Chiesa cattolica in Iraq

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Chiesa cattolica in Iraq
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Cristiani
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600.000
Cattolici300.000
Popolazione30,7 milioni
Nunzio apostolicoAlberto Ortega Martín
CodiceIQ

La Chiesa cattolica in Iraq è parte della Chiesa cattolica universale in comunione con il vescovo di Roma, il papa.
È formata da Chiese sia di rito latino sia di rito orientale. Il gruppo più rappresentativo, che raccoglie i tre quarti di tutti i cristiani iracheni, è costituito dalla Chiesa cattolica caldea, il cui capo ha il titolo di Patriarca di Babilonia dei Caldei. Tale Chiesa utilizza una lingua liturgica simile all'aramaico, la lingua che si parlava in Israele ai tempi di Gesù Cristo.
Esistono inoltre comunità siro-cattoliche, armeno-cattoliche, greco-cattoliche e latine.
Attualmente nella capitale Baghdad ci sono sessantacinque chiese cristiane, oltre ai conventi. Circa metà delle chiese sono cattoliche[1].

Il 9 febbraio 2010 i capi religiosi di tutte le Chiese cristiane presenti nel Paese hanno istituito il «Consiglio dei capi delle comunità cristiane in Iraq». Scopo dell'iniziativa è creare una linea unitaria di dialogo col paese. Il Consiglio è l'unico organo che parla a nome di tutti i cristiani iracheni. Primo segretario generale è mons. Avak Asadorian, vescovo della Chiesa armena; il suo vice è mons. George Casmoussa, vescovo siro-cattolico di Mosul. I temi principali che affronterà il Consiglio sono la diaspora cristiana e il dialogo con i musulmani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa assira d'Oriente.

Dalle origini al XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

La storia del Cristianesimo in Iraq ha tradizioni antichissime. Secondo la tradizione, la presenza dei cristiani in Iraq trae origine dalla predicazione di San Tommaso apostolo che giunse in Mesopotamia dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.). La tradizione attribuisce la fondazione della Chiesa cristiana in Mesopotamia a due discepoli di San Tommaso: Taddeo di Edessa e Mar Mari.
Le più antiche testimonianze documentate (storiche ed archeologiche) della presenza di fedeli di Gesù risalgono ai primi decenni del II secolo.
Durante il III secolo la Chiesa della Mesopotamia perse i collegamenti con le Chiese dell'Impero romano e passò definitivamente sotto la dominazione persiana. Nel IV secolo venne organizzato il primo concilio interno alla Chiesa di Mesopotamia (oggi definita "Assira").
I cristiani in Iraq hanno vissuto soprattutto nelle maggiori città: Baghdad, Kirkuk, Mosul e Bassora.

Il regime di Saddam Hussein (1979-2003) diede un duro colpo alla libertà dei cristiani nazionalizzando le loro scuole[2]. Inoltre i cristiani vennero discriminati rispetto ai musulmani. Una legge stabilì che nelle scuole statali si potesse insegnare storia del cristianesimo solo se almeno un quarto degli alunni era cristiano. Ma bastava la presenza di un alunno musulmano per imporre a tutti lo studio del Corano.

La comunità cristiana finì anche nel mirino dei ribelli curdi, che colpirono numerosi villaggi cristiani tra il 1978 e il 1980, con il pretesto che fossero «alleati» di Saddam. Saddam ebbe un cristiano quale vice presidente, Mikhail Yuhanna, noto come Tariq Aziz.

Oggi ci sono circa 300.000 cattolici in Iraq, meno dell'1% della popolazione.

Dal 2003 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

La nuova Costituzione irachena, approvata con un referendum popolare nel 2005, garantisce il rispetto della libertà religiosa, ma nello stesso tempo afferma che «non può essere approvata alcuna legge in contrasto con le indiscusse regole dell'islam»[3]. Dopo il crollo della dittatura, nel 2003, ed il ritorno alla democrazia è caduto il divieto di stampare opere religiose non musulmane. Si possono stampare di nuovo libri cristiani in Iraq[4]. Ma nello stesso tempo si è accresciuto in tutto il Paese il radicalismo islamico e, con esso, l'intolleranza religiosa. Sono stati soprattutto gli sciiti a colpire i cristiani. Gli attacchi, inizialmente isolati, si sono trasformati in una persecuzione[5]. Sono state stilate vere e proprie liste di proscrizione.

