidenza[7] e prosegue nel 1996, quando viene pubblicata la Guida al Consumo Critico dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo[8], dove vengono rilasciate informazioni sul comportamento delle imprese più importanti al fine di guidare la scelta del consumatore. Nel 1997 nasce la rete dei gruppi d'acquisto solidali (retegas). Nel tempo si sono andate a delineare tre tendenze alla base dei gruppi di acquisto solidale:

  • La ricerca di alimenti di qualità, fattore che pesa maggiormente nell’ambito del processo decisionale;
  • Persistenza della crisi economica, la quale induce i consumatori a prestare molta attenzione al prezzo;
  • Graduale consolidamento dei profili potenzialmente favorevoli all’acquisto mediante GAS.[8]

Negli ultimi anni il numero di aderenti ai gruppi di acquisto solidale è aumentato vistosamente con una percentuale del +123%. Per ciò che riguarda la tipologia di prodotti acquistati si può dire che i beni alimentari rivestono un ruolo primario ed è ragionevole supporre che gli ambiti in cui i Gas potranno esercitare una pressione crescente appartengano principalmente al comparto grocery.[8]

Con l'entrata in vigore della legge finanziaria 2008, i GAS sono stati formalmente riconosciuti come «soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi con finalità etiche, di solidarietà sociale e sostenibilità ambientale».[9]

L’avvento dei GAS è avvenuto nell’anno 2001, grazie ad un forte incremento della popolazione iscritta a questa iniziativa. Non si può escludere l’importante aiuto di Internet, che fece il suo ingresso proprio negli stessi anni. Il contributo di Internet ai GAS può essere stato molteplice:

  • La diffusione del nascente paradigma di consumo;
  • Un vero e proprio strumento operativo per agevolare il funzionamento delle organizzazioni, soprattutto dal punto di vista della gestione degli ordini.

Anche le nuove forme di comunicazione (come la televisione o i cellulari) hanno aiutato all’incremento dell’iniziativa.[10]

L’accesso al bio nella transizione verso la sostenibilità dei sistemi agroalimentari[modifica | modifica wikitesto]

L’accesso agli alimenti è una delle dimensioni della sicurezza alimentare. Alcuni studiosi hanno rilevato che spesso fame e sotto nutrizione non dipendono dalla mancata disponibilità di alimenti, ma piuttosto dal mancato accesso al cibo, per ragioni economiche (povertà) o fisiche (isolamento dai mercati, mancanza d’infrastrutture).[11]

Per ragioni naturali (prevalgono i supermercati, mancanza di cibo fresco, come il cosiddetto "food desert") o per ragioni economiche (cibo biologico troppo caro, riservato all'élite), si considera il motivo della limitazione dell'accesso al cibo sostenibile. Pertanto, i GAS naturali si pongono come obiettivo di stabilire un sistema di approvvigionamento alimentare alternativo, che, dal punto di vista ambientale e lavorativo, possa garantire che il cibo sostenibile sia ottenuto fisicamente ed economicamente.[11]

Tra i vari vantaggi delle filiere corte (mercati degli agricoltori e altre forme di vendita diretta, gas naturale), le persone citano spesso la capacità di tagliare i costi di intermediazione a vantaggio di agricoltori e consumatori. Tuttavia, poiché la qualità dei prodotti acquistati attraverso questi canali è solitamente migliore in termini di freschezza o qualità intrinseca, i prezzi sono spesso relativamente alti in molti casi. L'acquisto di questi prodotti richiede anche molte informazioni da parte dei consumatori. Questo è uno dei motivi per cui la gente pensa che queste nuove forme di vendita siano in realtà riservate ai consumatori della classe medio-alta.[11]

In contrasto con questi risultati, nella ricerca sui GAS romani, alcune ricerche riportano, invece, alcune valutazioni fatte dagli intervistati secondo cui gli alimenti biologici acquisiti tramite i GAS costerebbero meno degli alimenti biologici, e talvolta anche meno degli alimenti non biologici, acquistati nelle catene di distribuzione convenzionali. [11]

