Chiafura

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Chiafura
Scicli (Sicilia) 2010 045.jpg
Sito archeologico di Chiafura
CiviltàSicana, Sicula
Utilizzonecropoli, abitato rupestre
EpocaEtà bizantina
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneScicli, Ragusa

Chiafura (XII-XIII sec. d.C.) è un antico quartiere, diventato oggi un parco archeologico[1], scavato nella roccia della città di Scicli, in Sicilia. Anticamente l'area era adibita a necropoli, e fu progressivamente trasformata in abitato trogloditico nel periodo Altomedievale, coincidente con la Conquista Araba, e occupata senza soluzione di continuità fino alla metà del '900.
L'origine del nome di Chiafura, menzionato per la prima volta nel 1684[2] è certamente oscuro e sembra appartenere ad una denominazione topografica. L'ipotesi più plausibile, infatti, è che il nome derivi dalla corruzione di una frase, della quale l'unico elemento chiaro potrebbe essere il “fora” finale, come ad indicare probabilmente “un quartiere fuori dalla città”.

Topografia[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato rupestre di Chiafura, occupando un intero fianco del colle di San Matteo, si estende dalla cresta della collina, coronata dalle fortezze del Castellaccio (torre normanna) e del Castello dei Tre Cantoni, fortificazione di probabile fondazione bizantina[3], fino alla sottostante valle di San Bartolomeo, un'interessante gola calcarea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il V-VII secolo d.C., nel finire del periodo antico e dell'era bizantina[4], l'attuale area di Chiafura era adibita a cimitero. Il periodo altomedievale, coincidente con la Conquista araba dell'Isola, è quello cui si devono le testimonianze più interessanti di Chiafura.

Vista di Chiafura da San Bartolomeo

La vera e propria nascita del quartiere urbano avvenne infatti tra l'VIII e il XV secolo d.C. come conseguenza del processo di incastellamento[5] avviatosi dall'età bizantina. A causa della pericolosità delle fasce costiere, infatti, le popolazioni isolane cominciano a lasciare le città marine per insediarsi in modo stabile nell'entroterra, proprio nelle cave, creando anche delle strutture difensive di una certa importanza. Una di queste fortezze di piccole dimensioni può essere rintracciabile proprio in quella dei “Tre Cantoni”, che fu impiantata nell'attuale località di Scicli, chiamata S. Matteo, per controllare il punto di confluenza delle tre cave del torrente di Modica, di S. Maria La Nova, di S. Bartolomeo.
Dopo la conquista araba[6] (Scicli cadde nell'864/865), le strutture difensive furono rilevate dagli invasori e riutilizzate, ma l'importanza militare[7] di San Matteo continuò fino a quando, nel 1091 la città non passò sotto il dominio dei Normanni, e la fortezza divenne sede di un insediamento chiamato Sciclum o Scicla.
Lo sviluppo del centro abitato in questo periodo probabilmente favorì il fenomeno del trogloditismo, già presente in Sicilia nell'VIII e IX secolo. Nonostante, infatti, tale fenomeno avesse preso piede nell'Isola con la conquista araba e l'arrivo di popolazioni dal Nordafrica, esso aumentò ulteriormente dopo la conquista normanna, probabilmente a causa dell'arrivo di immigrati da aree trogloditiche dell'Italia meridionale (Puglia, Materano) che trovavano nell'Isola un habitat simile a quello dell'area di origine.
Probabilmente è proprio con l'arrivo di queste popolazioni nordeuropee che il sito di Chiafura comincia ad essere abitato in modo sistematico, anche se le prime testimonianze di una situazione abitativa rupestre si hanno nel XIV secolo, quando il sito viene a configurarsi come un quartiere con una fisionomia del tutto simile a quella di altri settori del paese. A partire dall'inizio del XV secolo, però, anche se in modo lento, l'abitato comincia ad estendersi a valle[8], nonostante i pericoli posti dal carattere torrentizio delle acque, particolarmente violento in inverno, e si assiste alla progressiva adozione dell'architettura in elevato.
In questo stesso periodo vennero costruite le seconde mura[9] della città che controllavano l'entrata alla città bassa, mentre le prime racchiudevano il castello, la chiesa di San Matteo e le balze più alte di Chiafura.
Fino ai primi secoli dell'età moderna (1500-1600) il quartiere di Chiafura riveste ancora una importanza cruciale. Nel XVIII secolo, con lo sviluppo di Scicli, l'abitato rupestre di Chiafura comincia invece a perdere importanza all'interno della gerarchia urbana tanto che alla fine del ‘700 la “contrada di Chiafura”[10], è nota per le grotte un tempo abitate.
Altre informazioni sulla situazione rupestre del tempo chiariscono che “un quinto dei cittadini di Scicli [circa 1700 persone] alloggia sul pendio di queste rocce, in grotte che risalgono alla più remota antichità”[11].
Nell'800 però comincia il declino di Scicli e della zona rupestre si parla come di un quartiere “abbellito di ricchi palagi tra gli spechi cadenti ricettacolo di povera gente”. Ciò nonostante in piena epoca borbonica, l'insediamento rupestre restava ancora densamente abitato.
Lentamente, dalla fine dell'800 alla metà del secolo scorso, con lo stabilimento della popolazione a valle, il sito viene progressivamente abbandonato.