In soli cinque anni (2003-2008) la popolazione cristiana dell'Iraq è passata da 800 000 a 450 000 fedeli.[6]. Oltre 65 chiese sono state attaccate o distrutte in una trentina di attentati. Chi è uscito dal Paese si è recato in Europa o nell'America del Nord, o in paesi vicini, come Giordania e Siria. Parlando dei rapporti tra cristiani e musulmani, il patriarca della Chiesa caldea, Emmanuel III Delly ha dichiarato: «Per quattordici secoli, abbiamo convissuto con spirito di tolleranza e fraternità, convidendo la vita e costruendo insieme la nostra amata patria. Non dobbiamo lasciare che le forze oscure che vengono dall'esterno smembrino la nostra unità nazionale[7].

Principali delitti contro i cristiani in Iraq dal 2003
  • 1º agosto 2004: sei autobomba esplodono a pochi minuti di distanza l'una dall'altra davanti a cinque chiese cristiane, quattro a Baghdad e una a Mosul. Il bilancio è di 18 morti e una sessantina di feriti;
  • 7 agosto 2004: l'episcopio caldeo e una chiesa armena ortodossa di Mosul vengono demolite da esplosioni provocate da azioni di commando;
  • 29 gennaio 2006: una serie di esplosioni coordinate nei pressi di chiese ed edifici cristiani a Kirkuk e Baghdad uccide tre persone e ne ferisce nove;
  • 9 ottobre 2006: il sacerdote siro-ortodosso Paulos Iskandar viene rapito a Mosul. Sarà ritrovato decapitato due giorni dopo
  • 26 novembre 2006: Monther Saqa, pastore di una chiesa cristiana evangelica di Mosul, viene rapito e ritrovato ucciso il giorno seguente;
  • 3 giugno 2007: a Mosul viene assalito il parroco Ragheed Aziz Ghanni, la cui automobile viene fermata da uomini armati. Il sacerdote e tre suddiaconi che lo accompagnano sono uccisi;
  • 6 gennaio 2008: a Mosul la chiesa caldea di San Paolo viene quasi distrutta da un'esplosione; sono colpite anche una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane "Jadida". Tre giorni dopo esplode un'autobomba contro la cattedrale caldea del Sacro Cuore e la chiesa di Sant'Efrem dei siro-ortodossi;
  • 29 febbraio 2008: viene rapito l'arcivescovo caldeo di Mosul Paulos Faraj Rahho; i suoi tre accompagnatori sono assassinati sul posto. Il cadavere dell'arcivescovo sarà ritrovato il 12 marzo. Dalla città sul Tigri, nei mesi successivi, fuggono migliaia di famiglie cristiane, soprattutto in Libano o in Siria, chiedendo all'ONU la condizione di rifugiato[1].
  • 5 aprile 2008: a Baghdad viene ucciso a colpi d'arma da fuoco il sacerdote siro-ortodosso Youssef Adel.

Dopo i delitti accaduti nel 2008, oltre 15.000 cristiani hanno lasciato il Paese per la Siria, il Libano, la Turchia[8]. Oggi in Iraq di fronte alle chiese non si possono parcheggiare né possono transitare automobili.
Louis Sako, arcieparca di Kirkuk, ha affermato che, da quando il fondamentalismo ha rialzato la testa nel 2003, si sono contati 710 martiri cristiani in tutto il Paese[9]. Milizie fondamentaliste hanno preso a imporre la tassa che, per il Corano, devono pagare i fedeli di altre religioni[10].
Nel giro di quattro anni (2005-2009), i cristiani fuggiti da Baghdad, Bassora e Mosul si sono rifugiati in Kurdistan, nella capitale Erbil. Il sobborgo di Ankawa, cittadella cristiana di Erbil, è passato da 8.000 a oltre 35.000 abitanti cristiani. Ad Ankawa si sono trasferiti anche il seminario di Baghdad e la facoltà teologica della capitale.
Alle elezioni locali del 2009, sono stati riservati ai cristiani solo un seggio nel distretto di Baghdad, uno a Mosul ed uno a Bassora[11].

