Exchange-traded fund

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Gli exchange-traded fund (noti con la sigla ETF) sono un tipo di fondi d'investimento appartenenti agli ETP (Exchange Traded Products), ovvero alla macro famiglia di prodotti a indice quotati, aventi il fine di replicare un indice di riferimento (benchmark) con interventi minimi. Diversamente dai fondi comuni d'investimento e dalle SICAV, hanno gestione passiva - economici e svincolati dall'abilità del gestore - e sono quotati in borsa con le stesse modalità di azioni ed obbligazioni.

Gestione passiva significa che il loro rendimento è legato alla quotazione di un indice borsistico (che può essere azionario, per materie prime, obbligazionario, monetario etc.) e non all'abilità di compravendita del gestore del fondo - l'opera del gestore si limita a verificare la coerenza del fondo con l'indice di riferimento (che può variare per acquisizioni societarie, fallimenti, crolli delle quotazioni etc.), nonché correggerne il valore in caso di scostamenti tra la quotazione del fondo e quella dell'indice di riferimento, che sono ammessi nell'ordine di pochi punti percentuali (1% o 2%).

La "gestione passiva" rende tali fondi molto economici, con spese di gestione solitamente inferiori al punto percentuale, e quindi competitivi nei confronti dei fondi attivi. La loro diversificazione grande o enorme, unita alla negoziazione borsistica, li rende competitivi nei confronti dell'investimento in singole azioni e meno rischiosi (a eccezione degli ETF prettamente speculativi - a leva, invertiti, o a leva invertita - specifici per il trading giornaliero).

Sono nati negli Stati Uniti nel 1993, negoziati nell'AMEX per riprodurre l'andamento dell'indice Standard & Poor 500; in Italia sono stati quotati a partire dal 2002.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Gli ETF sono strumenti finanziari che scelgono di investire in un paniere diversificato "replicando" fedelmente la composizione di un indice di borsa: quando uno dei componenti del benchmark viene sostituito, anche la corrispondente attività finanziaria all'interno del fondo viene sostituita; a "gestione passiva", la fedeltà al benchmark viene seguita indipendentemente dalla maggior o minor convenienza. L'ETF sarà uniformato alle componenti e ai pesi dell'indice di riferimento senza bisogno di intervento dell'investitore (che non dovrà procedere a un ribilanciamento).

Gli ETF vengono scambiati in borsa in negoziazione continua, come le azioni (e diversamente dai fondi comuni, che valorizzano solitamente a fine giornata) e di conseguenza il loro valore varia continuativamente nell'ambito della stessa giornata di contrattazioni. Riportare continuamente la quota del fondo al livello di quella dell'indice (il quale sta contemporaneamente variando la propria quotazione) è lavoro della società di gestione stessa, che comprerà o venderà le proprie quote dell'ETF in ragione dello scostamento dall'indice, che non deve in genere superare il 2%.[1]

Con gli ETF è possibile investire in molti settori dell'economia mondiale riguardanti: la liquidità (cioè obbligazioni zero coupon a brevissima scadenza), indici obbligazionari (nazionali, aziendali, eccetera), i mercati azionari geografici (indici mondiali, riferiti ad una singola nazione, ovvero ad uno o più continenti), le materie prime, i settori merceologici (ad es. i consumi ciclici europei, o la finanza statunitense, l'agricoltura nordamericana, le società medicali mondiali, etc.). Gli ETF azionari che investono in indici sovranazionali possono avere compresa la copertura dal rischio di cambio valutario.[2]

Gli ETF possono pagare dividendi: proprio come i fondi comuni, si dividono in ETF a distribuzione (con pagamento di dividendi periodici) o ETF ad accumulazione (con il reinvestimento dei dividendi).

Gli ETF sono strumenti molto liquidi, facilmente scambiabili: per importi fino a 1,000,000€ la negoziazione avviene agevolmente sul mercato di Borsa; per importi superiori è necessario operare OTC, cioè fuori dal mercato, direttamente con un market maker.

Alcuni intermediari offrono la possibilità di vendere gli ETF allo scoperto (short selling, una delle cosiddette "strategie di copertura") per poter assumere una posizione ribassista, specialmente sui mercati azionari. Esistono anche ETF specifici per la speculazione borsistica giornaliera: gli "ETF corti" e gli "ETF a leva".

Nonostante lo stile di gestione passivo, si sono registrati periodi in cui gli ETF hanno conseguito mediamente risultati migliori dei fondi attivi.[3]

Il patrimonio degli ETF è autonomo e completamente separato da quello dell'emittente (come per i fondi comuni d'investimento, ma diversamente dalle SICAV); ciò è un vantaggio in sicurezza dato che il fallimento di un'emittente non comporterebbe alcun rischio patrimoniale per il patrimonio dell'ETF e pertanto per l'investitore.

