Caccia in Italia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Caccia.

La caccia in Italia è regolata dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e da altre norme in materia.

Disciplina normativa generale[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione e pianificazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Legge 11 febbraio 1992, n. 157.

In Italia l'attività venatoria è regolamentata dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio[1], che costituisce fonte normativa primaria di carattere nazionale.

In base alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, che ha modificato l'articolo 117 della Costituzione italiana, la potestà legislativa in materia di caccia, non essendo espressamente riservata alla legislazione dello Stato, spetta alle regioni. Tuttavia, poiché lo Stato si è riservato la potestà legislativa in tema di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, il potere delle regioni in materia venatoria è in parte limitato. La limitazione non esiste per le regioni a statuto speciale in quanto esse hanno la potestà legislativa in tema di ambiente e possono dotarsidi proprocorpi di polizia allo scopo.

La caccia viene esercitata sul territorio agro-silvo-pastorale, concetto introdotto dalla legge del 1992, che tuttavia non ne stabilisce criteri e modalità precise per la sua identificazione, ma rimette tale competenza alle Regioni, cui spetta inoltre il compito di pianificazione faunistico-venatoria finalizzata

«per quanto attiene alle specie carnivore, alla conservazione delle effettive capacità riproduttive e al contenimento naturale di altre specie e, per quanto riguarda le altre specie, al conseguimento della densità ottimale e alla sua conservazione mediante la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio.[2]»

Ciascuna Regione deve destinare una quota dal 20 al 30 per cento del territorio agro-silvo-pastorale alla protezione della fauna selvatica in cui è vigente il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori accompagnato da provvedimenti atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la cura della prole. Il territorio ricadente nella zona delle Alpi di ciascuna regione, è una zona faunistica a sé stante e il territorio agro-silvo-pastorale destinato a protezione è nella percentuale dal 10 al 20 per cento. La percentuale massima globale destinabile alla caccia riservata a gestione privata e a centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale (aziende faunistico-venatorie o agrituristico-venatorie) è del 15 per cento.

Sul rimanente territorio agro-silvo-pastorale le Regioni promuovono forme di gestione programmata della caccia, definendone criteri e orientamenti (l'articolo 14 ne stabilisce le modalità), la cui pianificazione[3] dettagliata spetta alle Province, che predispongono i piani faunistico-venatori per zone omogenee, ovvero suddivisioni del territorio in ambiti territoriali e comprensori alpini.

Il ruolo delle Regioni[modifica | modifica wikitesto]

Cartello che indica una zona di ripopolamento e cattura, Emilia-Romagna.

Ogni piano faunistico-venatorio stabilito dalla Regione ha una durata di 5 anni e definisce[4]:

  • la tipologia di utilizzo del territorio agro-silvo-pastorale per ogni Provincia, dettando la superficie massima destinata alla protezione della fauna;
  • i criteri di coordinamento dei piani faunistici elaborati dalle singole Province;
  • le linee guida per gli Istituti delle Oasi di protezione, delle Zone di Ripopolamento e Cattura e dei Centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica;
  • i criteri di determinazione dei territori destinabili ad aziende faunistico venatorie, agrituristico venatorie e centri privati di riproduzione di fauna selvatica;
  • le linee guida di indennizzo per gli agricoltori e i danni arrecate alle loro attività economiche, per la tutela e il ripristino degli habitat e per l'incremento della fauna;
  • l'individuazione di specie appartenenti alla fauna stanziale che necessitano di particolare tutela;
  • le linee guida di intervento per il ripristino degli equilibri faunistici;
  • i criteri di delimitazione e gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini;
  • i criteri di individuazione delle zone in cui è vietata la caccia (L. n. 157/92, art. 13, comma 3) fino al raggiungimento della specifica quota percentuale;
  • le linee guida regolamentanti la caccia in aree a regolamento specifico (ZPS).

Il ruolo delle Province[modifica | modifica wikitesto]

Nel rispetto dei criteri dettati dai Piani faunistico-venatori regionali, le amministrazioni provinciali provvedono a emanare i Piani faunistico-venatori provinciali, anch'essi aventi la durata di 5 anni. In essi le Province definiscono[5]:

