Moncada (famiglia)

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Moncada
Moncada Sicilia.jpg
Et Simili Semper
Casata di derivazioneDuchi di Baviera
Casata principaleMoncada di Paternò
FondatoreDapifero, figlio di Teodone di Baviera
Data di fondazioneVIII secolo
Etniacatalana/italiana
Rami cadettiMoncada di Monforte
Moncada di Calvaruso (estinti nel 1805)
Moncada di Larderia (estinti nel 1798)

I Moncada, noti anche come Montcada, de Moncada o di Moncada, sono una famiglia nobile di origine catalana. Insediatasi nel Sud Italia alla fine del XIII secolo, ebbero gran rilievo nella storia siciliana.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Rovine del castello di Montcada, in una foto del 1910

La fondazione della dinastia Moncada viene convenzionalmente attribuita ad un Dapifero (o Dapifer), figlio di un Teodone dei duchi di Baviera, che nell'VIII secolo, al servizio dei Sovrani franchi, giunse sui Pirenei per combattere contro i Mori.

Secondo Giovanni Agostino della Lengueglia nel suo Ritratti della prosapia et heroi Moncadi nella Sicilia (1657), Dapifero[3] - di cui non si conosce il nome reale - uccise tre Re Mori ed arginò l'espansione territoriale saracena incatenando due monti della Catalogna, in mezzo ai quali vi edificò un castello che prese il nome di Montecateno.[4] Cognomatosi Montecateno, poi corrotto in Montcada e, infine, Moncada[4], combatté al seguito di Otogerio Cataló, al quale succedette nel comando delle milizie cristiane dopo la sua morte.[5]

Nell'opera del Lengueglia, Dapifero viene indicato come il cugino di Otogerio Cataló[6], altri genealogisti invece, lo indicano come il fratello di quest'ultimo.[7] Nello specifico, il nome reale di Dapifero sarebbe Otto, la cui paternità viene attribuita a Grimaldo di Baviera[7], morto nel 725, ucciso da Carlo Martello. Otogerio e Otto, per sfuggire alle congiure da parte del Re dei Franchi, andarono in Catalogna per combattere contro i Mori.[7] Inoltre, ad Otogerio viene pure attribuita la fondazione del castello di Montecateno, nelle vicinanze di Barcellona, che inizalmente si sarebbe chimato Mont-Cathaló o Monte Catalán.[7]

Otto detto "Dapifero" morì nel 768[8], e lasciò come unico erede Arnaldo (o Arnulfo)[8], il quale ereditò la dignità di dapifero, e a cui l'imperatore Carlo Magno diede in feudo la terra di Montcada[7], di cui divenne primo signore. Arnaldo I di Montcada, morto nel 798, ebbe due figli, Otto, ed Ermengaudo, entrambi militi al servizio dell'Imperatore carolingio.[7] Ermengaudo, nel 791 fu investito dal Sovrano franco del titolo di conte di Urgell, di Empúries, di Rossiglione, di Cerdagna e di Pallars.[7][9] Morto senza figli intorno all'820, i suoi feudi tornarono al Re dei Franchi[10], e il fratello Otto gli succedette nella carica di generale delle milizie, nella quale era stato al seguito di Ludovico il Pio nella conquista di Barcellona dell'804.[11]

Otto di Montcada morì nell'832, e fu padre di Arnaldo II († 855), milite al servizio di Carlo il Calvo[7], al quale nella signoria del castello di Montcada succedettero per via patrilineare, Gastone, che fu aiutante di Goffredo il Villoso († 895), Guglielmo I († 930), Otto III († 937), Raimondo I († 967), Guglielmo Raimondo I († 983), e Guglielmo II († 1000).[12]

L'origine bavara del casato, secondo altre fonti rappresenterebbe una leggenda: lo studioso statunitense John C. Shideler, nella sua opera A Medieval Catalan Noble Family: the Montcadas 1000-1230 (1979), ritiene che la dinastia Moncada non sarebbe esistita prima dell'anno 1000.[13] Secondo Shideler, infatti, il primo membro della stirpe è documentato all'anno 1002, e si tratterebbe di un Guglielmo di Vacarisses, vicario delle signorie di Muntanyola e Vacarisses, figlio di un nobile di origine germanica chiamato Seniofredo, visconte di Girona[13], che tra il 1023 ed il 1025, attraverso il matrimonio con la nobildonna Adelaide di Claramunt, acquisì il possesso del castello di Montcada e ne prese il cognome.[13] Guglielmo, morto nel 1040, ebbe sei figli, tra cui Raimondo Guglielmo di Montcada, primo signore del castello di Montcada e militare al servizio del conte Raimondo Berengario I di Barcellona.[13]

