Chiesa cattolica in Vietnam

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Chiesa cattolica in Vietnam
Emblem of the Holy See usual.svg
Anno2009
Cattolici8 milioni
Popolazione82 milioni
Presidente della
Conferenza episcopale
Joseph Nguyễn Chí Linh[1]
Delegato apostolicovacante
Rappresentante pontificio non residenteMarek Zalewski
CodiceVN

La Chiesa cattolica in Vietnam è parte della Chiesa Cattolica universale, sotto la guida spirituale del Papa e della Santa Sede.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Diffusione del cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

I primi contatti con la cristianità avvennero nel 1533. I primi significativi passi nell'evangelizzazione del Paese furono opera dei domenicani, dei francescani e dei gesuiti.
Nel 1627 entrò in Vietnam il padre gesuita Alexandre de Rhodes, proveniente dalla Francia. Fondò nel nord del Paese l'istituto per catechisti «Casa del Signore dei Cieli» (Nhà Đức Chúa Trời) per formare dei laici che potessero aiutare i sacerdoti e che potessero sostituirli nelle funzioni non riservate agli ordini sacri.
Nel 1630 la diffusione del cristianesimo in Vietnam venne proibita. Ma la Chiesa continuò a sopravvivere di nascosto. Anche le congregazioni più note, come gli «Amanti della Santa Croce», rimasero attive, seppure in maniera clandestina; i loro membri continuarono la loro attività sotto il costante pericolo di essere scoperti ed incarcerati.
Nel 1658 Papa Alessandro VII istituì i vicariati apostolici del Tonchino e della Cocincina. Nel 1670 si tenne il primo sinodo dei vescovi vietnamiti, a Nam Dinh; la risoluzione più importante fu l'approvazione della regola dell'istituto fondato da de Rhode. Nel 1673 Clemente X concesse l'Apostolatus Officium: la Santa Sede riconobbe ufficialmente «Casa del Signore dei Cieli».

Durante l'Ottocento i cristiani in Vietnam furono oggetto di persecuzioni. Ma la chiesa continuò a crescere. Nel 1933 fu eletto il primo vescovo vietnamita di nascita. Nel 1950, su una popolazione di circa 19 milioni di abitanti, i cristiani erano circa 1.400.000.

Con il ritiro definitivo della Francia dal Paese, dopo la sanguinosa guerra d'indipendenza, il paese fu diviso in due parti: il nord sotto l'influenza comunista e il sud sotto l'influenza statunitense. Si verificò allora una fuga in massa dei cristiani verso il sud: si calcola che abbandonarono le loro case circa 800.000 profughi, in maggioranza cattolici[2]. Grazie alla cosiddetta operazione "Passage to Freedom"[25], orchestrata dagli statunitensi, migrarono intere parrocchie e intere diocesi con i loro vescovi verso Sud dove, poco più tardi, il presidente cattolico Ngo Dinh Diem avrebbe garantito loro libertà di culto. Intanto al nord il regime attuò il suo programma di scristianizzazione: tutti i missionari stranieri vennero espulsi e i seminari chiusi. Il culto fu ammesso solamente all'interno dell'associazione dei «Cattolici patriottici e amici della pace», un organismo “indipendente”, in realtà uno strumento creato dal governo per irregimentare i cristiani.
Al contrario, al Sud Ngo Dinh Diem assegnò ai cattolici posizioni influenti. Nel suo governo, costituito da 18 ministri, cinque erano cattolici, cinque confuciani e otto buddisti. Come cattolico Diem promosse la fondazione dell'Università Cattolica di Da Lat, combatté la pratica dell'aborto, proibì l'uso di contraccettivi e soppresse la legislazione francese sul divorzio[3]. L'appoggio del regime ai cattolici terminò con la fine del potere di Diem, nel 1963.

La guerra tra il Sud e il Nord conobbe una recrudescenza alla fine del decennio ed infuriò fino al 1976, quando tutto il paese venne riunificato sotto il governo comunista del nord.

Dal 1976 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Da quando è stata instaurata la «Repubblica Socialista del Vietnam», il Partito comunista esercita sui cristiani una dura repressione. Si è ripetuto al sud quanto era già successo nei primi anni cinquanta al nord: i missionari e il clero straniero sono stati espulsi, vengono poste grosse limitazioni alla libertà di culto dei cristiani, molti sacerdoti sono stati internati nei campi di concentramento[senza fonte]. Il caso di Nguyen Van Ly è emblematico.

