Exchange-traded fund

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Gli exchange-traded fund (noti con la sigla ETF) sono un tipo di fondi d'investimento quotati in borsa, a responsabilità limitata per i soci che vi partecipano con la compravendita di azioni e con la peculiarità fondamentale di essere a gestione passiva siccome si legano a un indice azionario/indice borsistico preesistente o simili (ad esempio, l'indice S&P 500 che raggruppa le 500 aziende statunitensi più grandi).

Essi fanno parte della famiglia degli ETP (exchange-traded products), a cui appartengono gli ETF (exchange-traded funds), gli ETC (exchange-traded commodities) e gli ETN (exchange-traded notes), tutti e tre quotati in borsa e finanziati tramite azioni.

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

Gli exchange-traded fund (ETF) sono un tipo di fondi d'investimento, cioè un cumulo di denaro (capitale di rischio) raccolto tramite la partecipazione azionaria dei soci. Il fondo viene gestito da un manager (fund manager o portfolio manager), a cui i soci delegano tutto il potere gestorio. L'ETF manager, nel caso degli ETF, investe i soldi raccolti nella compravendita di azioni per esempio di gruppi di corporation a scopo di lucro, guadagnando cioè dall'ottenimento di dividendi o dalla rivendita della partecipazione quando il valore delle azioni si alza. Ad ogni modo, il profitto/utile generato dalle attività di investimento del fondo viene poi redistribuito ai soci azionisti nella misura in cui hanno investito nel fondo, cioè hanno fornito in input il capitale tramite l'acquisto di azioni: in base al principio plutocratico, se un socio ha versato il 12% del capitale sociale, a ogni distribuzione dei dividendi gli spetta il 12% di tutti i profitti generati (la distribuzione di dividendi, in taluni casi, può comunque essere sospesa per effettuare ulteriori investimenti, esattamente come nelle società per azioni). Se il fondo a livello strategico è già preimpostato per reinvestire i profitti, si parla di "ETF ad accumulazione", altrimenti si parla di "ETF a distribuzione".

I fondi operano in borsa (stock exchange) siccome vi sono quotati, ragion per cui questi fondi si identificano bene con "exchange-traded": la compravendita della partecipazione azionaria avviene in borsa (exchange-traded), che è un mercato pubblico e regolamentato (altrimenti gli scambi avverrebbero over the counter OTC in un contesto privato, come avviene per esempio nel private equity financing).

Gli ETF hanno comunque un funzionamento particolare, siccome la gestione non è assolutamente libera ma ha una sua logica di fondo: gli ETF replicano l’indice al quale si riferiscono (benchmark) e dunque replicano fedelmente l’andamento e il rendimento finale di un determinato indice azionario o il prezzo di una determinata tipologia di asset dove per “indice azionario” o “indice di borsa/indice borsistico”, ovvero uno stock exchange index, si intende il raggruppamento di aziende quotate in base a una caratteristica comune; per esempio, l’indice S&P 500 stock market index è un indice di borsa statunitense che elenca le 500 aziende statunitensi con la maggiore market cap in assoluto. Siccome la strategia di investimento è passiva, si dice che il fondo è a gestione passiva (il contrario di “gestione attiva”) e lo stesso fondo si può dire “passivo” (il contrario di “fondo attivo”, in cui l’intraprendenza, bravura e creatività del fund manager fa la differenza).

La loro gestione è passiva ma, in alcuni casi, è speculativa, per esempio se usano la leva, ovvero se sfruttano il trend ribassista (comprano azioni quando il loro valore è basso e le rivendono quando si alza); gli ETF speculativi che usano la leva si dicono anche “ETF a leva/leveraged ETF/ETF long” e si affiancano ad altri due tipi di ETF speculativi, ovvero gli ETF invertiti e gli ETF a leva invertita. Tipicamente, quelli speculativi cercano il massimo profitto nel minor tempo possibile, ragion per cui si usano tendenzialmente nel trading giornaliero (day trading), che già in partenza, oltre a essere puramente speculativo, è particolarmente rischioso. Infine, gli "ETF corti/ETF short" utilizzano come strategia la vendita allo scoperto/short selling, tale per cui si vende un titolo con l'intenzione di riacquistarlo ad un prezzo inferiore, sfruttando un ribasso dei titoli.