  • la tipologia di utilizzo del territorio agro-silvo-pastorale per ogni Provincia, dettando la superficie massima destinata alla protezione della fauna;
  • i criteri di coordinamento dei piani faunistici elaborati dalle singole Province;
  • le linee guida per gli Istituti delle Oasi di protezione, delle Zone di Ripopolamento e Cattura e dei Centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica;
  • i criteri di determinazione dei territori destinabili ad aziende faunistico venatorie, agrituristico venatorie e centri privati di riproduzione di fauna selvatica;
  • le linee guida di indennizzo per gli agricoltori e i danni arrecate alle loro attività economiche, per la tutela ed il ripristino degli habitat e per l'incremento della fauna;
  • l'individuazione di specie appartenenti alla fauna stanziale che necessitano di particolare tutela;
  • le linee guida di intervento per il ripristino degli equilibri faunistici;
  • i criteri di delimitazione e gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini;
  • i criteri di individuazione delle zone in cui è vietata la caccia (L. n. 157/92, art. 13, comma 3) fino al raggiungimento della specifica quota percentuale;
  • le linee guida regolamentanti la caccia in aree a regolamento specifico (ZPS).

Requisiti[modifica | modifica wikitesto]

La licenza venatoria[modifica | modifica wikitesto]

Per esercitare l'attività è necessario essere in possesso di abilitazione all'esercizio dell'attività venatoria, a seguito di superamento di apposito esame innanzi ad una commissione nominata dalla Regione in ciascun capoluogo di provincia.

L'esame di abilitazione prevede una prova scritta ed una orale, da tenersi presso la provincia italiana di residenza. L'esame prevede quesiti su cinque materie, quali zoologia, normativa, armi e balistica, agricoltura e primo soccorso.

Licenza di porto di fucile[modifica | modifica wikitesto]

È altresì necessario essere in possesso di licenza di porto di fucile per uso caccia.[6] Per ottenerla sono necessari:

  • certificato di idoneità psicofisica, a cura dell'ufficiale sanitario della ASL di competenza, cui va consegnato il certificato anamnestico rilasciato, da non più di tre mesi, dal medico curante (di famiglia);
  • certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una sezione dell'"Unione Italiana Tiro a Segno" a superamento della prova di tiro (per coloro che non abbiano eventualmente svolto il servizio militare di leva in Italia);

La licenza di porto di fucile può essere concessa solo a coloro abbiano requisiti di affidabilità tali da usare un'arma e che abbiano la fedina penale pulita, oltre che l'assenza di segnalazioni di polizia.Una volta ottenuta la licenza di porto di fucile, per esercitare la caccia è necessario provvedere al pagamento annuale della tassa governativa sul porto d'armi, le tasse a favore della regione e della provincia di competenza e della polizza assicurativa per sé e per il proprio ausiliare (uno o più cani da caccia). L'assicurazione di caccia, che può contenere diverse clausole a seconda della tipologia, è obbligatoria e ha lo scopo di tutelare la responsabilità civile durante l'attività. Devono essere coperti gli infortuni del cacciatore stesso, morte, danni arrecati a terzi (cose o persone), infortunio o morte del proprio ausiliare. Il porto d'armi per uso caccia ha una durata di 5 anni (6 per quelli rilasciati fino al 13 settembre 2018) e per essere rinnovato necessita della presentazione, entro la data di scadenza, di una domanda alla questura di competenza, con allegato l'aggiornamento del certificato di idoneità psicofisica.

La licenza di porto di fucile per uso caccia consente di esercitare le seguenti forme di caccia:

  • Vagante in zona Alpi (alcune regioni richiedono una speciale autorizzazione e un ulteriore esame per accedere a tale forma di caccia);
  • Da appostamento fisso;
  • Altre forme di attività venatoria consentite dalla legge praticate nel rimanente territorio destinato all'attività venatoria programmata;

Per "altre forme di attività venatoria consentite dalla legge" si intende la caccia in ATC (Ambito Territoriale di caccia) non da appostamento fisso le seguenti: Le forme di caccia consentite, eccetto nel caso di scelta dell'appostamento fisso sono:

  • caccia vagante all'avifauna migratoria;
  • caccia alla beccaccia e/o beccaccino e alla piccola stanziale (con cane da ferma);
  • caccia da appostamento temporaneo;
  • caccia alla lepre;
  • caccia alla volpe;
  • caccia al cinghiale, sia al singolo, sia in battuta, sia in braccata (in base alle normative regionali).
  • caccia di selezione agli ungulati;
  • caccia alla tipica piccola alpina (alcune regioni chiedono un'abilitazione particolare per cacciare le sei specie incluse nella definizione ovvero: fagiano di monte, gallo cedrone, lepre variabile, coturnice, pernice bianca e francolino di monte).