La Costituzione vietnamita (promulgata nel 1982) afferma che “i cittadini del Vietnam hanno diritto alla libertà religiosa. Tutti hanno la facoltà di seguire o non seguire una religione”. Ma tale diritto rimane solo sulla carta. A tutt'oggi è vietato importare nel Paese la Bibbia per diffonderla. Inoltre, la Chiesa cattolica lamenta la sottrazione delle sue proprietà e dei suoi terreni. Fin dal 1954 la repubblica del Nord (a guida comunista) aveva incamerato i beni ecclesiastici; nel 1976, con l'unificazione del Paese, l'esproprio è continuato al Sud. Particolarmente colpita è la comunità dei Montagnard, un gruppo etnico minoritario. Essendo di religione cristiana, sono stati sempre sospettati dai comunisti di aver militato con gli Stati Uniti durante la guerra. Da decenni i gruppi montagnard, prevalentemente cattolici, subiscono la persecuzione da parte del governo vietnamita.
Lo stato ha requisito alla Chiesa vietnamita 2.250 proprietà[4]. Tra queste vi sono la sede dell'ex delegazione apostolica e il convento di suore di Vinh Long.
L'8 gennaio 2009 il governo vietnamita ha posto una pietra tombale sulla questione annunciando che non restituirà le proprietà requisite alle organizzazioni religiose.

Un caso emblematico è quello della chiesa di Tam Tòa. Costruita nella prima metà del XVII secolo, cioè agli albori dell'evangelizzazione, fu restaurata nel 1887. Ritenuta una delle più belle chiese del Paese, rimase semidistrutta dai bombardamenti durante la guerra del Vietnam. Erano rimasti in piedi solo la facciata e il campanile. Ciononostante, le cerimonie religiose hanno continuato a svolgersi con regolarità sul sagrato e nelle aree circostanti. Nel 1996 il "Comitato locale del popolo" l'ha confiscata. Da allora i fedeli combattono una battaglia contro le autorità per revocare il provvedimento di confisca. Il 20 luglio 2009 la polizia è intervenuta con la forza per interrompere l'avvio dei lavori di restauro dell'edificio: poliziotti in borghese hanno aggredito i preti e i fedeli presenti. Contro le intimidazioni e la repressione i cristiani hanno saputo reagire: a fine luglio si è svolta davanti alla chiesa la più grande manifestazione di ispirazione religiosa della storia del Vietnam[5].

Da diversi anni il regime esercita, di fatto, un'ingerenza sulle nomine dei vescovi, attraverso l'uso del potere di veto sui nomi dei candidati scelti dalla Santa Sede. Oltre a bloccare le nuove ordinazioni di vescovi, nei seminari è stato imposto un numero chiuso. Nel 2009 queste pressioni sembrano essersi allentate ed il Papa ha potuto procedere alla nomina di cinque nuovi vescovi senza subire l'ingerenza del governo vietnamita. Le nuove nomine riguardano le diocesi di Ban Mê Thuôt, Phát Diêm, Thái Binh, Than Pho e Xuân Lôc.
Intanto prosegue il lavoro diplomatico tra il Vaticano ed il governo per il riallacciamento delle relazioni diplomatiche. Nel febbraio 2009 una delegazione ufficiale della Santa Sede si è recata nel Paese asiatico a colloquio con le autorità vietnamite. A novembre è prevista la visita a Roma di una delegazione in Vietnam[6].