Il confronto dei prezzi è una questione molto complicata, perché in primo luogo, per fare un confronto rigoroso, le caratteristiche dei prodotti dovrebbero essere le stesse. Invece, la qualità delle merci è solitamente eterogenea. Un altro aspetto da considerare sono i diversi livelli di servizio forniti ai clienti dai canali di vendita. Ad esempio, i GAS forniscono strumenti rigidi come ordini online, consegnano in una data e ora programmate e metodi di accesso tramite registrazione e partecipazione. Gli agricoltori dei mercati biologici di solito operano solo uno o due giorni alla settimana e offrono solo prodotti locali e stagionali.[11]

Al contrario, supermercati, mercati locali e discount offrono una varietà di prodotti stagionali e non stagionali e sono aperti almeno cinque giorni alla settimana. Inoltre, mentre i prezzi sono relativamente stabili nel tempo nel sistema di fornitura del gas, i prezzi cambiano costantemente nei canali più convenzionali.Nonostante queste differenze, reputiamo interessante mettere a confronto i prezzi dei prodotti nelle diverse catene d’offerta, per ragionare su quali siano i costi di ricarico delle diverse forme di distribuzione e cosa comporti dal punto di vista economico passare da un canale di vendita a un altro.[11]

Volevamo verificare se il GAS riesca ad allargare l’accesso a prodotti biologici e freschi a fasce ampie della popolazione. Solitamente il prodotto biologico è considerato di nicchia e quindi più caro rispetto ai prodotti convenzionali. Le conclusioni ci portano quindi a costatare che sicuramente i GAS riescono ad ampliare l’accesso economico al biologico.[11]

Progetti futuri[modifica | modifica wikitesto]

La storia dei GAS è molto giovane, i dati sono ancora carenti, non è facile avanzare con delle ipotesi sul futuro sviluppo di traiettorie e forme di organizzazione associativa. È possibile abbozzare qualche scenario:

  • Fenomeno di moda: capace di incidere sul paradigma economico. Alcuni operatori lo rilevano come un “trend”, il quale porta un aumento di persone interessate.
  • Avanguardia di sperimentazione: fattore di diversità culturale, capace di sollecitare stili di vita. In futuro potrebbe dare luogo ad un’“espansione moderata e integrata”.
  • Rivoluzione-contaminazione: visione prospettica ottimista.[10]

Trattandosi di un fenomeno non affermato è difficile definire un’ipotesi salda, per tanto rimane ancora acceso il dibattito. Dal punto di vista produttivo-distributivo, il fenomeno non deve essere sottovalutato, soprattutto come segnale debole e potenziale motore di cambiamento. In passato è già stato dimostrato che un potere ridotto moltiplicato per milioni di persone può condizionare le scelte anche di una multinazionale. Attualmente il fenomeno dei GAS è ancora in via di sviluppo, per tanto non è possibile definire risposte definitive. [10]

Problematiche dei GAS[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i trend siano molto positivi ciò non significa però che non vi sono problematiche nel loro funzionamento. Vi è una mole di lavoro non indifferente in quanto molti degli alimenti (come ortaggi e frutta) sono ad alta deperibilità e quindi è necessaria una routine piuttosto ferrea. Inoltre si ha anche un ampliamento della varietà negli ordini dove ai prodotti non alimentari (come detersivo e cosmetici), si vanno a sommare servizi finanziari, assicurativi, energetici, ecc. Questo fattore innalza quindi il grado di complessità della gestione dal punto di vista amministrativo e logistico. [10]

Ciò porta un allentamento della solidarietà verso i produttori locali perché i confini delle relazioni commerciali dei gruppi di acquisto solidale si stanno via via allargando. Quindi di conseguenza i prodotti Gas non sono sempre a chilometri zero. Per risolvere le varie problematiche di tipo organizzativo e logistico si sono formati dei gruppi di discussione dimostrando così evidente come i Gas siano consapevoli della rilevanza dei problemi che ne ostacolano la loro diffusione.[10]

Le soluzione che sono state individuate sono diverse e possono essere individuate in quattro macro categorie:

  • Soluzioni volte alla ricerca di una maggiore efficienza interna. In merito a ciò sono stati ideati software che permettono una gestione integrata delle varie attività connesse ai Gas;
  • Soluzione “make together” tra produttori e GAS;
  • Inserimento di un soggetto terzo che assuma la funzione di organizzare la logistica;
  • Trasformazione del GAS in una struttura cooperativistica di consumo. [10]

Acquisto sostenibile: moda[modifica | modifica wikitesto]