I mezzi consentiti[modifica | modifica wikitesto]

La caccia è consentita solo con fucile, arco e falco. La caccia agli ungulati è consentita con munizione esclusivamente a palla unica, non a munizione spezzata. Ogni altro mezzo è severamente vietato. La caccia di selezione può essere svolta con fucile o con arco, ma non con il falco. La caccia con fucile viene esercita con armi lunghe a ricarica manuale o semiautomatica e:

  • a canna liscia o anima liscia (fucile), di calibro non superiore a 12g (si ricorda che un calibro 8g è maggiore di un 12g) e con un massimo di tre colpi nel caricatore in caso di arma semi-automatica, ulteriormente limitato a un colpo solo per la caccia in Zona Alpi (più uno in canna);
  • a canna rigata o anima rigata (carabina), di calibro non inferiore a 5,6 mm (misurato tra due pieni di passo) e altezza del bossolo a vuoto non inferiore a 40 mm.

Ogni altro tipo d'arma è vietato, con particolare riguardo ad:

  • Armi da guerra: ovvero automatiche, vietate in assoluto ai privati in Italia.
  • Armi corte: ovvero con canna inferiore ai 300 mm o lunghezza totale inferiore ai 600 mm.
  • Armi sportive: così classificate dal Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia.
  • Armi in categoria B9 (ex B7): ovvero semiautomatiche che somigliano ad armi automatiche.
  • Armi ad aria compressa: ovvero in grado di espellere, mediante l'azione di un gas compresso, un proiettile con un'energia in volata superiore ad 1 Joule.
  • Balestra: che, a causa della sua silenziosità, è arma particolarmente adatta alla caccia di frodo (bracconaggio).

Specie cacciabili e periodi di caccia generali[modifica | modifica wikitesto]

Le specie di fauna selvatica cacciabili e i relativi periodi in cui è consentito cacciarli, sono riportati di seguito[7].

Specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre[modifica | modifica wikitesto]

Specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio[modifica | modifica wikitesto]

Specie cacciabili dal 1º ottobre al 30 novembre[modifica | modifica wikitesto]

Specie cacciabili dal 1º ottobre al 31 dicembre o dal 1º novembre al 31 gennaio[modifica | modifica wikitesto]

Numero di capi[modifica | modifica wikitesto]

Il numero di capi di fauna selvatica cacciabile che ciascun cacciatore può prelevare nelle giornate di caccia è stabilito dalle Regioni, sentito l'organo di consulenza scientifica (INFS,oggi ISPRA[3]), come da comma 4 dell'articolo 18 della L. n. 157/92 e s.m.i.:

«Le regioni, sentito l'Istituto nazionale per la fauna selvatica, pubblicano, entro e non oltre il 15 giugno, il calendario regionale e il regolamento relativi all'intera annata venatoria, nel rispetto di quanto stabilito ai commi 1, 2 e 3, e con l'indicazione del numero massimo di capi da abbattere in ciascuna giornata di attività venatoria.»

Spazi, limiti e norme comportamentali[modifica | modifica wikitesto]

La Legge n. 157/92 specifica le limitazioni e le norme comportamentali che un cacciatore è tenuto a osservare, pena sanzioni penali o amministrative a seconda del fatto commesso.

Giorni e orari[modifica | modifica wikitesto]

Ciascun cacciatore può esercitare la caccia per 55 giornate a stagione venatoria e con un limite di tre giorni alla settimana (due giorni in Sardegna), con l'esclusione del martedì e del venerdì che sono giorni di silenzio venatorio[8], per cui nessun cacciatore, per nessun motivo può andare a caccia. Gli orari di caccia e le date di apertura e chiusura per ciascuna specie sono rese note sul calendario venatorio regionale, pubblicato prima dell'inizio della stagione di caccia.

Il mancato rispetto degli orari prestabiliti e dei tre giorni prescelti per esercitare la caccia (all'infuori di quelli di silenzio venatorio) comporta l'applicazione di sanzioni amministrative (pecuniarie). Gli orari concessi per la caccia sono in via principale da un'ora prima dell'alba fino al tramonto, salva la caccia di selezione che è consentita fino a un'ora dopo il tramonto e la caccia alla beccaccia o beccaccino che viene vietata in orario serale.

Spazi e distanze[modifica | modifica wikitesto]

Ciascun cacciatore è tenuto a rispettare i limiti spaziali imposti dalla legge[9]. La caccia si esercita nel territorio agro-silvo-pastorale, per il quale è stata pianificata l'attività venatoria.

