Chiesa di San Miniato tra le torri

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Chiesa di San Miniato tra le torri
Telemaco Signorini acquaforte, Via de' Cavalieri, 1874.jpg
Acquaforte di Telemaco Signorini, Via de' Cavalieri, 1874
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Arcidiocesi Firenze
Inizio costruzione1046
Demolizionedopo il 1756

Coordinate: 43°46′14.04″N 11°15′11.66″E / 43.770567°N 11.253238°E43.770567; 11.253238

La chiesa di San Miniato tra le torri era un'antica chiesa di Firenze, distrutta a fine Ottocento durante il Risanamento della zona del Mercato Vecchio. Sorgeva lungo l'antica via de' Cavalieri (dove oggi si trova il palazzo delle Poste), con l'entrata su una strada piuttosto angusta, mentre il retro era affacciato sull'omonima piazza di San Miniato tra le Torri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa era di antichissime origini e segnava il luogo in cui il martire fiorentino san Miniato era stato decapitato, nel foro romano. Da lì, secondo la leggenda, egli si sarebbe miracolosamente rialzato ed avrebbe raccolto la propria testa per dirigersi verso il monte sud della città dove venne poi costruita la chiesa di San Miniato al Monte.

Per distinguerla proprio dall'altra illustre basilica questa chiesa era denominata tra le torri, che prima delle demolizioni erano numerose in questa zona (la torre dei Caponsacchi, la torre degli Amieri, la superstite torre dei Foresi.).

Ricordata tra le trentasei parrocchie del cerchio di mura primitivo di Firenze, venne citata per la prima volta su un beneplacito del 1046, in cui si ricordava il possesso da parte dell'abbazia di Nonantola. Il Del Migliore citò un documento del 1106, in cui era chiamata "testimonii fidei", cioè luogo di fede, legato quindi alla decapitazione di san Miniato.

Già nel XIV secolo comunque i diritti dell'abbazia emiliana dovevano essere cessati, poiché si registra il patronato dei Pilastri, dei Palermini e poi della Badia a Settimo. Nel Quattrocento ne erano patroni a metà gli Strozzi e gli Spinellini: si trattava di un'onorificenza piuttosto impegnativa, poiché il giorno della festa del santo essi erano tenuti a inviare catini di legno colmi di vivande, coperti da rami di alloro e accompagnati da squilli di trombe. Per questo in caso di mancanze da parte delle famiglie era previsto che se ne occupasse la Compagnia del Bigallo.

Nel XV secolo l'orientamento della chiesa venne capovolto, ma conservando gran parte dell'antica struttura.

La chiesa, come altre della zona, venne sconsacrata nel 1785, secondo una disposizione del granduca Pietro Leopoldo che voleva ridurre le chiese dalla giurisdizione e dalla rendita limitata.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sulla facciata della chiesa si trovava un San Cristoforo colossale della mano di Antonio del Pollaiolo, come riporta Filippo Baldinucci. Sulla lunetta del portale si trovava poi una Madonna di Luca della Robbia, mentre l'altare maggiore era decorato da una pala di Andrea del Castagno (Assunzione della Vergine tra i santi Miniato e Giuliano, 1449-1450) oggi a Berlino.

Tra la ricca dotazione della chiesa c'erano anche un ostensorio di cristallo orientale legato in rame dorato con lo stemma Pulci (1330) e un reliquiario del santo titolare del XIV secolo, oggi a San Gaetano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Cesati, Le chiese di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2002.
  • Arnaldo Cocchi, Le chiese di Firenze dal secolo IV al secolo XX, Pellas, Firenze 1903.

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