Un esempio di ETF è lo SPDR S&P 500 Trust ETF, che si lega all'indice S&P 500. Pertanto, l'ETF manager in questo caso utilizza i soldi dei soci per investire in vari modi nelle 500 compagnie che appartengono a questo indice di borsa. Dal nome, si ricava che, a livello di forma giuridica secondo il diritto societario/corporate law, le società che gestiscono i fondi possono strutturarsi come dei trust. Alcuni fondi comunque possono legarsi anche a indici che hanno un'ampiezza internazionale. Più di un ETF può legarsi allo stesso indice azionario o commodity o simili: per esempio, molti ETF seguono l’indice S&P 500. L'ETF si identifica con un nome a cui segue la sigla "ETF"; talvolta, si nota anche il tipo di indice che si segue (ci sono 4 tipi di indici borsistici) o si indica che tipo di società si imitano in base alla sua market cap (e.g. “mega-cap”, “mid-cap”…). Nel 2015, erano presenti oltre 4000 ETF in tutto il mondo e i loro asset messi insieme totalizzavano 2,88 trilioni di US$; il più grande è lo SPDR S&P 500 Trust ETF, che è multimiliardario. Un altro enorme è l’ iShares Core S&P 500 ETF gestito da BlackRock, che a sua volta gestisce molti altri ETF ed è strutturato come una società per azioni (siccome il suo azionariato è diffuso, dice “public company”). Ogni ETF è sempre quotato in una borsa. Per esempio, iShares Core S&P 500 ETF è quotato al NYSE/New York Stock Exchange (per la precisione, NYSE Arca).

Ogni ETF è poi specializzato siccome tracciano un indice di borsa particolare, un settore specifico, delle commodity specifiche (anche loro si vendono, comprano e rivendono in borsa), delle security specifiche (le security sono le azioni, le obbligazioni/bond e i derivati), delle market cap specifiche, delle regioni specifiche (e.g. il Pacifico, l’Europa, l’America Latina…) e simili o possono combinare vari prodotti finanziari. Se si usa una specializzazione in base alla regione e si indica nel nome del fondo, la parola “ex-” indica un’esclusione: per esempio, “Pacific ex-Japan” indica tutto il Pacifico eccetto il Giappone. Nel nome si può anche indicare il prodotto finanziario o commodity o settore su cui ci si focalizza, e.g. Oil, Gas, Bond, Energy, Health… Gli ETF azionari che investono in indici sovranazionali possono avere compresa la copertura dal rischio di cambio valutario, che avviene con vari strumenti di mitigazione dei rischi (risk mitigation o hedging).[1] Il prezzo delle azioni per partecipare all'ETF può fluttuare per tutto il giorno ed essere volatile a causa dello scambio continuo di azioni in borsa da un compratore all'altro (come di base tutte le azioni in borsa, sono titoli facilmente liquidabili/dotati di un'alta liquidabilità).

In generale, gli ETF prevedono spese minori (e.g. oltre ai soldi della partecipazione, non si paga nessun costo in entrata e in uscita) e le commissioni da pagare per i broker/intermediari sono minori, pertanto gli ETF sono più economici rispetto ad altri fondi; a sua volta, comprare un ETF è più economico che comprare singoli prodotti finanziari. Diverso è il caso degli hedge fund e dei fondi di fondi FoF, più costosi. In più, siccome sono di molti tipi, permettono una grande diversificazione del portafoglio di investimenti. La spesa base per partecipare a un ETF è il pagamento di una commissione annua (annual fee).

Sono nati negli Stati Uniti nel 1993, negoziati nell'AMEX per riprodurre l'andamento dell'indice Standard & Poor 500; in Italia sono stati quotati a partire dal 2002. Al 30 giugno 2010, nella Borsa Italiana risultavano negoziati[2] 440 ETF, tale numero fa di Borsa Italiana una delle principali borse europee per questo tipo di strumenti. Tutti gli ETF attualmente quotati su Borsa Italiana sono "armonizzati" ed autorizzati dalla Banca d'Italia e dalla Consob. Negli ultimi anni, gli ETF stanno diventando un grande punto di forza dei mercati internazionali.[3]

Altre caratteristiche nel dettaglio[modifica | modifica wikitesto]

Gli ETF sono strumenti finanziari che scelgono di investire in un paniere diversificato "replicando" fedelmente la composizione di un indice di borsa: quando uno dei componenti del benchmark viene sostituito, anche la corrispondente attività finanziaria all'interno del fondo viene sostituita; a "gestione passiva", la fedeltà al benchmark viene seguita indipendentemente dalla maggior o minor convenienza. L'ETF sarà uniformato alle componenti e ai pesi dell'indice di riferimento senza bisogno di intervento dell'investitore (che non dovrà procedere a un ribilanciamento).

Gli ETF vengono scambiati in borsa in negoziazione continua, come le azioni (e diversamente dai fondi comuni, che valorizzano solitamente a fine giornata) e di conseguenza il loro valore varia continuativamente nell'ambito della stessa giornata di contrattazioni. Riportare continuamente la quota del fondo al livello di quella dell'indice (il quale sta contemporaneamente variando la propria quotazione) è lavoro della società di gestione stessa, che comprerà o venderà le proprie quote dell'ETF in ragione dello scostamento dall'indice, che non deve in genere superare il 2%.[4]

Con gli ETF è possibile investire in molti settori dell'economia mondiale riguardanti: la liquidità (cioè obbligazioni zero coupon a brevissima scadenza), indici obbligazionari (nazionali, aziendali, eccetera), i mercati azionari geografici (indici mondiali, riferiti ad una singola nazione, ovvero ad uno o più continenti), le materie prime, i settori merceologici (ad es. i consumi ciclici europei, o la finanza statunitense, l'agricoltura nordamericana, le società medicali mondiali, etc.).