I ritrovamenti[modifica | modifica wikitesto]

Le notizie circa la situazione di Chiafura in epoca protostorica sono scarsissime, ed è solo ipotizzabile la presenza di necropoli “a grotticella”, attraverso un'attenta lettura di alcune abitazioni rupestri[12] che sembrano delle riutilizzazioni medioevali e da qualche frammento, databile alla Antica Età del Bronzo (2200-1450 a.C.)[13]. Non si hanno maggiori notizie di abitazioni in epoca greca. Nonostante la certa presenza di comunità grecofone a Scicli, esse pare occupassero un sito differente da quello di Chiafura, ovvero il versante di San Bartolomeoe quello opposto di Santa Maria la Nova.
Sul colle San Matteo, inoltre, abitato sin dalla antica Età del Bronzo siciliana[14], si registra una continuità di vita, seppur in misura minore, nell'Età del Bronzo Medio (1450-1270 a.C.)[15], come dimostrano alcuni ritrovamenti archeologici.
Le sole attestazioni che confermino una frequentazione del colle anche in questa fase sono i pochi frammenti ceramici[16] attribuibili alla facies di Thapsos[17], recuperati fortuitamente in superficie lungo i pendii e sul pianoro sommitale.
Altri frammenti di ceramica dipinta, datati al VII-VI secolo a.C., indiziano un ulteriore periodo di frequentazione, dopo un'apparente lacuna relativa ai periodi dell'Età del Bronzo Tarda e Finale, alla prima Età del Ferro[18].
Prima di essere trasformata in abitato rupestre, l'area, in età bizantina, era adibita a necropoli, com'è testimoniato dalla presenza di tombe ad arcosolio, poi trasformate in abitazioni.
Una delle strutture tombali più interessanti, però, è quella di tre ipogei funerari, di Età tardo romana[19]. I tre [Ipogeo|ipogei], facenti parte di una consistente necropoli quasi scomparsa in seguito all'abrasione della roccia carbonatica ed ai successivi riutilizzi, soprattutto perché il sito, rientrante nel settore superiore della contrada Chiafura, fu sede dell'insediamento trogloditico arabo-normanno[20], sono stati localizzati a meno di cento metri dal Castellaccio, nel costone sottostante alla trazzera che lo unisce al Castelluccio[21].
In detti ipogei è dato riconoscere le «tre grotte cimiteriali» menzionate dal Carioti[22]. Uno, difatti, trovandosi con l'ingresso a livello del piano di campagna, è stato soggetto, oltre ai danni del tempo, all'opera di trasformazione dell'uomo, che lo ha adattato prima ad abitazione, poi a stalla od ovile. Gli altri due, pur essendo di difficile accesso, mancano della parte anteriore, scomparsa per sfaldamento[23].