Da Raimondo Guglielmo nacque Berengario, il quale sposato con una certa Ermessenda, ebbe i figli Guglielmo e Beatrice, la quale avrebbe sposato un Guglielmo Raimondo, siniscalco di Barcellona e signore di Tortosa.[14] Da questa unione sarebbero nati cinque figli, tra cui Guglielmo - che sposò Maria de Gabarret viscontessa di Béarn e i cui discendenti ne assunsero il titolo - e Raimondo, suo successore in qualità di siniscalco e alla signoria di Tortosa, che sposato con Raimonda di Tornemira, ebbe i figli Raimondo e Guglielmo Raimondo.[15]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Hugo de Moncada dei baroni di Aitona, tratto dall'opera Retratos de Españoles ilustres (1791)
Ritratto del marchese Francisco de Moncada, III marchese di Aitona, eseguito da van Dyck

I Moncada di Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Guglielmo Raimondo II di Moncada († 1228), figlio di Raimondo, siniscalco di Catalogna, sposò Costanza d'Aragona, figlia naturale del re Pietro, da cui ricevette in dono la signoria sui castelli e le città di Aitona, Albalate de Cinca, Mequinenza, Seròs e Soses. Di lui fa menzione anche il Lengueglia.[16]

Dall'unione nacquero tre figli, e di questi, Pietro († 1267 ca.), I barone di Aitona e siniscalco di Barcellona, nel 1237 partecipò alla vittoriosa battaglia contro gli occupanti islamici che portò alla conquista di Valencia e la nascita dell'omonimo regno.[17] Il re Giacomo I d'Aragona gli donò un castello situato nella zona che venne rinominato Montcada, da cui ebbe origine l'odierno comune.[17] Sposato con la nobildonna aragonese Sibilla d'Abarca nel 1240[17], dall'unione nacquero sei figli, tra cui un Pietro († 1300), II barone di Aitona e siniscalco di Barcellona, che prese parte alla Crociata aragonese (1283-1285) in sostegno a Pietro III di Aragona.[18] Fu padre di Elisenda, consorte del re Giacomo II di Aragona.[18] Un altro Pietro († 1282), figlio di Raimondo di Moncada, signore di Tortosa, fu maestro dei Cavalieri dell'Ordine Templare in Catalogna-Aragona dal 1279[19], che morì in battaglia nel corso dell'assedio di Tripoli del 1282.[20]

Dai baroni di Aitona derivarono altri rami, come quello dei baroni di Llagostera, iniziato da Otto I di Moncada († 1341), III barone di Aitona, figlio di Pietro II, che con la consorte Jofredina di Lloria generò una robusta discendenza. Il figlio cadetto Pietro († 1352), fu padre di Ruggero († 1419), governatore della Sardegna nel 1398. Altro ramo originatosi fu quello dei baroni di Chiva, iniziato da Giovanni di Moncada († 1461), figlio di Otto III († 1413), VII barone di Aitona, padre di tre figli, di cui Pietro († 1510), XI barone di Aitona, che fu padre di Ugo di Moncada († 1528), cavaliere gerosolomitano, che fu viceré di Sicilia (1509-1516) e viceré di Napoli (1527-1528).

Nel 1492, con la definitiva cacciata dalla Penisola iberica degli occupanti musulmani dopo oltre 750 anni di battaglie combattute per la Reconquista, nacque ufficialmente l'Impero spagnolo. Sorto a seguito dell'unificazione delle corone di Aragona e Castiglia, i Moncada, proseguendo nella tradizionale fedeltà alla famiglia reale aragonese - con cui aveva anche dei legami di parentela - svolsero un ruolo politico di primo piano anche nel nuovo regno, anche dopo l'insediamento al trono degli Asburgo.

