Exchange-traded fund

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Gli exchange-traded fund (noti con la sigla ETF) sono una particolare categoria di fondi di investimento; sono assai diversi dai fondi comuni d'investimento e dalle Sicav; le loro principali caratteristiche sono:

  • la gestione passiva
  • l'essere quotati in borsa con le stesse modalità di azioni ed obbligazioni.

Essere gestiti in modo passivo significa che il loro rendimento non dipende dalla abilità del gestore, ma dalle caratteristiche di un indice borsistico; tale indice può essere azionario, per materie prime, obbligazionario, monetario, o altro ancora. L'opera del gestore si limita a verificare la coerenza del fondo con l'indice di riferimento (acquisizioni societarie, fallimenti, crolli di quota possono far escludere o entrare altri titoli nell'indice), nonché correggerne il valore in caso di scostamenti; tali differenze di valore fra la quota del fondo e quella dell'indice di riferimento sono ammessi nell'ordine di pochi punti percentuali (1 o 2%).

La gestione passiva rende tali fondi molto economici, con spese di gestione solitamente inferiori al punto percentuale, e quindi competitivi nei confronti dei fondi attivi. La loro diversificazione grande o enorme, unita alla negoziazione borsistica, li rende competivivi nei confronti dell'investimento in singole azioni e meno rischioso.

Tuttavia la minore rischiosità è riferita agli ETF comuni, perché esistono anche ETF prettamente speculativi, specifici per il trading giornaliero: a leva, invertiti, od a leva invertita.

Con gli ETF è possibile investire in molti settori dell'economia mondiale riguardanti: la liquidità (cioè obbligazioni zero coupon a brevissima scadenza), indici obbligazionari (nazionali, corporate, eccetera), i mercati azionari geografici (indici mondiali, riferiti ad una singola nazione, ovvero ad uno o più continenti), le materie prime, i settori merceologici (per esempio i consumi ciclici europei, o la finanza statunitense, la agricoltura nordamericana, le società medicali mondiali, eccetera...). Gli ETF azionari che investono in indici sovranazionali possono avere compresa la copertura dal rischio di cambio valutario. [1]. Negli Stati Uniti sono negoziati già dagli anni novanta, in Italia sono stati quotati a partire dal 2002.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Gli ETF sono strumenti finanziari a gestione passiva. Essi replicano, cioè, un benchmark: quando uno dei componenti del benchmark viene sostituito, anche la corrispondente attività finanziaria all'interno del fondo viene sostituita, senza porsi problemi di maggior o minor convenienza. Quindi chi investe attraverso un ETF non si dovrà preoccupare del ribilanciamento poiché l'ETF si uniformerà automaticamente alle componenti e ai pesi dell'indice di riferimento.

Differentemente dai fondi comuni, che valorizzano solitamente a fine giornata, gli ETF vengono scambiati in borsa in negoziazione continua, proprio come avviene per le azioni e di conseguenza il loro valore varia continuativamente nell'ambito della stessa giornata di contrattazioni. Riportare continuamente la quota del fondo al livello di quella dell'indice (il quale sta contemporanemanete variando la propria quotazione) è lavoro della società di gestione stessa, che comprerà o venderà le proprie quote dell'ETF in ragione dello scostamento dall'indice, che non deve in genere superare il 2%.[2]

Gli ETF possono per alcuni aspetti essere equiparati ai Fondi Comuni di Investimento ma non alle SICAV, dato che, come per i fondi comuni d'investimento, il patrimonio degli ETF è autonomo e completamente separato da quello dell'emittente. Fattore che li rende più sicuri rispetto ad altre forme d'investimento, infatti il fallimento di un'emittente non comporta alcun rischio patrimoniale per il patrimonio dell'ETF e pertanto per l'investitore.

Questo particolare tipo di gestione fa sì che questa categoria di fondi abbia commissioni di gestione molto ridotte e nessuna commissione di ingresso, di uscita o performance. Le commissioni totali annue (chiamate TER) vanno da un minimo dello 0,09% ad un massimo di 1,5% e sono pagate in proporzione al periodo di detenzione dell'ETF.

Al 30 giugno 2010, su Borsa Italiana risultavano negoziati[3] 440 ETF, tale numero fa di Borsa Italiana una delle principali borse europee per questo tipo di strumenti. Tutti gli ETF attualmente quotati su Borsa Italiana sono "armonizzati" ed autorizzati dalla Banca d'Italia e dalla Consob.