Entro tale territorio non è consentito l'esercizio venatorio nelle seguenti aree:

  • aie e corti o altre pertinenze di fabbricati rurali;
  • zone nel raggio di 100 m da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro;
  • entro il raggio di 100 m da macchine operatrici agricole in funzione.
  • entro la fascia di distanza inferiore a 50 m (per lato) da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccetto le strade poderali ed interpoderali.
  • entro una distanza di 1000 m da tutti i valichi montani interessati dalle rotte di migrazione dell'avifauna.

Non è consentito l'atto di sparare da distanza inferiore a 150 m con fucile da caccia ad anima liscia, o da distanza corrispondente a meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di armi ad anima rigata, in direzione di:

  • immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro;
  • vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccetto quelle poderali ed interpoderali;
  • funivie, filovie ed altri impianti di trasporto a sospensione;
  • stabbi, stazzi, recinti ed altre aree delimitate destinate al ricovero ed all'alimentazione del bestiame nel periodo di utilizzazione agro-silvo-pastorale.

Reati previsti[modifica | modifica wikitesto]

I seguenti fatti sono reati e quindi sono perseguibili con sanzioni penali, che prevedono l'arresto e un'ammenda, di entità dipendente dal reato commesso:

  • Caccia in periodo di divieto generale (dalla chiusura del periodo di caccia all'apertura);
  • Abbattimento, cattura o detenzione di uccelli e mammiferi particolarmente protetti;
  • Abbattimento, cattura o detenzione di esemplari di orso, camoscio d'Abruzzo, cervo sardo e muflone sardo;
  • Caccia esercitata in Parchi nazionali, Parchi naturali regionali, oasi di protezione, zone di ripopolamento e cattura, riserve naturali, giardini urbani e campi adibiti ad attività sportive;
  • Esercizio dell'uccellagione (cattura di uccelli con reti);
  • Caccia nei giorni di silenzio venatorio (martedì e venerdì);
  • Abbattimento, cattura o detenzione di esemplari appartenenti alle specie non cacciabili di fauna tipica stanziale alpina;
  • Abbattimento, cattura o detenzione di specie di mammiferi o uccelli nei cui confronti la caccia non è consentita o fringillidi in numero superiore a cinque o per chi esercita la caccia con mezzi vietati;
  • Caccia con l'ausilio di richiami vietati;
  • Caccia da autoveicoli, da natanti o da aeromobili;
  • Commercio o detenzione a tal fine di fauna selvatica.

Inoltre, per l'imbalsamazione e la tassidermia sono previste le stesse sanzioni per l'abbattimento delle specie protette o particolarmente protette.

Vigilanza venatoria[modifica | modifica wikitesto]

La vigilanza in materia di caccia in Italia è consentita a:

Dati e statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Praticanti[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 1990 più del 60% dei cacciatori italiani era collocato nella fascia d'età 30-49 anni, a cui si aggiungeva il 20% di cacciatori fino a 29 anni. Nel corso degli anni, il livello di istruzione dei cacciatori è migliorato e nel complesso, il livello rimane leggermente superiore ai dati nazionali per gli uomini in età lavorativa. Fra i cacciatori italiani, la categoria professionale più diffusa è quella operaia, seguita di lavoratore dipendente, commercianti, lavoratori autonomi e pensionati. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei cacciatori, la regione italiana con più cacciatori è la Toscana, seguita da Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia.[12]

In Italia il numero dei cacciatori è in progressiva diminuzione[13][14] essendo passati dai 1 701 853 del 1980[15] (3,0% dell'allora popolazione italiana) ai 751 876 del 2007[16] (1,2% dell'attuale popolazione italiana) con un calo netto del 55,8% (57,9% in rapporto alla popolazione italiana) e "tale fenomeno va attribuito principalmente alla perdita di attrattiva della caccia evidente soprattutto tra le giovani generazioni particolarmente sensibili alle tematiche ambientali"[13]. Attualmente la maggior parte dei cacciatori ha un'età compresa tra i 65 e i 78 anni[17] e l'età media è in aumento a causa del mancato ricambio generazionale[13][18][19][20][21].

I dati Istat sulle licenze di caccia[22][23][24][25][26]:

Anno licenze
1980 1.701.853
1981 1.685.105
1982 1.622.321
1983 1.593.151
1984 1.585.709
1985 1.574.873
1986 1.571.630
1987 1.564.492
1988 1.500.986
1989 1.481.028
1990 1.446.935
1991 1.315.946
1992 1.135.228
1993 1.023.157
1994 966.586
1995 901.006
1996 874.627
1997 809.983
1998 796.019
1999 821.455
2000 801.835
2001 791.848
2002 800.457
2003 797.934
2004 806.395
2005 792.032
2006 765.404
2007 751.876
2015 774.679

Nel 2017 il numero di cacciatori, secondo il "Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia" edito dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, era di 477.330: tale dato però non comprende i cacciatori delle regioni Lazio e Marche, che non hanno fornito i dati al predetto Ministero.