Nel 1523, Juan de Moncada y de Tolça († 1560), XIII barone di Aitona, ricevette investitura dal re Carlo V d'Asburgo a I conte di Aitona, come ricompensa ai suoi numerosi servigi alla Corona.[21] Il figlio di questi, Francisco de Moncada y Cardona (1556-1594), II conte di Aitona, gran siniscalco del Regno d'Aragona e viceré di Catalogna, il 1º ottobre 1581 fu investito dal re Filippo II di Spagna del titolo di I marchese di Aitona.[22] Fu suo nipote, Francisco de Moncada y Moncada (1586-1635), III marchese di Aitona, diplomatico, militare e scrittore, e governatore dei Paesi Bassi Spagnoli.

I Moncada di Spagna si estinsero in linea maschile diretta con Guillén Ramón de Moncada y Portocarrero (1671-1727), VI marchese di Aitona, e il titolo confluì nel casato dei Duchi di Medinaceli, poiché l'unica figlia Maria Teresa sposò Luis Antonio Fernández de Córdoba y Spínola, XI duca di Medinaceli.[23]

I Moncada di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Moncada di Paternò.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Moncada di Monforte.
Stemma dei Moncada dei principi di Paternò
COA Príncipe de Paternò - Casa de Moncada.svg
Blasonatura
Inquartato di nero al leone coronato d'oro e fusato in banda d'argento e di azzurro, che è di Baviera e sul tutto partito, di Moncada, che è di rosso, ad otto bisanti d'oro, due su due e di Aragona, che è d'oro, a quattro pali di rosso.
 Guglielmo Raimondo
conte di Malta e Gozo
capostipite =
 
   
 Guglielmo Raimondo
conte di Agosta
Pietro
signore di Bulfida
Simone
signore di Bivona
 
 
 Matteo
conte di Agosta
 
   
 Guglielmo Raimondo
conte di Agosta e marchese di Malta e Gozo
Antonio
conte di Adernò
Pietro
barone di Troina
 
   
 Matteo
conte di Caltanissetta
 Giovanni
conte di Adernò
Guglielmo Raimondo
marchese di Malta e Gozo
  
     
Guglielmo Raimondo
conte di Caltanissetta
Gastone
barone di Castronovo
Antonio
conte di Caltanissetta
Guglielmo Raimondo
conte di Adernò
Antonio Perio
barone della Ferla
  
  
 Giovanni Tommaso
conte di Adernò
Ramo dei baroni della Ferla
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 Guglielmo Raimondo
conte di Adernò e di Caltanissetta
 
    
 Antonio
conte di Adernò e di Caltanissetta
Alfonso
Ferdinando
barone di Francofonte
Federico
barone di Tortorici
  
  
 Ramo dei principi di Paternò
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 Ramo dei principi di Calvaruso, di Monforte e di Larderia
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Linee antiche dei Moncada di Sicilia (in linea maschile)

Ritratto di Francesco Moncada, I principe di Paternò, tratta dalla opera del Lengueglia

La dinastia Moncada fu portata in Sicilia nel XIII secolo da Guglielmo Raimondo di Moncada († 1328), figlio di Pietro II barone di Aitona, giunto nell'isola nel 1297 al seguito Federico III d'Aragona per combattere contro gli Angioini nella Guerra del Vespro, in sostegno ai ribelli siciliani. La guerra fu vinta dai ribelli che cacciarono gli Angioini dalla Sicilia, e l'Aragona, divenuto Re di Trinacria, per ricompensarlo dei suoi servigi gli fece sposare la nobildonna Lucchina Alagona, figlia di Guglielmo, e per via matrimoniale Guglielmo Raimondo acquisì il possesso delle isole di Malta e Gozo.[24] Tali possessi furono permutati nel 1319 con il Re Federico, che gli diede in cambio le terre di Agosta, Ferla, Melilli e Sortino.[24] Il suo primogenito Guglielmo Raimondo († 1348), che ereditò detti feudi, nel 1336 ricevette investitura a I conte di Agosta.[24]

