Cotone (fibra)

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Bambagia di cotone sulla pianta.

La fibra di cotone si ricava dalla bambagia che avvolge i semi delle piante del genere Gossypium.

La sua tessitura ha origine nella preistoria: frammenti di tessuto di cotone risalenti al V millennio a.C. sono stati rinvenuti nella Civiltà della valle dell'Indo.

Una fase della lavorazione del cotone in una moderna sgranatrice di cotone.

Sebbene sia quindi coltivato fin dall'antichità, è stata l'invenzione della sgranatrice di cotone a ridurne i costi di produzione, portandolo all'uso diffuso. Ad oggi è il tessuto in fibra naturale più utilizzato nell'abbigliamento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il cotone (dall'arabo katun) si otteneva in passato mediante lavorazione con strumenti di legno o a mano. Dopo aver preso la capsula del cotone dalla pianta omonima si ricavava un "gomitolo" di filamenti che veniva trattato e lavorato prima di essere inviato alle industrie tessili.

Il cotone era già presente prima del secondo millennio a.C. in India ed anche in Perù, ed era ampiamente noto agli Aztechi in America. Le prime testimonianze dell'esistenza di questa fibra risalgono a cinquemila anni fa e sono state trovate in Pakistan e a Tehuacán in Messico, ma tracce più recenti le abbiamo anche nei geroglifici egiziani e nelle cronache di Erodoto (V secolo a.C.).

Nel IV secolo a.C. Alessandro Magno aveva fatto di Alessandria il più importante centro di smistamento verso l'Europa del cotone indiano di pregiatissima qualità. Con la conquista della Spagna da parte degli Arabi vennero introdotte anche in Europa le tecniche di filatura e tessitura, oltre alla coltivazione del cotone che però si interruppe agli inizi del Seicento a seguito della cacciata dei Mori. A quel punto fu il Portogallo che si prese lo scettro di importatore principale del nobile cotone indiano.

Intanto i secoli passano e in Inghilterra, fra il XVIII e il XIX secolo, inizia la rivoluzione industriale che vede concentrarsi nel Regno Unito la produzione di tessuti e filati. Da qui all'esportazione di tecnologie di coltivazione e di lavorazione verso le Americhe il passo è breve.

Produttori e consumatori[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati al 2005 del ministero dell'Agricoltura statunitense[1], i maggiori produttori di cotone sono: Cina (5,7 milioni di tonnellate), Stati Uniti d'America (5,2), Pakistan (2,1), Uzbekistan (1,2) e Brasile (1). Gli altri paesi ne producono ciascuno meno di un milione di tonnellate. Gli USA producono molto più di quello che consumano: producono 5,2 milioni di tonnellate, ma ne consumano 1,3. La Cina è all'estremo opposto: produce 5,7 milioni di tonnellate, ma ne consuma 9,8 e le sue importazioni (4,2) sono quasi la metà del totale mondiale (9,5). L'Europa produce e importa relativamente poco cotone. I principali produttori sono la Grecia (0,43 milioni di tonnellate), la Spagna (0,11) e la Bulgaria (solo 2.177 tonnellate). L'Italia è il principale importatore dopo la Russia, con 147.000 tonnellate (il Bangladesh ne importa 446.000, la Corea del Sud 228.600). A partire dal 2002 si è aperta una vertenza internazionale sul cotone. Il Brasile ha contestato presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio il sostegno accordato dal Governo degli Stati Uniti ai produttori nazionali. Nel 2004 l'OMC ha "raccomandato" agli Stati Uniti:

  • la rimozione degli effetti distorsivi dei sussidi diretti ai produttori o la loro abolizione;
  • l'abolizione delle sovvenzioni accordate agli acquirenti interni di cotone (a fini di consumo o di esportazione);
  • l'abolizione delle garanzie prestate agli esportatori.[2]

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di etichettatura di manutenzione di un capo in cotone

Tessuto[modifica | modifica wikitesto]

I tessuti di cotone sono ampiamente utilizzati sia nel campo dell'abbigliamento che in quello dell'arredamento.

Lavaggio[modifica | modifica wikitesto]

I capi di cotone bianco si lavano preferibilmente a 60°, (in caso di necessità per motivi igienici si può arrivare a 90° i tessuti colorati a temperature più basse). Il cotone può essere lavato a mano o in lavatrice senza particolari problemi in quanto allo stato umido migliora la sua resistenza; occorre evitare l'asciugatura alla luce diretta del sole perché indebolisce e ingiallisce la fibra.

In aggiunta all'industria tessile, il cotone viene anche utilizzato anche nella fabbricazione di reti da pesca,tende,esplosivi (ad esempio la nitrocellulosa) e delle banconote dell'Euro [3]

Filato di cotone[modifica | modifica wikitesto]

Rocchetti e gomitoli di cotone (blu e bianco), lana (rosso) e lino (verde) a confronto

Il filato delle fibre di cotone viene ottenuto attraverso la loro filatura.

Filo[modifica | modifica wikitesto]

Filato[modifica | modifica wikitesto]

Tipi di filato[modifica | modifica wikitesto]

  • Vergine si intende le fibre lavorate per la prima volta
  • Rigenerato si intende quello ottenuto dalla rilavorazione di tessuti già utilizzati.
  • Mercerizzato
  • Gasato
  • Pettinato
  • Ritorto, molto resistente, non si spela
  • Makò
  • Egitto
  • Filo di Scozia ritorto e mercerizzato di cotone egiziano.
  • Mouliné, Perlé, adatti per il ricamo
  • Cordonetto, Cablé adatti per uncinetto e maglieria

Proprietà[modifica | modifica wikitesto]

  • La fibra di cotone ha comportamento anelastico. La resistenza meccanica è influenzata dalla presenza dell'acqua: le fibre umide sono più tenaci di quelle secche,
  • all'aria presenta buona stabilità,
  • a contatto con la fiamma brucia molto facilmente lasciando della cenere bianca,
  • lascia sulla pelle una sensazione di freschezza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Copia archiviata, su fas.usda.gov. URL consultato il 24 novembre 2006 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2006).
  2. ^ WTO | dispute settlement - the disputes - DS267
  3. ^ Da Super Quark ( link al video)

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