Chelsea Manning

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Chelsea Manning
Manning nell'aprile 2012
Manning nell'aprile 2012
17 dicembre 1987
Nato a Crescent
Dati militari
Paese servito Stati Uniti Stati Uniti
Forza armata esercito degli Stati Uniti d'America
Specialità intelligence
Unità 10th Mountain Division
Anni di servizio 2007 -
Guerre guerra d'Iraq
Decorazioni National Defense Service Medal
Medaglia di servizio - Guerra Globale al Terrorismo
Army Service Ribbon

[senza fonte]

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Chelsea Elizabeth Manning (nata Bradley Edward Manning[1]; Crescent, 17 dicembre 1987) è una militare e attivista statunitense con cittadinanza britannica.

Accusata di aver trafugato decine di migliaia di documenti riservati mentre svolgeva il suo incarico di analista di intelligence durante le operazioni militari in Iraq, e di averli consegnati all'organizzazione WikiLeaks, è stata arrestata, imputata di svariati reati contro la sicurezza nazionale, e detenuta in condizioni considerate lesive dei diritti umani. Il suo caso ha suscitato un acceso dibattito in quanto quei dossier riguardavano l'omicidio di diversi civili disarmati da parte dell'esercito americano. Nell'agosto 2013 è stata condannata a 35 anni di carcere.

È stata candidata per tre volte al premio Nobel per la Pace[2][3][4], nel 2011[5][6], 2012 e 2014[7].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata con il nome Bradley in Oklahoma da padre americano e madre gallese, a tredici anni si trasferisce in Galles con la madre e la sorella a seguito della separazione dei genitori. Quattro anni dopo ritorna negli Stati Uniti, e si arruola nell'esercito.[8] Nell'ottobre 2009 viene mandata in servizio in Iraq, a est di Baghdad, con la 10th Mountain Division, dove lavora come analista di intelligence.

Il caso Wikileaks[modifica | modifica wikitesto]

Accusa e detenzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2010 l'hacker Adrian Lamo denuncia Manning alle autorità militari, asserendo che, in una conversazione via chat, gli avrebbe confidato di aver passato a Julian Assange una serie di documenti confidenziali, tra cui il video Collateral Murder (in cui due elicotteri Apache americani attaccano uccidendo 12 civili disarmati), ai quali aveva accesso dalla sua workstation. Dopo pochi giorni Manning viene arrestata e tenuta in custodia in Kuwait per due mesi[9]. Il 29 luglio viene trasferita nel carcere militare di Quantico, in Virginia.

Dopo dieci mesi di isolamento nel carcere di Quantico, è stata trasferita a Fort Leavenworth a seguito della pressione internazionale sulle sue condizioni di detenzione[10][11]. Ciò nonostante, ancora nel marzo 2012, Juan Mendez ha formalmente accusato gli Stati Uniti di trattamento crudele, disumano e degradante per la forma di detenzione inflitta a Manning[12].

L'avvocato e opinionista Glenn Greenwald, in un articolo del 15 dicembre, ha denunciato la condizioni inumane a cui è stata sottoposta Manning, che per gli standard di alcuni paesi costituirebbero tortura, e sottolineato che Manning non è stata condannata per alcun reato[13].

David House, informatico e ricercatore, che va a trovarla due volte al mese, riferisce che Manning viene tenuta in isolamento per 23 ore al giorno, dorme con le luci accese e viene controllata ogni cinque minuti. Inoltre è costretta a dormire indossando soltanto un paio di pantaloncini, esponendo la pelle a diretto contatto con una coperta molto simile a un tappeto. Durante la notte viene svegliata dalle guardie se non completamente visibile. L'unica forma di esercizio consentitale consiste nel camminare in circolo in una stanza per un'ora al giorno, e viene incatenata durante le rare occasioni in cui può ricevere visite[14]. David House riferisce anche che le sue condizioni di salute psicofisica sono in peggioramento e che Manning è catatonica[15].

Nel mese di marzo 2011 il portavoce del dipartimento di stato americano PJ Crowley si dimette in seguito alle sue dichiarazioni riguardo al trattamento di Manning, da lui definito "ridicolo, controproducente e stupido"[16].

Processo[modifica | modifica wikitesto]

Le udienze preliminari del processo sono cominciate a maggio 2012. Dopo l'asilo politico di Assange e il continuo appoggio internazionale la corte marziale è stata fissata il 4 febbraio per concludersi a metà marzo.

Alla fine di febbraio 2013 Manning si è dichiarata colpevole di una parte delle accuse mosse contro di lei[17], ammettendo di avere fornito a Wikileaks parte della documentazione raccolta nel corso del suo lavoro di analista per l'esercito degli Stati Uniti[18].

Nel marzo 2013 è stata pubblicata[19] su Internet dalla Freedom of Press Foundation una registrazione audio contenente la sua deposizione al processo segreto, nella quale accusa l'esercito USA di non dare valore alla vita umana e paragona i soldati a "un bambino che tortura le formiche con la lente d'ingrandimento"[20]. Nella dichiarazione ha anche giustificato le proprie azioni affermando che l'esposizione dei crimini commessi dal governo doveva avere come effetto quello di aprire un dibattito sulla politica estera USA e in particolare sulle invasioni fatte a danno di Afghanistan e Iraq[19].