Il Conte di Agosta sposò Margherita Sclafani, figlia di Matteo, conte di Adernò, dalla quale ebbe tre figli. Di questi, Matteo Moncada Sclafani († 1378), investito della Contea di Agosta e dei relativi vassallaggi nel 1365, fu Gran siniscalco del Regno di Sicilia, capitano generale dei ducati di Atene e Neopatria e governatore di Corinto e Argo.[24] Il suo primogenito Guglielmo Raimondo, III conte di Agosta († 1398), avuto dalla prima consorte Giovanna Peralta d'Aragona dei conti di Caltabellotta, fu gran giustiziere del Regno di Sicilia, e nel 1379 rapì per conto del re Pietro IV d'Aragona la principessa Maria di Sicilia dal Castello Ursino di Catania, per impedire il suo matrimonio con Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano. L'impresa da lui compiuta gli valse l'appellativo de il Conquistatore e divenne il più ricco feudatario di Sicilia attraverso l'assegnazione dei feudi confiscati agli Alagona e ai Chiaramonte. Accusato di organizzare una rivolta contro il re Martino I di Sicilia, una sentenza emessa dal tribunale della Gran Corte del 1396 lo dichiarò fellone, e tutti i beni e feudi posseduti gli furono confiscati.[25] Il figlio primogenito Matteo († 1423), che ottenne la restituzione di parte dei feudi confiscati al padre, nel 1407 permutò la Contea di Agosta con la Contea di Caltanissetta.

Dal secondo matrimonio del Conte Matteo I con Allegranza Abbate d'Arbes dei signori Favignana, nacquero Antonio († 1415) e Pietro († 1410). Il primo, fu conte di Adernò, conte di Assoro, gonfaloniere del Regno e Gran siniscalco, che nel 1411 liberò Bianca di Navarra assalita allo Steri da Bernardo Cabrera.[26] Privo di eredi, designò come suo successore alla Contea di Adernò - pervenuta ai Moncada dopo una lunga lotta di successione con i Peralta - il nipote Giovanni Moncada Alagona († 1453), figlio di Guglielmo Raimondo, ambasciatore della nobiltà siciliana in Aragona, gran camerlengo e poi gran siniscalco del Regno Napoli, gran cancelliere e maestro giustiziere del Regno di Sicilia, che assieme allo zio Antonio partecipò alla liberazione della Regina Bianca. Il secondo, Pietro, fu gonfaloniere del Regno, che nel 1392 fu investito della baronia di Troina[27] e nel 1397 della signoria di Bivona[28], entrambe revocate nel 1398 per la sentenza contro il fratello maggiore Guglielmo Raimondo. Ebbe un figlio naturale, Guglielmo Raimondo, che fu stratigoto di Messina.[24]

Guglielmo Raimondo Moncada Esfanoller, IV conte di Adernò († 1466), figlio di Giovanni, ebbe numerosi incarici politici e militari, tra cui presidente e capitano generale del Regno di Sicilia, e nel 1456 si infeudò la terra di Paternò. Nel 1479, con la morte di Antonio Moncada figlio di Matteo II, si estinse in linea maschile il ramo dei Conti di Caltanissetta, che confluì nel ramo dei Conti di Adernò attraverso il matrimonio dell'unica figlia ed erede Contissella con Guglielmo Raimondo Moncada Ventimiglia, VI conte di Adernò († 1510), figlio di Giovanni Tommaso, V conte di Adernò e nipote omonimo del precedente, dalla cui unione da ebbe dieci figli.

Dall'unico tronco dei Conti di Adernò derivarono i rami principeschi siciliani di Paternò (1566), di Calvaruso (1628), di Monforte (1628) e di Larderia (1690). Di questi, i rami ancora fiorenti sono quelli dei Principi di Paternò e dei Principi di Monforte. Il primo, originatosi da Antonio († 1549), VII conte di Adernò, capitano d'armi nel Val di Noto, ebbe per figlio Francesco († 1566), che nel 1565 ottenne investitura del titolo di I principe di Paternò. Il secondo, derivò da Federico († 1561), divenuto barone di Bauso, Calvaruso, Mauroianni, Monforte, Rocca, Samperi, Saponara e Tortorici dopo la morte della moglie Agnese Pollicino, il cui discendente Giuseppe Moncada Saccano († 1631), nel 1628 fu investito del titolo di I principe di Monforte.

Il ramo principale dei Principi di Paternò si estinse con la morte di Ferdinando Moncada Aragona, VI principe di Paternò, nel 1713, poiché ebbe una sola figlia femmina, e nel 1747 il titolo passò al ramo cadetto dei Duchi di San Giovanni e Conti di Cammarata, formatosi nella seconda metà del XVII secolo con Ferdinando Moncada Gaetani (1646-1712), figlio di Ignazio (1619-1689), quest'ultimo fratello minore di Luigi Guglielmo Moncada La Cerda (1614-1672), V principe di Paternò.