Il 31 ottobre 2010 è avvenuto «il più sanguinario attacco dalla fine della seconda guerra mondiale contro i cristiani iracheni»[3]: un gruppo di terroristi ha fatto irruzione nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora della Salvezza e ha preso in ostaggio i fedeli. Poi ha compiuto un massacro: almeno 58 persone sono morte e 75 sono rimaste ferite. La chiesa si trova nel quartiere Karrada. Nelle settimane successive diversi raid anti-cristiani sono stati compiuti ad Almiriya, al Mansour, Dora, Zaytouna, Camp Sara, i quartieri misti cristiano-sunniti della capitale. Quaranta delle sessantacinque chiese della capitale sono state colpite almeno una volta[3].

Nel Paese mediorientale la persecuzione religiosa è ormai così sistematica che la Commissione USA sulla libertà religiosa ha inserito l'Iraq nella lista dei «paesi particolarmente preoccupanti». Nel 2011 l'organizzazione non governativa internazionale «Porte Aperte» (Open Doors International), che tutti gli anni compila la lista dei paesi più violenti nei confronti dei cristiani, ha collocato l'Iraq all'ottavo posto, mentre nel rapporto del 2010 occupava il diciassettesimo[3].

Il 15 marzo 2015 il patriarca caldeo Louis Sako ha affermato che dopo la caduta del regime sono stati uccisi 1.200 cristiani (tra cui cinque sacerdoti e il vescovo Paulos Rahho), danneggiate 62 chiese e messi in fuga oltre 100mila profughi derubati di tutti i loro averi[12].

Diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa latina[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa cattolica caldea[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa armeno-cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa cattolica sira[modifica | modifica wikitesto]

In Iraq il numero di fedeli siro-cattolici si aggira sulle 90.000 unità (2010).

Chiesa cattolica greco-melchita[modifica | modifica wikitesto]

Nunziatura apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'Ottocento è esistita nel Paese la delegazione apostolica della Mesopotamia, Kurdistan e Armenia Minore, divenuta nel primo dopoguerra delegazione apostolica dell'Iraq. Il 26 agosto 1966 Santa Sede ed Iraq hanno stabilito relazioni diplomatiche. La nunziatura apostolica d'Iraq è stata istituita il 14 ottobre 1966 con il breve Quantum utilitatis di papa Paolo VI.

Delegati apostolici[modifica | modifica wikitesto]

Nunzi apostolici[modifica | modifica wikitesto]

Assemblea degli ordinari[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei Presidenti dell'Assemblea dei vescovi cattolici d'Iraq:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Avvenire, 8 marzo 2009.
  2. ^ Avvenire, 22 febbraio 2009.
  3. ^ a b c d Francesca Paci, Dove muoiono i cristiani, Mondadori, 2011.
  4. ^ Avvenire, 13 marzo 2009.
  5. ^ Warren Mass, "Beirut Times", 2 gennaio 2009.
  6. ^ Avvenire, 21 febbraio 2010
  7. ^ Tiziana Prezzo, Mitra e messale. Così resistono i cristiani in Iraq, in La Stampa, 14 ottobre 2008, p. 17-17.
  8. ^ Avvenire, 28 febbraio 2010.
  9. ^ Luca Geronico, Avvenire, 22 marzo 2009.
  10. ^ Osvaldo Baldacci, Liberal, 26 settembre 2009.
  11. ^ Avvenire, 10 maggio 2009.
  12. ^ «Avvenire», Iraq, furia dell'Is contro le chiese, 17 marzo 2015, pag. 7.
  13. ^ Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 8, p. 116. (LA)
  14. ^ Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 8, pp. 365-366. (LA)
  15. ^ Cardinali e Vescovi nel sito di www.fraticappuccini.it.
  16. ^ Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 8, pp. 137 e 239. (LA)
  17. ^ Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 8, p. 197. (LA)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fernando Filoni, La Chiesa nella terra di Abramo, Dalla diocesi di Babilonia dei Latini alla Nunziatura Apostolica in Iraq, BUR saggi, 2008 Milano ISBN 978-88-17-02229-3.
  • Rodolfo Casadei, Il sangue dell'agnello, Guerini, Milano, 2008. ISBN 978-88-6250-063-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]