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Manicula

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La manicula (dal latino, "piccola mano") è un segno a forma di mano disegnato ai margini di una pagina, mediante il quale si vuole porre evidenza su un particolare passo del testo, per determinati motivi.[1] È anche nota con i termini inglesi index e fist (quest'ultimo traduzione letterale del termine latino) e con un altro termine latino indicationum.[2]

La mano viene rappresentata chiusa e con l'indice rivolto verso la parte di testo interessata; spesso risulta assai stilizzata e l'indice può essere rappresentato molto più lungo del normale.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Manicule usate nella segnaletica all'esterno del locale Cheers Beacon Hill a Boston

Alquanto raro al giorno d'oggi, l'utilizzo della manicula si è diffuso nel XII secolo ed è perdurato fino al XVIII secolo. Il simbolo veniva utilizzato ai margini dei libri,[3] ed era formalmente incluso nelle liste dei segni di punteggiatura standard.[4]

Le manicule più antiche di cui si ha conoscenza si trovano su alcuni manoscritti spagnoli del XII secolo. Divennero più comuni fra il 1300 ed il 1400 in Italia, molto più elaborate, talvolta rappresentate con sfumature o ornamenti artificiosi.[5] Dopo che il torchio calcografico ebbe acquisito popolarità, il simbolo divenne un carattere stampabile e, dal 1400 al 1700, era raffigurato generalmente orizzontale e di dimensioni ridotte e uniformi.[6] Fra il 1800 e il 1900, l'uso della manicula fu esteso a pubblicazioni, avvisi pubblicitari e segnaletica direzionale.[7]

Durante la diffusione dell'informatica e la conseguente evoluzione in campo tipografico ed editoriale, la manicula cessò di essere utilizzata, probabilmente a causa delle dimensioni e della difficoltà di impaginarla correttamente, visti anche i primi font per computer a dimensione fissa e a bassa risoluzione. Non fu infatti inclusa fra i simboli ASCII (tuttavia, in seguito venne inclusa in Unicode).

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Un wanted poster che raffigura John Wilkes Booth e suoi complici nell'assassinio di Abraham Lincoln. La manicula indica la taglia complessiva.

L'obiettivo tipico di questo simbolo è attirare l'attenzione del lettore su un testo importante, funzione condivisa da avvisi testuali come "attenzione" o "nota bene".

Si possono riscontrare anche utilizzi non convenzionali della manicula, ad esempio in alcuni cosiddetti "fingerpost"[8] (un particolare tipo di segnale stradale). Lo United States Postal Service, invece, la adoperò come machio per l'indirizzo di ritorno al mittente ("return to sender").

Il simbolo 👆 rivolto verso l'alto, è spesso adottato dal cursore del mouse nelle interfacce grafiche per indicare un oggetto che può essere manipolato (come in Adobe Acrobat o Photoshop); il primo utilizzo in tal senso è attribuito a Xerox Star.[7] La maggior parte dei browser usano lo stesso simbolo per indicare un collegamento ipertestuale cliccabile. CSS 2.0 permette di impostare la proprietà "cursor" a "hand" (mano) o "pointer" (puntatore generico) per forzare il cursore ad un determinato simbolo quando si passa su un oggetto HTML; la proprietà "move" può invece produrre una mano con pugno chiuso (visualizzata quando si trascina un oggetto).

Unicode[modifica | modifica wikitesto]

In Unicode esistono dieci codici per altrettante diverse manicule.

Codice Simbolo
U+261A
U+261B
U+261C
U+261D
U+261E
U+261F
U+1F446 👆
U+1F447 👇
U+1F448 👈
U+1F449 👉

Inoltre, il font dingbat Wingdings 2, disponibile in tutte le versioni di Microsoft Windows da Windows 95, include 16 varianti di manicula, e l'originale Wingdings dispone di altre quattro (simili ai simboli Unicode bianchi).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Segni di studio lasciati in antico sui manoscritti medievali, su antika.it. URL consultato il 28 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2014).
  2. ^ Sherman, pp. 9-10
  3. ^ Sherman, p. 2
  4. ^ Charles Hasler, A Show of Hands, in Typographica, 1953.
    «The standard sequence of “reference marks” was *, †, ‡, §, ‖, ¶, and ».
  5. ^ Sherman, p. 11
  6. ^ Sherman, pp. 12-13
  7. ^ a b Sherman, p. 13
  8. ^ [1], [2], [3]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]