Nel 1812, con l'abolizione del feudalesimo nel Regno di Sicilia sancito dalla Costituzione adottata dal sovrano Ferdinando III di Borbone per contrastare le rivoluzioni napoleoniche, e che soppresse tutti gli stati feudali nell'isola, venne istituito il Parlamento siciliano, ed ai Moncada furono assegnati due seggi ereditari alla Camera dei pari, riservati al Principe di Paternò ed al Principe di Monforte.[29]

Rami minori
  • Baroni della Ferla - Il ramo dei baroni della Ferla ebbe origine da Antonio Perio Moncada Esfanoller, figlio secondogenito di Giovanni, III conte di Adernò, investito del titolo di barone della Ferla per privilegio concessogli il 20 giugno 1397.[30] Ereditò la baronia della Ferla alla morte di questi, e dalla consorte Isabella Speciale ebbe a sua volta, Giovanni.[31] A questi succedette nel 1453 il figlio Antonio Pier Ambrogio, che fu stratigoto di Messina nel 1481.[30]
I Moncada persero il possesso di Ferla alla fine del XVI secolo con Isabella, unica figlia di Cesare Alfonso e di Girolama Cardonetto, che sposò Antonio Requesenz conte di Buscemi e principe di Pantelleria, da cui ebbe la figlia Anna, sposata a Giuseppe Rau, al quale nel 1625 fu concesso dal re Filippo IV di Spagna il titolo di I marchese della Ferla.[32]
Il ramo invece continuò a fiorire attraverso i discendenti dei fratelli minori di Alfonso, finché non si estinse alla fine del XVII secolo con Pietro.[33]
  • Principi di Calvaruso - Ramo originatosi dai baroni di Calvaruso, nel 1628, Cesare Moncada Saccano (1588-1648) fu investito del titolo di I principe di Calvaruso. Si estinse nel 1805 con Vincenzo Moncada, V principe di Calvaruso. Il titolo di Principe di Calvaruso passerà in dote per via ereditaria ai Trigona dei baroni di Mandrascate.
  • Principi di Castelbianco e Montecateno - Deriva dal ramo dei Principi di Calvaruso: Pietro Moncada La Rocca (1704-1774), figlio di Giacomo, III principe di Calvaruso, ricevette donazione da Vittoria Di Giovanni Pagano dei titoli di principe di Castelbianco e di principe di Montereale - quest'ultimo commutato in Montecateno - e ne ebbe investitura il 25 ottobre 1774.[34][35]
Sposato con Marianna Natoli Ruffo dei principi di Sperlinga, ebbe un solo figlio, Francesco, il quale sposato ad Elisabetta Moncada dei principi di Calvaruso, non ebbe eredi.
  • Principi di Larderia - Anch'esso derivato dai Principi di Calvaruso, ebbe origine con Luigi Moncada (1643-1695), figlio di Giacomo, IV principe di Calvaruso, che acquistò la terra di Larderia, vicino Messina, sulla quale ebbe investitura del titolo di principe con privilegio dato il 24 dicembre 1690 ed esecutoriato il 9 giugno 1691.[34]
Il ramo si estinse nel 1798, alla morte di Francesco Moncada Branciforte, ultimo principe di Larderia, poiché il figlio maschio Letterio gli premorì nel 1778, e l'unica figlia Rosalia che del titolo ne ricevette investitura, sposò Baldassarre Platamone Nicosia dei duchi di Belmurgo, e lo fece confluire nei Platamone.

