Basilica di Sant'Andrea (Mantova)

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Coordinate: 45°09′32.51″N 10°47′39.88″E / 45.15903°N 10.79441°E45.15903; 10.79441

Basilica di Sant'Andrea
Facciata e campanile
Facciata e campanile
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Mantova-Stemma.pngMantova
Religione Cattolica di rito romano
Titolare Sant'Andrea apostolo
Diocesi Mantova
Stile architettonico rinascimentale, barocco (cupola), gotico (campanile)
Inizio costruzione 1472
Completamento 1732
Sito web http://www.santandreainmantova.it/

La basilica concattedrale di Sant'Andrea è la più grande chiesa di Mantova. Opera fondamentale di Leon Battista Alberti nello sviluppo dell'architettura rinascimentale, venne completata molti anni dopo la morte dell'architetto, con modalità non sempre conformi ai progetti originali. Ha la dignità di basilica minore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un primo edificio religioso preromanico dedicato a Sant'Andrea sorse in seguito alla scoperta della reliquia del Sangue di Cristo avvenuta nell'804. Con il secondo rinvenimento della reliquia nel 1049, il monastero benedettino fu ricostruito. Unici resti attualmente visibili sono il campanile gotico e un lato del chiostro. La chiesa venne infine ristrutturata definitivamente a partire dal 1472, su progetto di Leon Battista Alberti, commissionato dal signore di Mantova, Ludovico III Gonzaga (e dal figlio Francesco, cardinale) che voleva farne un simbolo del proprio potere sulla città e del prestigio della casata.

Lo scopo della nuova costruzione era quello di accogliere i pellegrini che giungevano durante la festa dell'Ascensione durante la quale veniva venerata una fiala contenente quello che si ritiene il sangue di Cristo portato a Mantova, secondo la tradizione, dal centurione Longino. La reliquia, molto venerata a partire dal Medioevo ma soprattutto nel XV secolo, e portata in processione per le vie della città il Venerdì santo, è oggi conservata proprio nei Sacri Vasi custoditi all'interno dell'altare situato nella cripta della basilica.

I lavori iniziarono intorno al 1460, fino alla morte di Alberti. La costruzione proseguì a fasi alterne e rimase a lungo incompiuta, tanto che per il completamento si dovette aspettare fino al XVIII secolo[2]. Tuttavia le cappelle risultavano compiute nel 1482 e la facciata risultava completata nel 1488. Questioni storiografiche molto dibattute sono, pertanto, sia la ricostruzione del progetto originario di Alberti, sia la fedeltà a tale progetto di quanto realizzato. Alcuni studiosi attribuiscono ad Alberti lo schema generale e la facciata ma non la definizione dei particolari, mentre altri affermano che quanto costruito nel XV secolo e in particolare fino alla morte del committente nel 1478, corrisponda al progetto albertiano[3]. Il tecnico incaricato di seguire i lavori durante la prima fase costruttiva fu Luca Fancelli che disponeva un modello ligneo fornito da Alberti e che servì in fase di realizzazione. Fancelli, che seguiva anche i lavori per la chiesa di San Sebastiano e che aveva conosciuto Alberti a Roma, era probabilmente in grado di seguirne le intenzioni progettuali,[4] anche se non risultano documentati disegni di dettaglio forniti da Alberti.[3].

I lavori furono interrotti intorno al 1494 e ripresero solo nel 1530. La cupola fu aggiunta nel 1732 da Filippo Juvara, che si ispirò a quella borrominiana della basilica di Sant'Andrea delle Fratte.

L'imponente campanile gotico ospita 5 campane ottocentesche (La2, Do#3, Mi3, Fa#3, La3), delle quali la maggiore, del peso di 2555 kg, è stata fusa dalla ditta Cavadini di Verona.

Le forti scosse del terremoto dell'Emilia del 20 e 29 maggio 2012 hanno provocato danni alla cupola della basilica.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La cupola

L'Alberti creò il suo progetto «... più capace più eterno più degno più lieto ...» ispirandosi al modello del tempio etrusco descritto da Marco Vitruvio Pollione, un edificio cioè con pronao anteriore a colonne ben distaccate e senza peristasi.[6]

Quello di Alberti andò a contrapporsi e sostituire ad un precedente progetto di Antonio Manetti, probabilmente a tre navate , simile alle chiese brunelleschiane. Innanzitutto mutò l'orientamento della chiesa allineandola all'asse viario che collegava Palazzo Ducale al Tè[7].