Condanna[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 agosto 2013 è stata condannata a 35 anni di prigione per 20 dei 22 capi d'accusa imputatile dalla procura militare: la giudice Denise Lind della corte marziale di Fort Meade la ha assolta solo dall'accusa più grave, quella di connivenza con il nemico (che prevede anche la pena di morte), ma l'ha riconosciuta colpevole dei rimanenti reati relativi alla diffusione di notizie coperte da segreto e al possesso di software non autorizzati[21].

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

La notizia della detenzione di Manning ha ricevuto l'attenzione della stampa mondiale a seguito delle rivelazioni dell'organizzazione WikiLeaks del novembre 2010, di cui Manning è sospettata essere la fonte. L'organizzazione non la riconosce come fonte delle proprie informazioni, asserendo di trattare tutti i documenti ricevuti in maniera totalmente anonima. Julian Assange, Daniel Ellsberg e migliaia di attivisti la definiscono un eroe[22][23][24].

Nell'aprile 2011 più di 250 esperti di legge americani, tra cui Laurence Tribe, professore di Obama ad Harvard, hanno condannato le condizioni di detenzione di Manning in una lettera aperta[25].

Immediatamente dopo la condanna, Manning ha pubblicamente reso noto di non riconoscersi nel genere maschile e di avere una percezione di sé femminile. Ha quindi intrapreso un percorso di transizione e cominciato una trattamento ormonale utile per il cambio di genere, scegliendo quale nome Chelsea Elizabeth.[26]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Manning nell'agosto del 2013 ha dichiarato di riconoscersi nel genere femminile e chiesto di essere chiamata Chelsea Elizabeth. Nel 2014 ha cambiato legalmente nome
  2. ^ (EN) Nils Myklebost, Nobel Peace Prize 2012: Bradley Manning, Bill Clinton Among Nominees For 2012 Prize, in Huffington Post, 27 febbraio 2012. URL consultato il 29 giugno 2012.
  3. ^ Arturo Di Corinto, Whistleblowing, in E Il mensile online, 8 maggio 2012. URL consultato il 29 giugno 2012.
  4. ^ (EN) Lillian Rizzo, Bradley Manning nominated for Nobel Peace Prize 2012, in Globalpost.com, 7 febbraio 2012. URL consultato il 29 giugno 2012.
  5. ^ (EN) Gwladys Fouche, Nobel Peace Prize may recognise Arab Spring, in Reuters, 27 settembre 2011. URL consultato il 29 settembre 2011.
  6. ^ (EN) Bradley Manning for Nobel Peace Prize?, in Russia Today, 6 febbraio 2012. URL consultato il 2 luglio 2012.
  7. ^ (EN) Malala Yousafzai and Kailash Satyarthi win Nobel peace prize 2014, in The Guardian, 10 ottobre 2014.
  8. ^ (EN) David Leigh e Luke Harding, WikiLeaks: From Wales to a US jail, via Iraq, the story of Bradley Manning, in The Guardian, 1º febbraio 2011. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  9. ^ (EN) Kevin Poulsen e Kim Zetter, U.S. Intelligence Analyst Arrested in Wikileaks Video Probe, in Wired, 6 giugno 2010. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  10. ^ Poche prove contro Bradley Manning, in Il Post, 25 gennaio 2011. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  11. ^ (EN) Glenn Greenwald, Lessons from Manning's transfer out of Quantico, in Salon.com, 20 aprile 2011. URL consultato il 26 maggio 2011.
  12. ^ (EN) Ed Pilkington, Bradley Manning's treatment was cruel and inhuman, UN torture chief rules, in The Guardian, 12 marzo 2012. URL consultato il 15 ottobre 2012.
  13. ^ (EN) Glenn Greenwald, The inhumane conditions of Bradley Manning's detention, in Salon.com, 15 dicembre 2010. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  14. ^ (EN) David House, Bradley Manning Speaks About His Conditions, in Firedoglake, 23 dicembre 2010. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  15. ^ (EN) Larry Shaughnessy, WikiLeaks suspect is deteriorating mentally, physically, friend says, in CNN, 1º febbraio 2011. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  16. ^ (EN) PJ Crowley resigns over Bradley Manning remarks, in The Guardian, 13 marzo 2011. URL consultato il 26 maggio 2011.
  17. ^ (EN) Ed Pilkington, Manning plea statement: Americans had a right to know 'true cost of war', in The Guardian, 28 febbraio 2013. URL consultato il 2 marzo 2013.
  18. ^ (EN) Alexa O'Brien, Bradley Manning's personal statement to court martial: full text, in The Guardian, 1º marzo 2013. URL consultato il 3 marzo 2013.
  19. ^ a b Manning: US Army like ‘child torturing ants with a magnifying glass’ (FULL LEAKED TESTIMONY) Russia Today, 13 marzo 2013
  20. ^ Bradley Manning's Full Statement via Freedom of Press Foundation
  21. ^ Il Sole 24 Ore
  22. ^ (EN) Michael Ellsberg, Daniel Ellsberg on Colbert Report: Julian Assange is Not a Criminal Under the Laws of the United States, in Ellsberg.net, 10 dicembre 2010. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  23. ^ (EN) Michael W. Savage, Army analyst linked to WikiLeaks hailed as antiwar hero, in Washington Post, 14 agosto 2010. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  24. ^ (EN) Sam Jones, Julian Assange: Whoever leaked US embassy cables is unparalleled hero, in The Guardian, 3 dicembre 2010. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  25. ^ (EN) Anthony Gregory, 250 Legal Scholars Condemn Obama’s Treatment of Bradley Manning, in MWC News, 11 aprile 2011. URL consultato il 26 maggio 2011.
  26. ^ Today

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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