I cacciatori italiani sono raggruppati in associazioni venatorie di categoria

Associazione venatoria Numero associati
Federcaccia 400.000
Liberacaccia 100.000
Enalcaccia 80.000
Arci Caccia 50.000
ANUU- Migratoristi 30.000
Italcaccia 15.000
Ente Produttori Selvaggina 11.000

Incidenti[modifica | modifica wikitesto]

Incidenti in Italia, durante l'attività venatoria, che hanno comportato il ferimento o la morte di persone:

Stagione Feriti Morti Totale
2008/2009 94[27] 42[27] 136
2009/2010 86[27] 31[27] 117
2010/2011 75[27] 25[27] 100
2011/2012 75[28] 11[28] 86
2014/2015 66[29] 22[29] 88

I movimenti di opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Un manifestazione anticaccia.

In Italia nel corso degli anni 1990 sono stati proposti tre quesiti referendari per inasprire le norme che regolano la caccia, nessuno dei quali però raggiunse il quorum necessario del 50%:

Due dei referendum furono proposti con l'intento di abrogare l'articolo 842[30] del codice civile italiano, particolarmente criticato dalle associazioni anticaccia. Secondo l'articolo 842 il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia,a meno che non si tratti di un terreno coltivato[31], oppure il fondo sia recintato lungo l'intero perimetro (con una rete metallica o un muro di altezza non inferiore a 1,20 metri) o delimitato da corsi d'acqua perenni (il cui letto deve essere profondo almeno 1,50 metri e largo non meno di 3 metri)[32].

Secondo alcuni sondaggi condotti negli anni 2000, la maggior parte dei cittadini è contraria alla caccia o richiede particolari restrizioni sulle normative che regolano l'attività venatoria.[33][34][35][36][37]Un referendum in merito a modifiche restrittive su una legge sulla caccia della Regione Piemonte (la n. 70 del 1996[38]) convocato per il 3 giugno 2012 venne annullato a causa dell'abrogazione della legge stessa da parte del Consiglio Regionale piemontese, avvenuta esattamente un mese prima della consultazione (3 maggio 2012).[39]

Effetti sull'ecosistema[modifica | modifica wikitesto]

Positivi[modifica | modifica wikitesto]

Alcune specie animali erbivore, causa assenza di predatori nel loro territorio, tendono a creare popolazioni non in grado di autoregolare la propria consistenza numerica, che in condizioni favorevoli tende quindi ad aumentare in maniera insostenibile per l'ambiente, causando danni alle attività umane, soprattutto in campo agricolo. Tale fenomeno si verifica soprattutto nelle specie appartenenti al gruppo degli ungulati, tipicamente il cinghiale, daino, muflone, capriolo, cervo, camoscio, stambecco (quest'ultimo specie non cacciabile in Italia). La caccia selettiva può rappresentare un importante fattore di contenimento di tali specie[40], in quanto, se la specie è ben conosciuta, attraverso un'efficace pianificazione è possibile gestire correttamente una popolazione, attraverso l'abbattimento selettivo degli esemplari. Tale pianificazione è realizzata da zoologi.[40]. Altro importante problema è la volpe che tende ad eliminare molti piccoli uccelli di terra nidificanti, e più in generale i nidi, oltre che i mammiferi piccoli, fino anche a predare piccoli di cinghiale e capriolo. Vi sono anche uccelli che tendono a fare danni ai coltivi oltre che invadere nicchie ecologiche altrui, minacciando numerosi endemismi a forte rischio di estinzione.[41]

Più in generale bisogna considerare che il progressivo abbandono dei coltivi, soprattutto in ambienti di bassa e media montagna (con accenni all'alta montagna nei limiti di quota del bosco) e in territorio collinare, con la ripresa del bosco, la scomparsa delle praterie, ha determinato forti cambiamenti nella fauna italiana. Basti pensare all'aumento degli ungulati e la diminuzione dei galliformi (soprattutto alpini), che cercano sostanze grezze nel bosco, a differenza dei galliformi che vivono in una debole forma di parassitismo verso l'uomo, ovvero hanno bisogno di una particolare cura del territorio.[41] Nulla nel territorio è ormai allo stato naturale vista la presenza dell'uomo che ha modificato l'ambiente a suo vantaggio, e tale affermazione trova risposta anche nella composizione della fauna italiana. In particolare vi sono particolare endemismi (tra cui i relitti glaciali) che si sono conservate grazie al contributo involontario dell'uomo, ovvero particolare endemismi che hanno prolificato e si sono espanse grazie all'opera dell'uomo, specie che sono minacciate ora dalla trasformazione del territorio che ha visto la ricomparsa di predatori, ovvero il loro aumento, che con la concomitanza della diminuzione delle risorse trofiche, ovvero ambienti vocati alla specie, porta al rischio di estinzione, locale o totale, della specie. A tal fine la caccia, sia come controllo della specie, sia come fucina di dati scientifici, ha un apporto fondamentale.[41]