L’acquisto sostenibile è definito per rappresentare beni e servizi che permettono di migliorare gli effetti negativi in termini di utilizzo delle risorse di emissioni dei rifiuti per salvaguardare il nostro pianeta. in maniera più generale Grazie agli studi svolti in merito a questo argomento ci hanno permesso di capire come i fattori legati ai consumatori siano differenti a seconda della persona che ci troviamo davanti, per quanto riguarda tematiche come i cambiamenti climatici, la volontà di cambiare il comportamento, l’acquisto sostenibile e tutto quello che ci circonda per salvaguardare il nostro pianeta.[12]

Con questa definizione siamo riusciti a capire come siano evolute le decisioni dei consumatori per l’acquisto di marchi ecologici, scelte degli abiti che vengono prodotti utilizzando principi ecologici utilizzando quindi materiali vegetali riciclati, poca o nessuna tintura, basse temperature di lavaggio che permettono di ridurre il consumo e quindi di avere una maggiore sostenibilità.[12]

Con lo studio di Hofstede (2018), La fascia di età intervistata è prettamente giovanile che va dai 19 ai 29 anni in genere e sono più inconsapevoli e non disposti a un cambiamento rispetto alla fascia più anziana degli intervistati. grazie a un’analisi possiamo analizzare come solo l’8% degli intervistati non era conoscenza dei cambiamenti climatici e non hanno proprio cambiato il comportamento il 19% invece era conoscenza ma non disposta a cambiare il 58% era anche esso consapevole però solamente di alcuni aspetti dei cambiamenti infine il 16% era consapevole.[12]

Lo scopo di queste interviste era di creare più consapevolezza nello spettatore, mentre con lo studio Johnstone e Lindh sempre effettuato nel (2018) hanno trovato prove che la consapevolezza dei problemi di sostenibilità aumenta con l'età.[12]

In primo luogo questo settore utilizza la maggior quantità d’acqua in tutto il mondo. La produzione idrica di fibre artificiali come poliestere e viscosa supera quella del cotone e quindi non sarebbero la scelta migliore per l’utilizzo dell’acqua, inoltre grazie ad uno studio condotto in Bangladesh della Banca mondiale nel 2014 l’industria della moda responsabile del 20% delle acque industriali Globali recluse.[12]

In secondo luogo però l’industria della moda è anche considerata una delle industrie più inquinanti a causa delle sue emissioni di 1,2 miliardi di tonnellate di CO2 che equivalgono a tutta la durata del ciclo di vita.[12]

In terzo luogo con l’utilizzo di pratiche aggressive riguardanti il fast fashion, i marchi a causa della riduzione dei costi e della semplificazione delle loro catene di approvvigionamento non hanno prestato molta attenzione alla sostenibilità combinando una produzione a basso costo con l’incoraggiamento ai consumatori di smaltire i loro vestiti ovvero meno alla moda ad un ritmo sempre più crescente.[12]

Così facendo il 73% finisce in una discarica o in un inceneritore mentre solo il 15% degli indumenti sono riciclati ad esempio per panni per la pulizia, materiale isolante. Per poter analizzare I fattori che avrebbero aiutato a persuadere il consumatore e adottare tattiche più sostenibili è stato utilizzato il modello fogg per un consumo corrente e per i criteri che i consumatori considerano al momento dell'acquisto di vestiti, determinando quali fattori convincerebbero i consumatori a prendere più decisioni che promuoverebbero la sostenibilità al momento dell'acquisto di vestiti.[12]

Nel modello Fogg i consumatori in buona parte hanno acquistato in media 11 articoli negli ultimi tre mesi cui la maggior parte degli acquisti sono stati effettuati da catene moderne e low cost come H&m, Esprit e Zara, mentre l’acquisto di seconda mano sono stati inferiori alla media. Con questo studio si è scoperto che con l’età gli intervistati tendono a consumare meno articoli.[12]

Nel complesso, gli intervistati nel nostro campione non erano molto aperti agli acquisti sostenibili, anche se sono preoccupati per l'ambiente. Più in particolare, è stato definito come la qualità di un prodotto, il suo prezzo e la sua novità siano i più importanti criteri di acquisto, mentre erano meno interessati al paese in cui è fatto.[12]