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è concepita sullo schema di un arco trionfale romano a un solo fornice tra setti murari, ispirato a modelli antichi come l'arco di Traiano ad Ancona e ancora più monumentale del precedente lavoro albertiano sulla facciata del Tempio Malatestiano. Lo schema dell'arco di trionfo è inserito o sovrapposto al tema formale del tempio classico che forma una sorta di avancorpo avanzato, rispetto al resto dell'edificio.[8] Sotto l'arco venne a formarsi uno spesso atrio, diventato il punto di filtraggio tra interno ed esterno[7].

L'ampio arco centrale è inquadrato da paraste corinzie che si estendono per tutta l'altezza della facciata, costituendo uno dei primi monumenti rinascimentali per cui venne adottata questa soluzione che sarà denominata ordine gigante. Sui setti murari si trovano archetti sovrapposti tra lesene corinzie sopra i due portali laterali. La facciata è inscrivibile in un quadrato e tutte le misure della navata, sia in pianta che in alzato, si conformano ad un preciso modulo metrico.

Grande enfasi è poi data da un secondo arco superiore, oltre il timpano, e arretrato rispetto all'avancorpo della facciata. Tale elemento architettonico definito "ombrellone", è in realtà un tratto di volta a botte e venne ritenuto, nel XIX secolo, estraneo al progetto di Alberti rischiando la demolizione.[9]. L'"ombrellone" segna l'altezza della navata, enfatizza la solennità dell'arco di trionfo e il suo moto ascensionale e permette l'illuminazione della navata, grazie ad un'apertura posta verso l'interno della controfacciata che forse doveva servire anche per l'ostensione delle reliquie.[10]. Questo elemento architettonico impedisce inoltre alla luce di penetrare in modo diretto all'interno della chiesa creando una sorta di penombra.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno
Altare nel cui interno sono conservati i Sacri Vasi nella cripta

L'interno è a croce latina, con navata unica coperta a botte con lacunari, e con cappelle laterali a base rettangolare, inquadrate negli ingressi da un arco a tutto sesto, che riprende quello della facciata. Tre cappelle più piccole, ricavate nel setto murario dei pilastri, si alternano a quelle maggiori e la loro alternanza venne definita dall'Alberti come tipologia di "chiesa a pilastri". L'impianto ad aula della chiesa fu dovuto probabilmente all'esigenza di un spazio ampio in cui la massa dei fedeli e dei pellegrini potessero assistere all'ostensione dell'importante reliquia.[6]

Il prospetto interno della navata è dunque scandito da due ordini gerarchizzati, di cui uno minore ad arco, inquadrato nella trabeazione dell'ordine maggiore. Questo motivo che presenta l'alternanza di un interasse largo tra due stretti, è chiamato travata ritmica e trova un parallelo con il disegno della facciata. È qui che per la prima volta il ritmo interno di concatenazione degli ordini appare anche nella facciata, configurandosi come principio generatore e ordinatore di tutto lo spazio, sia interno che esterno[11]. Dopo Alberti, che è il primo ad utilizzarlo, diventerà un elemento linguistico molto diffuso con Bramante e gli architetti manieristi.[12]

La crociera tra navata e transetto è coperta con una cupola, sorretta da pilastri raccordati con quattro pennacchi. Si è dubitato facesse parte del progetto albertiano, tuttavia i pilastri della crociera risultano eretti durante la prima fase costruttiva quattrocentesca.[6]

Dietro l’altare si trova una profonda abside che chiude lo spazio della navata.

Alla fine del XVI secolo fu realizzata una cripta con un colonnato ottagonale, destinata ad accogliere la reliquia del "Preziosissimo sangue", posta in un altare al centro, e le sepolture dei Gonzaga, che non vennero realizzate.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria destra del presbiterio è collocato l'organo a canne, costruito nel 1850 dalla Fabbrica Nazionale Privilegiata d'Organi Fratelli Serassi di Bergamo[13]. Lo strumento ha due tastiere di 73 tasti ed una pedaliera dritta di 27 note la divisione bassi/soprani delle tastiere e L'organo, che è a trasmissione integralmente meccanica, è inserito all'interno della ricca cassa dorata scolpita, opera in stile neoclassico di Paolo Pozzo; la facciata è costituita da tre cuspidi del registro di Principale. Di seguito la disposizione fonica dell'organo in base alla posizione dei pomelli che comandano i vari registri nelle due colonne alla destra delle tastiere e nella colonna alla sua sinistra:

Colonna alla sinistra della consolle - Positivo Espressivo
Principale Bassi
Principale Soprani
Ottava Bassi
Ottava Soprani
Quintadecima Bassi
Quintadecima Soprani
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta e Vigesimanona
Cornetto in XII, XV e XVII
Viola Bassi
Flauto a camino S.
Flutta in ottava S.
Fagotto Bassi
Tromba Boprani
Clarone Bassi
Violoncello Soprani
Oboe Soprani
Voce umana
Colonna di sinistra della registriera - Concerto
Terza mano
Principale IV Soprani
Corni 16' Soprani
Cornetto I in VIII e XII
Cornetto II in XV e XVII
Fagotto Bassi
Trombe Soprani
Clarone Bassi
Clarino Bassi
Trombe 16' Soprani
Corno inglese Soprani
Violone Bassi
Viola Bassi
Flutta Reale
Flutta Alemanna
Flauto in VIII Bassi
Flauto in VIII Soprani
Ottavino Soprani
Voce umana
Violone (vuoto) al Pedale
Bombarda al Pedale
Trombone al Pedale
Timballi (vuoto)
Colonna di destra della registriera - Ripieno
Principale I 16' Bassi
Principale I 16' Soprani
Principale II 8' Bassi
Principale II 8' Soprani
Principale III Bassi
Principale III Soprani
Ottava I 4' Bassi
Ottava I 4' Soprani
Ottava II
Quintadecima I
Quintadecima II
Decimanona
Vigesimaseconda
Decimanona e Vigesimaseconda
Vigesimasesta e Nona
Trigesimaterza e Sesta
Quadragesima e Quadragesimaterza
Contrabbassi con rinforzi [24'+12'] al Pedale
Contrabbassi con ottave [16'+8] al Pedale
Bassi armonici al Pedale
Ripieno al Pedale

Rapporti con l'antico[modifica | modifica wikitesto]

Per gli elementi della chiesa gli storici hanno proposto numerosi riferimenti e modelli antichi: il Pantheon per il rapporto tra pronao ed il resto dell'edificio; la basilica di Massenzio per la grande volta della navata e quelle del transetto e degli atri d'ingresso; gli archi di trionfo. Tuttavia risulta chiaro in quest'opera il rapporto che Alberti aveva con le fonti classiche, mai oggetto di semplice imitazione, ma analizzate nei componenti sintattici e utilizzate in modo autonomo. Inoltre Alberti non limitava il suo interesse agli edifici classici, ma utilizzò qui, come in altre sue opere, anche elementi desunti da monumenti medievali: la basilica di San Marco per la facciata vista come avancorpo e le cappelle ricavate all'interno dei pilastri e la Badia Fiesolana per la copertura a volta della navata.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La prima cappella a sinistra che ospita la tomba di Andrea Mantegna, fu decorata ad opera del Correggio sulla base di disegni dello stesso Mantegna. Del maestro rimangono comunque il Battesimo di Cristo sulla parete di destra, completato dal figlio Francesco, e la Sacra Famiglia e famiglia del Battista, sull'altare.

Tra le altre opere d'arte si segnalano una grande pala d'altare, la Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano, Silvestro, Agostino, Paolo, Elisabetta, Giovannino e Rocco, di Lorenzo Costa il Vecchio e gli affreschi della cappella di San Longino (sesta a destra), su disegno di Giulio Romano.

Dall'atrio provengono i quattro medaglioni con Ascensione (scuola di Mantegna, con sinopia del maestro), i Santi Andrea e Longino (scuola di Mantegna), la Sacra Famiglia con i santi Elisabetta e Giovannino (Correggio) e la Deposizione (Correggio), oggi nel Museo diocesano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ M. Bulgarelli, Alberti a Mantova, in "Annali di architettura" n.15, 2003, pag.10
  3. ^ a b M. Bulgarelli, op. cit., 2003
  4. ^ Fancelli era in contatto epistolare con Alberti ed aveva eccellenti rapporti di lavoro con lui: Howard Burns, Leon Battista Alberti in "Storia dell'architettura italiana - Il Quattrocento", a cura di Francesco Paolo Fiore, 1998, pag.143
  5. ^ Danni alla cupola di Sant'Andrea.
  6. ^ a b c Howard Burns, op. cit., 1998, pag.150
  7. ^ a b De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 104
  8. ^ Rudolf Wittkower, Principi architettonici nell'età dell'umanesimo 1964, pag.55
  9. ^ M. Bulgarelli, op. cit., 2003, pag.16
  10. ^ M. Bulgarelli, op. cit., 2003, pag.17
  11. ^ Autori vari, Lineamenti di storia dell'architettura, Sovera, Roma 2007, pag. 157
  12. ^ Leonardo Benevolo, L'architettura del Rinascimento,1984
  13. ^ L'organo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]