Questo particolare tipo di gestione fa sì che questa categoria di fondi abbia commissioni di gestione molto ridotte e nessuna commissione di ingresso, di uscita o performance. Le commissioni totali annue (chiamate TER, costo complessivo del fondo, ma da distinguere dal costo totale di possesso o TCO[4]) vanno da un minimo dello 0,09% ad un massimo di 1,5% e sono pagate in proporzione al periodo di detenzione dell'ETF.

Per il basso costo (a volte limitandosi i compensi alla compravendita del titolo), offrire ETF ai clienti difficilmente potrà essere nell'interesse delle banche. Ciononostante, negli ultimi anni gli ETF stanno diventando un grande punto di forza dei mercati internazionali.[5]

Al 30 giugno 2010, su Borsa Italiana risultavano negoziati[6] 440 ETF, tale numero fa di Borsa Italiana una delle principali borse europee per questo tipo di strumenti. Tutti gli ETF attualmente quotati su Borsa Italiana sono "armonizzati" ed autorizzati dalla Banca d'Italia e dalla Consob.

Differenze tra gli ETF, ETC e gli ETN[modifica | modifica wikitesto]

Con il termine ETP (Exchange Traded Products) si intende la macro famiglia di prodotti ad indice quotati, di cui fanno parte gli ETF (Exchange Traded Funds), gli ETN (Exchange Traded Notes) e gli ETC (Exchange Traded Commodities).

  • Gli ETN sono titoli di debito che replicano un indice non azionario (esempio l'"indice di volatilità" VIX; oppure un paniere di materie prime).[7]
  • Gli ETC replicano un indice riferito ad una materia prima: può riferirsi ai prezzi "a pronti", oppure alle quotazioni dei futures (è necessario informarsi per ciascuno).

Gli ETF generalmente investono in titoli fisici totalmente, o per buona parte (ne esistono anche basati sull'uso di contratti swap).[7]
Gli ETN, e quindi anche gli ETC, a differenza degli ETF, sono delle note bancarie e non dei fondi. Questo significa che l'ETN/ETC è simile ad un'obbligazione senza cedola a lunghissima scadenza, il cui rendimento è correlato ad un indice.
Pertanto gli ETN/ETC sono, a differenza degli ETF, soggetti al rischio controparte; nel caso di fallimento dell'emittente il sottoscrittore di un ETN/ETC rischia di perdere il proprio capitale investito.[7] Per ovviare a questo problema molti emittenti provvedono a collateralizzare gli ETN/ETC. Cioè ad accantonare su un conto separato e indipendente una somma di denaro o un quantitativo di materie prime a garanzia del capitale investito negli ETN.

ETFplus[modifica | modifica wikitesto]

ETFplus è il mercato regolamentato telematico di Borsa Italiana interamente dedicato alla negoziazione in tempo reale degli strumenti che replicano l'andamento di indici e di singole materie prime:

  • ETF (Exchange traded funds semplici);
  • ETF strutturati (leveraged ETF, ETF protective put, ETF short etc.);
  • ETF a gestione attiva (fondi con l'obiettivo di battere il proprio indice di riferimento);
  • strumenti finanziari derivati cartolarizzati (ETC/ETN).

Esattamente come gli ETF, gli ETC e gli ETN sono negoziati in Borsa come un comune titolo azionario; gli investitori, tramite il proprio intermediario, possono quindi in qualunque momento della giornata borsistica (dalle 9.15 alle 17.45 in Italia) comprare e vendere questi strumenti al loro prezzo di mercato. Il lotto minimo negoziabile è di una quota.

Emittenti di ETF[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lo scostamento massimo ammissibile dall'indice è dichiarato dalla società stessa nel documento: Obiettivo d'Investimento Dichiarato
  2. ^ In inglese: hedged; se la divisa protetta è quella europea: euro hedged
  3. ^ (EN) William F. Sharpe, "The Arithmetic of Active Management", The Financial Analysts' Journal, vol. 47 n.1 Jan/Feb 1991, pp. 7-9
  4. ^ "Il costo degli ETF: Costo complessivo del fondo (TER) versus Costo totale di possesso (TCO)", su justetf.com.
  5. ^ Varie fonti: stampa specializzata, servizi giornalistici tra cui quelli di Report, Exit - Uscita di sicurezza.
  6. ^ Borsa Italiana elenco ETF Provider Archiviato il 10 novembre 2011 in Internet Archive.
  7. ^ a b c Le diverse strutture, su it.ishares.com. URL consultato il 27 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2012).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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