Canale Lunense

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Coordinate: 44°10′21.9″N 9°55′32.53″E / 44.17275°N 9.925703°E44.17275; 9.925703

La sede del Consorzio a Sarzana

Il canale Lunense è un'opera irrigua gestita dal Consorzio di Bonifica Canale Lunense che a Sarzana ha la propria sede amministrativa.

Il canale, lungo circa 23 chilometri, prende il nome dalla città di Luni, quest'ultima antica città dell'Impero romano il cui territorio geograficamente e storicamente univa la bassa valle del fiume Magra con la zona nord occidentale della Toscana.

Il comprensorio del consorzio si estende per una superficie di 3506 ettari in territorio ligure - comprendendo gli otto comuni di Santo Stefano di Magra, Sarzana, Castelnuovo Magra, Ameglia, Ortonovo, Vezzano Ligure, Arcola e Lerici - e 13 ettari in territorio toscano nei comuni di Fosdinovo, Aulla e Carrara.

Il percorso idraulico del canale attraversa, da ovest ad est, i territori comunali di Aulla (dove prende l'acqua dalla Magra nei pressi della località Isola di Caprigliola, alle coordinate 44°11′06.96″N 9°55′33.95″E / 44.185267°N 9.926097°E44.185267; 9.926097), Santo Stefano di Magra, Sarzana, Fosdinovo, Castelnuovo Magra, Ortonovo e Carrara.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le acque della Magra, e dei vari rii e torrenti del territorio, furono da sempre utilizzati dalla popolazione contadina per irrigare le coltivazioni o per far funzionare mulini e frantoi. Per controllare e gestire questa importante risorsa idrica già sul finire del XVIII secolo si pensò alla deviazione del torrente Calcandola - presso Sarzana - con la costruzione di vari canali dove far confluire le acque nei vari campi coltivati, con il duplice scopo di limitare così - ove possibile - anche le sempre più frequenti e gravose inondazioni.

Il progetto, presentato nel 1794, non ebbe però seguito per gli alti costi (era prevista una tassazione da applicare ai proprietari terrieri o a chi avrebbe tratto giovamento dalla nuova infrastruttura idrica) e soprattutto per i nuovi scenari politici che interessarono la Repubblica di Genova dal 1797 con la caduta della stessa per mano napoleonica. Tuttavia gli stessi francesi s'interessarono del progetto genovese di deviazione del Calcandola, affidandone il compito all'ingegnere Francesco Buttori, ma anch'essi rinunciarono per la mancanza di risorse economiche. Un analogo progetto, sfruttando una possibile deviazione del fiume Magra, fu presentato nel 1799 dalla municipalità di Santo Stefano di Magra, ma ebbe la stessa interruzione per motivi economici.

La proposta per la costruzione di un nuovo canale, questa volta deviando le acque della Magra, si avviò nel 1832 con il Regno di Sardegna, anche se effettivamente il progetto fu presentato solamente nel 1856. Il progetto del canale, denominato "Lunense" dalla città romana di Luni, prevedeva un percorso di circa 27 km (poi ridotti a circa 23 km) che, partendo dalla località Bettola di Aulla, e snodandosi lungo la piana del fiume, avrebbe raggiunto il territorio di Carrara confluendo nel torrente Carrione.

Il 1º marzo del 1871, sulla spinta della popolazione e di personalità dell'epoca, tra cui l'avvocato Pietro Ferrari, fu costituito il comitato promotore per la costruzione del canale cui vennero eletti Pasquale Berghini e Carlo Fabbricotti nel ruolo, rispettivamente, di presidente e vice presidente. A redigere il progetto collaborò inoltre, a titolo gratuito, l'ingegnere Giuseppe Bella. Per sopperire alla copertura dei finanziamenti, nel 1873, si istituì un'omonima società che emise (a 250 lire cadauna) cinquemila azioni, rapidamente coperte.

Tuttavia le nuove sfavorevoli condizioni economiche del Paese e del territorio provocarono qualche anno dopo lo scioglimento della società con, di fatto, un nuovo abbandono dell'opera. Fu il comune di Sarzana, nel 1875, a rilevare il progetto.

Nuove controversie burocratiche rimandarono la posa della prima pietra che fu posta il 24 maggio del 1881. L'iter di costruzione fu alquanto lungo e laborioso a causa delle continue opposizioni giudiziarie sia pubbliche che private, dissesti finanziari, cambiamenti politici, a cui seguì pure uno scontro per la gestione del canale tra le due comunità di Santo Stefano di Magra e di Sarzana. Tra sentenze e lavori, l'opera fu ultimata definitivamente nel Ventennio fascista intorno agli anni trenta del Novecento.

Nel 1923 si costituì il Consorzio di Bonifica Canale Lunense - riconosciuto con l'articolo 114 del Regio Decreto n° 215 del 13 febbraio 1933 - e la classificazione tra i comprensori di II^ categoria con il Decreto Ministeriale n° 9451 del 16 dicembre 1933.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il canale raggiunge una lunghezza complessiva di 22,6 chilometri tra coltivazioni e zone rurali della bassa valle del Magra. Ha una portata media di 6000 metri cubi d'acqua al minuto, fino ad un livello minimo di 4700 metri cubi (periodo estivo) e un massimo di 7500 metri cubi con le piene del fiume.

Il bacino imbrifero, posto a monte del comprensorio di bonifica, ha una superficie di 955 chilometri quadrati, un'altitudine media di 612 metri. sul livello del mare e una piovosità media annuale di circa 1500 millimetri. Complessivamente l'infrastruttura irrigua è costituita da una rete di canali, con una lunghezza di 64 chilometri, che si sviluppano lungo la zona totalmente pianeggiante.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dino Biondi e Paolo Cresta, Lungo il canale Lunense: una passeggiata nella campagna sarzanese, Sagep Editrice, 1991.
  • Pino Meneghini, La vera storia del canale lunense dalle origini alla realizzazione, Res Edizioni, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]