Negativi[modifica | modifica wikitesto]

La caccia viene in genere consentita solo a specie le cui popolazioni sono stabili ed in buona salute. L'eccezione principale è la caccia agli uccelli migratori, le cui popolazioni coprono areali vasti, che spesso interessano Stati differenti e pertanto il loro studio risulta difficoltoso. Per tale motivo è difficile stimare la loro reale consistenza numerica e i dati delle ricerche scientifiche sono relativamente scarsi. Di conseguenza anche la sostenibilità di questa forma di caccia è ancora poco chiara, così come i danni arrecati agli uccelli migratori. Autorevoli pubblicazioni scientifiche dimostrano che è opportuno correlare l'intensità del prelievo delle specie migratorie all'effettiva consistenza delle popolazioni[42]. L'Italia, inoltre, è un crocevia di rotte di specie migratorie e un prelievo eccessivo durante la migrazione può avere effetti sulla consistenza delle specie a livello continentale[42][43]. A tal fine è interessante la creazione di progetti di coordinamento europei al fine di coordinare il prelievo, oltre che lo studio dei prelievi sotto il profilo scientifico. Alcune specie protette ed alcune specie cacciabili di uccelli sono molto rassomiglianti per morfologia e piumaggio e non sempre nella situazione di caccia il discernimento è inequivocabile e questo può portare ad abbattimenti accidentali di specie in pericolo di estinzione[42].

Inoltre alcune specie, come fino a tempi recenti la coturnice ed il gallo cedrone, sono cacciabili, in virtù di tecniche di caccia tradizionali, nonostante la consistenza delle loro popolazioni sia scarsa e che siano specie in declino e, quindi, che questa pratica sia poco o per nulla sostenibile[42][43]. Recenti studi editti da ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ente governativo deputato allo scopo, tramite l'analisi dei carnieri di caccia, dei censimenti alle specie in questione e le nuove regolamentazioni adottate a protezione delle specie, uniti alla minor pressione venatoria, hanno fatto ripartire la presenza e la consistenza numerica delle specie nei loro arenili storici. Inoltre si è reso palese che la maggiore causa del declino della tipica alpina stanziale sia dovuta all'abbandono della montagna e alle predazione di mammiferi e uccelli opportunisti, che predano le uova e/o le classi giovani, unita ad un minor tasso di successo riproduttivo[41][44] [45]

Uno degli impatti indiretti più gravi della caccia è la dispersione nel suolo e nelle acque interne di grandi quantità di piombo, che secondo recenti studi scientifici è causa di avvelenamenti mortali (saturnismo) in varie specie animali[46][47]. Recentemente è sempre più diffuso l'impiego di pallini di acciaio, che però richiedono armi particolari per poter essere usati per cui si suppone che serviranno diversi anni prima di vedere un impiego generalizzato di queste munizioni. Alcuni stati[non chiaro] già hanno vietato l'uso dei pallini in piombo in tutto o in parte del loro territorio.

Un altro impatto indiretto che ha causato danni gravi, gravissimi o talvolta disastrosi alle popolazioni autoctone è l'inquinamento genetico nonché l'introduzione di specie aliene. Questo è avvenuto ad esempio con il cinghiale che, portato quasi all'estinzione nel secondo dopoguerra, è stato poi "rinsanguato" con esemplari di ceppo centroeuropeo caratterizzati da grosse dimensioni e prolificità assai più elevata di quelli di ceppo mediterraneo, con conseguenti problemi di sovrappopolazione[40]. Anche la lepre appenninica ha subito un fortissimo inquinamento genetico (che l'ha quasi portata all'estinzione) da parte della lepre europea a causa dei ripopolamenti fatti senza le necessarie garanzie di purezza del materiale immesso[48]. Tra le vere e proprie specie aliene introdotte per la caccia si possono ricordare il colino della Virginia[43] e la minilepre[48] che hanno stabilito popolazioni naturalizzate in varie parti del nord Italia. A tal fine, vi è una convergenza tra ISPRA e regolamentatori regionali/provinciali al fine di porre in atto misure venatorie atte ad eradicare le specie allottone, ovvero bloccarne l'aumento di arenile, tramite corposi piani di tiro selettivo (daino e muflone) e forte deregolamentazione con carnieri alti (minilepre e piccola selvaggina staziale).