Gli ETF possono pagare dividendi, infatti proprio come i fondi comuni si dividono in ETF a distribuzione (con pagamento di dividendi periodici) o ETF ad accumulazione con il reinvestimento dei dividendi. Gli ETF sono strumenti molto liquidi, per importi fino a 1.000.000 euro la negoziazione avviene agevolmente sul mercato di Borsa. Per importi superiori è necessario operare OTC, cioè fuori dal mercato direttamente con un market maker. Alcuni intermediari offrono la possibilità di vendere gli ETF allo scoperto (short selling, una delle cosiddette "strategie di copertura") per poter assumere una posizione ribassista, specialmente sui mercati azionari. A completare l'offerta esistono anche ETF specifici per la speculazione borsistica giornaliera: gli ETF corti, e gli ETF a leva.

Proprio per il fatto di prevedere commissioni bassissime a causa della gestione passiva e tuttavia rendimenti maggiori, le banche non mostrano entusiasmo nell'offrirli ai clienti, poiché esse possono operare solo bassissime commissioni sugli ETF, a volte comprendenti solo la compravendita del titolo. Più spesso enfatizzano i prodotti molto più dispendiosi per il cliente e quindi più remunerativi per l'azienda. Comunque negli ultimi anni gli ETF stanno diventando un grande punto di forza dei mercati internazionali.[4]

Nonostante lo stile di gestione passivo, negli anni passati gli ETF hanno conseguito mediamente risultati migliori dei fondi attivi[5].

Gli ETP: come dire ETF, ETN, o ETC[modifica | modifica wikitesto]

Con il termine ETP (Exchange Traded Products) si intende la macro famiglia di prodotti ad indice quotati, di cui fanno parte gli ETF (Exchange Traded Funds), gli ETN (Exchange Traded Notes) e gli ETC (Exchange Traded Commodities).

  • Gli ETN sono titoli di debito che replicano un indice non azionario (esempio l'indice di volatilita VIX; oppure un paniere di materie prime).[6]
  • Gli ETC replicano un indice riferito ad una materia prima: può riferirsi ai prezzi "a pronti", oppure alle quotazioni dei futures (è necessario informarsi per ciascuno).

Gli ETF generalmente investono in titoli fisici totalmente, o per buona parte (ne esistono anche basati sull'uso di contratti swap).[6]
Gli ETN, e quindi anche gli ETC, a differenza degli ETF, sono delle note bancarie e non dei fondi. Questo significa che l'ETN/ETC è simile ad un'obbligazione senza cedola a lunghissima scadenza, il cui rendimento è correlato ad un indice.
Pertanto gli ETN/ETC sono, a differenza degli ETF, soggetti al rischio controparte; nel caso di fallimento dell'emittente il sottoscrittore di un ETN/ETC rischia di perdere il proprio capitale investito.[6] Per ovviare a questo problema molti emittenti provvedono a collateralizzare gli ETN/ETC. Cioè ad accantonare su un conto separato e indipendente una somma di denaro o un quantitativo di materie prime a garanzia del capitale investito negli ETN.

ETF Plus[modifica | modifica wikitesto]

Gli ETF quotati sul mercato italiano si negoziano sull'ETF Plus. ETFplus è articolato in tre segmenti che riflettono le diverse tipologie di strumenti che sono negoziate sul mercato:

  • il segmento a) dedicato alla negoziazione di quote o azioni di ETF;
  • il segmento b) dedicato alla negoziazione di quote o azioni di ETF strutturati;
  • il segmento c) dedicato alla negoziazione di ETC (Exchange-traded Commodities)

Esattamente come gli ETF, gli ETC e gli ETF strutturati sono negoziati in Borsa come un comune titolo azionario; gli investitori, tramite il proprio intermediario, possono quindi in qualunque momento della giornata borsistica (dalle 9.05 alle 17.25 in Italia) comprare e vendere questi strumenti al loro prezzo di mercato. Il lotto minimo negoziabile è una quota.

Emittenti di ETF[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ in inglese: hedged; se la divisa protetta è quella europea: euro hedged
  2. ^ Lo scostamento massimo ammissibile dall'indice è dichiarato dalla società stessa nel documento: Obiettivo d'Investimento Dichiarato
  3. ^ http://www.borsaitaliana.it/etf/etf/etfinfoproviders.xlsBorsa Italiana elenco ETF Provider
  4. ^ Varie fonti: stampa specializzata, servizi giornalistici tra cui quelli di Report, Exit - Uscita di sicurezza.
  5. ^ William F. Sharpe, "The Arithmetic of Active Management", The Financial Analysts' Journal, vol. 47 n.1 Jan/Feb 1991, pp. 7-9
  6. ^ a b c Le diverse strutture. URL consultato il 27-02-2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]