Palazzo Pola e Todescan

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Palazzo Pola e Todescan
Palazzo del paciarelli 02.jpg
Palazzo Pola e Todescan
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Firenze
Indirizzo via de' Brunelleschi
Coordinate 43°46′20.45″N 11°15′12.79″E / 43.772347°N 11.253553°E43.772347; 11.253553Coordinate: 43°46′20.45″N 11°15′12.79″E / 43.772347°N 11.253553°E43.772347; 11.253553
Informazioni
Condizioni In uso
Realizzazione
Architetto Giuseppe Paciarelli

Il palazzo Pola e Todescan o casa Paggi si trova in via de' Brunelleschi a Firenze, poco distante da piazza della Repubblica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il grande edificio fu progettato dall'architetto Giuseppe Paciarelli tra il 1901 e il 1903 (la data di ultimazione è segnata sul frontone in angolo tra via Brunelleschi e via de' Pecori), più o meno quando si costruiva a Firenze il nuovo palazzo delle Poste pochi isolati più in là. Anticamente ospitava i "grandi magazzini, all'Industria Inglese, Pola e Todescan", specializzati nella vendita di articoli a buon mercato. Oggi è quasi interamente occupato da un istituto bancario.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio architettonico con testa femminile, in stile viennese

L'ampia mole dell'edificio, di impronta spiccatamente monumentale, si inserisce nella maglia ortogonale ottocentesca del centro cittadino, a breve distanza da piazza della Repubblica, piazza San Giovanni e piazza Strozzi.

A differenza del palazzo delle Poste, il palazzo del Paciarelli, venne eseguito secondo alcuni dettami dell'allora nascente stile Liberty, già fiorente in altri Paesi europei. Se l'architettura in generale, con la sua massa imponente, appare ancora legata al gusto ottocentesco, i decori in generale sono già ascrivibili al nuovo stile, con sculture, fregi di ceramica colorata (opera della manifattura fiorentina Cantagalli) e opere in ferro battuto (dalle Officine Michelucci di Pistoia).

Nella parte basamentale, come prolungamento del tema tipologico dei portici esistenti nell'attigua piazza della Repubblica, presenta su via Brunelleschi un portico architravato, comprendente in altezza il pian terreno ed il mezzanino. Oltre la spessa cornice marcapiano, l'edificio si eleva per altri tre piani fino alla conclusione del forte cornicione sostenuto da mensole e ai fastigi di coronamento dei settori terminali.

L'impaginazione di facciata è affidata alle spesse lesene, prolungamento dei pilastroni fasciati del portico, che suddividono il fronte in otto settori. All'interno di questi, separate da campiture in mattoni a vista e sottolineate da specchiature decorative in ceramica policroma nei parapetti, si inseriscono due aperture rettangolari incorniciate.

Una diversa e più forte caratterizzazione è data ai settori terminali, comprendenti la campata d'angolo, dove lo spigolo appare frantumato in una serie di piccoli segmenti rinforzati dal rivestimento in travertino della fascia marcapiano. Nei settori terminali, quest'ultima si fa aggettante per la presenza dei balconi al primo piano ed è sostenuta da quattro massicce mensolature sulla fronte delle quali sono collocate protomi femminili di marca secessionista.

Al centro dei settori terminali si apre una porta-finestra, fiancheggiata in basso da specchiature in ceramica e, oltre l'interposizione di una fascia, dalla tessitura in laterizio a vista, invertendo così lo schema compositivo del fronte principale e preparando la trama delle facciate laterali. Alla sommità le lesene sono concluse nuovamente da mensoloni sorreggenti l'aggetto del cornicione, sovrastato dai fastigi. Al di sotto del cornicione stesso sono inseriti, in tutti i settori in cui si suddividono i fronti, altre pannellature in ceramica policroma decorate ancora con motivi fitomorfici.

Sul fronte principale, i pilastroni del portico sono rivestiti fino a due terzi dell'altezza in travertino, mentre il rimanente risulta intonacato, e sono ribattuti sulla facciata sottoportico da lesene tra le quali si aprono le ampie vetrine degli ambienti a pina terreno e le finestrature architravate e tripartite del mezzanino. Le vetrine sono profilate in travertino e presentano lateralmente, in alto, due mensole che sorreggono una fascia posta all'altezza del mezzanino. Nello spazio tra le mensole è collocata una cartella rettangolare con due gocciolature.

Il porticato è pavimentato in marmo e chiuso da un solaio piano decorato con cornici e medaglioni, forse in origine in funzione di reggi-lampade. Sulle facciate laterali, dove le scansioni segnate dalle lesene si riducono a quattro, scompare il porticato e le vetrine del pian terreno e le finestre del mezzanino - anche in questo caso di forma rettangolare e tripartite da pilastrini, ma arrotondate alle estremità superiori -, prospettano direttamente sulla strada.

Si accede ai quartieri di abitazione dei piani superiori da due ingressi aperti su via del Campidoglio e al n. 3 di via de' Pecori. Il fronte su via del Campidoglio è maggiormente caratterizzato rispetto al fronte su via de' Pecori: l'apertura del portone è profilata in travertino e il rivestimento delle lesene al pian terreno copre metà altezza.

Il porticato

Il settore su via de' Pecori presenta un ingresso più dimesso, il rivestimento in travertino si limita al dado basamentale e dei quattro settori superiori di ripartizione del fronte, l'ultimo appare più stretto e mancante della lesena conclusiva.

Fortuna critica[modifica | modifica wikitesto]

Stigmatizzato dalla stampa locale con il dispregiativo di "mobile di calcina" ("La Nazione", 1º aprile 1903), ma ammirato invece dal Melani in quanto rappresentativo di "un'arditezza inconciliabile col quattrocentismo e cinquecentismo fiorentino" (Melani, 1903), l'edificio è stato riconosciuto dalla critica recente come un "precoce esempio di un processo di penetrazione dello stile liberty all'interno del centro antico" (Cresti, 1978).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Melani A., Edilizia moderna a Firenze, un edificio dell'arch. Giovanni Paciarelli, "L'Arte Decorativa Moderna", II, n.3, marzo 1903, pp. 65 – 76
  • 1903, "La Nazione", 1º aprile
  • Sanpaolesi P., Il liberty a Firenze, "Ingegneri - Architetti", n. 4, 1961
  • Cresti C., Liberty a Firenze, "Antichità Viva", n. 5, 1970
  • 1970, Tutta Firenze ieri e oggi, fasc. 10
  • Cresti C., Firenze 1896-1915: la stagione del Liberty, Firenze 1978
  • Cresti C., Zangheri L., Architetti e Ingegneri nella Toscana dell'Ottocento, Firenze 1978
  • Dezzi Bardeschi, M. (a cura di), Le Officine Michelucci e l'industria artistica del ferro in Toscana 1834-1918, 1982
  • Cresti M., Bossaglia R., I Coppedè, Genova 1982
  • Cresti C., Toscana, in R. Bossaglia (a cura di), Archivi del liberty italiano: architettura, Milano 1987
  • Cresti C., Magazzini Pola & Todescan, in AA. VV., Firenze. Guida di architettura, Torino 1992, p. 203
  • Cresti C., Firenze capitale mancata. Architettura e città dal piano Poggi a oggi, Milano 1995

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