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La principale autorità competente sul territorio in materia di caccia è la Provincia.
  • Il corpo di vigilanza con autorità in materia di controllo venatorio e di tutela della fauna selvatica è la Polizia Provinciale, che è composto dalle proprie Guardie Provinciali cui spetta la vigilanza sul territorio. La Provincia si avvale altresì di Guardie Giurate Volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale riconosciute.
  • Un altro organo di controllo è il Corpo Forestale dello Stato, che possiede competenze di vigilanza venatoria.
  • È proibito vendere o anche solo detenere reti da uccellagione e trappole per la cattura e/o uccisione di fauna selvatica, pena arresto e ammenda (sanzione penale)[49].
  • La caccia notturna non è consentita, in nessuna forma.[50]
  • Ogni cacciatore deve dedicare 2/3 giornate l'anno al recupero ambientale, solitamente organizzate dalle associazioni venatorie, in cui si effettuano pulizie, sfalci e sistemazioni in territorio agro-silvo-pastorale, in base alle necessità riscontrate per il luogo. I cacciatori da appostamento fisso dedicano queste giornate alla sistemazione e pulizia della struttura e dell'ambiente di pertinenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio."
  2. ^ L.157/92 - Art. 10, comma 1.
  3. ^ a b Per la pianificazione faunistico-venatoria, Stato, Regioni e Province si avvalgono del parere dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, ora sezione dell'ISPRA, organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza.
  4. ^ L. 157/92 - Art. 10, comma 8.
  5. ^ Piano Faunistico Venatorio Provinciale
  6. ^ http://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/34/zn5_06_005.html#_ART0022 Art. 22 legge 11 febbraio 1992, n. 157 da edizionieuropee.it]
  7. ^ Legge 11 febbraio 1992, n. 157, articolo 18, in materia di "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio."
  8. ^ Durante i giorni di silenzio venatorio non è consentito neppure il tiro di campagna (sparo all'aperto) - vedi p. 39 Sintesi del diritto delle armi Archiviato il 4 gennaio 2012 in Internet Archive.
  9. ^ L. 157/92 - Articolo 21.
  10. ^ Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Puglia, Toscana, Umbria
  11. ^ Legge 11 febbraio 1992, n. 157, articolo 37, in materia di "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio"
  12. ^ (FR) FACE, 1995, http://www.face.eu/sites/default/files/italy.fr_.pdf.
  13. ^ a b c Istituto nazionale di statistica, Coltivazioni agricole, foreste e caccia, anno 2000, pagina 179
  14. ^ Sempre meno con doppietta al braccio, dal 1980 è crollo[collegamento interrotto] da APCOM
  15. ^ Istituto nazionale di statistica, Annuario Statistico Italiano, anno 1980
  16. ^ Istituto nazionale di statistica, Annuario Statistico Italiano, anno 2007, pagina 342
  17. ^ elaborazione Coldiretti, su dati Istat e Federcaccia (Coldiretti, Quanti sono i cacciatori in Italia?)
  18. ^ La storia della caccia Archiviato il 26 dicembre 2011 in Internet Archive.
  19. ^ Maestro fucile[collegamento interrotto]
  20. ^ Caccia, sempre meno doppiette al via
  21. ^ Caccia e pesca, su regione.toscana.it. URL consultato il 2 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2011).
  22. ^ Copia archiviata (PDF), su www3.istat.it. URL consultato il 13 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2010).
  23. ^ [1]
  24. ^ Copia archiviata (PDF), su www3.istat.it. URL consultato il 13 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 13 ottobre 2016).
  25. ^ Copia archiviata, su asr-lombardia.it. URL consultato il 13 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 13 ottobre 2016).
  26. ^ lastampa.it, http://www.lastampa.it/2017/03/11/italia/cronache/si-spara-sempre-pi-spesso-ma-solo-il-ha-licenze-per-difesa-9XImmz5TVAZdZ2LosNiASM/pagina.html.
  27. ^ a b c d e f Margherita D'Amico, La caccia uccide anche gli uomini, in la Repubblica, 1º novembre 2012.
  28. ^ a b Rossana Vallino, Caccia: perché il referendum, in La Stampa, 17 marzo 2012. URL consultato il 29 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2014).
