Felice Scandone

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Felice Scandone
MorteMarsa Matruh, 10 settembre 1940
Cause della morteAbbattuto dal fuoco nemico
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Aeronautica
SpecialitàBombardieri Terrestri
Unità46ª Squadriglia
Reparto33º Stormo
GradoTenente
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna del Nordafrica
BattaglieInvasione italiana dell'Egitto
DecorazioniMedaglia di Bronzo al Valor Militare
Altre caricheGiornalista
Fonti citate nel corpo del testo
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Felice Scandone
Nazionalità Italia Italia
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Portiere
Carriera
Squadre di club1
1917-1918Naples? (-?)
Carriera da allenatore
1927-1928Napoli (Commissario Tecnico)
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Felice Scandone (Avellino, ... – Marsa Matruh, 10 settembre 1940) è stato un giornalista, aviatore, calciatore, dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fondò e diresse il trisettimanale "Mezzogiorno Sportivo"[1], tra le riviste calcistiche all'epoca più seguite in tutto il meridione[2]. Come giornalista sportivo scrisse articoli per Il Littoriale[3], il Roma[4], lo Sport Fascista[5] ed il Ciclismo d'Italia[6]. Il 23 giugno 1929 effettuò la prima radiocronaca di un incontro di calcio del Napoli. Dal balcone della sede del Mezzogiorno Sportivo, comunicava alla folla sottostante le fasi salienti dello spareggio giocato a Milano contro la Lazio, riferitegli da un inviato telefonicamente[7].

A suo nome sono state intitolate la Piscina Felice Scandone a Napoli, la Felice Scandone Basket Avellino ed il gruppo regionale dell'U.S.S.I. Campania[1][8].

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Arruolato come tenente pilota della Regia Aeronautica[9], morì durante un'azione di guerra, ai comandi del suo Savoia-Marchetti S.M.79, sui cieli di Marsa Matruh, abbattuto dagli inglesi nella zona di Tobruk[1] e risultando poi disperso[9].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1941 è stato insignito della medaglia di bronzo al valor militare per le sue azioni durante la seconda guerra mondiale[10].

Medaglia di Bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Bronzo al Valor Militare
«Capo equipaggio di apparecchio da B.T., confermava, nelle numerose e difficili azioni compiute su mare e su terra, le sue eccezionali doti di pilota e di combattente, dimostrando sempre perizia e sprezzo del pericolo. Durante un attacco contro un convoglio scortato da navi da guerra, nonostante la violenta reazione avversaria che rendeva pericolosissima la permanenza sull'obiettivo, portava efficacemente a termine la missione ricevuta e cooperando all'affondamento di due piroscafi nemici. - Cielo del Mediterraneo, 18-23 agosto 1940-XVIII.»
— Roma, 20 settembre 1941[10]

Nel 1943 è stato insignito della Medaglia d'Argento al Valor Militare per l'azione che lo ha portato alla morte

Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Capo equipaggio di aereo da Bombardamento Terrestre, sempre primo per missioni più rischiose, partiva volontariamente per importante missione. Mentre si dirigeva sull'obiettivo, veniva attaccato da numerosi caccia. Incurante del grave pericolo raggiungeva e colpiva il bersaglio e persistendo nell'impari lotta riusciva ad abbattere un caccia nemico. Con l'apparecchio in fiamme rinunciava a salvarsi con il paracadute e continuava a battersi eroicamente fino a quando non scompariva nel cielo della battaglia - Cielo dell'AS 10 settembre 1940 (Istituto Nastro Azzurro)»

Carriera sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Fu un pioniere del calcio napoletano al pari di Alfredo Reichlin, dei fratelli Scarfoglio e di Mario Argento[11].

Da giovane giocò nel ruolo di portiere nelle file del Naples F.B.C.. Nel 1917 a Roma, prese parte all'amichevole vinta per 3-1 contro la Juventus Roma[11], mentre nel 1918 partecipò alla Coppa Internazionale[12]. Nel campionato 1927-1928, insieme a Mario Argento affiancò dapprima il tecnico Jean Steiger e poi il successore Ferenc Molnár[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Mimmo Carratelli, È morto Franco Scandone, in U.S.S.I. Campania, 23 febbraio 2011. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  2. ^ Antonino Fugardi, Il calcio dalle origini ad oggi, Cappelli, 1966, p. 80.
  3. ^ Felice Scandone, Lettere napoletane, in Il Littoriale, fascicolo 238, pagina 3, 29 settembre 1928. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  4. ^ Felice Scandone, Le opinioni dei trentaquattro critici (Felice Scandone per il "Roma"), in Il Littoriale, fascicolo 17, pagina 3, 19 gennaio 1940. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  5. ^ Felice Scandone, Una fucina dello sport universitario: l'Ateneo di Napoli, in Lo Sport Fascista, fascicolo III, pagina 8, marzo 1930. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  6. ^ Felice Scandone, La parola agli "assi" del giornalismo italiano - La parola a Scandone, in Ciclismo d'Italia, fascicolo 2, pagina 21, marzo 1934. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  7. ^ La curiosità: La radiocronaca di Felice Scandone dello spareggio giocato a Milano, iamnaples.it. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  8. ^ La storia, ussi-campania.it. URL consultato il 21 ottobre 2013.
  9. ^ a b Paolo Caccia Dominioni, Alamein 1933-1962 (PDF), Longanesi, 1966.
  10. ^ a b Ricompense al valore militare, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia (Roma, Ministero di Grazia e Giustizia), n. 223, 20 settembre 1941, p. 3736.
  11. ^ a b Tramontano, pag. 5.
  12. ^ Gaudino, Lubrano, pag. 118.
  13. ^ Varriale, pagg. 14 e 15.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elio Tramontano, Da Sallustro a Maradona 90 anni di storia del Napoli, Napoli, Edizioni Meridionali, 1984. ISBN non esistente
  • Gennaro Gaudino, Francesco Lubrano, Puteolana Storia-Iconografia-Emerografia-Statistiche dalle origini ad oggi, Monte di Procida, Tipolitografia Grafica Montese, dicembre 2007. ISBN non esistente
  • Enrico Varriale, Napoli 8 1/2 il film degli 85 anni d'amore tra la città e la sua squadra, Bologna, Minerva Edizioni, 2011, ISBN 978-88-7381-381-1.