Gli ETF sono strumenti molto liquidi, facilmente scambiabili: per importi fino a 1.000.000€ la negoziazione avviene agevolmente sul mercato di Borsa; per importi superiori è necessario operare OTC, cioè fuori dal mercato pubblico e regolamentato (over the counter), direttamente con un market maker.

Alcuni intermediari offrono la possibilità di vendere gli ETF allo scoperto (short selling, una delle cosiddette "strategie di copertura" per mitigare il rischio) per poter assumere una posizione ribassista, specialmente sui mercati azionari. Esistono anche ETF specifici per la speculazione borsistica giornaliera: gli "ETF corti" e gli "ETF a leva".

Nonostante lo stile di gestione passivo, si sono registrati periodi in cui gli ETF hanno conseguito mediamente risultati migliori dei fondi attivi.[5]

Le commissioni totali annue (chiamate TER, costo complessivo del fondo, ma da distinguere dal costo totale di possesso o TCO[6]) vanno da un minimo dello 0,09% ad un massimo di 1,5% e sono pagate in proporzione al periodo di detenzione dell'ETF.

ETFplus (Borsa di Milano)[modifica | modifica wikitesto]

Come già accennato, in Italia gli ETF sono stati quotati a partire dal 2002. Al 30 giugno 2010, nella Borsa Italiana/Borsa di Milano risultavano negoziati[2] 440 ETF, tale numero fa di Borsa Italiana una delle principali borse europee per questo tipo di strumenti. ETFplus è il mercato regolamentato telematico della Borsa di Milano interamente dedicato alla negoziazione in tempo reale degli strumenti che replicano l'andamento di indici e di singole materie prime:

  • ETF (Exchange traded funds semplici);
  • ETF strutturati (leveraged ETF, ETF protective put, ETF short etc.);
  • ETF a gestione attiva (fondi con l'obiettivo di battere il proprio indice di riferimento);
  • strumenti finanziari derivati cartolarizzati (ETC/ETN).

Esattamente come gli ETF, gli ETC e gli ETN sono negoziati in Borsa come un comune titolo azionario; gli investitori, tramite il proprio intermediario, possono quindi in qualunque momento della giornata borsistica (dalle 9.15 alle 17.45 in Italia) comprare e vendere questi strumenti al loro prezzo di mercato. Il lotto minimo negoziabile è di una quota.

La famiglia degli ETP e le differenze tra ETF, ETC e ETN[modifica | modifica wikitesto]

Con il termine ETP (Exchange-Traded Products) si intende la macro-famiglia di prodotti ad indice quotati, di cui fanno parte gli ETF (Exchange-Traded Funds), gli ETN (Exchange-Traded Notes) e gli ETC (Exchange-Traded Commodities).

  • Gli ETF (exchange-traded funds) sono già stati presentati.
  • Gli ETN (exchange-traded notes) sono titoli di debito che replicano un indice non azionario (esempio l'"indice di volatilità" VIX; oppure un paniere di materie prime).[7]
  • Gli ETC (exchange-traded commodities) replicano un indice riferito ad una materia prima: può riferirsi ai prezzi "a pronti", oppure alle quotazioni dei futures (è necessario informarsi per ciascuno).

Gli ETF generalmente investono in titoli fisici totalmente, o per buona parte (ne esistono anche basati sull'uso di contratti swap).[7]
Gli ETN, e quindi anche gli ETC, a differenza degli ETF, sono delle note bancarie e non dei fondi. Questo significa che l'ETN/ETC è simile ad un'obbligazione senza cedola a lunghissima scadenza, il cui rendimento è correlato ad un indice.
Pertanto gli ETN/ETC sono, a differenza degli ETF, soggetti al rischio controparte; nel caso di fallimento dell'emittente il sottoscrittore di un ETN/ETC rischia di perdere il proprio capitale investito.[7] Per ovviare a questo problema molti emittenti provvedono a collateralizzare gli ETN/ETC. Cioè ad accantonare su un conto separato e indipendente una somma di denaro o un quantitativo di materie prime a garanzia del capitale investito negli ETN.

Emittenti di ETF[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In inglese: hedged; se la divisa protetta è quella europea: euro hedged
  2. ^ a b Borsa Italiana elenco ETF Provider Archiviato il 10 novembre 2011 in Internet Archive.
  3. ^ Varie fonti: stampa specializzata, servizi giornalistici tra cui quelli di Report, Exit - Uscita di sicurezza.
  4. ^ Lo scostamento massimo ammissibile dall'indice è dichiarato dalla società stessa nel documento: Obiettivo d'Investimento Dichiarato
  5. ^ (EN) William F. Sharpe, "The Arithmetic of Active Management", The Financial Analysts' Journal, vol. 47 n.1 Jan/Feb 1991, pp. 7-9
  6. ^ "Il costo degli ETF: Costo complessivo del fondo (TER) versus Costo totale di possesso (TCO)", su justetf.com.
  7. ^ a b c Le diverse strutture, su it.ishares.com. URL consultato il 27 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2012).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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