L'abitato rupestre di Chiafura[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato rupestre di Chiafura[8] si articola in balze e gradoni sul crinale del Colle di San Matteo. Le case-grotta|grotte, scavate nella roccia e costituite da uno o due vani rettangolari, di 4-5 metri di lato, sono spesso precedute sempre da un piccolo terreno fertile che i documenti medioevali chiamano: “raffo”.
L'organizzazione interna di ogni grotta è rudimentale; si trova spesso un forno, dei fori scavati nella roccia, qualche nicchia per riporvi le suppellettili e, talvolta, una mangiatoia, spesso ricavata da un originario sepolcro. In alcune grotte è possibile trovare una cisterna probabilmente di origine altomedievale, mentre in situazioni abitative più “ricche” si trova un collegamento interno tra due grotte.
La situazione strutturata in epoca medievale e moderna si è in seguito ampliata con la costruzione di ambienti in muratura immediatamente all'esterno dell'imbocco dell'antro. Altre volte, invece, si notano interventi di Età antica che intervenivano a qualificare l'ambiente ipogeico con la giustapposizione di locali coperti da volte a botte.

Le grotte di Chiafura

La cosiddetta città trogloditica[24], corrisponde ad un abitato di dimensioni considerevoli, su pareti terrazzate e speroni formati dalla confluenza di almeno due cave, spesso culminante con la costruzione di una cittadella in muratura.
Particolarmente interessante è la disposizione delle grotte, spesso ad anfiteatro in luoghi soleggiati o protetti e frequentemente accoglienti interi quartieri rupestri (Chiafura a Scicli, Catena a Modica). La difesa delle città troglodite è assicurata dall'occupazione dello sperone di confluenza tra due cave, ponendosi quasi come una sorta di naturale torre di vedetta per la città retrostante.
Il cosiddetto Ddieri[25], è tipico della Sicilia sud-orientale[26] e corrisponde ad un insediamento scavato in una parete dirupa, con filari sovrapposti di grotte dove la viabilità orizzontale veniva assicurata da ballatoi, gallerie e cunicoli al buio, mentre quella verticale da pozzi tra le grotte stesse.
Gli insediamenti con le grotte allineate su un unico filare mancanti di elementi difensivi, hanno un carattere essenzialmente aperto e sembrano essere all'origine dei tipici casali altomedioevali e normanno-svevi.

Le Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

Forse la più antica delle poche fonti, a citare il quartiere è Antonino Carioti[27], al quale è attribuita anche una veduta[28]: La veduta realistica della Scicli del XVII secolo, dalla quale risulta ben riconoscibile il quartiere di Chiafura, in cui sono visibili le mura, le vie, le porte e le abitazioni in grotta, è un disegno ad inchiostro su carta non firmato né datato. È stata reperita, assieme ad altre carte dell'arciprete sciclitano, all'interno di un gruppo di manoscritti raccolti da Vito Amico (1697-1762)[29]

Un primo tentativo di analisi storica ed etimologica del quartiere risale invece ai primi del Novecento, grazie allo storico sciclitano Mario Pluchinotta[30], che individua in Chiafura il primo quartiere a sorgere fuori dalle mura della vecchia Scicli dando origine alla lenta e graduale discesa della città a valle e di cui, addirittura, azzarda una etimologia intendendola come “luogo da dove si vede un vasto orizzonte” secondo la lingua araba.
Documenti preziosi per la ricostruzione del quartiere intorno alla metà dell'Ottocento sono i manoscritti dello storico sciclitano Giovanni Pacetto[31] che, nelle sue Memorie storiche della città di Scicli[32], redatte fra il 1855 e il 1870, descrive in modo molto dettagliato l'abitato rupestre di Scicli e in particolare di Chiafura. Le grotte, secondo lo storico, sono “incavate le une sopra le altre, cominciando (nel lato di Chiafura) quasi dalle radici della Collina sino alla sommità della stessa, ed offrono una varia dimensione: osservandosi nelle medesime tracce di stalle e di anelli per legarsi gli animali, finestre e rialti per servir di letto: scorgendosi in tutte il travaglio dell'uomo; colla differenza che le grandi Grotte servirono di abitazione e le piccole di tombe”. Infine, quasi ad indicare le potenzialità “turistiche” del sito, il Pacetto conclude la descrizione osservando che “se le nostre grotte fossero state visitate da quei medesimi viaggiatori che hanno osservato le altre Grotte del Val di Noto (intendo accennare al Principe di Biscari, il chiarissimo Munter, l'erudito Sayve ed altri oltremontani viaggiatori) certo che le grotte di Scicli si fossero acquistata l'uguale celebrità”[32].