Nel 2012 è stato emanato il decreto attuativo della legge sull'Ordinamento delle religioni (approvata nel 2004). Ai primi di ottobre del 2013 i leader buddisti e cristiani (le principali religioni del Paese) hanno dichiarato, in documento congiunto, come le due norme, ben lungi dal difendere e regolamentare la libertà religiosa, si sono rivelate "strumenti" in mano allo Stato e al Partito comunista per controllare i fedeli e la pratica del culto.[7]

Organizzazione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cattolica in Vietnam conta 3 arcidiocesi e 24 diocesi:

Nel paese sono presenti 6 seminari e sul territorio sono disseminate 2.200 parrocchie.
Le vocazioni alla vita religiosa ed al sacerdozio si mantengono su quote stabili ed abbondanti. Le vocazioni sono cresciute del 50% negli anni 2005-2009, portando a 1.500 il numero dei seminaristi[8].
Nel 2004 vi erano 2.927 sacerdoti cattolici, 1.833 membri di congregazioni maschili, 11.421 suore e 52.513 catechisti.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La confessione cattolica è la seconda componente religiosa del Paese (dopo il buddhismo), con i suoi quasi 8 milioni di battezzati, cioè il 9% della popolazione. I battesimi sono 100 000 l'anno[9].
A livello continentale, la comunità cattolica vietnamita è la seconda dell'Asia continentale per numero di fedeli, dopo quella dell'India Il Vietnam, da quando è diventato "Repubblica Socialista del Vietnam", nel 1976, non ha ancora allacciato rapporti diplomatici stabili con la Santa Sede.

Contributi della Chiesa cattolica alla cultura nazionale[modifica | modifica wikitesto]

  • Padre Alexandre de Rhodes studiò la lingua del Paese. De Rhodes fu autore della traslitterazione in caratteri latini della lingua vietnamita ed ancor oggi il sistema alfabetico in uso nel Paese è quello da lui ideato. L'importanza di padre de Rhodes è tale che dopo l'unificazione del paese, la strada a lui dedicata nella Città di Ho Chi Minh è rimasta una delle quattro che erano dedicate ad occidentali che non sono state rinominate, fra l'altro l'unica non dedicata a medici.
  • I numerosi missionari che operarono nel Paese, anche durante le persecuzioni dell'Ottocento, portarono a termine l'opera di completamento della grammatica vietnamita, fino alla comparsa di una vera e propria letteratura nazionale. Andrea di Phú Yên, un allievo di padre de Rhodes nella Maison de Dieu, divenuto da adulto catechista, martire della fede, è stato riconosciuto beato.
  • Nguyễn Trường Tộ (1828-1871) fu un erudito e riformatore nel campo del diritto.
  • Lê Văn Đệ (1906-1966) è stato riconosciuto come uno dei massimi pittori vietnamiti del XX secolo.

Delegazione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

La delegazione apostolica dell'Indocina è stata istituita il 20 maggio 1925 con il breve Ex officio supremi di papa Pio XI.

Il 17 giugno 1964, in forza del breve Quemadmodum muneris di papa Paolo VI, essa assunse il nuovo nome di delegazione apostolica del Vietnam e della Cambogia.

Nel 1975, in seguito alla guerra del Vietnam, le relazioni fra Santa Sede e Vietnam si sono interrotte. Nel 2007 per la prima volta un rappresentante del governo vietnamita ha fatto visita al papa a Roma, a seguito della quale, il 13 gennaio 2011, papa Benedetto XVI ha nominato, dopo 35 anni, un rappresentante pontificio non-residente per il Vietnam, l'arcivescovo Leopoldo Girelli.[10]

Delegati apostolici[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentanti pontifici non-residenti[modifica | modifica wikitesto]

Conferenza episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Logo della Conferenza episcopale del Vietnam.

Elenco dei Presidenti della Conferenza episcopale del Vietnam:

Elenco dei Vicepresidenti della Conferenza episcopale del Vietnam:

Elenco dei Segretari generali della Conferenza episcopale del Vietnam:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito dell'Agenzia M.E.P.
  2. ^ Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, 2009, pag. 258.
  3. ^ Per non dimenticare: il Concilio e Paolo VI, contro i cattolici del Vietnam, su agerecontra.it. URL consultato il 23 aprile 2019.
  4. ^ Avvenire, 9 gennaio 2009.
  5. ^ Osvaldo Baldacci, Liberal, 29 luglio.
  6. ^ Avvenire, 26 luglio 2009.
  7. ^ Vietnam - Buddisti e cristiani contro Hanoi: usa la legge per controllare le religioni – Asia News, su cristianofobia.altervista.org. URL consultato il 31 luglio 2014.
  8. ^ Stefano Vecchia, Avvenire, 24 gennaio 2010.
  9. ^ Avvenire, 24 gennaio 2010.
  10. ^ Notizia della nomina.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]