  29. ^ a b Chiusa la stagione di caccia: quest'anno 22 morti e 66 feriti, in la Repubblica, 30 gennaio 2015.
  30. ^ Codice Civile, Articolo 842, Caccia e pesca: Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia,
    a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.
    Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall'autorità. Per l'esercizio della pesca occorre il consenso del proprietario del fondo.
  31. ^ coltura in atto: significa che il passaggio di uomini e animali può danneggiare il raccolto. Anche un frutteto, si dice coltura in atto quando i frutti sono pendenti, ovvero visibili sulla pianta e danneggiabili dai pallini da caccia.
  32. ^ Legge 11 febbraio 1992, n. 157, articolo 15, in materia di "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.", comma 8, L'esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o specchi d'acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intenderà successivamente istituire devono essere notificati ai competenti uffici regionali. I proprietari o i conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti da tasse.
  33. ^ sondaggio SWG del 2001
  34. ^ sondaggio Abacus del 2003 Archiviato il 28 settembre 2007 in Internet Archive.
  35. ^ sondaggio Eurisko del 2005 Archiviato il 26 dicembre 2011 in Internet Archive.
  36. ^ sondaggio Ipsos del 2010
  37. ^ sondaggio Eurispes del 2013
  38. ^ Legge regionale n. 70 del 4 settembre 1996 - on-line sulla ARIANNA - Banca dati della normativa regionale
  39. ^ Caccia, approvato l'emendamentoche fa saltare il referendum di giugno, articolo di La Stampa on-line su /www.lastampa.it
  40. ^ a b c *Boitani L., Lovari S., Vigna Taglianti A. Mammalia III, Calderini, 2003
  41. ^ a b c d Manuale per il Cacciatore di Montagna, Università di Torino e Provincia di Belluno
  42. ^ a b c d *Blasi C., Boitani L., La Posta S., Manes F., Marchetti M. Stato della biodiversita in Italia - Contributo alla strategia nazionale per la biodiversità Palombi editori, 2005
  43. ^ a b c *Brichetti P., Fracasso G. Ornitologia italiana, Perdisa editori, 2003
  44. ^ studi ISPRA
  45. ^ Linee guida per la gestione della tipica alpina - Regione Piemonte
  46. ^ Massimo Piacentino, Piombo che uccide, in Il Forestale, Corpo forestale dello Stato, gennaio/febbraio 2009 (archiviato il 16 dicembre 2015).
  47. ^ Alessandro Andreotti e Fabrizio Borghesi, Il piombo nelle munizioni da caccia: problematiche e possibili soluzioni (PDF), Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ottobre 2012 (archiviato il 2 dicembre 2012).
  48. ^ a b *Amori G., Contoli L., Nappi A. Mammalia II, Calderini, 2008
  49. ^ Art. 21, comma 1, lettere v) e z) della L. 157/92 e s.m.i.
  50. ^ L. 157/92 e s.m.i. - art. 31, comma 1, lettera g) "sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia in violazione degli orari (...)"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Monaco Andrea, Carnevali Lucilla e Toso Silvano (2010), Linee guida per la gestione del Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette, Quaderni di Conservazione della Natura, n. 34, ISPRA - Ministero dell'Ambiente, ISSN 1592-2901.
  • Mori Edoardo, Antolini Andrea (2011), La caccia - il diritto della caccia, le leggi, la giurisprudenza commentata, note di balistica venatoria, Scala Editore.
  • Realini G., Gabusi M., Guarnieri A., Spagnesi M., Buzzini A., Quercioli B., Scarselli D., Zoller G., Oliviero F., Ruberti E., Massadri M., Quadri M., Sirtori P.G., Benatti A. (2008), Manuale dell'aspirante cacciatore - La licenza di caccia, Edizioni RGF, ISBN 978-88-900128-7-7.
  • Scherini Giovanni, Provincia di Sondrio (1994), Piano faunistico-venatorio: art.14 L.R. no. 26; Piano di miglioramento ambientale: art.15 L.R, Edizione 26, Amministrazione Provinciale di Sondrio.
  • Simonetta A.M., Dessì-Fulgheri F., Principi e tecniche di gestione faunistico-venatoria, Greentime, 2000.
  • Toso Silvano, Genovesi Piero (2009), Linee guida per la gestione della Volpe in Italia, Associazione Teriologica Italiana, Hystrix - Italian Journal of Mammalogy ISSN 1825-5272.

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