Specchio di una realtà insediativa precaria, anche dal punto di vista igienico-sanitario, è la relazione del 1888, volta al risanamento di Scicli, dovuta all'ingegnere Filadelfo Fichera. Da essa risulta che i quartieri sulla roccia e sul conglomerato fossero più “salubri” rispetto a quelli sull'argilla, dall'altro che la via di accesso a Chiafura era ancora, alla fine dell'Ottocento, una delle arterie principali della città[33].

Dell'antico quartiere ne parlano, tra gli altri, Gesualdo Bufalino ed Elio Vittorini[34].

Scicli - Palazzo Municipale

La Visita del '59[35][modifica | modifica wikitesto]

Era il maggio 1959, quando a Scicli arrivò da Roma un gruppo di intellettuali, chiamati appositamente dalla locale sezione del Partito Comunista Italiano, che in quel periodo amministrava la città iblea con il sindaco Cartia.
Gli intellettuali romani, così identificati senza alcuna altra necessaria specificazione, furono invitati su sollecitazione dell'onorevole Giancarlo Pajetta, allora uno dei leader del PCI, che qualche mese prima era stato a sua volta invitato dai suoi compagni sciclitani, per illustrare loro la delicata situazione degli "aggrottati" di Chiafura, quel lato occidentale della collina di San Matteo, dove centinaia di famiglie vivevano in condizioni identiche a quelle dei loro avi trogloditi.
Nell'assolata piazza Municipio di Scicli arrivarono Renato Guttuso con la moglie Mimise, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, Antonello Trombadori, Paolo Alatri e Maria Antonietta Macciocchi. La sezione sciclitana del PCI si prese cura delle spese e degli inviti, mentre i giovanissimi intellettuali del circolo “Vitaliano Brancati”[36] curarono lo svolgimento della giornata, accompagnando gli intellettuali lungo l'impervio percorso fin sulla collina e poi dentro quelle “case” ricavate, chissà quante migliaia di anni fa, dal calcare duro e grigio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chiafura: il parco-museo di Scicli aperto ai turisti e ai visitatori. Comunicato Stampa Comune di Scicli n. 1035 del 21/11/2011
  2. ^ Itinerari culturali del medioevo siciliano, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ICCD.
    http://www.iccd.beniculturali.it/medioevosiciliano/brochure/itinerario_siti_rupestri.pdf
  3. ^ Il Castello dei Tre Cantoni, detto Castelluccio è attestato con certezza dal XIII secolo.
    E. CANZONIERI, Il Castello dei Tre Cantoni di Scicli (Ragusa) e l'analisi stratigrafica delle strutture murarie, in Notiziario Storico Sciclitano 3 dicembre 1997, pp. 19-99.
  4. ^ L'età tardo antica e alto medievale (IV-IX secolo d.C.) è documentata prevalentemente da necropoli sub-divo ed ipogei, solo secondariamente da rinvenimenti mobili (ceramica, monete, epigrafi). Mancano i resti architettonici di strutture abitative, specie dopo che è stata riconosciuta la datazione degli insediamenti rupestri ormai allo scorcio della Conquista araba.
    Cfr. Scicli, tra archeologia e territorio, p.231
  5. ^ Sono alcune delle acquisizioni di cui hanno preso nota i sessanta archeologi presenti in città nell'ambito del progetto "Archaeology's places and contemporary uses", patrocinato dall'Università Iuav di Venezia, dall'Università di Catania, dal Msa di Manchester, dall'Etsa di Barcellona, e dalle Università di Granada, in Spagna, e di Ouno, in Finlandia, e reso possibile grazie al prof. Pietro Militello, archeologo e docente dell'Università di Catania, sciclitano.
  6. ^ La prima menzione di Scicli è infatti, nelle fonti arabe relative alla conquista secondo le quali Sikla cade nell'864 a.C. nelle mani degli invasori.
  7. ^ CARIOTI, «Scicli si distinse nel militare [...] per li due castelli»,Scicli, tra archeologia e territorio(p. 186); «Da per altro il sito dell'antica città di Scicli è una sufficiente prova per dirsi edificata da' Sicoli, specialmente per quella torre triangolare»,Scicli, tra archeologia e territorio(p.72).
