Anite di Tegea

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Paesaggio dell'Arcadia, patria di Anite

Anite di Tegea (in greco Ἀνύτη) (Tegea, fine del IV secolo a.C.III secolo a.C.) è stata una poetessa greca antica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Anite, proveniente da Tegea, in Arcadia, fu autrice di epigrammi ed epitaffi, nonché, a quanto pare, di carmi guerreschi, tanto che l'epigrammista Antipatro di Tessalonica la inserì tra le nove muse terrene, definendola "Omero donna"[1].
Secondo molte fonti era a capo di una scuola di poesie e letteratura nel Peloponneso, di cui potrebbe essere stato allievo Leonida di Taranto, sicché ben si comprende come i suoi concittadini le avessero eretto una statua nel 290 a.C.[2].

Epigrammi[modifica | modifica wikitesto]

Diciannove dei suoi epigrammi, scritti in dialetto greco dorico, sono tramandati nel corpus dell'Antologia Palatina; altri due sono di attribuzione incerta[3].
Singolari sono i toni epici della sua poesia, ispirata alle leggende dell'Arcadia[4], ma è ricordata soprattutto per la sensibilità dei suoi epigrammi funebri[5].
Talvolta Anite evoca un paesaggio agreste, dipingendo vividamente la natura selvatica[6]. Per prima sperimentò la fortunata commistione tra l'epigramma funebre e quello naturalistico, dando vita a epitaffi delicati e patetici in cui narra l'ingiusta morte di animali[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antipatro di Tessalonica, AP IX 26, 3.
  2. ^ Taziano, Adversus Graecos, 33; R. Cantarella, La letteratura greca dell'età ellenistica e imperiale, Milano 1968, p. 101.
  3. ^ Cfr. D. Geoghegan, Anyte. The Epigrams, Roma, Ed. dell'Ateneo, 1979, pp. 7 ss.
  4. ^ AP VII 492, sulla morte eroica di tre vergini di Mileto per non subire la violenza dei Galati; AP VII 724, che celebra un eroe Proarco, caduto in guerra; AP VII 208, su un cavallo caduto per proteggere il padrone Damide in battaglia.
  5. ^ AP VII 486 e 490, su due ragazze morte prima delle nozze; VII 646 e 649, su due morti immature.
  6. ^ AP XVI 228, 231, 291; AP IX 313, 745.
  7. ^ AP VII 190.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. J. Baale, Studia in Anytes poetriae vitam et carminum reliquias, Amsterdam 1903.
  • S. Colangelo, Anite da Tegea, in "SIFC", n. 21 (1915), pp. 280–337.

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