Castello di Carlo V (Crotone)

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Castello di Carlo V
Castello di Carlo V (Crotone).jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Crotone-Stemma.png Crotone
Coordinate 39°04′54.61″N 17°07′55.27″E / 39.081836°N 17.132019°E39.081836; 17.132019Coordinate: 39°04′54.61″N 17°07′55.27″E / 39.081836°N 17.132019°E39.081836; 17.132019
Informazioni generali
Tipo Castello
Inizio costruzione 840
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Il castello di Carlo V è una fortezza di epoca medievale che sorge nella parte antica di Crotone.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nell'840 per difendere la città dalle incursioni dei Saraceni, fu modificato nel 1541 da Carlo V. Presenta una pianta poligonale, e due torri: una più massiccia detta "Torre Aiutante", e un'altra detta "Torre Comandante". Attualmente il castello ospita una sezione del museo archeologico nazionale di Crotone e la Biblioteca Comunale "Armando Lucifero"[1].

Il castello è di proprietà dello Stato ed è in totale consegna alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. Il castello di Crotone, comunemente chiamato castello di Carlo V, nasce come una rudimentale fortezza sull'antica Acropoli greca, per difendere il territorio dalle invasioni straniere. Nel corso degli anni, successive dominazioni apportarono modifiche per migliorarne la difesa, ma la costruzione attuale avvenne sotto gli spagnoli con il viceré Don Pedro di Toledo, ad opera dell'architetto italiano Gian Giacomo dell'Acaya, che ne fece una delle più possenti fortezze militari d'Italia. Si entrava nel castello dall'attuale Piazza Castello, grazie ad un ponte in parte fisso in muratura ed in parte levatoio in legno. La porta principale era inserita in una torre a forma di piramide tronca che dominava le cortine occidentali tra le due torri d'entrata, il ponte ed il fossato. Nel fossato, indagato nel 2011 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, è stata messa in luce la base della grande torre quadrangolare detta "della manovella", con la quale si sollevava il ponte.

Il Baluardo di San Giacomo era una struttura importante perché dominava il porto e la Marina circostante. Serviva da riparo alle truppe e vi era il fanale principale del porto. Nel 1895 fu in parte demolito per ricavarne materiale da costruzione. All'interno del baluardo vi è una scala che conduce alla Porta del Soccorso, posta ai piedi del baluardo. La cortina orientale (detta de lo critazzo) tra il Baluardo di San Giacomo e quello di Santa Caterina ingloba i resti della Torre di Santa Maria, pertinente al più antico castello medievale, messa in luce grazie agli scavi compiuti nel 2010 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.

La Torre Aiutante, simile a quella del Comandante, era adibita a dimora degli ufficiali. La Torre Marchesana a base circolare armata di quattro cannoni sorgeva all'interno del castello, nella parte centrale più elevata ed era un ottimo posto di osservazione; usata come carcere per i forzati che costruivano il porto fu danneggiata dal terremoto nel 1862.

Sottostante alla Marchesana vi era un'altra torre minore con numerose feritoie per i fucilieri. Il castello ospitava i soldati, la Chiesa di San Dionisio (1601), la Chiesa Nuova e la Chiesa di San Carlo (1859), l'alloggio del castellano, i magazzini dell'artiglieria, una caserma per le donne ed una prigione detta "La Serpe". Sono state restaurate la Torre Comandante e quella Aiutante dove è temporaneamente ubicata una sezione del Museo Archeologico Nazionale di Crotone con reperti di età medievale, tutti di proprietà dello Stato. È stata anche restaurata la Caserma Campana.

Il progetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a cura del Prof. Marco Dezzi Bardeschi del Politecnico di Milano, prevede che il castello divenga la sede di un grande museo nazionale archeologico, dedicato a Crotone ed al suo esteso territorio antico, del museo di 2º livello (i depositi museali), di laboratori di restauro, rilievo, disegno e fotografia, di ampi spazi per esposizioni temporanee e convegnistica. L'edificio della Caserma della Campana dovrebbe divenire la sede dell'ufficio archeologico territoriale della Soprintendenza.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Link[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Idea Futura srl - www.ideafutura.com, Comune di Crotone - Biblioteca Comunale, su www.comune.crotone.it. URL consultato il 04 febbraio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Marino, Chiara Dezzi Bardeschi, Nuove indagini al Castello di Crotone, Ananke 64, 2011, pp. 145–153.