  8. ^ a b Itinerari culturali del medioevo siciliano, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ICCD.
  9. ^ La città così, si dota di due cinte di mura, la prima più antica e più ristretta, circondava solo la parte superiore della collina e si può datare al XIII-XIV secolo, la seconda, più ampia e più recente, del XV-XVI secolo, includeva anche le pendici, fin quasi a valle.
  10. ^ Nel manoscritto di Antonino Carioti sulle Notizie storiche della città di Scicli per la “contrada di Chiafura”, si menzionano le grotte “che un tempo stettero dentro case, ove i sepolcri sono coperti tuttora da balate ben levigate e liscie, vicino a' quali perdurano talune case abitate”.
  11. ^ Le informazioni relative alla situazione rupestre si hanno dalla veduta di Scicli fornita nel 1787 dal viaggiatore francese Jean-Pierre Houël nel suo Voyage pittoresque. Questi, inoltre nella Planche CCX, raffigurante le Cento Scale, fornisce una prezioso documento iconografico raffigurante un prospetto di abitazione incavata nella roccia.
  12. ^ Gli abitati devono essere localizzati proprio sulle alture corrispondenti ai costoni dove si trovano le Necropoli, Scicli, tra archeologia e territorio, p.316
  13. ^ Scicli, tra archeologia e territorio, p.87
  14. ^ È con il Bronzo Antico (2200-1450 a.C. secondo le più recenti datazioni), infatti, che il popolamento del comprensorio sciclitano diventa consistente. Il catalogo dei siti (tra cui quello di Chiafura appunto), realizzato da Giuseppe Terranova include 12 località, alcune indiziate solo da rinvenimenti ceramici, altre invece da necropoli a grotticella
  15. ^ Scicli, tra archeologia e territorio, p.107
  16. ^ Scicli, tra archeologia e territorio, MILITELLO 1989, p. 40, tav. VI, 1; MILITELLO 1998a, pp. 51, 55, fig. 11.
  17. ^ Per un quadro sintetico sulla cultura di Thapsos e sull'Età del Bronzo Medio e la bibliografia di riferimento vd. LEIGHTON 1999, pp. 147-186; TUSA 1999, pp. 389-425. Cfr. anche i contributi in V. LA ROSA (a cura di), Le presenze micenee nel territorio siracusano. I Simposio siracusano di preistoria siciliana in memoria di P. Orsi, Siracusa 15-16 dicembre 2003, Padova 2004.
  18. ^ Scicli, tra archeologia e territorio, p.162
  19. ^ (IV-V secolo d.C.).
  20. ^ Scicli, tra archeologia e territorio, pp. 15-16
  21. ^ Scicli, tra archeologia e territorio, pp.246-247
  22. ^ La fonte principale sulle sepolture tarde dell'abitato sul colle San Matteo rimane a tutt'oggi l'arciprete Antonino Carioti, le cui notizie, sebbene spesso ripetute ed iperboliche, sono sostanzialmente attendibili.
  23. ^ Descrizione dei tre ipogei: vd. Scicli, tra archeologia e territorio, pp 247-248
  24. ^ Tale tipo di insediamento è spesso in relazione alla nascita dei kastra bizantini e caratterizza le città di Modica, Scicli, Ragusa, mentre forti affinità si ritrovano con i villaggi berberi della Tunisia e del Gebel Nefusa libico.
  25. ^ Dall'arabo: al-diyar le case.
  26. ^ Si vuole puntualizzare che l'abitato trogloditico di Ddieri, segnalato da Orsi come bizantino, trovasi in territorio di Modica, non di Scicli, come comunemente creduto a tutt'oggi dagli studiosi di antichità.
    Orsi (1905) comunica che nella Valle Ddieri, territorio di Scicli, sboccante sulla sinistra del Vallone di Scicli, si trovano un centinaio di grottoni d'abitazione ed un oratorietto con celletta esterna. Questa notizia, accettata così com'è anche al presente (SGARLATA 1995, p. 156), è topograficamente inesatta.
    Ddieri o Loddieri nel territorio di Scicli è infatti la denominazione di una parte della vallata dello stesso Torrente di Modica, poco più ad occidente della città, e non vi sono abitazioni trogloditiche, tanto meno un oratorietto. La valle cui si riferisce l'Orsi si trova nel Modicano, presso le note catacombe di Treppiedi, in contrada Càitina (PACETTO, Descrizione, p. 243; R. RUGGERI, Carta Geolitologica della Conca del Salto, in R. RUGGERI-I. GALLETTI, La Conca del Salto, Modica 1990). È appunto ivi che sono visibili, anche dalla strada Scicli-Modica (SP 54), detta "ra Ciumara", i grottoni in questione. Cfr. pure RIZZONE-SAMMITO 1998b, pp. 62-63.