Appartenenti alla famiglia Moncada[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Moncada (famiglia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ F. Romani, A. Pieracchi, Dizionario d'ogni mitologia e antichità, parte seconda, Fanfani, 1827, p. 13.
  2. ^ Dapifero, su treccani.it. URL consultato il 13-07-2018.
  3. ^ Il termine dapifero, in epoca medievale, indicava il maggiordomo dell'imperatore. Deriva dal latino dapĭfer, composto dai termini dapis ("vivanda") e fer ("porta"), ossia "chi porta vivande".[1][2]
  4. ^ a b Lengueglia, pp. 5-8
  5. ^ Lengueglia, p. 21
  6. ^ Lengueglia, p. 35
  7. ^ a b c d e f g h A. Rey y Cabieses, Wittelsbach y Borbón: relaciones y enlaces entre las Casas Reales de Baviera y España, siglos XIX al XXI, Escuela "Marqués de Avilés.", 2005, p. 2.
  8. ^ a b Lengueglia, p. 23
  9. ^ (ES) D. Monfar y Sors, Historia de los Condes de Urgel, vol. 1, Montfort, 1853, pp. 269-270.
  10. ^ Monfar y Sors, p. 283
  11. ^ Monfar y Sors, p. 284
  12. ^ (ES) S. Sobrequés Vidal, El barons de Catalunya, Editorial Vicens-Vives,, 1961, p. 69.
  13. ^ a b c d (EN) The Earliest Montcadas - Chapter 1 (PDF), su libro.uca.edu. URL consultato il 13-07-2018.
  14. ^ (EN) The Earliest Montcadas - Chapter 4 (PDF), su libro.uca.edu. URL consultato il 13-07-2018.
  15. ^ (EN) The Earliest Montcadas - Chapter 5 (PDF), su libro.uca.edu. URL consultato il 13-07-2018.
  16. ^ Lengueglia, pp. 61-66
  17. ^ a b c (CA) S. Sobrequés Vidal, Els Barons de Catalunya, Editorial Vicens-Vives, 1961, p. 127.
  18. ^ a b (CA) J.M. Barbera (a cura di), Actes del Col·loqui Internacional Tirant lo Blanc, L'Abadia de Montserrat, 1997, p. 343.
  19. ^ (CA) J. Miret y Sans, Les cases de Templers y Hospitalers en Catalunya, Casa provincial de caritat, 1910, p. 515.
  20. ^ (FR) R. Vinas, Les Templiers en Pays catalan, Editorial El Trabucaire, 1998, p. 85.
  21. ^ (ES) Diccionario historico - Biografia universal, Oliva, 1833, p. 417.
  22. ^ (ES) A. de Búrgos, Blasón de España. Libro de oro de su nobleza: reseña genealógica y descriptiva de la Casa Real, la grandeza de España y los títulos de Castilla, M. Rivadeneyra, 1853, p. 115.
  23. ^ (ES) J. M. Soler Salcedo, Nobleza española. Grandeza immemorial 1520., Vision Libros, 2008, p. 173.
  24. ^ a b c d e Spreti, p. 636
  25. ^ Spreti, p. 637
  26. ^ Spreti, pp. 636-637
  27. ^ N. Schillaci, Il passaggio dalla terra di Trayna della regina Bianca (PDF), su anticagricoltura.it. URL consultato il 14-07-2018.
  28. ^ F. M. Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile, vol. 2, Stamperia de' Santi Apostoli, 1759, p. 103.
  29. ^ S. Policastro, La Sicilia "dall'êra paleolitica al 1960 d.C.", le sue città "dal 15000 a.C. al 1960 d.C.", la regione siciliana "dal 1946 al 1960 d.C.", Tipografia Idonea, 1960, p. 110.
  30. ^ a b Spreti, p. 638
  31. ^ F. Mugnos, Teatro genologico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche nobili del fidelissimo regno di Sicilia viventi ed estinte, vol. 2, Coppola, 1647, p. 130.
  32. ^ V. Amico, Dizionario Topografico Della Sicilia, vol. 1, Di Marzo, 1858, p. 445.
  33. ^ Spreti, p. 645
  34. ^ a b Spreti, p. 643
  35. ^ V. Castelli, principe di Torremuzza, Fasti di Sicilia, vol. 2, Pappalardo, 1820, p. 189.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. A. della Lengueglia, Ritratti della prosapia et heroi Moncadi nella Sicilia, vol. 1, Valenza, Sacco, 1657.
  • V. Palizzolo Gravina, barone di Raimone, Il Blasone in Sicilia, Palermo, Mirto, 1875, p. 265.
  • G. B. di Crollalanza, Dizionario Storico-Blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, Pisa, Direzione del Giornale Araldico, 1886.
  • A. Mango, marchese di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, vol. 2, Bologna, Forni, 1915.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. 5, Bologna, Forni, 1981.
  • l. Scalisi, La Sicilia dei Moncada: le corti, l'arte e la cultura nei secoli XVI-XVII, Catania, Domenico Sanfilippo Editore, 2006, ISBN 8885127444.
  • S. Laudani, Lo stato del principe: i Moncada e i loro territori, Palermo, Sciascia, 2008, ISBN 8882412849.
  • R. Pilo, Luigi Guglielmo Moncada e il governo della Sicilia (1635-1639): gli esordi della carriera di un ministro della monarquía católica, Palermo, Sciascia, 2008, ISBN 8882412962.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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