Viene generato uno scarso interesse per l'acquisto di vestiti di seconda mano, che tendono ad essere associati a odori di muffa, problemi di qualità, e l'acquirente è povero. La motivazione più importante per effettuare acquisti che promuovono la sostenibilità è una preoccupazione per l'ambiente, mentre fattori di semplicità come il prezzo, il conveniente processo di acquisto e la routine influenzano il processo decisionale in misura bassa o moderata. Gli intervistati sono attivati da scelta e conoscenza dell'impatto ambientale positivo del capo.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Immaginare un mondo sostenibile, su researchgate.net. URL consultato il consultato il 29 aprile 2021.
  2. ^ a b c d e f Che cos'è l'economia solidale, su economiasolidale.net. URL consultato il consultato il 16 maggio 2021.
  3. ^ a b c Gruppi di acquisto solidale, percorsi evolutivi e opzioni di sviluppo, su researchgate.net. URL consultato il consultato il 28 aprile 2021.
  4. ^ Documento base dei GAS Un modo diverso di fare la spesa, ReteGAS.org luglio 1999, http://www.economiasolidale.net/content/documento-base Archiviato il 20 novembre 2016 in Internet Archive.
  5. ^ Gruppi di Acquisto Solidale: Rete nazionale di collegamento dei G.A.S, su retegas.org. URL consultato l'8 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2016).
  6. ^ Che cos'è un gruppo di acquisto solidale, su amp.it.what-this.com.
  7. ^ a b c d e f A.Saroldi, Gruppi di acquisto solidali, 2001
  8. ^ a b c Centro Nuovo Modello di Sviluppo
  9. ^ Legge statale n. 244 del 2007, art. 1, comma 266.
  10. ^ a b c d e f Il consumo critico in azione: l'esperienza dei Gruppi di Acquisto Solidale, su researchgate.net, consultato il 29 aprile 2021.
  11. ^ a b c d e f g L'accesso al bio nella transizione verso la sostenibilità dei sistemi agro-alimentari Il caso dei Gruppi di acquisto solidale, su researchgate.net. URL consultato il consultato il 27 aprile 2021.
  12. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Fashion and sustainable purchasing, su researchgate.net. URL consultato il consultato il 28 aprile 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Montagnini, T. Reggiani, Nuove Forme di Consumo e Socializzazione: I Gruppi di Acquisto Solidale (Gas), in "Consumatori, Diritti e Mercato", 1/2010, pp. 91–101. [on-line]
  • A. Rossi, G. Brunori, Le pratiche di consumo alimentare come fattori di cambiamento. Il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale., Agriregionieuropa, 27/2011 [on-line]
  • A. Saroldi, Gruppi di acquisto solidali, Bologna, Edizioni EMI, 2001.
  • A. Saroldi, Gas (Gruppi di acquisto solidale), in "Aggiornamenti Sociali", 1/2008, pp. 65–68. [on-line]
  • L. Valera, Gas. Gruppi di Acquisto Solidale, Milano, Edizioni Terre di Mezzo, 2005.
  • Massimo Acanfora (a cura), Il libo dei Gas, Milano, Edizioni Altreconomia, 2015.
  • Mirella Soyer, Koen van der kooy, Koen Dittrich, "Gruppi di acquisto solidale", Fashion and sustainable purchasing, preprint June 2019
  • M. Albanese, L. Penco, Gruppi di acquisto solidale, percorsi evolutivi e opzioni di sviluppo, Micro & Macro marketing, 2010
  • N. Armaroli, M.D. Tonon, M.Mayer Immaginare un mondo sostenibile, Cooperazione educativa, Aprile 2020
  • M. Fonte, G. Crisci "L'accesso al bio nella transizione verso la sostenibilità dei sistemi agro-alimentari. Il caso dei Gruppi di acquisto solidale", Agriregionieuropa, Giugno 2014
  • F. Brunetti, E. Giaretta, C. Rossato "Il consumo critico in azione: l'esperienza dei Gruppi di Acquisto Solidale", Gennaio 2007
  • (Cfr. Borgmann Albert, “The moral Complexion of Consumption”)
  • (Cfr. Claudio Beccarani, “Riflessioni su aspetti dell’organizzazione di aziende no profit”)
  • (in Virginia Corbelli, “Atlante di un’altra economia. Politiche e pratiche del cambiamento”)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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