  27. ^ Carioti (1683-1780), trascorse tutta la sua vita a Scicli esercitando dapprima l'ufficio di canonico della Collegiata di San Bartolomeo e, dal 1721 fino alla sua morte, quello di arciprete della Chiesa Madre di San Matteo Apostolo. Tra le sue opere, Carioti lasciò soprattutto un voluminoso manoscritto, Notizie storiche della città di Scicli, composto e riveduto per un lungo arco di tempo (tra i primi decenni del Settecento e il 1780), nel quale ricostruisce la storia di Scicli, dalle origini mitiche fino ai suoi giorni, attraverso Realien e documenti archivistici, ma anche attraverso invenzioni e libere interpretazioni, Scicli, tra archeologia e territorio, p.13
  28. ^ Scicli, tra archeologia e territorio, pp.14,15
  29. ^ Su Vito Maria Amico cfr., in particolare, la relativa voce curata da R. ZAPPERI in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. II, Roma 1960, pp. 789-790.
  30. ^ Recentemente è stato presentato presso la Chiesa di San Giovanni il libro di Mario Pluchinotta Cenni sulle case di alcune famiglie di Scicli, curato da Antonio Sparacino e dagli studenti dell'IISS “Q. Cataudella”, con Cenni biografici di Francesco Marino: relatori lo stesso Sparacino, Pietro Militello e Giuseppe Pitrolo.
    http://www.ragusanews.com/articolo/27857/cenni-sulle-case-di-alcune-famiglie-di-scicli
  31. ^ Su Pacetto vd. MILITELLO E. 1998; PITROLO 2008. Canonico della Collegiata della Chiesa di San Bartolomeo in Scicli, storico ed archeologo, accanito collezionista e scrittore prolifico, Pacetto fu soprattutto numismatico, una passione, questa, che lo portò ad effettuare a proprie spese ricognizioni sistematiche e scavi nel territorio, acquisendo una ricca collezione che fu poi ceduta dagli eredi al Museo di Siracusa (anno 1897-1898, Museo di Siracusa, inv. nn. 18418-18494
  32. ^ a b G. Pacetto, Memorie istoriche, civili ed ecclesiastiche della città di Scicli, Ms., Biblioteca Comunale di Scicli
  33. ^ Fichera Filadelfo. Risanamento di scicli - Relazioni ai progetti definitivi compilati per incarico di s. E. Il Ministro dell'interno. Catania - Niccolò Giannotta Edit. 1889
  34. ^ Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia(Nome e lagrime), Milano, Bompiani, 1941; 1945
  35. ^ Chiafura, la visita del '59, a cura di F. Causarano, Scicli, Giornale di Scicli, 2010
  36. ^ Il Movimento Vitaliano Brancati è nato nel Settembre del 1980, ma per tutti gli anni '50, una prima edizione ha operato a Scicli, con importanti iniziative: "La visita del '59" a Chiafura e al Colle San Matteo, di un gruppo di intellettuali del tempo, come Renato Guttuso, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, il cui interesse portò poi alla nascita del villaggio Aldisio, dove furono trasferiti gli aggrottati.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. MILITELLO (a cura di), Scicli: Archeologia e territorio, Palermo 2008 (http://www.progettokasa.net/images/PDF/pubblicazioni/6.pdf ).
  • E. MILITELLO, Contributo alla carta archeologica della Sicilia tardo antica. Il territorio di Scicli, in S. PATITUCCI UGGERI (a cura di), Scavi medievali in Italia 1996-1999, in Atti Seconda Conferenza Italiana di Archeologia Medievale, Cassino 16-18 dicembre 1999, Roma 2001, pp. 491-519.
  • V.G. RIZZONE-A.M. SAMMITO-G.TERRANOVA, Per un corpus delle tholoi dell'area iblea, in V. LA ROSA (a cura di), Atti del I Simposio siracusano di preistoria siciliana in memoria di P. Orsi “Le presenze micenee nel territorio siracusano”, Siracusa 15-16 dicembre 2003, Padova 2004, pp. 217-263.
  • A. CARIOTI, Notizie storiche della città di Scicli, a cura di M. Cataudella, Scicli 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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